lunedì 5 giugno 2017

Non le mani, ma i polsi.

Mi infastidisce la tua noncuranza, ecco, cosa avrei voluto dirti.
Ascoltami e se non vuoi ascoltare le mie parole, ascolta le mie mani, mentre si muovono, focus e bios del mio personaggio.
Indossa i tuoi coturni e disegnami un esagerato neo sul volto, prima che indossi la mia parrucca enorme e destabilizzante.
Ho bisogno di avere una sigaretta in mano, per non perdermi e ridere delle continue cazzate che compio.
Il tuo maglione blu, nel quale mi sono avvolta con discrezione, mentre il collo mi prudeva.
Il cambiamento è la chiave di tutto e chiunque ne abbia paura è un codardo: avevo paura di perdere il controllo, me e la mia giovinezza.
Vorrei i capelli rossi.
Com'era quella storia delle ferite? Dobbiamo cercare la vera causa dell'infezione e poi lasciarla guarire in profondità senza rovinarne la superficie.
Non sono le mani, sono i polsi, che si muovono veloci e la voce nelle spalle e poi nel collo.
Il baricentro è spostato verso il fianco destro, leggermente però.
Non ci sarai, io so che tu non ci sarai eppure ti cercherò nel pubblico, senza approvazione, ma cercando in quello che provo per te, la forza per comunicare ad altri emozioni che sono solo mie.
Gli inizi sono sempre meravigliosi, poi il resto è una chiavica se è una chiavica.
Forse io la sono stata, sai? Non avrei voluto però.
Il futuro romantico che sogno dentro di me? qualcuno con cui avrò sempre voglia di parlare e che avrò sempre voglia di ascoltare.

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