PenelopeTornaSubito
giovedì 30 aprile 2026
Ciclotimia
venerdì 24 aprile 2026
Non sai niente di me
Stamattina ho finito un libro molto bello che mi ha fatta riflettere molto su tante cose.
Innanzitutto l'idea di identità digitale e lascito digitale, perché forse dentro a queste realtà virtuali nascondiamo la nostra vera personalità, la nostra storia, i nostri desideri, tutto quello che vorremmo essere e poi fondamentalmente nel quotidiano reale non sappiamo essere e non siamo.
Per esempio io vorrei essere tanto una di quelle ragazze con la frangetta che vanno in giro per casa con lunghe magliette e gambe magrissime, appoggiate a materiali gelidi, come il pavimento, la ceramica, il marmo, intente a bere tazze di bevande casuali, capaci di non mostrare nessun tipo di emozione, nemmeno quel 'sticazzi' che ti compare brevemente sul viso , proprio fra gli occhi e il naso, mentre appoggi le cosce su materiali duri e non adeguati. Sui pavimenti ci devono passare le scarpe, non i culi.
E invece non sono affatto così.
Tanto per iniziare non ho la frangetta, le mie unghie non sono corte e rosse e le mie gambe hanno la circonferenza di tronchi di baobab ben invecchiati. Se le seghi puoi contare i cerchi e vedere quanti kg ho.
Detto tutto questo, giusto per puntualizzare come la superficialità e la vanità mi appartengano intrinsecamente, ci terrei a parlare di questo libro, molto bello.
Molto bello nella misura in cui si possa trovare bello il tormento di chi scopre qualcosa a lei o a lui celato e finge di non saperne nulla.
Io so bene cosa voglia dire perchè per un periodo della mia vita la quotidianità era questa: fingere di non sapere cose che sapevo benissimo, salvo finire in mezzo ad altre ancora che non avrei dovuto sapere, il tutto, calcolato al millesimo con continui sbalzi e ricadute.
Quindi in realtà da qualche anno ormai, ho deciso di non voler sapere più nulla e soprattutto, di parlare di ciò che so quando lo so e tacere davanti a ciò che ignoro. Molto importante si è rivelato, chiudere un sacco di frequentazioni e pregare il prossimo di non raccontarmi nulla, che sono ancora satura dei segreti che forse non avrei dovuto voluto e potuto sapere con cognizione.
Ma la vita è beffarda, ti prende alla larga e poi finisce per metterti alla prova, esattamente come oggi, quando pulendo, sono incappata in un oggetto che non pensavo di avere in casa e che non appartiene a me. So chi l'ha comprato e so che gli appartiene. Quello che non so è quando, come e perchè, questo perchè non mi è stato detto, non ho avuto comunicazione nè condivisione e di conseguenza qualcosa di piccolo, di sciocco, di irrisorio, come un oggettino, assume le sembianze di una montagna di irrisolti.
Perché il problema dei segreti è che qualche volta segreti non li dovrebbero nemmeno essere, potrebbero essere frasi buttate li un sabato mattina a colazione o un messaggio accompagnato da una faccina ammiccante, ma diventano segreti perché qualcuno li rende tali e li tutto cambia.
Cambia perché se tu nascondi qualcosa è perché sai che per quella cosa io potrei arrabbiarmi, rimanerci male, incazzarmi, romperti le scatole, rimproverarti, assillarti, sentirmi a disagio, sentirmi in imbarazzo, sentirmi messa in dubbio. E siccome non hai assolutamente voglia di gestire tutto ciò che un oggetto potrebbe, attenzione- potrebbe-, scaturire in me, me lo celi.
Perché è semplice.
Un segreto sembra sempre qualcosa di estremamente facile e veloce.
E invece, cari bugiardi miei, imparate fin da subito che un segreto è un debito che contrai con il destino che ti porterà mille volte a scontrarti con la decisione che hai preso, quella che ti rende un falso, un uomo o una donna a metà, un qualcuno che fa, salvo poi non voler le conseguenze di ciò che si dice e si fa e si pensa.
Cari bugiardi miei, voi ancora non lo potete sapere, ma mentre state ancora solo pensando di nascondere qualcosa agli altri, una parte di voi è già pronta a rimpiangere il momento del concepimento dell'idea stessa, quella subdola idea che vi porterà a diventare bugiardi a vita, perché non importa ciò che farete, se mentire una volta, mentirete sempre.
E questo ve lo dico io, che conosco bene il prezzo del silenzio, molto più caro di tanti altri prezzi.
Non tutti, questo lo assicuro, ma è un'altra storia.
mercoledì 22 aprile 2026
Intensificare
intensificare
intensificare v. tr. [comp. di intenso e -ficare, sul modello del fr. intensifier] (io intensìfico, tu intensìfichi, ecc.). – Rendere più intenso, e per estens. rafforzare, qualitativamente o quantitativamente: [...] i. i nostri sforzi; i. il lavoro, la preparazione, lo studio, l’azione, la propaganda, la vigilanza. Come intr. pron. (spesso con valore passivo), farsi, essere reso più intenso: il ritmo della produzione si è intensificato in questi ultimi tempi.
domenica 19 aprile 2026
Ingiustizie
Comunque penso sia profondamente ingiusto trascorrere le proprie ferie fra emorragie ed auto da riparare e poi sentirsi meglio giusto in tempo per dover fare qualcosa che non hai voglia di fare.
Questa mattina ho sostenuto il mio esame ed è stato un momento bellissimo, mi ha riempita di voglia nel fare l'esame di 2 livello il prima possibile ( fra un anno vabbè, però vorrei prepararmi con largo anticipo ed arrivare preparatissima) e di praticare in presenza il più possibile.
Poi, subito dopo, il mio karma mi ha bussato forte sulla spalla ed eccomi qui, ad acquistare i biglietti del treno senza dover pensare a ciò che devo fare perchè altrimenti mi sale l'ansia e mi vene il mal di vivere.
Sono anni che non prendo un treno e preferirei non farlo, soprattutto in solitudine, però vabbè, lo devo fare e lo farò nonostante l'ansia e questa sensazione di disagio nel dover incontrare qualcuno che vorrei profondamente non dover incontrare. Perchè il problema non sarà alzarsi presto, tornare tardi, gestire questo problema di salute che mi sta un po' stufando e dover andare a lavorare il giorno dopo, no, per me il disagio è provocato dal dover incontrare qualcuno che mi fa sentire sempre molto sbagliata, incapace ed inadeguata. Anche se so di avere dentro di me tutte le capacità per affrontare qualsiasi situazione, vorrei non doverle affrontare.
Qualche mese fa ho vissuto un episodio molto brutto che mi ha spinta a volermi allontanare dal percorso che ho scelto di intraprendere e poco tempo fa, legato alla solita persona, si è creato un ricordo sgradevole che mi rende ancora nervosa e mi fa salire la voglia di gridare cose orribili, anche se poi non so se lo farei davvero. Comunque la sensazione è sgradevole. E la persona oltre ad essere molto indelicata, pare sia perennemente presente nel mio percorso. Come vorrei non dover avere a che fare con lei! E invece...
Insomma, voglio fare dei profondi capricci per dover fare qualcosa che preferirei non fare, ma sarò obbligata a fare con enormi sorrisi falsi ed ipocriti.
Questo è il mio ultimo pomeriggio libero e non voglio sprecarlo così, a soffrire per qualcosa che non è ancora successo.
La luce del sole entra obliqua dalla finestra e mi scalda tantissimo, il cielo è ancora azzurro e queste 16:53 della mia ultima domenica libera (almeno per i prossimi mesi) profumano di gioia e rimpianto. Mi sarei voluta riposare di piu, ma avrei anche voluto fare piu cose, ma anche leggere più libri forse.
Ma questo momento è così perfetto che non voglio rovinarlo.
Forse dormirò, perchè poter dormire il pomeriggio ha qualcosa di estremamente magico in sè.
Ingiustizie, si, ma anche fortune non da poco.
sabato 18 aprile 2026
Novità
Comunque ho smesso di fumare.
E di bere.
E di fare tutte quelle cose che mi facevano malissimo mentre io pensavo fossero bellissime ed incluse nel fascino della vita.
Non le erano.
Forse per un periodo le sono state anche, però fondamentalmente non mi appartenevano più.
Vorrei dire che la vita è comunque divertente, ma frequentare gente che beve quando tu non lo fai è un po' come fare la maestra all'asilo, sei circondata da gente della quale devi prenderti cura che è totalmente incapace di prendersi cura di sé, stare dritto, mangiare e non cadere.
Non è così divertente.
Nemmeno per gli altri lo è, perché ti vedono sempre seria e sulle tue. E in effetti è così.
Però ho comunque riso tanto, anche se con meno persone.
Credo sia una delle controindicazioni della disintossicazione.
venerdì 17 aprile 2026
5 anni dopo l'ultimo post
Sono più di 4 anni che non entro in questo spazio e stasera ci sono capitata quasi per sbaglio.
Mi ero scordata del mio blog, forse perchè Penelope torna subito, ma qualche volta ci mette un po' di più, diciamo giusto il tempo per poter sistemare tutti quegli aspetti della vita che non le tornano (ah i giochi di parole!).
Ed eccoci qui, dopo più di 4 anni, pronta a recuperare password e vecchie abitudini.
La mia è diversa.
E per fortuna, oserei aggiungere.
La mia vita è diversa, non per magia o caso.
La mia è diversa perché io l'ho cambiata, con fatica, devozione, lacrime, sudore, preghiere ed anche una buona dose di fortuna, che quella - si sa - aiuta gli audaci.
Chissà se ancora so scrivere, forse penso di no, ma d'altronde sono famosa per essere certa di non sapere fare tutta una serie di cose che, in seguito a lamentele e capricci, finisco per fare, spesso egregiamente.
Spero fra queste possa rientrare la dieta perché il 22 aprile ho la prima seduta dalla nutrizionista e non credo di essere uno di quei soggetti che con facilità vive le restrizioni alimentari, se non sulla quantità, che tutto sommato non è necessaria, quantomeno sulla qualità e varietà, mia grande problematica, fin da sempre.
Ricorderanno i posteri i miei piattoni di brodo vegetale il 16 d'agosto, perché il periodo brodo, si sa, quando arriva, arriva, esattamente come il ciclone, tuttavia, ha la tendenza ad andarsene non appena frigo e dispensa siano colmi degli alimenti a lui destinati quasi in modo esclusivo.
Ossessiva, ma preda dei venti.
Cinque anni ed io credevo che questo mio spazio fosse spento, chiuso, destinato all'oblio, che forse poi, leggendone piccoli frammenti qua e là, devo dire che così male non sarebbe stato.
Amici, se voi che mi seguite, se ancora mi seguite, riceverete una notifica, spero almeno non sia accompagnata da un segnale acustico.
Comunque, nel corso di questi 5 anni ho completamente rivoluzionato la mia vita e sono passata da ciò che pensavo di volere, a ciò che volevo ed ho voluto. Sarà così a lungo? Questo non lo possiamo sapere, non lo posso sapere nemmeno io nel mio intimo, dato che per anni mi sono convinta di avere un sogno che poi ho rivoluzionato nel momento in cui sola, davanti al Gohonzon mi sono resa conto di non desiderare.
Sono ufficialmente diventata buddista, dopo una lunga serie di cattivi sentieri e demoni.
Ho cambiato lavoro, anzi, lavori, ma non ho abbandonato la musica e nemmeno i bambini.
Ho cambiato taglio di capelli e rapporti con gli altri.
Ma soprattutto, ho riscoperto la felicità, attraverso gli amici, la stabilità, l'amore me stessa. Perché di fondo ho smesso di vergognarmi per ciò che sono stata e sono stata capace di essere e sono andata avanti.
Aver scoperto di avere dentro di me la Buddità ha cambiato tutta la mia vita, il rapporto con me stessa, con gli altri, le dinamiche col mondo.
Mi sono perdonata perché ciò che è stato mi è servito per arrivare qui.
Rimboccarmi le maniche e cambiare totalmente vita non è stato facile, ma sapevo fosse la cosa giusta perché ero arrivata al limite, il mio corpo non reggeva più ed è diventato il quadruplo per riuscire a reggere il peso delle responsabilità e la mia mente è diventata cosi stressata da essere annebbiata, in quanto alla mia anima... solo disperazione e lacrime.
Ho vissuto un brutto periodo e gli ultimi post lasciati qui, lo hanno dimostrato. Sono stati anni difficilissimi in cui mi sono sentita molto sola e molto ferita, non ho ricevuto tutto l'aiuto che pensavo avrei dovuto ricevere, non ho sentito vicinanza, senso di gruppo e collaborazione ed ho visto legami che credevo indissolubili, cadere a pezzi. Ho creduto amici dei collaboratori ed ho collaborato con persone che mi hanno profondamente delusa. Ed è stata la mia fortuna.
Se non avessi ricevuto così tanto dolore da spezzarmi e ricucirmi, non avrei saputo rivolzionarmi.
In mezzo, fra ieri ed oggi, una serie inqualificabile di lavori, alcuni dei quali mi sono piaciuti nonostante le espressioni deluse di chi avevo attorno, ma d'altronde sono gli stessi sguardi che ricevo oggi, da parte di chi non mi frequenta spesso.
Proprio qualche giorno fa mi sono sentita dire 'Vabbè l'importante è lavorare dai', come a dire 'va bene anche questo dai, che peccato.'
In realtà io ho smesso di identificarmi col mio lavoro, fosse anche solo per gli innumerevoli cambiati nell'arco di qualche anno, nella ricerca di soldi, equilibrio, tempo e me stessa.
Ed io sono sempre io, in ogni ambiente, in ogni luogo, in ogni mansione, perché fondamentalmente l'importante è portare valore, se poi significa insegnare, ascoltare, vendere, accudire o servire, poco importa.
Io non vivo per il mio lavoro, nonostante quello nuovo mi piaccia tanto, io vivo per me stessa, per le persone che amo, per poterci essere, per poter vivere e portare valore. Sembra scontato, ma ci ho messo anni a disabituarmi nel percorso del profitto ad ogni costo, del lavoro ad ogni ora e del successo come scala valoriale.
Non pensavo di essere così cinica, ma la sono stata, vittima della superproduttività, del perfezionismo e del performante come metro d'esistenza.
Non è stato facile uscirne, ma in questi cinque anni ho imparato a stare sul divano nonostante tutto, compresa la polvere a terra.
In questi 5 anni ho ampliato il mio amore con un nuovo arrivo incredibile, talmente bello da non saperlo raccontare in tutta la sua sfrontatezza e dolcezza, so che in un agosto di qualche anno fa ho ricevuto tutto l'amore di cui avevo ed avevamo bisogno senza nemmeno saperlo.
Ho avuto qualche perdita, alcune difficilissime da sopportarne e di una porto i segni freschi sul braccio destro, quello che uso per scrivere ed asciugarmi le lacrime. Segni neri e viola che insieme colorano il ricordo di un amore che mi ha stravolto la vita.
Fra poche ore le mie ferie finiranno ed io vorrei durassero ancora a lungo.
Mi fa sorridere chi mi ha detto, pochi mesi fa, che ho un pensiero discontinuo. Ma sapessi quanto! - avrei voluto urlare per poi ridere ed alzarmi ed andarmene via, perché certi commenti mi hanno stancata, certi comportamenti anche e tutto sommato, si, sono discontinua, ma stai tranquilla che se mi segui, da a arriviamo a z, ad e, poi r ed infine b. Se per giudicarmi degna devi vedermi fare da a - b, credo che il metro di giudizio non debba essere considerato valido.
Siamo come pesci nell'acqua, dice ciò che ascolto ed io mi ci vedo, piccola, colorata, a blaterale ondine silenziose, senza essere ascoltata, ma solo guardata da lontano.
Avrei sempre voluto avere un acquario. Quando ero piccola c'era un negozio di fiori e di piante che aveva tutto, comprese le decorazioni di natale ed i pesci. Passavo ore a guardarli e sentirmi in colpa perché li desideravo. Un'infanzia assurda, costantemente segnata da sensi di colpa e vergogna.
Eppure ho un ricordo stupendo di quel negozio di fiori e piante che vendeva tutto, compresa una candela bellissima, tonda, con uno stelo dritto che formava un nodo su se stesso. Me l'aveva regalata un natale mio padre e poi è rimasta a mia madre, come succedeva spesso, con le mie cose, confuse con le sue, che non ho mai portato via perché in fin dei conti non sono mai stata brava a discutere sul possesso di una candela africana.
Di questa nuova dinamica di vita mi piacciono i ritmi, meno l'impossibilità di prendermi degli impegni, ma questa è un'altra storia. Mi piace il tempo libero, mi piacciono le ferie, mi piace poter staccare, non mi piacciono tanti atteggiamenti e probabilmente dipendere da chi non stimo, perché mi tiene sempre in allerta, pronta ad essere biasimata ed incriminata, tuttavia non sarà per sempre. Qui lo dico e qui lo nego. Non vorrei, ma se poi, chi lo sà.
In questi anni ho vissuto molta solitudine, interiore ed esteriore. E forse è stata la mia fortuna. Poter rimanere sola mi ha insegnato a ricominciare da sola tantissime volte. La domenica pomeriggio di ritorno dal lavoro quando pranzavo/cenavo mangiando dolcetti davanti alla tv con i capelli lavati e l'odore dello stracchino nel naso. Le mattinate in solitudine quando ogni voce sembrava uguale e mi veniva raccomandato di sorridere. I pomeriggi infiniti nel mettere pezze su pezze davanti a tutte le mancanze degli altri.
Ho saputo ricominciare ogni volta, sentendomi profondamente sola e piangendo tutte le assenze ed i posti vuoti.
Ho capito che è meglio un letto vuoto che una serata infelice e che rincorrere le persone che vogliono essere rincorse non fa nemmeno bruciare calorie. Non ho voglia di ricordare la delusione degli ultimi anni perchè voglio concentrarmi su un grande cambiamento e vederne gli effetti, ma soprattutto sentirli.
Vediamo cosa succede.
Se chi si perde, sa ritrovarsi e se ritrovarsi significa ancora volersi.
Per troppo tempo ho soffocato quel grido al cuore che mi urlava di inchiodare e non ripartire se non a condizioni precise.
Sono anni che mi scontro con gli stessi archetipi, solo che da poco ormai, ho imparato a mandarli a fa*****.
E devo dire che così si vive meglio.
giovedì 28 gennaio 2021
Diario di notti insonni
In cui penso alla mia vita e sogno ad occhi aperti, svegliandomi stanca di sognare una vita dove tutto vada a posto senza che io debba spaccarmi in quattro più di quel capello che non racchiude in sé risposte o ragioni abbastanza valide per svegliarsi al mattino e non essere felice.