domenica 16 dicembre 2018

Debolezze.

Come si convive con la debolezza?
E come è giusto, se è giusto, proteggere gli altri dalle nostre debolezze?

Oggi mi sento fragile, così fragile da non riuscire a reggere la normalità delle cose, delle situazioni e delle persone che mi accompagnano da sempre. O da un po' meno di sempre.

Non mi sento all'altezza delle cose, delle situazioni e grazie al cielo almeno lavorativamente oggi sembra essere stata una giornata positiva, nonostante di fondo senta sempre un'incapacità enorme e l'impossibilità di risollevare le cose come vorrei.

Mi sento una pessima lavoratrice, una pessima figlia, una pessima amica ed una pessima compagna.

Non riesco assolutamente ad assolvermi e non sono in grado di evolvere. Sono ferma.
E insoddisfatta, di tutto.

Vorrei essere più presente in famiglia, cosa che non sono, ma anche diversamente presente: vorrei che le mie necessità fossero prese sul serio e non vorrei vivere il senso di colpa che vivo ogni volta che non riesco ad essere (o non voglio) all'altezza delle situazioni. Vorrei dei rapporti diversi con tutti che mi permettessero di ritagliare spazi non solo dovuti, ma anche voluti. Non si vive di solo lavoro, non si vive di soli doveri. Vorrei essere in grado di affermarmi senza sentirmi così in colpa o sbagliata e per quanto io abbia affrontato l'argomento tanto e a lungo, non è mai servito, mai abbastanza. Le cose non cambieranno e come consiglio sempre si deve imparare ad accettare anche ciò che non cambia. Ma non ci riesco. Bei consigli di merda che do alla gente!

Come amica sono distante e presa da me stessa ed oggi ho risposto malissimo alla mia migliore amica solo perché non supportava il mio vittimismo di fondo. Poi abbiamo fatto subito pace, ma intanto l'ho fatto. E non è giusto. Perché nonostante il brutto carattere sono sempre stata in grado di accettare la sua opinione e farne un ottimo uso, crescendo ed usando la sua visione come costruttiva. Invece oggi sono stata antipatica e nervosa e mi chiedo come faccia a volermi ancora bene dopo tutti questi anni.

Come compagna sono un casino pazzesco. Non c'è molto da aggiungere.

Non è una giornata facile, ma una giornata difficile di una settimana difficile di un mese difficile e non so, sto male, mi sento così debole da non sapere dove trovare le forze di affrontare questa settimana impegnativa e difficile. E poi, poi stasera vorrei qualcuno che cucinasse per me. E parlasse piano e mi accarezzasse i capelli. Stasera avrei bisogno di essere fragile e di essere accudita.
E invece non c'è nessuno ed io non riesco a mangiare perché la mia testa ancora una volta batte il mio stomaco ed allora, tutti a letto senza cena, che tanto, va bene così.

Debolezze ed altre pessime abitudini.

Come diventare egoisti. Vol 1

Vivi ogni giorno applicando i tuoi principi alla quotidianità.

Poi, inizia una relazione a distanza e diventa una super mega egoista che gioisce davanti alla possibilità che qualcuno stravolga la sua vita per tornare.

E allora tu ti metti lì a scegliere con cura le parole e le parole sono sempre difficili da trovare, soprattutto in momenti in cui anche tu non sai cosa vuoi.

Vuoi che torni, questo si, ma quanto è corretto dirlo?
Si può chiedere a qualcuno di tornare?
Si può chiedere alla persona che ami di rinunciare a qualcosa di sé, per te?

Me lo sto chiedendo da circa setti mesi e da circa sette mesi mi rendo conto di essere naturalmente egoista.

Io vorrei proprio prenderlo per la collottola e dirgli guardandolo negli occhi che deve tornare, prima di subito, perché ho voglia di averlo vicino, perché sarebbe tutto più facile, perché mi piace condividere le cose con lui (benché lo ritenessi improbabile, non perché lui sia lui, ma perché ormai la mia dimensione era prettamente individualistica) e perché ho voglia di potergli passare un dito su quelle fossette ai lati del sorriso ogni volta che mi vada.

Ma non lo faccio.

Perché non sarebbe giusto.
Per lui.
E per me.


Allora quando mi parla dell'eventualità di tornare io rimango vaga. Sorrido. Due battute. Scherzo.

E mi autoimpongo di rispettare le scelte di vita precedenti a me, perché questo si fa, questo è giusto: accettare, anche la distanza.

Ed io questa distanza l'accetto e la rispetto anche se la odio, anche se non ne posso più, anche se scherzare sulla distanza è divertente, ma mi ha stufata ed io sento questa enorme e profonda voglia di averlo vicino. Qui. Lì.

Se non volesse affrettare i tempi e non venire a vivere qui, lo capirei, lo accetterei, sarebbe bello provare le gioie di qualsiasi relazione con tempi e spazi propri.
Lo capirei anche se volesse venire subito qui e non andarsene più.

E lo capirei anche se non scegliesse di tornare.
Purtroppo.

Perché non posso dirgli chiaramente quanto lo vorrei qui perché improvvisamente sarebbe colto dalla paura che io non regga questa distanza quando invece l'accetto, la rispetto e la odio con tutta me stessa.

E allora anche oggi, mangiamoci un po' di fegato. Perché se ami qualcuno lo accetti. Ed accetti anche le sue scelte. Ed accetti anche i progetti di vita che non ti contemplano. Ed accetti le paure. Ed accetti le titubanze. Ed accetti che si macchi di continuo ed abbia una preferenza per le bottiglie di vino rosso costosissimo e di cotone ceruleo sbiadito.

Però, nonostante tutto, io vorrei che fosse qui. Anche se sarebbe sbagliato chiederglielo e forse è sbagliato pensarlo. Eppure sono naturalmente così, egoista.

sabato 8 dicembre 2018

Solitudini e compagnia.

 " Ne avevi proprio bisogno."

O comunque i peggiori rimangono quei commenti su come prima di avere il compagno fossi in cerca di chissà cosa. Come se prima fossi una folle in cerca di qualcuno che le desse ossigeno e motivo di vivere.

Ragà l'amore è tanto bello e fa tanto bene.

Ma non è che prima fossi una disadattata sociale eh. Ritmi e tempi diversi per carità, ma stai bene con qualcuno solo se sai stare bene da sola e sinceramente io da sola ci sono stata proprio bene.

Diverso, va bene, ma la libertà di decidere minuto per minuto che cosa fare dove la mettiamo?
Va bene che io in qualche modo continuo a conservare questo privilegio a discapito di una lontananza che ogni giorno pesa un po' di più, però non è che senza il 'moroso' sei la tristezza di vivere eh.

Partiamo dal presupposto che se vuoi bene a qualcuno vuoi vederlo felice secondo me, felice da solo o felice con qualcuno non cambia molto.
Per gli altri. Intendo.

Poi, personalmente, credo siano due felicità diverse ma di fondo uguali.

Ho avuto la fortuna di poter stare da sola, cosa che per chi saltella da una storia seria ad un'altra è difficile da capire, ma nello stare da sola e gestirsi la propria vita, si impara anche gradualmente a conoscere sé stessi, a capire i propri limiti, a capire cosa possa mancare e cosa si possa volere da qualcuno.

Se per tutta la vita hai qualcuno accanto, non saprai mai cosa ti possa rendere felice la domenica alle quattro del pomeriggio, magari tante volte lo vivi, ma non sai di cosa si stia parlando.

Per me e per quelli fatti come me, che di verità in tasca tanto non ne ho mai avute e mai ne avrò, il fatto di conoscersi è di per sé la possibilità di condividersi con altri. Nella solitudine impari cosa piace a te, non alla coppia, ma a te.

Nella solitudine ti comprendi e comprendi chi siano i tuoi amici, quali ritmi facciano per te, quali cose tu preferisca fare e quali attività invece siano solo facoltative.
Impari.

Impari così tanto che diventi selettivo probabilmente ed anche un po' rompicoglioni effettivamente, ma quantomeno sai chi sei e che cosa vuoi.

Poi si evolve.

Poi incontri quello che ti fa perdere la testa e proprio non credevi e allora le dinamiche evolvono come evolvi tu, ma quantomeno ti conosci per come sei stata quando non dovevi essere niente per nessuno.

Vuoi mettere?

L'inizio.

Che i rapporti siano strani, non sono la prima a sospettarlo, eppure, ogni volta, me ne stupisco.

I rapporti sono fatti di distanze e di limiti, così come di vicinanze e permessi, un po' come la quotidianità.

Io posso arrivare laddove non vado a tangere il prossimo.

Eppure i rapporti sono molto più strani della quotidianità, non esiste una vera routine, non esistono abitudini costanti, non esistono punti fissi, anche quando dovrebbero forse esserci, non esiste la chiarezza massima e non esiste neppure una vera e propria costante.

Io amo e non sopporto al contempo e sopporto e non tollero e poi quando mi chiedo come ci siamo arrivati qui, scoppio a ridere.

Ci sono giorni in cui mi sento soffocare e giorni in cui mi manchi come mi manca l'aria quando mi fai incazzare.

La costante c'è e la costante è che ti voglio e non me ne vado.

Non vorrei.

Potrei.

E questa è la differenza rispetto ai rapporti serie che ci sono stati prima di te ed hanno coinvolto grandi parole.

Prima, in qualche modo, non c'era via di scampo e quando c'era ho sempre scelto di allontanare la possibilità stessa di allontanarmi.

Con te, questo errore, non voglio che esista.

Io sono libera di andarmene in ogni momento e tu sei libero di non tornare in ogni momento.

L'indipendenza, questa grande amica che mi lascia la libertà di scegliere in ogni momento.
E in ogni momento, ho scelto di averti. Vicino,  a distanza, molto vicino, molto a distanza, troppo a distanza, troppo vicino.

Avevi il profumo più buono del mondo, lo hai cambiato, ma il tuo profumo rimane l'odore più buono del mondo.

E non so se è per quel tuo modo di sorridere o per il fatto che sei un po' strano, ma mi piaci.
Mi piaci anche quando non ti sopporto e vorrei tirarti una testata secca in fronte, come quando lavoravamo insieme e sospiravi come risposta ad ogni mio dubbio.

Le parti si sono ribaltate e trovare un equilibrio è stato strano.

Ho lavorato così tanto sulla mia persona e sul mio equilibrio individuale che il tuo arrivo mi ha spiazzata e continuo ad essere terrorizzata perché non so dove sia il limite fra l'essere disponibile e il sacrificio.

Mi chiedo di continuo se quello che faccio lo faccio per te o per me, mi chiedo se sia giusto o sbagliato e poi come sempre mi vengono in mente le tue mani ed allora alzo la voce e continuo ad amarti.

Tu che vivi questo mio bisogno estremo di indipendenza come un distacco dichiarato quando non può essere altro che una vicinanza estrema.

Nelle mie esperienze, quelle poche degne di un nome e di un numero da richiamare, non c'erano uomini come te. Quelli degni di essere ricordati, o quasi, sono pochi e così diversi da te da rendermi chiaro quanto io sia cambiata e quanto in fretta.

Uomini che avevano un estremo bisogno di affermarsi in quanto tali prima ancora di aver fatto i conti con sé stessi, uomini talmente disonesti col mondo da non sapersi raccontare neppure una verità, uomini fragili e nascosti dietro una parvenza di sicurezza che non gli è mai appartenuta.

Uomini che sostanzialmente hanno sempre ricercato in me qualcosa che di fondo annoiava anche me.

Uomini che hai conosciuto e che ancora mi chiedi come mi potessero piacere.

Potevano. Potevano in uno stato confusionale, in mezzo alla fragilità in cui mi hai conosciuta, potevano piacermi, prima, ma non adesso.

E tu, tu hai tutto quello che io trovo bello in un essere umano: la bontà, la l'allegria, il sorriso, la gioia, la fragilità, la forza, la sicurezza, l'amore, la naturalezza, l'intelligenza, lo stupore.

Ecco, magari pecchi in fiducia, ma può succedere.
Tutto sommato ci sta.

Tu, che hai raccolto tutto il coraggio che potevi avere e mi hai messa alle strette dopo anni di rapporti vani.

Tu col tuo modo di farti spazio dove spazio proprio non c'era.

Tu che 'posso baciarti o devo aspettare come al solito almeno tre ore?'.

E allora premiamo questa audacia e baciamoci pure.
Che anche i greci ti avrebbero premiato, figurati io, che dopo il primo bacio non sapevo neppure più dove guardare ed allora ho continuato a parlare di libri, proporzioni e arte greca.
E dopo il secondo ero già a farmi un esame sul fatto che potessi essere fuori luogo o poco etica.
Ma i sensi di colpa son durati giusto il tempo di un chinotto che tanto lo sapevo che sarebbe andata a finire così, lo sapevo fin da quando mi hai rimproverata del ritardo. Mentre io ero già dentro ad aspettarti.

E con te per la prima volta ho davvero messo in dubbio il fatto di poterti piacere perché sembrava che l'estetica non contasse e che ti interessasse davvero cosa dicessi.
Ed ore ad ascoltarmi, come per altro fai ancora per poi sorridermi.

Io non lo so se sia moralmente accettabile quello che sia successo, sicuramente è ancora un po' imbarazzante per me raccontare di come e di quando ci siamo conosciuti.

E poi è sempre pieno di gente che ama giudicare ciò che è successo e quando è successo e di come probabilmente tutto sia precocemente iniziato nonostante. Nonostante tu non mi filassi un granché.

Ora cambi versione perché hai questo dono per il quale devi far sentire gli altri speciali. Me compresa. E ci riesci. Anche troppo.
Mi hai messa su un tale piedistallo da riuscire spesso a non raggiungermi.

Mettimi più in basso che qui nessuno è santo.
E va bene la mia bellezza.
Pure l'intelligenza ammesso che non la veda solo tu.
E anche l'etica e tutto il resto.

Ma essere messi in soggezione da me è proprio folle.
Tranne quando voglio mettere qualcuno in soggezione perché a quel punto sono piuttosto brava, ma non l'ho fatto con te.

Almeno non dopo le prime tre sere trascorse insieme.

I rapporti sono strani.

Io non cercavo te e tu non cercavi me e non era proprio il momento giusto.

E poi ci sono momenti in cui penso che in realtà, non ci fosse momento più giusto.
Non ti aspettavo, non mi aspettavi. E non ci credevo, ma poi ci ho creduto. E pare anche tu, a tratti.

Io tanto un amore facile, non l'ho mai voluto.
Di quelli con un bel finale allegro e senza troppe complicazioni.
Che sembro una banale fidanzata?
No dai. No.

Vuoi mettere l'attesa? E la voglia di vederti? E quegli ultimi dieci metri prima di cercarti con lo sguardo? E quando finalmente ti vedo? E la gioia nel sapere che sei con me per tante ore? E quella sensazione nello stomaco la sera prima di un aereo?
Ecco, per esempio.

La gioia di vederti come se fosse la prima volta, dopo tutto questo tempo.
Beh, forse non proprio la prima volta e neppure la seconda ecco.

Però diciamo, la voglia di vederti come la prima volta che ci siamo rivisti...
...vabbè facciamo prima a riassumere che è un po' come la prima volta che siamo usciti insieme, ecco.

E gli inizi sono strani, sono sempre belli e con te ogni volta, è come ri-iniziare, ma non dal principio, anche perché al principio io avevo dei tacchi troppo alti e tu eri decisamente rigido, ma dal dopo, dall'inizio, ma con un dopo, sempre, di continuo.

E non sai quanto io ringrazi il cosmo per questa sensazione stasera e per la voglia di vederti che mi fa tremare le gambe sotto al tavolo (la gamba che tanto seduta composta non ci sto stare) e per il fatto che tu sia esattamente come sia, diverso, da tutti gli altri uomini.

giovedì 6 dicembre 2018

Questione di utero.


"Non sopporto il maschilismo perché siamo tutti nati da una donna."


Ottimo motivo.
Grazie per averlo comunicato proprio a me che di figli non ne ho e non perché non ne desideri ardentemente uno o non possa crescerlo o non abbia un compagno o non desideri averlo con lui.

Ebbene si: ci sono donne che non sono capaci ad avere dei figli.
Svelata una grande, incomprensibile, verità.

Non siamo tutte predisposte geneticamente alla riproduzione.

Che dobbiamo fare?
Che ci dovete fare?

Il rispetto di un essere umano non dipende dallo stato dei suoi ovuli o dalla  velocità degli spermatozoi.

In fin dei conti nessuno rispetta un uomo per la sua capacità di fecondare un ovulo, non capisco quindi perché il rispetto di una donna debba dipendere dalla sua capacità di far fuoriuscire un essere umano dalla sua vagina.

Magico.

Assurdo.

Meraviglioso.

Il mistero della vita e la capacità umana di riprodursi, non sembra vero che dall'unione di un uomo ed una donna possa nascere la vita e che nel corso di 39 settimane ci sia un cuore, un cervello, due occhi, delle dita, dentro qualcuno. Un enorme, enorme, enorme miracolo.

Questo per dire che io stessa mi stupisco e mi emoziono pensando alla nascita.

Tuttavia non credo che sia l'unico motivo per il quale essere contrario ad un maschilismo che comunque stai affermando dicendo una frase come quella di cui sopra.

E se una donna non sa farlo? Non può farlo?

Che succede?

Non è degna di rispetto?Può essere discriminata? Non sarà mai una madre?

Nel momento in cui io cresco un figlio, ne sono madre.
Così come quando insegno musica ad un bambino, ne sono l'insegnante.

Succede così. Automaticamente. Non è questione di parto, sono dati di fatto.

Che solo alcuni scorgono e sanno leggere ed altri nonostante tutto, nonostante la mente aperta ed il buonismo, continueranno a vederli come dati corretti, risultati ottenuti per mano di una calcolatrice, senza sforzo alcuno.

Peccato che ad alcuni i figli nascano meglio che ad altri, senza che per forza debbano averli desiderati o voluti o cercati, peccato che capitino e basta. Ma per averlo un figlio, quando non puoi fartelo tu, allora devi dimostrare di meritartelo.

Devi mostrare il tuo reddito, la tua buona persona, la tua dignità di essere umano, l'affidabilità, la serietà, la volontà, devi diventare un ottimo genitore sulla carta, su tante carte, per tanto tempo e poi forse sì, lo puoi diventare un genitore, ma sempre e solo sulla carta finché qualcuno non ti considererà comunque un vero genitore perché quel figlio per il quale hai pianto e lottato come piangono e lottano le partorienti durante il travaglio, non è uscito tu e non ti assomiglia.

Se il tuo corpo si deforma perché è pieno di vita, tu sei una madre, se il tuo corpo si deforma dalla voglia di averlo un figlio, non la sei comunque.

Se riesci a rimanere incinta, nessuno mette in dubbio il tuo diritto di partorire tuo figlio e tenerlo accanto a te, se tu lo cerchi in giro per il mondo, non sei pronta, perché devi pensarci bene ed è un peso troppo grande da affrontare.

Se lo dici poi, che stai cercando un bambino, tutti si aspettano che tu stia avendo un'intensa attività sessuale e nessuno pensa al fatto che la sera non si faccia l'amore perché sei persa nella burocrazia di uno stato che abusa della tua incapacità.

Anche se sai che in giro per il mondo da qualche parte magari tuo figlio è già nato e sta aspettando te e tu non puoi prenderlo per mano dicendogli che va tutto bene e portartelo nel lettone per spostarlo nel lettino ikea che hai da anni ormai e poi pensi che tanto in quel lettino non ce lo metterai mai perché vaffanculo anche l'educazione, dopo tante lotte, te lo terresti nel lettone anche con i suoi piedini impiantati nelle costole.

E la voglia di maternità che non ti levi da dentro. Mentre dentro, continui ad essere vuota.

Ma si, le donne che si rispettano, sanno procreare. Giusto?

martedì 13 novembre 2018

Palline di Natale e distanze.

Non scrivo da tanto, o meglio, scrivo, tanto, ma non qui. Ho ricominciato a tenere regolarmente un diario nel quale annoto sentimenti, stati d'animo, irrazionalità, paure...segreti no, perché ormai ho capito che io ed i segreti saremo sempre inconciliabili.
Mi terrorizzano i segreti.
Quelli degli altri.
Ed i miei.
Mi spaventa avere o pensare qualcosa che non sia esplicito e comprensibile per gli altri, mi fa paura perché ho sempre il terrore di essere fraintesa o interpretata male e allora, proprio da qui, nasce la mia schiettezza.
Meglio dieci parole in più che una in meno.
Meglio mostrarsi per quello che siamo senza troppa volontà di apparire migliore.
Ovviamente anche io tendo spesso ad apparire migliore di ciò che sono, per dovere o per piacere che sia, ma dura poco, perché non è nelle mie corde. O nei miei tasti. Ma in fin dei conti credo di avere più corde che tasti, sono tablabile se si potesse pensare ad un neologismo non consueto.
Eccallà questa sono e questo dimostro.

Eccallà.

Come il mio cane che non si vergogna nel provare rabbia o gelosia e manifesta sentimenti dei quali gli esseri umani si vergognano e tentano di camuffare senza troppe capacità.

Un qualsiasi copione non basta, prima o poi esce la persona dal personaggio e vivere di personaggi è tremendamente difficile. Chiedetelo ai pochi che fanno gli attori e che ad un certo punto, diventano attori e sono attori senza poter tornare indietro.

Dovrei studiare, a proposito di copioni.

Non riesco a farlo, dimentico battute che io stessa ho scritto e mi chiedo come sia possibile scordare qualcosa che si sapeva così bene.

Probabilmente perché ultimamente sono ripartita da zero.
Una tabula rasa.
Una spiaggia appena rastrellata.

Ho ricominciato tutto. Come se non avessi mai avuto un tutto, come se non avessi amato mai.
Perché in fin dei conti solo questo mi sembra davvero rispettoso nel momento in cui scegli e vuoi vivere qualcosa di bello: viverlo come se non avessi mai vissuto prima.

Cancellando il passato che ritorna come insegnamento e non come nostalgia, come paragone per i propri sbagli e non come misura di chi hai adesso, ora, in questo momento, accanto.

Ho paura del paragone,
mi sono sentita paragonata.
mi ha fatto soffrire, molto.
Trovo che sia una mancanza enorme e una forma di sadismo che priva di tranquillità, ma poi, io sono io ed ormai non posso più tornare indietro. Ciò che sono ormai è stato ed allora, poco importa il resto.


Mi sono sentita perfino insicura, ma la presenza delle amiche di sempre e della mia famiglia mi ha aiutata a ricordarmi chi sono e come sono.

Non sarò mai un'altra, neppure volendo, non che io lo voglia.


La mancanza di chiarezza porta all'insicurezza, come i segreti e le cose non dette, come i paragoni e le battute lette su un display che non è il tuo.

Ci sono atti di dolore tremendi che spiegati ad alta voce risultano così banali da non avere importanza e poi c'è chi li capisce fino in fondo e ti sta accanto chiarendoti che se fa male, non è amore.


Il tempo di calibrarsi, sì. Ma ci sono cose che sono cose e ci sono cose che sono pugnalate nel costato.


Succede, l'importante è non perdersi.


Ricordarsi chi siamo, ricordarsi la chiarezza, ricordarsi cosa vogliamo e saper dire ad un certo punto : "Io voglio questo e tu non sai darmelo." nell'eventualità che nonostante tutto, il dolore non passi e ti riduca in uno stato pieghevole, manco fossi una sedia ikea.


Succede e può succedere.

Nessuno sa cosa aspettarsi, nessuno sa davvero chi ha davanti, solo il tempo, la voglia e la percezione perché in fin dei conti le sensazioni sono mezze verità.


E poi di fondo, trovare qualcuno in grado di proteggerti anche da sé stesso, dal passato, dai dolori, dalle mancanze, dai vizi, dalle paure.

Amore è protezione, per me, che mi arrabbio quando sento chi amo soffrire.
Amore sarà altro, per altri.
Amore è cercare un punto comune.
Amore è impazzire per le palline di Natale online.
Amore è anche diversità.
Amore è l'intelligenza di ammettere quando si sbaglia e tentare di rimediare, amore è dirsi come si è, senza storie o bugie o abbellimenti vari, amore è saper ammettere che ci siano degli sbagli che si rifaranno e chiusure preimpostate, amore è voglia di cambiare rimanendo sé stessi, solo un po' più veri, solo meno dolorosi.

O no?

venerdì 7 settembre 2018

Stima.

Se perdi la stima di qualcuno, perdi la voglia di quel qualcuno.
Senza stima i rapporti non esistono, sono superficiali e non sono veri rapporti, per me.

Stima e sincerità per me vanno di pari passo.

La sincerità è quella che ti salva dai fraintendimenti, dalle paure, dalle ansie, dalle possibili sofferenze.

Chiarezza.

E quando senti che la chiarezza manca?

Fiducia, va bene, ma fa male dopo un po'.


Vorrei potermi abbandonare come ho fatto, totalmente, e vivere così.

Sarebbe bello.