Che i rapporti siano strani, non sono la prima a sospettarlo, eppure, ogni volta, me ne stupisco.
I rapporti sono fatti di distanze e di limiti, così come di vicinanze e permessi, un po' come la quotidianità.
Io posso arrivare laddove non vado a tangere il prossimo.
Eppure i rapporti sono molto più strani della quotidianità, non esiste una vera routine, non esistono abitudini costanti, non esistono punti fissi, anche quando dovrebbero forse esserci, non esiste la chiarezza massima e non esiste neppure una vera e propria costante.
Io amo e non sopporto al contempo e sopporto e non tollero e poi quando mi chiedo come ci siamo arrivati qui, scoppio a ridere.
Ci sono giorni in cui mi sento soffocare e giorni in cui mi manchi come mi manca l'aria quando mi fai incazzare.
La costante c'è e la costante è che ti voglio e non me ne vado.
Non vorrei.
Potrei.
E questa è la differenza rispetto ai rapporti serie che ci sono stati prima di te ed hanno coinvolto grandi parole.
Prima, in qualche modo, non c'era via di scampo e quando c'era ho sempre scelto di allontanare la possibilità stessa di allontanarmi.
Con te, questo errore, non voglio che esista.
Io sono libera di andarmene in ogni momento e tu sei libero di non tornare in ogni momento.
L'indipendenza, questa grande amica che mi lascia la libertà di scegliere in ogni momento.
E in ogni momento, ho scelto di averti. Vicino, a distanza, molto vicino, molto a distanza, troppo a distanza, troppo vicino.
Avevi il profumo più buono del mondo, lo hai cambiato, ma il tuo profumo rimane l'odore più buono del mondo.
E non so se è per quel tuo modo di sorridere o per il fatto che sei un po' strano, ma mi piaci.
Mi piaci anche quando non ti sopporto e vorrei tirarti una testata secca in fronte, come quando lavoravamo insieme e sospiravi come risposta ad ogni mio dubbio.
Le parti si sono ribaltate e trovare un equilibrio è stato strano.
Ho lavorato così tanto sulla mia persona e sul mio equilibrio individuale che il tuo arrivo mi ha spiazzata e continuo ad essere terrorizzata perché non so dove sia il limite fra l'essere disponibile e il sacrificio.
Mi chiedo di continuo se quello che faccio lo faccio per te o per me, mi chiedo se sia giusto o sbagliato e poi come sempre mi vengono in mente le tue mani ed allora alzo la voce e continuo ad amarti.
Tu che vivi questo mio bisogno estremo di indipendenza come un distacco dichiarato quando non può essere altro che una vicinanza estrema.
Nelle mie esperienze, quelle poche degne di un nome e di un numero da richiamare, non c'erano uomini come te. Quelli degni di essere ricordati, o quasi, sono pochi e così diversi da te da rendermi chiaro quanto io sia cambiata e quanto in fretta.
Uomini che avevano un estremo bisogno di affermarsi in quanto tali prima ancora di aver fatto i conti con sé stessi, uomini talmente disonesti col mondo da non sapersi raccontare neppure una verità, uomini fragili e nascosti dietro una parvenza di sicurezza che non gli è mai appartenuta.
Uomini che sostanzialmente hanno sempre ricercato in me qualcosa che di fondo annoiava anche me.
Uomini che hai conosciuto e che ancora mi chiedi come mi potessero piacere.
Potevano. Potevano in uno stato confusionale, in mezzo alla fragilità in cui mi hai conosciuta, potevano piacermi, prima, ma non adesso.
E tu, tu hai tutto quello che io trovo bello in un essere umano: la bontà, la l'allegria, il sorriso, la gioia, la fragilità, la forza, la sicurezza, l'amore, la naturalezza, l'intelligenza, lo stupore.
Ecco, magari pecchi in fiducia, ma può succedere.
Tutto sommato ci sta.
Tu, che hai raccolto tutto il coraggio che potevi avere e mi hai messa alle strette dopo anni di rapporti vani.
Tu col tuo modo di farti spazio dove spazio proprio non c'era.
Tu che 'posso baciarti o devo aspettare come al solito almeno tre ore?'.
E allora premiamo questa audacia e baciamoci pure.
Che anche i greci ti avrebbero premiato, figurati io, che dopo il primo bacio non sapevo neppure più dove guardare ed allora ho continuato a parlare di libri, proporzioni e arte greca.
E dopo il secondo ero già a farmi un esame sul fatto che potessi essere fuori luogo o poco etica.
Ma i sensi di colpa son durati giusto il tempo di un chinotto che tanto lo sapevo che sarebbe andata a finire così, lo sapevo fin da quando mi hai rimproverata del ritardo. Mentre io ero già dentro ad aspettarti.
E con te per la prima volta ho davvero messo in dubbio il fatto di poterti piacere perché sembrava che l'estetica non contasse e che ti interessasse davvero cosa dicessi.
Ed ore ad ascoltarmi, come per altro fai ancora per poi sorridermi.
Io non lo so se sia moralmente accettabile quello che sia successo, sicuramente è ancora un po' imbarazzante per me raccontare di come e di quando ci siamo conosciuti.
E poi è sempre pieno di gente che ama giudicare ciò che è successo e quando è successo e di come probabilmente tutto sia precocemente iniziato nonostante. Nonostante tu non mi filassi un granché.
Ora cambi versione perché hai questo dono per il quale devi far sentire gli altri speciali. Me compresa. E ci riesci. Anche troppo.
Mi hai messa su un tale piedistallo da riuscire spesso a non raggiungermi.
Mettimi più in basso che qui nessuno è santo.
E va bene la mia bellezza.
Pure l'intelligenza ammesso che non la veda solo tu.
E anche l'etica e tutto il resto.
Ma essere messi in soggezione da me è proprio folle.
Tranne quando voglio mettere qualcuno in soggezione perché a quel punto sono piuttosto brava, ma non l'ho fatto con te.
Almeno non dopo le prime tre sere trascorse insieme.
I rapporti sono strani.
Io non cercavo te e tu non cercavi me e non era proprio il momento giusto.
E poi ci sono momenti in cui penso che in realtà, non ci fosse momento più giusto.
Non ti aspettavo, non mi aspettavi. E non ci credevo, ma poi ci ho creduto. E pare anche tu, a tratti.
Io tanto un amore facile, non l'ho mai voluto.
Di quelli con un bel finale allegro e senza troppe complicazioni.
Che sembro una banale fidanzata?
No dai. No.
Vuoi mettere l'attesa? E la voglia di vederti? E quegli ultimi dieci metri prima di cercarti con lo sguardo? E quando finalmente ti vedo? E la gioia nel sapere che sei con me per tante ore? E quella sensazione nello stomaco la sera prima di un aereo?
Ecco, per esempio.
La gioia di vederti come se fosse la prima volta, dopo tutto questo tempo.
Beh, forse non proprio la prima volta e neppure la seconda ecco.
Però diciamo, la voglia di vederti come la prima volta che ci siamo rivisti...
...vabbè facciamo prima a riassumere che è un po' come la prima volta che siamo usciti insieme, ecco.
E gli inizi sono strani, sono sempre belli e con te ogni volta, è come ri-iniziare, ma non dal principio, anche perché al principio io avevo dei tacchi troppo alti e tu eri decisamente rigido, ma dal dopo, dall'inizio, ma con un dopo, sempre, di continuo.
E non sai quanto io ringrazi il cosmo per questa sensazione stasera e per la voglia di vederti che mi fa tremare le gambe sotto al tavolo (la gamba che tanto seduta composta non ci sto stare) e per il fatto che tu sia esattamente come sia, diverso, da tutti gli altri uomini.
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