Ma come è bello quando hai tanta vita in te da voler fare e vedere e leggere tutto.
Capita troppo poco spesso.
domenica 15 febbraio 2015
venerdì 13 febbraio 2015
Penelope , Circe, Calypso e Didone.
Il poeta dice che di non aver paura di essere ridicoli, a scrivere d'amore, perchè solo chi non ha mai scritto lettere d'amore, fa veramente ridere.
Ed allora io, Penelope, so di non essere mai stata ridicola, neppure un po'.
Non ero ridicola a tredici anni, quando scrivevo frasi d'amore dietro alle fotografie e neppure a sedici, quando dedicavo le canzoni dei cantautori italiani a chi , forse, non ne conosceva neppure il titolo. Certo, un po' ridicola la ero, a diciotto, quando dentro ogni frase che ascoltavo, trovavo la piccola verità di un grande amore.
Poi, per un periodo, ho smesso. Ho smesso di scrivere cose belle, e forse ho anche smesso di credere in una lunga serie di cose belle.
Insieme alla capacità di metterli su carta, ho perso la capacità di cogliere i momenti romantici della quotidianità.
Mi sono lentamente disabituata al sentimento.
Non ho più avuto voglia di lasciarmi andare e far si che anche determinate situazioni potessero andare dove avrebbero potuto.
Non ricordo il momento preciso in cui ho smesso di coltivare l'amore e neppure quello in cui ho scelto di alzare un muro invalicabile nei confronti di tutte quelle mancanze che erano in grado di sgretolarmi lentamente il volto per lasciar trasparire un animo completamente abbandonato.
Scrivere d'amore, quando il tuo compagno di vita preferisce la guerra al tepore casalingo, non è facile. Certo, io lo so, è nella sua indole e poi, tradire le aspettative non piace a nessuno e una società basata su certi valori, ci mette poco a screditarti pubblicamente.
So che è dovuto andare. Ma so anche che la maggior parte delle volte, ha scelto ed è voluto andare.
Anche io, la maggior parte delle volte in cui sono dovuta rimanere, avrei comunque scelto di farlo. Sempre di indole si tratta. C'è chi nasce viaggiatore e chi nasce paziente, si, come solo colei che attende sa essere.
Ma smettere di scrivere e pensare amore, fa male solo a chi resta in balia dell'attesa di qualcuno che forse non tornerà o forse pur tornando non sarà più lui, così come di qualcosa che forse, non ci sarà mai più.
E allora me ne sono fatta molto, si, ho scelto di farmi del male, nutrendo un ricordo come se lo avessi partorito e in parte nel corso degli anni, l'ho partorito, dando alla luce il ricordo deviato di un'amante lasciata sola.
Domani è SanValentino, la festa commerciale degli innamorati.
C'è chi ribadisce l'inutilità di questa festa ed io condivido il pensiero, anche se anche una speculazione sul sentimento, può rivelarsi l'occasione in cui riprendere in mano carta e penna e scegliere di riscrivere l'amore.
Un amore diverso, magari. Meno immaginato e più vissuto.
O magari un amore senza Circe o Calypso, un amore senza mari di differenze pronti a dividerci, una storia a due, senza proci e compagni di naufragio.
Perchè se ho capito una cosa, nel mio attendere, è che i naufragi li vivo sempre e solo io.
Chiamerò Didone, so che può capire.
Etichette:
ama e fai quel che vuoi,
amantiinfelici,
amaresestessi,
amatestessa,
amore,
calypso,
circe,
didone,
mare,
penelope,
sanvalentino,
ulisse
mercoledì 11 febbraio 2015
Malinconia leggera.
Vi è mai capitato di leggere un libro veramente bello, troppo velocemente.
Magari solo perchè non riuscite a staccarvi da quelle pagine, o magari perché avete paura di non trovarlo più così bello in un altro momento.
Salvo poi rimpiangere la frenesia con cui lo avete letto, una volta giunti all'ultima pagina.
E non riuscire più ad aprirlo per paura di rivivere la perdita del libro.
Beh, io mi sento così.
Sempre.
Ma soprattutto oggi.
Come se avessi avuto tra le mani il più bel libro ed avessibruciato l'occasione di viverlo bene, come avrei dovuto e come sarebbe stato giusto.
Peccato che non si possa tornare indietro.
Perchè oggi ne avrei proprio bisogno.
martedì 3 febbraio 2015
Club del libro di gennaio- E le stelle non stanno a guardare
Il prossimo appuntamento con il club del libro sarà lunedì 2 marzo, con il libro Muchachas volume 1.
(Libro presente anche nella lista dei desideri di Penelope ).
Oggi ho giocato tutto il giorno, mi sono fatto le unghie nella sedia della cucina, ho corso velocemente e per due volte sono riuscito a spostare tappeto e tavolino, senza far cadere nulla purtroppo.
Poi, mentre miagolavo davanti al nulla, la mia umana è uscita ed è tornata con altre umane.
Si sono sedute sulle mie sedie, hanno appoggiato le loro cose sul mio tavolo e disturbavano il mio silenzio.
Così prima ho cercato di conquistarle gettandomi a terra, carino e coccoloso, e poi ho compiuto il mio attentato al tavolo.
Mi hanno cacciato.
Allora mi sono nascosto.
E ho fatto prendere a tutti un bello spavento.
Ho origliato tutto comunque.
Alessandro Magno
Gatto a parte, stasera abbiamo parlato di libri, più che di un libro in particolare, infatti, non abbiamo speso troppo tempo per recensire Borgo Propizio e le sue storie magiche, ma non troppo, reali, ma mai troppo.
Una lettura leggera, un libro delicato, dove i dettagli non sono troppo profondi e nonostante i temi siano tanti e spesso pesanti, vedi un aborto piuttosto che l'omosessualità, vengono appena accennati, senza dar luogo a particolari riflessioni, sono temi volutamente trattati con leggerezza.
Insomma, se dovessimo trovare la nota positiva in questo libro, sarebbe la leggerezza,
se ne dovessimo trovare una negativa, sarebbe sempre la leggerezza.
Un libro di 'svago', da leggere a letto, in treno, quando si è malate, di sicuro un libro che sarebbe apprezzato dalle nostre nonne, è stato definito il Don Matteo letterario : qualcosa di sereno, senza colpi di scena improvvisi, sangue, scene di sesso esplicito, insomma, un libro sereno e leggero.
La delusione è ricaduta ancora una volta sugli ultimi libri di Baricco e alla sua 'consueta presunzione stilistica', che invece non è presente nel borgo stellato, fortunatamente.
La gioia ricade ancora una volta sulle Dieci donne che abbiamo letto e consigliato alle nostre amiche, qualche volta persino regalato.
Abbiamo chiaccherato a lungo e sono usciti fuori molti titoli e molta voglia di condividere.
Come al solito però, abbiamo dedicato pochi minuti alla scelta del libro, allora, propongo una soluzione, ovvero,mi occuperò di raccogliere i titoli e pubblicarvi i trafiletti di trama e recensione, in modo tale che arrivate all'incontro, si possa essere già orientate verso uno o più libri, stasera sono usciti vari titoli che dividerò fra i consigliati e le proposte.
CONSIGLIATI
La nave di Teseo
Il cane ucciso a mezzanotte
La trilogia delle fiabe di Sepulveda
Orgoglio e pregiudizio
Il caffè della gioventù perduta
Dieci donne, ovviamente
PROPOSTE
Ippopotami e sirene
Io e Billy (in copertina ha un gatto )
Shah-in-shah
Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa
Gli anni al contrario
Ps noi abbiamo deciso di amare i libri a scatola chiusa, quelli che compri, in base agli aggettivi della trama. Ne voglio uno con scritto 'isterica, logorroica e polemica'.
Pps abbiamo parlato molto, ma no, non mi sembra il caso di scrivere qui, in fondo AlessandroMagno potrà scrivere le nostre memorie :)
Pace amore e dolcini per tutti
(Libro presente anche nella lista dei desideri di Penelope ).
Oggi ho giocato tutto il giorno, mi sono fatto le unghie nella sedia della cucina, ho corso velocemente e per due volte sono riuscito a spostare tappeto e tavolino, senza far cadere nulla purtroppo.
Poi, mentre miagolavo davanti al nulla, la mia umana è uscita ed è tornata con altre umane.
Si sono sedute sulle mie sedie, hanno appoggiato le loro cose sul mio tavolo e disturbavano il mio silenzio.
Così prima ho cercato di conquistarle gettandomi a terra, carino e coccoloso, e poi ho compiuto il mio attentato al tavolo.
Mi hanno cacciato.
Allora mi sono nascosto.
E ho fatto prendere a tutti un bello spavento.
Ho origliato tutto comunque.
Alessandro Magno
Gatto a parte, stasera abbiamo parlato di libri, più che di un libro in particolare, infatti, non abbiamo speso troppo tempo per recensire Borgo Propizio e le sue storie magiche, ma non troppo, reali, ma mai troppo.
Una lettura leggera, un libro delicato, dove i dettagli non sono troppo profondi e nonostante i temi siano tanti e spesso pesanti, vedi un aborto piuttosto che l'omosessualità, vengono appena accennati, senza dar luogo a particolari riflessioni, sono temi volutamente trattati con leggerezza.
Insomma, se dovessimo trovare la nota positiva in questo libro, sarebbe la leggerezza,
se ne dovessimo trovare una negativa, sarebbe sempre la leggerezza.
Un libro di 'svago', da leggere a letto, in treno, quando si è malate, di sicuro un libro che sarebbe apprezzato dalle nostre nonne, è stato definito il Don Matteo letterario : qualcosa di sereno, senza colpi di scena improvvisi, sangue, scene di sesso esplicito, insomma, un libro sereno e leggero.
La delusione è ricaduta ancora una volta sugli ultimi libri di Baricco e alla sua 'consueta presunzione stilistica', che invece non è presente nel borgo stellato, fortunatamente.
La gioia ricade ancora una volta sulle Dieci donne che abbiamo letto e consigliato alle nostre amiche, qualche volta persino regalato.
Abbiamo chiaccherato a lungo e sono usciti fuori molti titoli e molta voglia di condividere.
Come al solito però, abbiamo dedicato pochi minuti alla scelta del libro, allora, propongo una soluzione, ovvero,mi occuperò di raccogliere i titoli e pubblicarvi i trafiletti di trama e recensione, in modo tale che arrivate all'incontro, si possa essere già orientate verso uno o più libri, stasera sono usciti vari titoli che dividerò fra i consigliati e le proposte.
CONSIGLIATI
La nave di Teseo
Il cane ucciso a mezzanotte
La trilogia delle fiabe di Sepulveda
Orgoglio e pregiudizio
Il caffè della gioventù perduta
Dieci donne, ovviamente
PROPOSTE
Ippopotami e sirene
Io e Billy (in copertina ha un gatto )
Shah-in-shah
Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa
Gli anni al contrario
Ps noi abbiamo deciso di amare i libri a scatola chiusa, quelli che compri, in base agli aggettivi della trama. Ne voglio uno con scritto 'isterica, logorroica e polemica'.
Pps abbiamo parlato molto, ma no, non mi sembra il caso di scrivere qui, in fondo AlessandroMagno potrà scrivere le nostre memorie :)
Pace amore e dolcini per tutti
mercoledì 21 gennaio 2015
L'unica gioia al mondo è cominciare.
L'unica gioia al mondo è cominciare.
é bello vivere, perché vivere è cominciare,
sempre,
ad ogni istante.
Quando manca questo senso
- prigione, abitudine, stupidità,-
si vorrebbe morire.
Cesare Pavese
Ormai questo angolino è pieno di Pavese.
A me spaventano molto gli inizi.
Ho sempre paura di sentirmi fuoriluogo.
Ma poi riesco quasi sempre a portare un pezzettino di me nell'inizio
e un pezzettino di inizio in me.
A me piace molto anche Pavese.
Ho iniziato a leggere Pavese a quindici anni,
facevo il liceo classico
e portavo sempre nella borsa i Dialoghi con Leucò.
"Nulla si assomma al resto, al passato. Ricominciamo sempre."
Forse più di tanti, è riuscito a darmi speranza,
attraverso i suoi patimenti, ho patito,
attraverso le sue riflessioni, ho riflettuto.
Cesare Pavese, era uno di quegli uomini dai quali mi sarei lasciata prendere in giro, seduta a un tavolino.
Hai perdonato tutti e a tutti hai chiesto perdono, va bene.
Qualcuno ha fatto troppi pettegolezzi, forse.
Io ti rimpiango un po', sempre, attraverso i tuoi rimpianti.
é bello vivere, perché vivere è cominciare,
sempre,
ad ogni istante.
Quando manca questo senso
- prigione, abitudine, stupidità,-
si vorrebbe morire.
Cesare Pavese
Ormai questo angolino è pieno di Pavese.
A me spaventano molto gli inizi.
Ho sempre paura di sentirmi fuoriluogo.
Ma poi riesco quasi sempre a portare un pezzettino di me nell'inizio
e un pezzettino di inizio in me.
A me piace molto anche Pavese.
Ho iniziato a leggere Pavese a quindici anni,
facevo il liceo classico
e portavo sempre nella borsa i Dialoghi con Leucò.
"Nulla si assomma al resto, al passato. Ricominciamo sempre."
Forse più di tanti, è riuscito a darmi speranza,
attraverso i suoi patimenti, ho patito,
attraverso le sue riflessioni, ho riflettuto.
Cesare Pavese, era uno di quegli uomini dai quali mi sarei lasciata prendere in giro, seduta a un tavolino.
Hai perdonato tutti e a tutti hai chiesto perdono, va bene.
Qualcuno ha fatto troppi pettegolezzi, forse.
Io ti rimpiango un po', sempre, attraverso i tuoi rimpianti.
Etichette:
10libri,
amantiinfelici,
amaresestessi,
amatestessa,
amore,
amore per gli animali,
cesarepavese,
citazioni,
dialoghiconleucò,
libri,
quindicianni
domenica 18 gennaio 2015
Il diritto di espressione e il sociale.
In questi ultimi giorni, un po' come tutti, credo, ho ripensato al concetto di 'libertà di espressione'.
Diritto.
Ma anche Dovere.
Perchè è nostro dovere di esseri umani, dotati della capacità di descrivere e comunicare , denunciare realtà sociali 'allontanate' volutamente dal quotidiano, abbandonate al silenzio della dimenticanza.
Penso alle parole dei deportati, e allora il connubio fra diritto e dovere è evidente, raccontare, per mezzo delle proprie parole, esperienze 'inenarrabili',
per il dovere di testimoniare la storia, per il diritto di poter denunciare al mondo uno degli eventi più tragici della storia.
E allora rifletto sul concetto di abuso.
Nell'era dei social, esprimere il proprio pensiero, è facile, talvolta anche 'doveroso', ci sentiamo in dovere infatti, di comunicare il nostro pensiero, sempre e ovunque, su tutto e su tutti.
Non per altro, eccomi qui, su un simpatico blog di cucina e lettura, a trascrivere pensieri el tutto personali, opinioni delle quali, fondamentalmente, non interessa a nessuno, così, come è giusto che sia.
Però, io stessa, mi sento legittimata a farlo: non devo lottare per scrivere quattro parole in croce, non devo portare i segni delle mie parole e probabilmente, non avrò neppure un confronto reale , su ciò che scrivo e penso.
Siamo così presi dal manifestare le nostre opinioni, da non riuscire neppure più ad 'opinare' , dalla furia di dover esserci: laddove uno stato, una frase, una foto con commento o un dito alzato si manifestano, proprio in quel momento, ci siamo noi, realizzati attraverso un pensiero orizzontale.
Che reclama consenso.
Perchè sentirci affini, diventa una questione di tasti cliccati e condivisioni battute.
In questi giorni sta succedendo qualcosa, a livello politico, qualcosa che io non capisco e molto probabilmente non posso capire.
Al gioco della politica moderna, non ci so giocare, non capisco le regole e un po' come a risiko, finisco sempre per rimanere in un pezzettino di mondo, con pochi cararmati, preda delle strategie altrui.
Hanno provato a spiegarmi le 'alleanze', ma la tendenza ad avvicinarmi emotivamente al perdente, non risulta produttiva: nella vita, come a risiko, quando qualcuno rimane con quattro territori, io, non riesco proprio ad attaccarlo, così cambio gioco e perdo.
Hanno anche provato a spiegarmi come funzionano i grandi partiti, nei quali confluiscono ex democristiani, ex comunisti, ex democratici di sinistra.
E pur trovando carina l'idea di un gruppo non omogeneo di persone, pronte a legiferare insieme, tutta la parte degli 'ex', mi ricorda un po' certe riunioni del liceo, quando ti rendi conto che praticamente tra i sedici ed i diciotto anni, tutti hanno baciato tutti e al contempo tutti, hanno sparlato su tutti, così, alcune parole, come 'coerenza' o 'sincerità' o un concetto come la 'predisposizione alla collaborazione', appaiono poco raggiungibili.
( Ma per fortuna, non si rimane sedicenni a vita e qualcuno si è salvato...)
Oggi, mi hanno spiegato anche, perchè non va bene che Cofferati sia uscito dal Pd. I social aiutano, ognuno ha un'idea al riguardo, c'è chi sostiene che il cambiamento debba avvenire dall'interno, e allora che senso ha andarsene e ricevere il 5 % dei voti.
C'è chi sostiene che abbia fatto bene, perchè Cofferati, è una brava persona.
C'è chi sostiene che'tanto sono tutti uguali'.
E poi, ci sono io, che invidio un po' tutte e tre le prese di posizione:
Invidio i primi, che non parlano con i propri familiari più stretti, non fanno un passo verso il prossimo, ma poi, pretendono che qualcuno cambi un insieme di persone, come, non si sa.
Invidio i secondi, perché non so neppure se io sono una brava persona, figuriamoci se posso sapere se lo sia Cofferati.
Ma soprattutto, invidio i terzi, perché essere qualunquisti è bello.
E facile.
E alla moda.
Ed eccoci qui, a parlare di libertà di espressione e consenso, quello che ottiene, chiunque si espone, ma non troppo, critica il prossimo, ma mai se stesso, pretende, ma non da ed infine giudica, attingendo in parte dal pensiero di questo, in parte dal pensiero opposto.
In questo caso, il dovere di esprimere il qualunquismo, è davvero un dovere?
E il diritto di critica fondato sulle idee di un altro, o di altri, o di altri che parlano a nome di altri ancora, è davvero un diritto?
E i social, che ruolo hanno?
Alle volte penso a come , fuori dal fruttivendolo del mio paese, ci fosse una piccola panca, sulla quale gli anziani si sedevano a chiccherare e fumare, più di una volta, quando fumavo, mi ci sono fermata anche io.
Finocchi biologici e catrame nei polmoni, bella accoppiata.
Poi un giorno, il verduraio ha tolto la panca.
Era divenuto un ritrovo e non più un passaggio.
Smettendo di essere un terzo luogo, detta all'americana, il verduraio, ha chiuso.
Al suo posto ha aperto un ferramenta e prima dell'insegna, ha riposizionato la panchina.
Ed ecco, l'importanza dei qualunquisti.
Il qualunquismo, fa girare il mondo.
Diritto.
Ma anche Dovere.
Perchè è nostro dovere di esseri umani, dotati della capacità di descrivere e comunicare , denunciare realtà sociali 'allontanate' volutamente dal quotidiano, abbandonate al silenzio della dimenticanza.
Penso alle parole dei deportati, e allora il connubio fra diritto e dovere è evidente, raccontare, per mezzo delle proprie parole, esperienze 'inenarrabili',
per il dovere di testimoniare la storia, per il diritto di poter denunciare al mondo uno degli eventi più tragici della storia.
E allora rifletto sul concetto di abuso.
Nell'era dei social, esprimere il proprio pensiero, è facile, talvolta anche 'doveroso', ci sentiamo in dovere infatti, di comunicare il nostro pensiero, sempre e ovunque, su tutto e su tutti.
Non per altro, eccomi qui, su un simpatico blog di cucina e lettura, a trascrivere pensieri el tutto personali, opinioni delle quali, fondamentalmente, non interessa a nessuno, così, come è giusto che sia.
Però, io stessa, mi sento legittimata a farlo: non devo lottare per scrivere quattro parole in croce, non devo portare i segni delle mie parole e probabilmente, non avrò neppure un confronto reale , su ciò che scrivo e penso.
Siamo così presi dal manifestare le nostre opinioni, da non riuscire neppure più ad 'opinare' , dalla furia di dover esserci: laddove uno stato, una frase, una foto con commento o un dito alzato si manifestano, proprio in quel momento, ci siamo noi, realizzati attraverso un pensiero orizzontale.
Che reclama consenso.
Perchè sentirci affini, diventa una questione di tasti cliccati e condivisioni battute.
In questi giorni sta succedendo qualcosa, a livello politico, qualcosa che io non capisco e molto probabilmente non posso capire.
Al gioco della politica moderna, non ci so giocare, non capisco le regole e un po' come a risiko, finisco sempre per rimanere in un pezzettino di mondo, con pochi cararmati, preda delle strategie altrui.
Hanno provato a spiegarmi le 'alleanze', ma la tendenza ad avvicinarmi emotivamente al perdente, non risulta produttiva: nella vita, come a risiko, quando qualcuno rimane con quattro territori, io, non riesco proprio ad attaccarlo, così cambio gioco e perdo.
Hanno anche provato a spiegarmi come funzionano i grandi partiti, nei quali confluiscono ex democristiani, ex comunisti, ex democratici di sinistra.
E pur trovando carina l'idea di un gruppo non omogeneo di persone, pronte a legiferare insieme, tutta la parte degli 'ex', mi ricorda un po' certe riunioni del liceo, quando ti rendi conto che praticamente tra i sedici ed i diciotto anni, tutti hanno baciato tutti e al contempo tutti, hanno sparlato su tutti, così, alcune parole, come 'coerenza' o 'sincerità' o un concetto come la 'predisposizione alla collaborazione', appaiono poco raggiungibili.
( Ma per fortuna, non si rimane sedicenni a vita e qualcuno si è salvato...)
Oggi, mi hanno spiegato anche, perchè non va bene che Cofferati sia uscito dal Pd. I social aiutano, ognuno ha un'idea al riguardo, c'è chi sostiene che il cambiamento debba avvenire dall'interno, e allora che senso ha andarsene e ricevere il 5 % dei voti.
C'è chi sostiene che abbia fatto bene, perchè Cofferati, è una brava persona.
C'è chi sostiene che'tanto sono tutti uguali'.
E poi, ci sono io, che invidio un po' tutte e tre le prese di posizione:
Invidio i primi, che non parlano con i propri familiari più stretti, non fanno un passo verso il prossimo, ma poi, pretendono che qualcuno cambi un insieme di persone, come, non si sa.
Invidio i secondi, perché non so neppure se io sono una brava persona, figuriamoci se posso sapere se lo sia Cofferati.
Ma soprattutto, invidio i terzi, perché essere qualunquisti è bello.
E facile.
E alla moda.
Ed eccoci qui, a parlare di libertà di espressione e consenso, quello che ottiene, chiunque si espone, ma non troppo, critica il prossimo, ma mai se stesso, pretende, ma non da ed infine giudica, attingendo in parte dal pensiero di questo, in parte dal pensiero opposto.
In questo caso, il dovere di esprimere il qualunquismo, è davvero un dovere?
E il diritto di critica fondato sulle idee di un altro, o di altri, o di altri che parlano a nome di altri ancora, è davvero un diritto?
E i social, che ruolo hanno?
Alle volte penso a come , fuori dal fruttivendolo del mio paese, ci fosse una piccola panca, sulla quale gli anziani si sedevano a chiccherare e fumare, più di una volta, quando fumavo, mi ci sono fermata anche io.
Finocchi biologici e catrame nei polmoni, bella accoppiata.
Poi un giorno, il verduraio ha tolto la panca.
Era divenuto un ritrovo e non più un passaggio.
Smettendo di essere un terzo luogo, detta all'americana, il verduraio, ha chiuso.
Al suo posto ha aperto un ferramenta e prima dell'insegna, ha riposizionato la panchina.
Ed ecco, l'importanza dei qualunquisti.
Il qualunquismo, fa girare il mondo.
Etichette:
antidepressivo,
ciao,
cofferati.,
idee,
pci,
pd,
pensieri,
psi,
ritardo,
social
sabato 17 gennaio 2015
I grandi amanti saranno sempre infelici. -- Cesare Pavese
![]() |
| Henri Cartier Bresson* |
I grandi amanti saranno sempre infelici,
perché per loro l'amore è grande
e quindi esigono dalla bien-aimée
la stessa intensità di pensieri ch'essi hanno per lei-
altrimenti si sentono traditi.
Cesare Pavese
* Una fotografia è un bacio, oppure uno sparo,
siamo d'accordo, antitesi della guerra.
Però mi è sempre piaciuto stravolgere un po' il senso delle cose,
come in fin dei conti, ho sempre preteso 'la stessa intensità di pensieri'.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)
