Sono più di 4 anni che non entro in questo spazio e stasera ci sono capitata quasi per sbaglio.
Mi ero scordata del mio blog, forse perchè Penelope torna subito, ma qualche volta ci mette un po' di più, diciamo giusto il tempo per poter sistemare tutti quegli aspetti della vita che non le tornano (ah i giochi di parole!).
Ed eccoci qui, dopo più di 4 anni, pronta a recuperare password e vecchie abitudini.
La mia è diversa.
E per fortuna, oserei aggiungere.
La mia vita è diversa, non per magia o caso.
La mia è diversa perché io l'ho cambiata, con fatica, devozione, lacrime, sudore, preghiere ed anche una buona dose di fortuna, che quella - si sa - aiuta gli audaci.
Chissà se ancora so scrivere, forse penso di no, ma d'altronde sono famosa per essere certa di non sapere fare tutta una serie di cose che, in seguito a lamentele e capricci, finisco per fare, spesso egregiamente.
Spero fra queste possa rientrare la dieta perché il 22 aprile ho la prima seduta dalla nutrizionista e non credo di essere uno di quei soggetti che con facilità vive le restrizioni alimentari, se non sulla quantità, che tutto sommato non è necessaria, quantomeno sulla qualità e varietà, mia grande problematica, fin da sempre.
Ricorderanno i posteri i miei piattoni di brodo vegetale il 16 d'agosto, perché il periodo brodo, si sa, quando arriva, arriva, esattamente come il ciclone, tuttavia, ha la tendenza ad andarsene non appena frigo e dispensa siano colmi degli alimenti a lui destinati quasi in modo esclusivo.
Ossessiva, ma preda dei venti.
Cinque anni ed io credevo che questo mio spazio fosse spento, chiuso, destinato all'oblio, che forse poi, leggendone piccoli frammenti qua e là, devo dire che così male non sarebbe stato.
Amici, se voi che mi seguite, se ancora mi seguite, riceverete una notifica, spero almeno non sia accompagnata da un segnale acustico.
Comunque, nel corso di questi 5 anni ho completamente rivoluzionato la mia vita e sono passata da ciò che pensavo di volere, a ciò che volevo ed ho voluto. Sarà così a lungo? Questo non lo possiamo sapere, non lo posso sapere nemmeno io nel mio intimo, dato che per anni mi sono convinta di avere un sogno che poi ho rivoluzionato nel momento in cui sola, davanti al Gohonzon mi sono resa conto di non desiderare.
Sono ufficialmente diventata buddista, dopo una lunga serie di cattivi sentieri e demoni.
Ho cambiato lavoro, anzi, lavori, ma non ho abbandonato la musica e nemmeno i bambini.
Ho cambiato taglio di capelli e rapporti con gli altri.
Ma soprattutto, ho riscoperto la felicità, attraverso gli amici, la stabilità, l'amore me stessa. Perché di fondo ho smesso di vergognarmi per ciò che sono stata e sono stata capace di essere e sono andata avanti.
Aver scoperto di avere dentro di me la Buddità ha cambiato tutta la mia vita, il rapporto con me stessa, con gli altri, le dinamiche col mondo.
Mi sono perdonata perché ciò che è stato mi è servito per arrivare qui.
Rimboccarmi le maniche e cambiare totalmente vita non è stato facile, ma sapevo fosse la cosa giusta perché ero arrivata al limite, il mio corpo non reggeva più ed è diventato il quadruplo per riuscire a reggere il peso delle responsabilità e la mia mente è diventata cosi stressata da essere annebbiata, in quanto alla mia anima... solo disperazione e lacrime.
Ho vissuto un brutto periodo e gli ultimi post lasciati qui, lo hanno dimostrato. Sono stati anni difficilissimi in cui mi sono sentita molto sola e molto ferita, non ho ricevuto tutto l'aiuto che pensavo avrei dovuto ricevere, non ho sentito vicinanza, senso di gruppo e collaborazione ed ho visto legami che credevo indissolubili, cadere a pezzi. Ho creduto amici dei collaboratori ed ho collaborato con persone che mi hanno profondamente delusa. Ed è stata la mia fortuna.
Se non avessi ricevuto così tanto dolore da spezzarmi e ricucirmi, non avrei saputo rivolzionarmi.
In mezzo, fra ieri ed oggi, una serie inqualificabile di lavori, alcuni dei quali mi sono piaciuti nonostante le espressioni deluse di chi avevo attorno, ma d'altronde sono gli stessi sguardi che ricevo oggi, da parte di chi non mi frequenta spesso.
Proprio qualche giorno fa mi sono sentita dire 'Vabbè l'importante è lavorare dai', come a dire 'va bene anche questo dai, che peccato.'
In realtà io ho smesso di identificarmi col mio lavoro, fosse anche solo per gli innumerevoli cambiati nell'arco di qualche anno, nella ricerca di soldi, equilibrio, tempo e me stessa.
Ed io sono sempre io, in ogni ambiente, in ogni luogo, in ogni mansione, perché fondamentalmente l'importante è portare valore, se poi significa insegnare, ascoltare, vendere, accudire o servire, poco importa.
Io non vivo per il mio lavoro, nonostante quello nuovo mi piaccia tanto, io vivo per me stessa, per le persone che amo, per poterci essere, per poter vivere e portare valore. Sembra scontato, ma ci ho messo anni a disabituarmi nel percorso del profitto ad ogni costo, del lavoro ad ogni ora e del successo come scala valoriale.
Non pensavo di essere così cinica, ma la sono stata, vittima della superproduttività, del perfezionismo e del performante come metro d'esistenza.
Non è stato facile uscirne, ma in questi cinque anni ho imparato a stare sul divano nonostante tutto, compresa la polvere a terra.
In questi 5 anni ho ampliato il mio amore con un nuovo arrivo incredibile, talmente bello da non saperlo raccontare in tutta la sua sfrontatezza e dolcezza, so che in un agosto di qualche anno fa ho ricevuto tutto l'amore di cui avevo ed avevamo bisogno senza nemmeno saperlo.
Ho avuto qualche perdita, alcune difficilissime da sopportarne e di una porto i segni freschi sul braccio destro, quello che uso per scrivere ed asciugarmi le lacrime. Segni neri e viola che insieme colorano il ricordo di un amore che mi ha stravolto la vita.
Fra poche ore le mie ferie finiranno ed io vorrei durassero ancora a lungo.
Mi fa sorridere chi mi ha detto, pochi mesi fa, che ho un pensiero discontinuo. Ma sapessi quanto! - avrei voluto urlare per poi ridere ed alzarmi ed andarmene via, perché certi commenti mi hanno stancata, certi comportamenti anche e tutto sommato, si, sono discontinua, ma stai tranquilla che se mi segui, da a arriviamo a z, ad e, poi r ed infine b. Se per giudicarmi degna devi vedermi fare da a - b, credo che il metro di giudizio non debba essere considerato valido.
Siamo come pesci nell'acqua, dice ciò che ascolto ed io mi ci vedo, piccola, colorata, a blaterale ondine silenziose, senza essere ascoltata, ma solo guardata da lontano.
Avrei sempre voluto avere un acquario. Quando ero piccola c'era un negozio di fiori e di piante che aveva tutto, comprese le decorazioni di natale ed i pesci. Passavo ore a guardarli e sentirmi in colpa perché li desideravo. Un'infanzia assurda, costantemente segnata da sensi di colpa e vergogna.
Eppure ho un ricordo stupendo di quel negozio di fiori e piante che vendeva tutto, compresa una candela bellissima, tonda, con uno stelo dritto che formava un nodo su se stesso. Me l'aveva regalata un natale mio padre e poi è rimasta a mia madre, come succedeva spesso, con le mie cose, confuse con le sue, che non ho mai portato via perché in fin dei conti non sono mai stata brava a discutere sul possesso di una candela africana.
Di questa nuova dinamica di vita mi piacciono i ritmi, meno l'impossibilità di prendermi degli impegni, ma questa è un'altra storia. Mi piace il tempo libero, mi piacciono le ferie, mi piace poter staccare, non mi piacciono tanti atteggiamenti e probabilmente dipendere da chi non stimo, perché mi tiene sempre in allerta, pronta ad essere biasimata ed incriminata, tuttavia non sarà per sempre. Qui lo dico e qui lo nego. Non vorrei, ma se poi, chi lo sà.
In questi anni ho vissuto molta solitudine, interiore ed esteriore. E forse è stata la mia fortuna. Poter rimanere sola mi ha insegnato a ricominciare da sola tantissime volte. La domenica pomeriggio di ritorno dal lavoro quando pranzavo/cenavo mangiando dolcetti davanti alla tv con i capelli lavati e l'odore dello stracchino nel naso. Le mattinate in solitudine quando ogni voce sembrava uguale e mi veniva raccomandato di sorridere. I pomeriggi infiniti nel mettere pezze su pezze davanti a tutte le mancanze degli altri.
Ho saputo ricominciare ogni volta, sentendomi profondamente sola e piangendo tutte le assenze ed i posti vuoti.
Ho capito che è meglio un letto vuoto che una serata infelice e che rincorrere le persone che vogliono essere rincorse non fa nemmeno bruciare calorie. Non ho voglia di ricordare la delusione degli ultimi anni perchè voglio concentrarmi su un grande cambiamento e vederne gli effetti, ma soprattutto sentirli.
Vediamo cosa succede.
Se chi si perde, sa ritrovarsi e se ritrovarsi significa ancora volersi.
Per troppo tempo ho soffocato quel grido al cuore che mi urlava di inchiodare e non ripartire se non a condizioni precise.
Sono anni che mi scontro con gli stessi archetipi, solo che da poco ormai, ho imparato a mandarli a fa*****.
E devo dire che così si vive meglio.