Sabato mattina, mi sveglio con il rumore della tv rimasta accesa da ieri sera e il mio buongiorno è segnato da Benedetta Parodi che sorride cucinando non so quale parte di non so quale animale.
Cosa avrà da sorridere maneggiando qualcosa che era vivo ed ora non lo è più?
Il gatto mi calpesta e si sdraia sulla mia schiena, è insistente, invadente e tremendamente egocentrico.
Chiunque varchi la soglia, si ritrova obbligato a coccolarlo, mi chiedono se gliel'ho insegnato io, ma credo ci sia anche un fattore naturale di indole.
Ho già bevuto un bicchiere di caffè svuotando la mia nuova caffettiera gialla, da sei persone, ma ancora non mi sento sveglia. So che dovrei prepararmi al volo, ma le mamme continuano a chiamarmi per sapere se lunedì facciamo ponte. No, non lo facciamo.
Ho appeso tre calendari, uno arriva con l'iscrizione, tendo a ribadire i giorni di chiusura allo sfinimento, ma qualche volta non basta.
Fra poco la tata susina entra in azione e poi di corsa diventerò nuovamente io, con una delle mie migliori amiche accanto, dalla voce sempre presente, dal consiglio pronto, ma che mi manca sempre.
Condividiamo un tatuaggio e un numero indefinito di disagi mentali, serie tv, uomini sbagliati e prospettive poco probabili.
Mi chiedo che madre sarei stata io, se i tre giorni lontani da un figlio siano sofferenza per il figlio o per il genitore. Rifletto su un giudizio morale.
I separati esistono, così come esistono bambini che gioiscono quando comprendono che la sofferenza di un genitore sarebbe stata legata alla loro presenza. Sono fondamentalmente convinta che sia meglio avere i genitori separati che infelici.
Poi mi domando quanto della mia esperienza personale e della mia infelicità possa essere legata a dei cedimenti.
Mi sono accorta che i rapporti stabili non sono così stabili a sette anni e mi porto dentro il dubbio.
Non so se sia per questo che non riesca a trovare disdicevole un concetto di coppia che non sia per forza legato.
Per indole, forse la stessa del mio gatto, sono fedele e ricerco in una sola persona tutto quello che desidero, ma così facendo, ho sempre sottoposto gli altri ad uno stress emotivo altissimo, che crea sofferenza e senso di inadeguatezza.
Mi aspetto totale comprensione ed apertura, senza una mia effettiva esposizione diretta.
Sarei stata una madre ansiosa ed opprimente, si, sicuramente.
Una di quelle che trasmette le proprie insicurezze .
Non sarei stata pronta, non sarei stata in grado, sono un'egoista.
Guardo il mio cane e penso di aver sospinto su di lui tutti i lati che nascondo più o meno bene, dentro di me.
La paura, le ansie, la timidezza, la voglia di essere scusata perennemente.
Ieri la cassiera della banca mi ha chiesto se ero io quella sul giornale, come fosse la vita da attrice.
E che cosa ne posso sapere io, che attrice non la sono?
Ci provo, a tratti.
Oppure, in quei pochi istanti smetto di fingere e sono vera.
Maschere, contromaschere.
So chi sono, so cosa voglio, so chi ho scelto e neppure la paura del rifiuto mi frena.
Solo, che tutto questo non mi piace.
E se Penelope rimanesse sulla sua isola, lontana da tutti?
Se preferisse stare nascosta nel riflesso di una finestra accostata, senza che la luce le oscuri la vista?
Se fra la passione e il dolore, scegliesse un'astinenza?
O forse, semplicemente, scegliesse di non scegliere.
Non scegliere.
Sempre di scelte si parla.
sabato 22 aprile 2017
venerdì 21 aprile 2017
Attenzioni.
Io le regole del poker non le conosco,
ma se cali quattro assi tutti di un colore solo,
so che hai barato.
Bari al tavolo e bari con me, tirando fuori dalla manica le più incredibili scuse.
L'altro giorno parlavo di Delitto e Castigo con qualcuno e mi è venuta in mente una semicitazione, o forse meglio, un ricordo di poche righe: il protagonista era o credeva di essere monitorato dalla polizia, ma nessuno conosceva ancora il suo crimine.
Nessuno, tranne sé stesso.
Dimmi, tu lo conosci il tuo crimine?
SI.
Lo conoscevi nel commetterlo e nel raccontarmi storie divertenti che mi facevano ridere senza prestare attenzione ai dettagli.
Tu sei un universo di dettagli mentre io sono così disattenta da non ricordare qualche volta, neppure il colore dei tuoi occhi.
I classici non sono pesanti come si crede che siano, questo mi hanno detto in questa settimana che di letterario ha avuto ben poco.
Vero, ho risposto.
C'è un pregiudizio nei confronti dei classici russi.
Sai verso chi non c'è un pregiudizio?
Verso di te e le tue carte.
Male, molto male, avrei dovuto averlo.
Stasera mangio il cous cous e aspetterò le undici e trenta.
Tu non arriverai ed io mi addormenterò.
Sarai in ritardo in balia delle scuse alle quali neppure tu riesci a credere ormai.
Non ti risponderò.
Non è più tempo di bandiere appese e poi gli anni sai, non ti aspetto più...
ricordi come finisce l'Alighieri, vero?
P.
ma se cali quattro assi tutti di un colore solo,
so che hai barato.
Bari al tavolo e bari con me, tirando fuori dalla manica le più incredibili scuse.
L'altro giorno parlavo di Delitto e Castigo con qualcuno e mi è venuta in mente una semicitazione, o forse meglio, un ricordo di poche righe: il protagonista era o credeva di essere monitorato dalla polizia, ma nessuno conosceva ancora il suo crimine.
Nessuno, tranne sé stesso.
Dimmi, tu lo conosci il tuo crimine?
SI.
Lo conoscevi nel commetterlo e nel raccontarmi storie divertenti che mi facevano ridere senza prestare attenzione ai dettagli.
Tu sei un universo di dettagli mentre io sono così disattenta da non ricordare qualche volta, neppure il colore dei tuoi occhi.
I classici non sono pesanti come si crede che siano, questo mi hanno detto in questa settimana che di letterario ha avuto ben poco.
Vero, ho risposto.
C'è un pregiudizio nei confronti dei classici russi.
Sai verso chi non c'è un pregiudizio?
Verso di te e le tue carte.
Male, molto male, avrei dovuto averlo.
Stasera mangio il cous cous e aspetterò le undici e trenta.
Tu non arriverai ed io mi addormenterò.
Sarai in ritardo in balia delle scuse alle quali neppure tu riesci a credere ormai.
Non ti risponderò.
Non è più tempo di bandiere appese e poi gli anni sai, non ti aspetto più...
ricordi come finisce l'Alighieri, vero?
P.
mercoledì 5 aprile 2017
Somiglianze.
-Non capisce l'ironia- dice un'alunna.
La guardo, sorrido e confermo.
Non capisce l'ironia e siamo troppo formali.
-Son musicisti - rispondo.
-Anche noi se è per questo- ride.
Ha sedici anni e mi assomiglia tantissimo con gli occhi truccati e abiti al di sopra delle mode del momento, l'ansia e la paura di non essere all'altezza, la frustrazione del non essere corrisposta e una sensibilità che emerge nella traduzione.
Le voglio bene e la sento vicina come solo chi è apparentemente frangibile si possa sentire.
Ha un animo meraviglioso ed è decisamente molto più giovane di me.
Mi manda i messaggi del tipaccio che la rinnega.
Vaglielo a spiegare che è troppo bella e intelligente per lui.
Io, che mi sento una quindicenne sciocca quando c'è lui in giro,
che mi guarda fare la treccia a una bambina e mi trova del tutto fuoriluogo.
Come in fin dei conti mi sento, sempre.
Ma poi c'è questa alunna così empatica da ridere del mio tocco quando busso per avvisare la fine o l'inizio.
E non mi sento più così a disagio.
...è un posto magico.
La guardo, sorrido e confermo.
Non capisce l'ironia e siamo troppo formali.
-Son musicisti - rispondo.
-Anche noi se è per questo- ride.
Ha sedici anni e mi assomiglia tantissimo con gli occhi truccati e abiti al di sopra delle mode del momento, l'ansia e la paura di non essere all'altezza, la frustrazione del non essere corrisposta e una sensibilità che emerge nella traduzione.
Le voglio bene e la sento vicina come solo chi è apparentemente frangibile si possa sentire.
Ha un animo meraviglioso ed è decisamente molto più giovane di me.
Mi manda i messaggi del tipaccio che la rinnega.
Vaglielo a spiegare che è troppo bella e intelligente per lui.
Io, che mi sento una quindicenne sciocca quando c'è lui in giro,
che mi guarda fare la treccia a una bambina e mi trova del tutto fuoriluogo.
Come in fin dei conti mi sento, sempre.
Ma poi c'è questa alunna così empatica da ridere del mio tocco quando busso per avvisare la fine o l'inizio.
E non mi sento più così a disagio.
...è un posto magico.
domenica 2 aprile 2017
Intimità.
Una domenica solitaria.
Cucino per me.
Ho stappato una bottiglia di rosso, tagliato i fagiolini e acceso una candela.
Un po' di musica, che ormai è il sottofondo di tutta la mia vita.
Una bella domenica solitaria.
Cucino per me.
Ho stappato una bottiglia di rosso, tagliato i fagiolini e acceso una candela.
Un po' di musica, che ormai è il sottofondo di tutta la mia vita.
Una bella domenica solitaria.
giovedì 30 marzo 2017
Chele.
Sono nata a giugno, col caldo, il sole, il mare e una pessima luna.
Sono nata a giugno e sono nata del cancro.
Sono anni che mi sento ripetere quanto questo segno mi caratterizzi e quanto io sia lunatica, sensibile, attaccata ai sentimenti, agli affetti, sognatrice, amante ed illusa.
Sono anni che provo a ribattere, ma non mi è possibile perché nonostante la mia voglia di contrastare, le stelle dicono il vero, sono un'illusa, piagnucolona e volubile.
Che palle essere come sono!
Ormai ci ho fatto l'abitudine, ma in certi giorni, vorrei prendere le distanze da me stessa e non sentire tutte le cose che sento e non soffrire tutto quello che soffro, vorrei poter non stare con me stessa e invece, ci devo stare.
Oggi ho ricevuto una pessima notizia sul lavoro che mi ha fatto fare i conti con il fatto che la morte sia morte, esista, ci sia e tocca tutti, prima o poi.
Non so come potrei reagire.
La sofferenza nel non poter più toccare, vedere, sentire, una persona che amo.
Di tutti i sensi, il tatto è quello che detesto di più, tatto e gusto, forse.
Non tocco spesso le persone, neppure quelle che amo di più, non sono stata educata al contatto e per me ha sempre avuto un ruolo strano: io consolo con il contatto, mi concedo con il contatto, ma non sono portata al contatto.
Forse la sarei potuta essere e forse di natura...ma poi non è più stato così.
Ora mi manca il contatto, non sempre, ma spesso.
Nulla che abbia a che vedere con il sesso, no, ma ci sono una decina di persone con le quali il contatto non è dolore, ma piacere, provo gioia nell'abbracciare la mia migliore amica, provo tenerezza nel coccolare il mio bimbo, provo amore e calore e lo trasmetto con le mani e con il corpo.
Una cosa così naturale, ma non per me.
Mi mancherebbe il contatto, mi mancherebbe abbracciarti forte.
Sono nata a giugno e sono nata del cancro.
Sono anni che mi sento ripetere quanto questo segno mi caratterizzi e quanto io sia lunatica, sensibile, attaccata ai sentimenti, agli affetti, sognatrice, amante ed illusa.
Sono anni che provo a ribattere, ma non mi è possibile perché nonostante la mia voglia di contrastare, le stelle dicono il vero, sono un'illusa, piagnucolona e volubile.
Che palle essere come sono!
Ormai ci ho fatto l'abitudine, ma in certi giorni, vorrei prendere le distanze da me stessa e non sentire tutte le cose che sento e non soffrire tutto quello che soffro, vorrei poter non stare con me stessa e invece, ci devo stare.
Oggi ho ricevuto una pessima notizia sul lavoro che mi ha fatto fare i conti con il fatto che la morte sia morte, esista, ci sia e tocca tutti, prima o poi.
Non so come potrei reagire.
La sofferenza nel non poter più toccare, vedere, sentire, una persona che amo.
Di tutti i sensi, il tatto è quello che detesto di più, tatto e gusto, forse.
Non tocco spesso le persone, neppure quelle che amo di più, non sono stata educata al contatto e per me ha sempre avuto un ruolo strano: io consolo con il contatto, mi concedo con il contatto, ma non sono portata al contatto.
Forse la sarei potuta essere e forse di natura...ma poi non è più stato così.
Ora mi manca il contatto, non sempre, ma spesso.
Nulla che abbia a che vedere con il sesso, no, ma ci sono una decina di persone con le quali il contatto non è dolore, ma piacere, provo gioia nell'abbracciare la mia migliore amica, provo tenerezza nel coccolare il mio bimbo, provo amore e calore e lo trasmetto con le mani e con il corpo.
Una cosa così naturale, ma non per me.
Mi mancherebbe il contatto, mi mancherebbe abbracciarti forte.
mercoledì 8 marzo 2017
Frastuono.
Momenti come questi mi ricordano quanto sia importante tacere quando si ha ancora la possibilità di parlare. Ovviamente, adesso, questa possibilità non ce l'ho più, il clima di chiusura e senso di colpa vincolano ogni gesto.
Tutta questa chiusura, questa pesantezza, mi tartassano.
Qualche volta le parole diventano sfogo.
Quando non riesco a capire cosa stia sbagliando, quando nessuno è disposto a spiegarmelo e rimane sospesa nell'aria un'accusa non tradotta, allora, mi arrabbio e le parole divengono sfogo, appunto.
Sono un cumulo di errori.
Mi sembra di non riuscire mai davvero ad essere all'altezza delle aspettative degli altri.
I bisogni, le necessità, le richieste. Non adempio mai abbastanza ai miei compiti, a quelli che gli altri vorrebbero che fossero, a quelli che altri hanno scelto che io avessi.
Sono un insieme di mancanze.
E mi arrabbio così tanto quando ci sono momenti come questi in cui ho un casino nelle orecchie e la testa mi scoppia.
Spesso vorrei poter ricominciare tutto, un foglio bianco,
molto spesso vorrei poter comunque cambiare in corso d'opera i metodi sbagliati,
ma ancora più spesso, questa possibilità mi è reclusa e allora penso a come sarebbero potute essere le cose e a come non sono.
Un libretto d'istruzioni, ecco, vorrei un libretto con le precise istruzioni da dover seguire giorno per giorno, momento per momento, perché evidentemente non riesco a capirlo, da sola.
Sarebbe bello avere un dialogo, invece c'è solo un gran frastuono.
Tutta questa chiusura, questa pesantezza, mi tartassano.
Qualche volta le parole diventano sfogo.
Quando non riesco a capire cosa stia sbagliando, quando nessuno è disposto a spiegarmelo e rimane sospesa nell'aria un'accusa non tradotta, allora, mi arrabbio e le parole divengono sfogo, appunto.
Sono un cumulo di errori.
Mi sembra di non riuscire mai davvero ad essere all'altezza delle aspettative degli altri.
I bisogni, le necessità, le richieste. Non adempio mai abbastanza ai miei compiti, a quelli che gli altri vorrebbero che fossero, a quelli che altri hanno scelto che io avessi.
Sono un insieme di mancanze.
E mi arrabbio così tanto quando ci sono momenti come questi in cui ho un casino nelle orecchie e la testa mi scoppia.
Spesso vorrei poter ricominciare tutto, un foglio bianco,
molto spesso vorrei poter comunque cambiare in corso d'opera i metodi sbagliati,
ma ancora più spesso, questa possibilità mi è reclusa e allora penso a come sarebbero potute essere le cose e a come non sono.
Un libretto d'istruzioni, ecco, vorrei un libretto con le precise istruzioni da dover seguire giorno per giorno, momento per momento, perché evidentemente non riesco a capirlo, da sola.
Sarebbe bello avere un dialogo, invece c'è solo un gran frastuono.
L'otterremo?
8 marzo, ricorrenza ipocrita? esaltazione dei ruoli? rivendicazione personale?
Punto di partenza.
Per non cadere nel disfattismo più bieco, voglio pensare a questa giornata come a un punto di partenza per un percorso di rivalutazione di noi stessi, a prescindere dal nostro sesso.
Una grande linea gialla che segna l'inizio di un percorso che non termina alle 00:00, ma prosegue lungo i mesi, gli anni e termina in un cambiamento tangibile e reale.
Non sopporto questa giornata, non perché sia priva di significato, ma perché non sopporto la maggior parte dei significati che le si vogliono attribuire.
Non saranno gli auguri di oggi a rendermi la vita più semplice, domani.
Non sarà la mimosa lasciata seccare in un bicchiere a ricordarmi la gioia di un pensiero gentile che da simbolo è divenuto prodotto.
La scorsa settimana un tipo ( rinominato "non-so-bene-chi-siamo-cosa-facciamo-ma-stiamo-bene-cosi") si è presentato a casa mia con un mazzolino di fiori appena raccolti e mi ha detto:
"Ecco, volevo portarti un po' di primavera".
Non amo i fiori recisi, li amo piantati a terra, anche per questo ho sempre preferito regalare piante, ma quello è stato un regalo gradito. Povero, improvvisato, infantile forse, ma davvero innocente.
Ha proseguito, poi: " Sai mentre passeggiavo oggi ho visto le prime viole della stagione, piccole, nascoste, fragili, ma con uno stelo così forte. Ti assomigliavano davvero, piccole, con un colore così intenso da non poterle ignorare. Non le ho raccolte perché mi sembrava di ferirti, così te le descrivo."
Ecco. Esattamente in quel momento - anche se non sappiamo chi siamo, cosa facciamo, se durerà, se ci vedremo, se riusciremo ad avere degli incontri normali, magari non di notte, magari non in mezzo ai monti, o nel reparto bio della coop, senza aeroporti, possibilmente nella regione in cui viviamo, anche se dovremmo affrontare circa quattromila difficoltà, fra le quali la mia incapacità profonda di tradurre emozioni in suoni, o il suo concetto di costanza e puntualità - ho capito che ci siamo capiti.
Quelli sono i fiori che mi piacciono, i gesti che mi servono, gli atteggiamenti che mi fanno sentire bene, senza pretese e non pretesi.
I fiori di oggi, oltre a crearmi un fastidioso prurito ed una sorta di asma, mi innervosiscono.
Non devi regalarmi dei fiori perché tu sei un uomo ed io sono una donna.
Siamo nel 2017!
Non devi regalarmi dei fiori perché una festa ti impone di farlo.
Siamo nel 2017!
Non devi regalarmi fiori, non devi regalarmi niente.
Siamo nel 2017!
Se vuoi, puoi farlo, ma non devi, non sei strettamente tenuto a farlo.
Nell'ultimo anno la mia vita si è rivoluzionata, molto, ho abbandonato quella che era la mia 'normalità', ho vissuto un profondo cambiamento al termine del quale non riesco più ad avere una visione borghese della coppia e dei ruoli.
In una società patriarcale sono radicati ruoli che coincidono con il proprio sesso, riesco a comprenderlo, sia dal punto di vista storico che dal punto di vista sociale.
Non riesco a condividerlo.
La realtà dei fatti, una realtà che dovrebbe comprendere la figura femminile in tutte le sue manifestazioni al pari di quella maschile, dovrebbe influire sulla società, prodotto di questa influenza un cambiamento totale che può manifestare, non solo, ma anche, nella libera scelta dei ruoli.
Non mi sono svegliata questa mattina con la convinzione di essere una sociologa - anzi, questa mattina mi sono svegliata con lo stordimento tipico di chi ha dormito poco e con un cane di 35 kg sopra alle gambe-, ma sono davvero stanca di dover interpretare un ruolo che non mi appartiene per appagare l'orgoglio di 'maschi alpha' o per non sentirmi criticare o per quieto vivere.
Quieto vivere, poi...
...quando lavori con un uomo ed automaticamente sei la sua segretaria, perché puoi lavorare 'per', ma non lavorare 'con', (cosa che per altro mi suscita ilarità, ci mancherebbe, che oltre a sociologa e femminista improvvisata, sono anche autoironica)
...quando vai a una riunione, ma 'preferirei parlare con un uomo',
...quando vai a una riunione, ma non ti guardano in faccia,
...quando la banca, il notaio, enel, acam, il vicino, il cugino del vicino, il parente del nipote di quello che ti vende la porta, ti chiedono il tuo stato sentimentale, come se avere accanto un uomo potesse essere una garanzia,
...quando hai due gatti(quasi tre) e un cane e iniziano le battute sul fatto che l'età avanza, gli animali aumentano e diventare una 'zitella' è facile,
...quando devi fare tre viaggi in ascensore per portare la spesa a casa e ti viene ricordato che 'eh sono cose che dovresti far fare a tuo marito',
...quando prenoti una vacanza da sola e in agenzia ti chiedono chi vai a trovare, ma in realtà tu vuoi solo andare in vacanza, scoprire nuovi musei, nuovi cibi, camminare in mezzo agli scavi - cose che per altro ho sempre dovuto far da sola-,
...quando esci tardi dal lavoro, non hai voglia di cucinare e mangi fuori, in silenzio, in pace e sistematicamente sei 'ohhh poverina'
...quando vai al cinema all'orario che ti pare, a vedere film che ti interessano e 'solo un biglietto?' - anche questa cosa in realtà mi è sempre capitata-
...quando compri una caldaia e il tecnico vuole parlare con tuo padre/il tuo fidanzato,
...quando compri una cucina e 'suo marito non sarà felice del conto'.
...quando hai un'idea politica piuttosto forte e 'sono cose da uomini'.
...quando sei troppo truccata e allora sei stupida,
...quando sei troppo struccata e allora sei sciatta,
...quando paghi tu la cena,
...quando scegli il vino,
...quando sei tu a guidare,
...quando non ti fai venire a prendere a casa,
...quando esci con una compagnia di uomini,
...quando bevi più della tua compagnia di uomini,
...quando sei a cena con una coppia di amici,
...quando scegli le piastrelle da sola,
...quando ti compri un trapano,
...quando ti compri un anello da sola perché ti piace,
...quando ti tagli i capelli solo perché lo vuoi fare,
...quando non ti poni il problema di parlare con gli uomini,
...questo è quieto vivere?
Ognuno sceglie di assumere il ruolo che vuole, quando vuole, SE vuole.
Gli auguri di oggi, rendiamoli concreti, rendiamoli cambiamento.
Siamo persone, non siamo stereotipi.
Siamo persone, non siamo necessariamente ciò che il nostro sesso impone o prevede.
Siamo persone e ci meritiamo la libertà.
Basta con gli auguri che esaltano la procreazione o una forza interiore che deriva dalle nostre ovaie.
Basta con un modello nel quale dovremmo rientrare.
Lo dico per me, lo dico per le persone a cui tengo, ma anche a quelle alle quali non tengo particolarmente.
Nel 2017 dover essere catalogabili è un disagio.
Quindi il mio augurio di oggi è un augurio profondo, di cambiamento, per tutti.
Per le donne che si sono stancate di dover essere giudicate se scelgono di affrontare la quotidianità senza un uomo, ma vogliono comprarsi casa, girare un pezzettino di mondo, guardare film, conoscere cose, in totale indipendenza. (E l'indipendenza si può avere anche con un compagno accanto.)
Per gli uomini che si sono stancati di dover essere eroi a tutti costi, bancomat, accompagnatori costanti, per quelli che si rifiutano di dover essere come non si sentono di essere.
E anche per me, per tutte le definizioni che scelgo, di non scegliere.
Punto di partenza.
Per non cadere nel disfattismo più bieco, voglio pensare a questa giornata come a un punto di partenza per un percorso di rivalutazione di noi stessi, a prescindere dal nostro sesso.
Una grande linea gialla che segna l'inizio di un percorso che non termina alle 00:00, ma prosegue lungo i mesi, gli anni e termina in un cambiamento tangibile e reale.
Non sopporto questa giornata, non perché sia priva di significato, ma perché non sopporto la maggior parte dei significati che le si vogliono attribuire.
Non saranno gli auguri di oggi a rendermi la vita più semplice, domani.
Non sarà la mimosa lasciata seccare in un bicchiere a ricordarmi la gioia di un pensiero gentile che da simbolo è divenuto prodotto.
La scorsa settimana un tipo ( rinominato "non-so-bene-chi-siamo-cosa-facciamo-ma-stiamo-bene-cosi") si è presentato a casa mia con un mazzolino di fiori appena raccolti e mi ha detto:
"Ecco, volevo portarti un po' di primavera".
Non amo i fiori recisi, li amo piantati a terra, anche per questo ho sempre preferito regalare piante, ma quello è stato un regalo gradito. Povero, improvvisato, infantile forse, ma davvero innocente.
Ha proseguito, poi: " Sai mentre passeggiavo oggi ho visto le prime viole della stagione, piccole, nascoste, fragili, ma con uno stelo così forte. Ti assomigliavano davvero, piccole, con un colore così intenso da non poterle ignorare. Non le ho raccolte perché mi sembrava di ferirti, così te le descrivo."
Ecco. Esattamente in quel momento - anche se non sappiamo chi siamo, cosa facciamo, se durerà, se ci vedremo, se riusciremo ad avere degli incontri normali, magari non di notte, magari non in mezzo ai monti, o nel reparto bio della coop, senza aeroporti, possibilmente nella regione in cui viviamo, anche se dovremmo affrontare circa quattromila difficoltà, fra le quali la mia incapacità profonda di tradurre emozioni in suoni, o il suo concetto di costanza e puntualità - ho capito che ci siamo capiti.
Quelli sono i fiori che mi piacciono, i gesti che mi servono, gli atteggiamenti che mi fanno sentire bene, senza pretese e non pretesi.
I fiori di oggi, oltre a crearmi un fastidioso prurito ed una sorta di asma, mi innervosiscono.
Non devi regalarmi dei fiori perché tu sei un uomo ed io sono una donna.
Siamo nel 2017!
Non devi regalarmi dei fiori perché una festa ti impone di farlo.
Siamo nel 2017!
Non devi regalarmi fiori, non devi regalarmi niente.
Siamo nel 2017!
Se vuoi, puoi farlo, ma non devi, non sei strettamente tenuto a farlo.
Nell'ultimo anno la mia vita si è rivoluzionata, molto, ho abbandonato quella che era la mia 'normalità', ho vissuto un profondo cambiamento al termine del quale non riesco più ad avere una visione borghese della coppia e dei ruoli.
In una società patriarcale sono radicati ruoli che coincidono con il proprio sesso, riesco a comprenderlo, sia dal punto di vista storico che dal punto di vista sociale.
Non riesco a condividerlo.
La realtà dei fatti, una realtà che dovrebbe comprendere la figura femminile in tutte le sue manifestazioni al pari di quella maschile, dovrebbe influire sulla società, prodotto di questa influenza un cambiamento totale che può manifestare, non solo, ma anche, nella libera scelta dei ruoli.
Non mi sono svegliata questa mattina con la convinzione di essere una sociologa - anzi, questa mattina mi sono svegliata con lo stordimento tipico di chi ha dormito poco e con un cane di 35 kg sopra alle gambe-, ma sono davvero stanca di dover interpretare un ruolo che non mi appartiene per appagare l'orgoglio di 'maschi alpha' o per non sentirmi criticare o per quieto vivere.
Quieto vivere, poi...
...quando lavori con un uomo ed automaticamente sei la sua segretaria, perché puoi lavorare 'per', ma non lavorare 'con', (cosa che per altro mi suscita ilarità, ci mancherebbe, che oltre a sociologa e femminista improvvisata, sono anche autoironica)
...quando vai a una riunione, ma 'preferirei parlare con un uomo',
...quando vai a una riunione, ma non ti guardano in faccia,
...quando la banca, il notaio, enel, acam, il vicino, il cugino del vicino, il parente del nipote di quello che ti vende la porta, ti chiedono il tuo stato sentimentale, come se avere accanto un uomo potesse essere una garanzia,
...quando hai due gatti(quasi tre) e un cane e iniziano le battute sul fatto che l'età avanza, gli animali aumentano e diventare una 'zitella' è facile,
...quando devi fare tre viaggi in ascensore per portare la spesa a casa e ti viene ricordato che 'eh sono cose che dovresti far fare a tuo marito',
...quando prenoti una vacanza da sola e in agenzia ti chiedono chi vai a trovare, ma in realtà tu vuoi solo andare in vacanza, scoprire nuovi musei, nuovi cibi, camminare in mezzo agli scavi - cose che per altro ho sempre dovuto far da sola-,
...quando esci tardi dal lavoro, non hai voglia di cucinare e mangi fuori, in silenzio, in pace e sistematicamente sei 'ohhh poverina'
...quando vai al cinema all'orario che ti pare, a vedere film che ti interessano e 'solo un biglietto?' - anche questa cosa in realtà mi è sempre capitata-
...quando compri una caldaia e il tecnico vuole parlare con tuo padre/il tuo fidanzato,
...quando compri una cucina e 'suo marito non sarà felice del conto'.
...quando hai un'idea politica piuttosto forte e 'sono cose da uomini'.
...quando sei troppo truccata e allora sei stupida,
...quando sei troppo struccata e allora sei sciatta,
...quando paghi tu la cena,
...quando scegli il vino,
...quando sei tu a guidare,
...quando non ti fai venire a prendere a casa,
...quando esci con una compagnia di uomini,
...quando bevi più della tua compagnia di uomini,
...quando sei a cena con una coppia di amici,
...quando scegli le piastrelle da sola,
...quando ti compri un trapano,
...quando ti compri un anello da sola perché ti piace,
...quando ti tagli i capelli solo perché lo vuoi fare,
...quando non ti poni il problema di parlare con gli uomini,
...questo è quieto vivere?
Ognuno sceglie di assumere il ruolo che vuole, quando vuole, SE vuole.
Gli auguri di oggi, rendiamoli concreti, rendiamoli cambiamento.
Siamo persone, non siamo stereotipi.
Siamo persone, non siamo necessariamente ciò che il nostro sesso impone o prevede.
Siamo persone e ci meritiamo la libertà.
Basta con gli auguri che esaltano la procreazione o una forza interiore che deriva dalle nostre ovaie.
Basta con un modello nel quale dovremmo rientrare.
Lo dico per me, lo dico per le persone a cui tengo, ma anche a quelle alle quali non tengo particolarmente.
Nel 2017 dover essere catalogabili è un disagio.
Quindi il mio augurio di oggi è un augurio profondo, di cambiamento, per tutti.
Per le donne che si sono stancate di dover essere giudicate se scelgono di affrontare la quotidianità senza un uomo, ma vogliono comprarsi casa, girare un pezzettino di mondo, guardare film, conoscere cose, in totale indipendenza. (E l'indipendenza si può avere anche con un compagno accanto.)
Per gli uomini che si sono stancati di dover essere eroi a tutti costi, bancomat, accompagnatori costanti, per quelli che si rifiutano di dover essere come non si sentono di essere.
E anche per me, per tutte le definizioni che scelgo, di non scegliere.
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