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martedì 17 gennaio 2017

Mattino.

La mia storia d'amore con le finestre non avrà mai fine, soprattutto con questa.
Una portafinestra, doppio battente, in legno, forse noce.
Una finestra, una portafinestra.

L'ho vista spalancata sul giardino che da tanta parte lo sguardo esclude ed include.
Due battenti aperti sul mio destino e sulle infinite possibilità che la vita poteva riservare, a me, per me.
Ancora una volta ancorata ad una finestra.

I vetri sporchi, pieni di ditate di mani piccine, una retina arancione presto sostituita da veli con foglie e ricami, veli vecchi, che avevo comprato per quella casa che un tempo sentivo così mia e che proprio il tempo ha dimostrato non essere mia.

Mi manca il sole.
Mi manca la mattina.
Mi mancano le mattinate assolate e l'una del pomeriggio, il caldo che entra nei riflessi e negli occhi, sulla pelle, sulle mani, fra i capelli, sui vestiti.
Il sole che si impossessa di tutto, senza appropriarsi di nulla.

Mi piacciono le luci del mattino che attraversano i vetri, mi fanno sentire serena.

Niente stelle al neon, niente universo, ma le luci del mattino hanno sempre quel suono che mi fanno sentire un eroe a tempo perso e gli ombrelli possono rimanere agli ombrellai, tanto, anche quando piove, non riesco a credere negli ombrelli.

Pochi mesi e tutto questo sarà finito, davvero finito. Non nutro buone sensazioni, ne ho di pessime, mi sento abbandonata a un destino che non volevo prendesse questa piega, speravo di poter aprire questi battenti per molto tempo ancora, pensavo di sentire serenità oltre al tempo delle luci del mattino.

Ho paura che tutto questo finisca ed ho timore di avere ragione. Mi sento un pesce fuor d'acqua. Non mi sento più a mio agio ed vorrei godere del momento, ma non ne sono capace, forse.

Soffro del distacco da un posto che ho sentito casa proprio mentre avevo abbandonato l'ultimo luogo che ho sentito mio.

Le chiavi, la porta, la luce, quell'aula grande sempre illuminata, che adesso mi manca, pur potendoci entrare in qualsiasi momento.

Io i posti li sento quando mi abbandonano, li sento salutarmi, sento il loro addio, sento che mi mancheranno prima ancora di perderli e non vorrei perdere questo.

Quella stanzina così piccola dove ho chiamato così tante voci per sapere se sarebbero mai diventate mani, volti, nomi, per me.

La panca dove ho fatto le cinque del mattino più di una volta.

I tasto che ho suonato per la prima volta, di nascosto e poi ho tentato di suonare svariate volte.

Le sedie che chiudo e quella che non riesco a far star su, quasi il mio peso fosse troppo, troppo a lungo.

Il pc che parte quando vuole lui.

Il bagno che ho lavato, i pavimenti che ho pulito ed i panchetti che tendo ad impilare per una qualche mia strana mania.

Mi manca questo posto, perchè non lo sento già più come lo sentivo tre mesi fa e se fra poco tutto finisce, io che faccio?
Lo saluto.

Ma rimarrà sempre nel mio cuore.

Un'esperienza bellissima.

Devo imparare a vivere tutto come un'esperienza senza cercare stabilità e serenità.

Devo imparare a vivere senza aspettative, con leggerezza.

Devo imparare.

E dove si può imparare, se non in una scuola?

venerdì 6 gennaio 2017

Prendiamola con Ironia.

Ultima settimana di ferie.
Ovviamente durante queste due settimane a casa non ho fatto nulla di quello che avrei dovuto:
il mio armadio è in disordine,
non ho preparato neppure uno scatolone,
nessun tipo di attività fisica, camminata con il cane a parte,
non ho cucinato ottimi dolcetti,
non sono stata al cinema,
ho studiato pochissimo,
non ho fatto tutto il volantinaggio che avrei voluto,
ho lavorato per due giorni,
non sono andata al mare,
non sono andata a trovare la mia vecchia zia,
non ho lavato la Ermy,
non ho sistemato l'ufficio,
non mi sono curata le mani,
non ho fatto la ceretta,
non ho scritto nessuna favola
e non sono uscita con il tipo con cui vorrei uscire.

Inoltre, grazie al mio simpaticissimo senso del dovere ed all'incapacità di delegare, mi sono occupata le ferie con almeno trenta impegni che avrei dovuto delegare.

Questa mattina mi sono svegliata all'alba per poter andare ad aiutare il figlio di un'amica che a breve avrà una  verifica di italiano (dopo una nottata a fare la tata...), ma mentre stavo uscendo di casa mi chiama la madre dicendo che il bimbo ha la febbre.
Cerco il lato positivo, mi metto a leggere sul letto.

Vado in cucina e non riesco ad aprire la caffettiera, ripiego sull'orzo.

Scopro di aver finito l'orzo solubile.

Vado a scuola in leggero anticipo, per poter riordinare le aule ed accendere il riscaldamento, ma una volta arrivata scopro di dover annullare tutti i recuperi perché l'insegnante non può venire.

Circa centocinquanta insulti da parte dei genitori dopo, esco, telefono alla mia Letteratadelcuore cercando conforto nei suoi racconti di vita romana.
Salgo in auto, inserisco le chiavi e mi rendo conto di voler comprare la ceretta per poter adempiere almeno ad un compito di quelli fissati nei confronti di me stessa.
Inserisco la sicura e scendo dall'auto.
Lasciandovi dentro, le chiavi, inserite.

Grazie al cielo lunedì torno al lavoro.


domenica 1 gennaio 2017

2016 l'anno della fine- 2017 l'anno degli inizi

Il 2016 è stato l'anno del ritorno.
E dell'addio.

Non ho scritto neppure post, ho perso varie password, ho mangiato tanto gelato al pistacchio, comprato troppe paia di scarpe con il tacco ed ho scoperto di avere un serio problema nei confronti dei sandali rasoterra, che non mi aiutano per nulla a slanciarmi e lasciano le mie caviglie preda di serpenti che potrebbero mordermi da un momento all'altro.
Per mia fortuna, o sfortuna che sia, non ho più vent'anni, non faccio l'amore ed i campi maggio fioriscono poco.
Non c'è un Orfeo, non c'è Don Chisciotte, non c'è più neppure Ulisse.
Ulisse era partito tanto tempo prima che io me ne accorgessi, se ne era già andato prima di intraprendere la sua cura di psicofarmaci e riposo, prima di chiamare il gatto 'Gabriel'come l'arcangelo e di scrivermi 'Ti amo' su spiagge lontane, vissute con qualcuno che non ero io.
Ulisse è stato male, ha sofferto e per molto tempo convinta di essere la causa del suo malessere, ho preso il nostro mondo sulle spalle e stretto la sua vita fra le mie mani, piangendo, la notte.
Ulisse andava protetto e tutelato, perché la sua crisi momentanea avrebbe potuto rovinargli la vita e non sarebbe stato giusto.
Nessuno ha pensato di proteggere e tutelare me.
Il 2016 è iniziato male e finito meglio: è iniziato con la paura di infliggere dolore ed è proseguito con la consapevolezza di averlo fatto.
Poi c'è stata lei, Circe, una donna così diversa da me da non riuscire a credere di poter appartenere allo stesso genere: bella, disinvolta, sicura.
Nulla a che vedere con la libraia part-time, nascosta dietro grandi lenti, divisa fra casa e cane, in cui mi sono trasformata.
Ho perso la persona con la quale sono cresciuta, ma non è stata Circe, è stato Cronos ; il tempo ci aveva mutati e non abbiamo pensato di avvisarci vicendevolmente.
Abbiamo preferito accumulare silenzi e mobili, credere in un sogno che era divenuto sonno.
Ho perso le mie amiche, quelle con le quali ho trascorso gli ultimi anni di risate e vino.
Non sapevo come spiegare quello che stavo vivendo e quando avrei avuto bisogno di loro c'era già un Oceano di mancanze a separarci.
Ho perso la 'mia' casa, che era la 'sua' casa e per molto è stata la nostra casa, senza virgolette che legittimino il termine.
L'ho saluta quella casa, l'ho salutata stanza per stanza ricordandone i mobili vecchi, le pareti colorate, i luoghi segnati da memorie d'amore e quelli segnati da dolori indelebili. Mi manca quella casa con la porta rotta, il cancello cigolante e la muffa alle pareti.
Ho perso tutte le foto, i ricordi, i miei scritti, ho perso tutto quello che il pc conteneva, compresa la fiducia.
Ho perso tutto non appena stava per divenire vero.

Sono cambiate tante cose e tante altre sono accadute.
Ho scoperto una sana e vera passione per il teatro che mi vede completamente diversa da quella che sono e al contempo, mi lascia libera di essere, quella che non sono mai.
Ho trovato calore, possibilità, ho trovato un mondo di libertà in cui la mia frivolezza non è censurata e la voglia di attenzione non è condannata.
Ho provato l'emozione del palco ed è stato bellissimo e sto provando la paura dello spettacolo, uno spettacolo bello, profondo, difficile, complesso, ma davvero nostro.
Ho conosciuto persone nuove che sono diventate amiche e quotidianità.
Ho ritrovato la mia amica Alpha che da un altro stato riesce a darmi la forza per essere esattamente come lei mi vede : indipendente e grandiosa.
Ho cambiato lavoro perché qualcuno, senza sapere bene come e perché, ha creduto di potermi dare una possibilità e dentro questa possibilità ci sono un'infinità di cose meravigliose che mi fanno alzare al mattino con la voglia di vivere e portare avanti una causa in cui credo davvero.
Ho comprato casa ed è strano almeno quanto è stato strano raggruppare gli oggetti di una vita in fretta e furia e gettarli dentro auto sconosciute e portarli in cantine, soffitte e case di altri.

Ho sacrificato tutto per il mio cane ed il mio gatto che non sarebbero resistiti ad una vita con un eroe che si dimenticava di dargli da mangiare.

Ho litigato molto.

Ho chiesto scusa, spesso.

Ho chiesto perdono senza che mi venisse dato.

Ho perdonato. Tanto. Tutto. A tutti.

Il 2016 è stato l'anno del perdono, quello in cui ho deciso davvero di comportarmi come avrei voluto che gli altri si comportassero con me, con la consapevolezza che molto probabilmente non accadrà mai.

Ho detto addio agli ultimi dieci anni di vita.

Ben arrivato 2017, con te, si inizia davvero.

giovedì 15 gennaio 2015

La piccolo botte dei desideri

Non so se avete letto l'iniziativa di quella donna che, per affrontare i giorni bui, decide di ricordare quelli luminosi. (Non troverò mai più il link, lo so).
Beh, che novità, quale donna, in fondo, non ricorda i giorni degni di essere vissuti, quale persona, non si è mai aggrappata con tutta se stessa al ricordo felice, per sopportare tutti quei momenti, che proprio, sembrano i più difficili da affrontare.
L'iniziativa carina però, della donna 'illuminata', è quella di scrivere ogni giorno, in una sola frase, qualcosa di bello, di felice, qualcosa che possa farle ricordare quel suo giorno, come un giorno ben speso, poi, gettare il biglietto in una botte per ripescarlo quando l'anima è in sussulto.
Ho deciso di trarne ispirazione.
Anche perché io, nelle botti, ci conservo i tappi delle bottiglie di vino, ma ogni volta che fisso quei tappi, mi rincorre il terrore della cirrosi epatica, nulla a che vedere con gioia , speranza e vita, insomma.

Il mio primo tentativo del ricordo di un momento felice del 15 gennaio 2015:
sono felice di dover studiare quello che devo studiare.

Poco importa se vivrò un mese infernale di ansia e panico, per poi dover affrontare l'esame che mi ridurrà in pezzettini, un'altra volta.
Sono davvero felice di studiare le trasformazioni linguistiche.

Penelope è propositiva.

mercoledì 31 dicembre 2014

Penelope a capodanno... Penelope tutto l'anno!

A che cosa serve avere un blog, se non a riempirlo di piccole, personali, storie, che non interessano a nessuno?
Ed eccomi qui, allora, a celebrare l'anno più bello della mia vita.
Perché questo, sotto tutti gli aspetti, è stato l'anno più bello della mia vita di giovane adulta.

Un anno completamente privo di certezze, di punti fermi, di oasi e porti sicuri:
il 2014 è stato l'anno del 'tutto per tutto', del mettersi in gioco, del 'o la va o la spacca', finemente rinominato
anno del CARPE DIEM .

Non ho trascorso un solo giorno del 2014 a piangermi addosso,
neppure uno a poltrire senza compiere nulla di costruttivo,
non c'è stato giorno in cui io non abbia imparato qualcosa di nuovo,
scolasticamente parlando, relazionalmente, umanamente e forse anche lavorativamente.

Non c'è stato un solo insulto che io non mi sia sentita gridare,
li ho ricevuti tutti, li ho analizzati
e forse per la prima volta, ho alzato le spalle e provato a vendere cara la pelle.

Non ci sono riuscita,
ma ci ho provato,
ed è già un successo.

In un paio di occasioni mi è mancato il cuore,
in altre, mi è tremato,
ho temuto di non tornare a casa,
ma grazie a un macchinista gentile,
sono sopravvissuta al treno
e anche piuttosto bene, direi.

Mi sono sentita incompresa, spesso,
ho sentito il peso degli sguardi stringersi attorno alla mia gola,
ma anni di attacchi di panico, 
mi hanno insegnato a gestire la mancanza d'aria
e così, sono ancora qui.

Ho gioito insieme alla mia migliore amica,
a 900 km di distanza,
per tutto ciò per cui era possibile gioire.
Ed abbiamo ironizzato su tutto ciò che era ironizzabile,
morte compresa,
per paura della paura 
o semplicemente per non lasciarci andare.

Credo di aver esagerato cinque o sei volte di troppo,
ma il mio angelo custode
e l'amore dei miei amici,
sono riusciti a salvarmi appena prima di cadere nel baratro del senso di colpa.

Ho detto addio alle sigarette e alla carne,
ai sorrisi di circostanza, ai limiti autoimposti
e obiettivo 2015 sarà lavorare su quelli semplicemente imposti.

Ho cambiato ordine ai miei libri almeno quattro volte 
e ogni occasione è stata catartica.

Mi sono innamorata di tutto e di tutti,
almeno tre volte
ed ho urlato amore in profonde valli di odio.

Ho riconfermato e trovato amicizie splendide,
alcune coltivate quotidianamente.
Ho quasi perso un'amica
a causa del mio brutto carattere
e dell'incapacità di dimostrare il bene in maniera'convenzionale'.

Ho avuto fede, 
o meglio,
la fede mi ha trovata. 
Ed è stato bellissimo.
Anche se ora mi toccano
battute su battute.

Ho scoperto cosa voglio fare nella vita.
Seriamente, intendo.
E mi dispiace deludere qualcuno,
ma non è vero che i titoli cambiano le persone,
i titoli, per me e per quelli come me,
sono solo titoli,
seguiti da due punti,
quello che conta è la sostanza del testo.

Ho profondamente,
disperatamente,
amato un uomo.
Non so come andrà a finire,
perché non si sa mai,
ma fra le sue braccia mi sono sentita a casa
e quella sensazione 
la porterò in me, per sempre.

Ho cambiato idea un numero considerevole di volte,
alcune in meglio, altre in peggio.
Ma ora so che la mia convinzione
'cane che abbaia non morde'
è sbagliata,
perché se il 90% delle volte ho ragione,
il 10% sono batoste dolorosissime.

Nel 2014 ho preso 7 kg,
ho mangiato cose decisamente buone,
in ogni parte di Italia,
ma porterò nel cuore la Puccia,
grande passione salentina.

Sono stata in grado di fare cose che non pensavo sarei riuscita a fare,
ho ottenuto splendidi risultati,
davanti a una sconfitta eclatante,
mi sono rimboccata le maniche, senza lamentarmi troppo.

Ho commesso diversi sbagli,
per alcuni sto ancora pagando,
per altri avrei voluto, ma non ho avuto modo.

Ho capito poco sul mondo,
ma molto su di me
e posso dire con serenità che,
a piccole dosi,
amo tutto,
senza limiti,
solo la  Sachertorte.

Per quanto riguarda i buoni propositi...
dovrei dimagrire, studiare, diventare più paziente e più gentile.
Dire meno parolacce.
Essere meno intransigente.
Non strapparmi le pellicine.
Interrompere la dipendenza da schiuma del capuccino.
Mettere quella crema per contorno occhi che mi ha regalato mia nonna, mattino e sera.
Muovermi di più e leggere di meno, 
perché se è vero che l'editoria italiana è in crisi,
è anche vero che non posso supportarla solo io.

Buon anno nuovo,
che sia bello per voi, come per me,
almeno la metà di come lo è stato il 2014.
Auguri.

Ps ...arriva per tutti il momento di smetterla,
smetterla di rincorrersi per il mondo come il gatto con il topo.