sabato 9 agosto 2014

CLUB DEL LIBRO 22 luglio - I fratelli Karamazov

IL PROSSIMO INCOTRO DI SETTEMBRE, DOVREBBE ESSERE IL 9, OPPURE, DOPO IL 9 SETTEMBRE, IL LIBRO SCELTO È "UNA DONNA SPEZZATA" DI SIMONE DE  BEAUVOIR .



E con un leggero ritardo, ecco il racconto del meraviglioso incontro del 22 luglio.
Ma prima, vorrei ricordare a tutti i miei numerosissimi lettori (eh!), che l'8 agosto del 1969, veniva scattata questa:
    
 La serata del 22 luglio, è stata dedicata a noi stesse, ai libri in generale, in quanto, quasi nessuno dei partecipanti era riuscito a terminare il libro, la colpa, ahimè!, era mia, avendo consigliato un libro molto lungo.

In ogni caso, abbiamo comunque constatato un paio di cose:

- la lontananza del nostro modello culturale da quello russo, che ha creato qualche piccola difficoltà nel contestualizzare ed identificare personaggi e luoghi.
(come per esempio la denominazione russa, oppure la figura dello Starec, non nota a tutti)

- la figura del GRANDE INQUISITORE -personaggio che si collega alla "leggenda del grande inquisitore"- (sto cercando di non fare spoiler)-, la scena del bacio, nel capitolo che prende il titolo proprio dall'inquisitore, ha avuto successo. Per quanto mi riguarda, credo sia una delle cose più belle che abbia letto.

- Prendersi una cotta per Ivan è stato definito del tutto 'normale'.

- Abbiamo sottolineato il legame che in diversi punti del libro è divenuto evidente fra I fratelli karamazov e Il maestro e Margherita, un libro che personalmente ho adorato.

Questo incontro è stato molto personale, non avendo finito di leggere il libro, siamo finite a parlare di dolci, ricette, estate e amore, ma credo che nessuno abbia vissuto la cosa come un 'fallimento', anzi, è stata un'ulteriore occasione per dimostrare come, i libri, siano in realtà, un grande collante.
Concludo citando un mio grande professore di storia e filosofia, dicendo che:
"Non bisogna cercare ciò che divide, ma ciò che unisce".

Ed allegandovi gli appunti, divertenti, del resoconto della serata!

I libri che vedete citati sono le letture nominate, almeno una parte, durante l'incontro

giovedì 24 luglio 2014

Le libere donne di Magliano (M.Tobino)

Non amo le premesse, spesso sono inutili, questa volta no.
Premessa: giugno 2012, una delle persone che più amo e stimo al mondo, mi regala questo libricino.
Il biglietto gridava
"Alla mia 'Penelope'.
Amica.
Moglie.
Compagna.
Sorella.
Tua 'Cerere'*."

Un anno dopo, mi avrebbe accompagnata nell'ex Ospedale psichiatrico di Maggiano, a Lucca, dove hanno vissuto le AGITATE, divise in due gruppi: le stabili e le occasionali. Donne agitate, unione fra bestia e dea.
La sofferenza nel camminare quei luoghi era tanta, un misto di paura, ansia, commozione. 
Attorno a me, un gruppo di  specializzandi in Psichiatria, grandi spazi sporcati dalle finestre rotte, disegni sui muri, sensazioni nell'aria.
Camminavo e sentivo cantare la paziente che "canterà ciò che l'opprime, svelerà in quella solitudine il suo mistero".
Vedevo la Berlucchi, una malata depressa, che piange"lacrime limpide dicendo che sua è la colpa di tutto e che la uccidano perché è la minima pena", mentre si gettava la testa contro il muro per spaccarsela.

"NON SOFFRE BESTIALMENTE, PENSA DOLOROSAMENTE , E I SUOI OCCHI ESPRIMONO QUESTO."(pag 15)

In tutto questo vortice emozionale, una discussione:
elettroshock.

Una sfiducia palpabile, un uomo, un medico, un possibile psichiatra che scende dall'auto senza salutarmi, perché nella mia ignoranza, 
temo questa pratica e soffro per la sua messa in atto.

Poi mi tranquillizzano
" l'elettroshock uccide l'io,
se non c'è l'io,
non c'è più nulla da curare".


Mi sento meglio.
Grazie Tobino,
hai fatto innamorare tutte le agitate.
Un po',
anche quella che c'è in me. 




(* a te, un asterisco fra parentesi, quando un inciso non ti rappresenterà mai.
Cerere che decide di trascorrere sei mesi all'inferno, per permettere a Proserpina di vedere ancora il sole e la terra, dopo che in quel campo, ad Enna, hanno provato a distruggerle la vita.
Nel 249 a .C. , forse era diverso, ma la storia, va contestualizzata
e questa volta, il contesto, è il mio cuore.)


(Ps. da una che a quindici anni ha incontrato Ulisse ed amato i Dialoghi con Leucò di Cesare, ci si può aspettare una vita fatta di miti.)

Finzioni (J.L.B)

Se è vero che un libro si giudica dalla copertina,
questo,
dovrebbe essere un capolavoro.
"Finzioni" di Jorge Luis Borges e un labirinto marino, fra l'azzurro e il blu.
In realtà,
per me,
questo è un capolavoro,
copertina compresa.
Fosse solo per
"(...) la verità, la cui madre è la storia, imitatrice del tempo, deposito delle azioni, testimone del passato, esempio e avviso del presente, sintomo del futuro".
 
Lo so, può sembrare folle, insensato, ciò che scrivo,
ma spendete 9. 50 euro per 145 pagine di genio, di Borges.
E per Pierre Menard e il suo Quijote .
E si, le parole sono tutto, ma anche la storia è tutto e il contesto, anche.
E la realtà "atroce o banale".



(Ed il mio, di contesto, questa volta, era la solitudine.
L'attesa di una persona cara.
Una città medievale.
Due uomini in lontananza che montano delle luci sopra un palco.
Una panchina troppo calda.
Il sole che batte sulla nuca.
La strada è troppo lunga, alla prima uscita torno indietro.
Due anni fa ero qui, scesa da un treno che non sapevo prendere,
un'amica che corre dal lavoro, la birra aperta con un accendino,
- "è un maschio?"
-"no, femmina, ma alla mamma piace il blu.."
-"che bel maschietto!"
Sempre la solita storia, 
mai sforzarsi per capire,
che,
spesso,
basta aprire la copertina e sfogliare.)

mercoledì 23 luglio 2014

Penelope attende Penelope, clubdellibroallaprossima

Lo so, lo so, ieri sera si è riunito il club del libro ed io dovrei scriverne.
Però non lo farò, vado di fretta.
Appena ho un po' di tempo trascrivo tutti i miei appunti.
(Li ha presi Marika al mio posto, lo ammetto.)
(Che bello trovare Chiara e Nina con il loro quadernino, mi fa ben sperare)
(per me , mica per loro!)
Qualcuno una volta, ha detto che scriveva quando era triste perché quando era felice, usciva.
E allora siate contenti delle mie poche parole:
ieri abbiamo chiaccherato, anche, di libri.
Alla fine.
Ma siamo comunque state bene.
A breve riporterò i riferimenti letterari.
Ora esco, sono felice, ho voglia di guidare, di sprecare fogli in attesa del lavoro dei miei sogni, di sprecare voce nel dire cose che altri non ascolteranno e non vorranno, spesso, capire.
Per quanto riguarda te, si, proprio tu, porta i tuoi figli al parco, ormai hai una certa, ma grazie, mi hai fatto un favore grandissimo, io l'ho capito dopo, tu mai.
Non ho voglia di domande mirate al pettegolezzo, non ho voglia di risposte, ho solo tanta voglia di vivere. (cheperunadepressacronicanonèpoco)
Sto allontanando la negatività, chi si piange sempre addosso, chi prende senza dare, chi"è sempre l'altro il cattivo".
Io ho sempre preferito passare da strega, anche quando ero Biancaneve.
Si può vivere bene anche prendendosi le proprie responsabilità.
Si può avere voglia di vivere ricordando Ulisse sulla soglia, che va a comprare le sigarette.
Non serve fumare per avere una scusa per uscire, basta aprire la bocca e parlare, non servono le frecciatine, basta alzare il telefono e spiegare, non serve a nulla fingersi ciò che non si è, perché i conti, si fanno sempre con se stessi e se non si sa essere onesti con se stessi...auguri.
Io sono Penelope.
Nel mio nome porto la lacrima, nel mio cuore qualche nome, sulla pelle tante cicatrici... o forse nel nome ho la consapevolezza che nonostante le mille storie mentali, fedeli si nasce ed io ci sono nata, ma esser fedeli significa prima di tutto esserlo a se stesse, poi, anche agli Ulisse di turno, forse, se ne vale la pena, nel mio cuore ci sono tanti titoli, molti visi, alcune frasi, ci sono io, nella mia interezza e sulla pelle qualche livido, dato dalla sbadatezza e non dagli altri, e il segno del costume.
Io esco, perché sono viva.
Perché ho un'amica che mi aspetta.
Perché ho una Donna che mi scrive.
Perché merito di provarci, ancora, sempre.
Perché Penelope attendeva Penelope e tu, Ulisse, con il tuo ritorno, mi hai fatto capire che non eri tu che aspettavo, ero io, sempre e comunque.
Eccomi.
Ben tornata a casa.



lunedì 14 luglio 2014

Quello che i libri non dicono

Di te.
Di te, ricordo,la penna blu profilata in oro, il supporto per il tablet, i libri sparsi sulla scrivania, i libri impilati con ordine alle tue spalle, quelli pericolosamente affiancati al muro, vortici dal precario equilibrio.
I tuoi libri, ti assomigliano.
Ho sempre pensato che i "nostri" libri, quelli che amiamo, quelli che nominiamo senza neppure accorgercene, ci possano rappresentare, ora sono certa che anche lo stato di questi, sia una nostra forma di espressione.
I tuoi, visibilmente letti, leggere increspature, date dall'apertura delle pagine, sul dorso, caute annotazioni a matita, poco frequenti, mai calcate, nessun tipo di orecchia, piegatura, segno, nessuna traccia evidente del tuo indimenticabile passaggio.
I miei, frasi sottolineate con colori forti, date cerchiate, nomi impressi, un marchio in versi sotto il titolo, versi mai simili, ma sempre uguali, i segni di un travaglio vissuto fra borse e prati, un insieme troppo forte di un passaggio troppo veloce.
Se nei libri, leggiamo ciò che vogliamo leggere, forse è  questo che scelgo di vedere nelle pagine intonse e in quelle deturpate, ma che io tenda a soggettivare qualsiasi cosa, lo so, non è una novità.
Raramente ho incontrato persone che nominassero i titoli che leggevo nelle tue pagine, ma quando è capitato, non ho potuto esimermi dal pensarti e dal dedicarti uno di quei sorrisi per i quali hai scusato l'insistenza, o forse, la mia intera presenza.
Qualche volta, poi, mi tornano alla mente i tuoi monologhi sarcastici, sulle donne e sui libri, quelli che facevi davanti a me, per farmi alzare in piedi, arrossire e dire qualcosa di estremamente femminista, perché, con me, funzionano solo le terapie d'urto, appunto. Sono vent'anni che sento ripetere questa storia delle terapie d'urto e le odio, ma effettivamente, con me, funzionano e tu sei riuscito a capirlo. In ogni modo, parte di quel sarcasmo d'urto, era ben motivato da una realtà colma di apparenze e povera di contenuti, da una realtà anche competitiva con l'idea che ognuno vuole che gli altri, abbiano di sé.
E allora, in questi contesti, i libri non sono più una rappresentazione di sé, ma di ciò che si vorrebbe essere ed io,. io non ho dubbi: 
io vorrei essere l'angolino della pagina sulla quale è impresso un raro segno del tuo passaggio, seppur a matita.

Assenze

Ieri era il tuo compleanno.

Ho bruciato la frizione, prima al posto della terza.
Chiamami adesso.
Perché ho davvero bisogno di farmi trovare qui.
Sono fradicia.
Di pioggia e pensieri.
Pesche al maraschino.
Si, erano pesche al maraschino.
Sul finestrino del treno ho fatto gareggiare due lacrime,
ma ha vinto l'altra.
Tifo sempre per il perdente.
Forse perché lo è.
O lo è per questo.



Alle cinque del pomeriggio,
o si dorme
o si va al mare.
Tintinna la mia caviglia destra.
C'era un linguista davanti a me.
Oggi è come l'ultima puntata,
di una serie che vivi da sempre.
E ti commuove,
l'odore di bruciato,
il rimasuglio sul piatto.
Ne sono sicura,
erano pesche al maraschino.
Hai cancellato uno dei tuoi pranzi,
ci sono macchie che 
non si lavano dalla pelle.
Campagne elettorali

per rane rumorose.

Vendetta per i fiori calpestati.
Anice stellata.
La camicia bianca dalle maniche bagnate.
Una partita a carte in penombra.
La serranda abbassata a metà.

Hai tre sette in mano,
dichiari un tris di assi.
Non mi guardi negli occhi,
parole insensate.

Un incrocio.

Altro che frizione.
Cornea bruciata.

mercoledì 2 luglio 2014

IL CLUB DEL LIBRO 1 LUGLIO 2014

Nuovi membri del club del libro



Ieri sera si è svolto l'ultimo incontro del club del libro, in un'atmosfera pacifica e positiva.
Ultimamente, trovare un simile clima, pare essere piuttosto difficile, anche su questo eravamo tutte piuttosto d'accordo:


esiste una diffusa e prepotente idea di fondo, secondo la quale, si è detentori della verità.

Era probabile che una persona che aderisca volontariamente a un Club del Libro, non avesse questa convinzione, ma comunque, poterlo riscontrare, è stato molto piacevole.
In ogni caso, mi presto a terminare la prima polemica del post, per poter arrivare a tirare le somme della serata (ah!ironia, io che tiro le somme, senza capire i numeri!)


 6 LE PARTECIPANTI DI IERI SERA

 2 LE NUOVE PARTECIPANTI
2 I NANI DA CRITICA LETTERARIA
1 BOTTIGLIA DI VINO
14 TORTINE VEG
20 I TEMI DEL LIBRO DISCUSSI
7 LE VOLTE CHE LA REALTà DEL LIBRO SI è INTRECCIATA CON LE NOSTRE
5 LE COSE CHE NON AVEVO NOTATO E MI HANNO FATTO NOTARE
2 LE VISIONI DIFFERENTI DALLA MIA
4 LE FRASI DA TRASCRIVERE
2-30 LE ORE TRASCORSE A PARLARE
1000 LE IDEE DEL GIORNO DOPO
0. 50 IL LIBRO PER IL PROSSIMO INCONTRO



Mi sembrava carino, proporre un elenco, visto e considerato la posizione che ho assunto nei  confronti degli elenchi, negativa ; non prendetela come incoerenza, ma come una prova alla quale sottopongo me stessa.
Il libro di cui abbiamo parlato è Eureka Street, il libro con il quale vi ho tartassato nell'ultimo mese, l'opinione al riguardo è prevalentemente positiva, ci sono stati dei punti, nella storia, con i quali abbiamo combattuto, altri che ci hanno deluso, altri ancora, ci hanno lasciato l'amaro in bocca.

Il primo "scoglio" è stato rappresentato da una realtà che non tutti conoscevamo, per età, chiusura, ignoranza (io per prima, sia chiaro), una realtà distante dalla nostra, nella quale le bombe esplose a pochi km non creano disagi interiori.
Abbiamo riflettuto sulla natura umana, su come, spesso, ci appartenga quella sorta di "banalità del male", un male banale che finisce per non toccarci più ; qualche giorno fa scrivevo di come il razzismo giustifichi la resa a mere immagini di persone, bambini, donne, uomini, che diventano il carico di una barca, che non hanno più il nostro stesso diritto alla vita, ecco, questo può rappresentare un esempio della banalità attribuita al male.
L'episodio della fotografia del Papa, ha colpito tutti, abbiamo riconosciuto nel senso di inadeguatezza ( misto alla necessità di sfoggiare una celebrità riflessa) insito nel personaggio, espresso tramite questo passaggio, quell'umorismo che in altri punti ci è sfuggito,  forse perché plasmato in Irlanda.
Inoltre, proprio questo punto, ci ha trasportate nella realtà- realtà, a parlare di valori, di famiglia, di ciò che abbiamo appreso, ciò che sentiamo nostro, spesso, perché ereditato.
Questo personaggio (che non nomino per volontà di una lettrice che non ha ancora terminato il testo), pur essendo buono, è superficiale, si carica di valori con il solo scopo di divenire ricco, soffre di non venir preso sul serio, soffre della condizione proletaria che vive ogni volta che non ha un estratto conto con sé.
I numerosi aborti sono stati motivo di discussione, abbiamo voluto leggere nel disamore personale del personaggio femminile americano, il motivo dei comportamenti inspiegabili razionalmente e siamo entrate nel vortice di noi stesse,parlando di come sia importante amare se stesse e di come un uomo, al nostro fianco, può essere presente, ma senza dover dare un senso a noi stesse, perché quello, lo abbiamo già e lo avremo sempre, anche quando non sembra, anche quando non lo sentiamo, anche quando vogliono farci credere il contrario.
Il bipolarismo di fondo del personaggio maschile narrato in prima persona, sembra delineare una personalità realmente borderline, nella quale la distinzione tra bene/male, viene messa in crisi solo davanti alla scena del letto e della anziana signora malata, per il resto, sembra quasi che ci sia una necessità di apparire, anche in questo caso, che va oltre i propri ideali, oltre le proprie credenze, oltre, insomma : la violenza assunta per conquistare una donna, nonostante l'intento del treno della PACE.
Così come l'aiuto nei confronti dell'amico universitario che vive per strada, che abbiamo intravisto come un' affermazione di se stesso forse o come espressione della volontà di un futuro migliore, anche per il prossimo, oltre che per se stesso.

Alcune di noi consiglierebbero Eureka Street, altre no, ma voglio tenere ben presente il fatto che la nostra ospite d'onore, del club del libro, ha vissuto Eureka Street, nei suoi viaggi, nella sua Irlanda e probabilmente ha saputo cogliere qualcosa di sfuggente.

Io penso consiglierei questo libro, si, lo farei, perché mi ha spinta a conoscere una parte di storia che non conoscevo, perché mi ha dato  la possibilità di vivere l'Irlanda come una Irlandese, pur non essendo mai stata in Irlanda.
E poi per la moltitudine di argomenti, magari anche solo accennati, ma presenti, spunti di riflessione.

Unanime il giudizio sulla storia omosessuale, NON NE ABBIAMO CAPITO IL SENSO.


-
I Muffin Vegani di Ilaria <3


LE MIGLIORI CITAZIONI DELLA SERATA:
 COSA TI LASCIA? (Elena)-

 TI IDENTIFICHI CON QUALCOSA CHE TU NON SEI (Giulia)-

 UNA PERSONA SENZA SFUMATURE (Adelaide)

IL FINE GIUSTIFICA I MEZZI? (Adelaide)-

 QUESTI FINANZIAMENTI SONO IRREALI (Cecilia)-



Ci vediamo martedì 22 luglio con la prima parte dei Fratelli Karamazov - Dostoevskij.

(Il mio regalo di compleanno da parte del club del libro)