giovedì 20 dicembre 2018

Rapporti Umani ed altre fantastiche avventure.

La verità, secondo me, è che i rapporti umani sono un casino pazzesco.
Come fai, sbagli,
come non fai, sbagli.
E allora salutiamo l'ultimo briciolo di razionalità e seguiamo il nostro istinto che tanto, casino per casino, quanto meno non ti ritrovi appesa all'idea che ciò che pensi possa differire da ciò che senti ed allora va bene così.
Senza neppure l'alibi di essere deviata da sovrastrutture mentali.

Ultimamente mi chiedo come sia arrivata a tutto questo e con 'tutto questo' intendo una serie di relazioni umane basate sull'esaltazione del proprio punto di vista e sulla rivisitazione del concetto di rispetto.

Mi è capitato di leggere commenti che mai e poi mai avrei pensato che qualcuno potesse scrivermi, o almeno, che non mi potesse scrivere conoscendo la mia persona, ma, invece, li ho letti.
Pugnalate, secche, dritte, dolorose.

E domande, tante.

Il problema non sono quattro frasi sgradevoli che fuoriescono in un momento di rabbia, io la rabbia la conosco e la capisco e so che è un'ottima condottiera nella scelta di parole sbagliate che rimangeresti il secondo dopo averle pronunciate o scritte o gridate o lasciate intendere.

Quello che mi spaventa è il principio di fondo dal quale si parte: io mi permetto di comportarmi così perché tu mi permetti di comportarmi così.

E non ci si ferma più, perché quando alla base del rapporto reputi naturale criticare l'altro per il suo modo di essere e richiedere qualcosa che non ha semplicemente perché tu lo desideri, nascono problemi, ma quando alla base del rapporto c'è l'idea di poter andare oltre i limiti del rispetto umano, nascono enormi problemi, un vortice che ti porta a fare sempre peggio, a dire sempre più per poi concludersi in mera e pura violenza.

E di lì, ci siamo già ampiamente passati e vorrei evitare.

Ci sono dei grossi limiti invalicabili e quando tu fai notare a qualcuno la questione sembri una bacchettona pesante ed intransigente. In realtà, sei lungimirante.

Il rispetto di una persona viene ancora prima dell'amore che provi o del senso di possesso che ti nasce quando inizi a sentirla Tua.

Forse è proprio a causa del senso di possesso che non volevo legami. Mi spaventa. Degenera in un attimo e si esprime in modi brutali e spiacevoli.

Se ben incanalato produce ottimi effetti, ma se vissuto male, crea il disastro e fa emergere la bruttezza umana.

In uno spettacolo visto a teatro il mese scorso su Alda Merini c'è stata una frase che mi ha colpita e non mi ha più lasciata andare : "Pensa a come è lei, a chi è lei, non pensare alle tue paure, ricordati prima di tutto di chi ha conosciuto e di chi ti sei innamorato.".

Ecco, da qui, non mi smuovo.

Se mi hai davvero conosciuta, sai quanto io fugga dalla possibilità di ferire gli altri e quanta paura ho di diffondere malessere nel mondo. E sai anche quanta necessità ho di essere me stessa senza che qualcuno mi trovi sbagliata o si aspetti da me qualcosa che io non sia o non possa dare o non voglia essere.

Per tutta la vita ho sentito le aspettative mordermi il collo e pesarmi al punto tale da soffrire di un dolore al fianco che non aveva nomi, ma frasi.
Allora, perché farmi questo?

Se mi hai conosciuta e mi hai amata per quella che sono, ricordati chi sono quando hai paura, ricordati che sono un'enorme bacchettona piena di etica e morale e sensi di colpa che nascono come nei. Ed io, di nei, ne ho tantissimi.

Ricordati chi sono anche quando hai paura di perdermi o non mi riconosci o ti aspetti da me qualcosa che non so trasmettere. Perché io ho sempre regalato fiducia e tempo e spazio, con amore e per amore, convinta che solo dando spazio e tempo si possa conoscere qualcuno e coltivare qualcosa, ma se mi togli il modo di esprimermi nel mondo, io non esisto più.

E nessuno deve pagare le colpe di chi mi ha fatto male, ma il rischio è quello.

Non so come io sia stata capace di non andarmene, ma l'ho fatto, sono rimasta. Perché io non me ne vado e resto tutte le volte che sento e percepisco la paura dell'abbandono e la sofferenza e la necessità di non sentirsi soli. Ma è anche vero che per rispetto a me stessa, non concedo più la possibilità di ferirmi o di farmi scrivere sul volto parole che nel quotidiano mi istigano alla depressione o al senso di inadeguatezza.

L'amore è bellissimo. Il possesso ne è conseguenza.

E può essere bellissimo.

Ho sempre pensato che il mio modo di esserci potesse trasmettere sicurezza.

Che qualcuno, lontano o vicino, potesse essere sereno di essere nel mondo, sapendo quanto io lo ami, lo voglia o lo aspetti.

Non è così.

Il possesso di poter dire 'ho una donna che mi aspetta' e nel mentre ? Nel mentre vive, perché la mia donna non è solo mia, prima di tutto è di sé stessa e poi dopo, può essere mia.

Se sento la mancanza di libertà di scelta, soffoco.
Se sento la mancanza di fiducia, soffro.
Se sento la mancanza di accettazione, non duro tanto.

Io scelgo di amare, scelgo di aspettare e scelgo di comportarmi al meglio, per me stessa e per gli altri. Ma senza obblighi, senza pesi, senza accuse.

Altrimenti mi comporto bene, ma poi mi allontano perché così neppure una santa...

...spero di chiarire presto questa situazione, spero che diventi ovvia, spero di poter vivere la mia vita, spero che gli altri vivano la loro vita, nella consapevolezza che ci sia amore e attesa, senza aspettative.

Amiamoci per come siamo e anche per come non siamo, amiamoci con rispetto e con possesso, se il possesso non è distruttivo.

Ce la faremo?
Ce la faremo.

Rapporti umani, come fai, sbagli.

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