martedì 24 gennaio 2017

Bridget Jones 2.0

Dieci anni d'attesa, di tela filata e sfilata, di occhiate ansiose lanciate verso il mare, di mal di testa improvvisati per allontanare i Proci.
Poi saluti Ulisse, lo mandi al diavolo, gli auguri una Circe perpetua, poi te ne dimentichi e lasci scorrere via tutto, odio compreso.
Passano i mesi e i nuovi marinai che incontri ti interessano relativamente, dopo il terzo appuntamento cancelli il numero, smetti di rispondere, sparisci.
Fino al punto in cui io, Penelope più di fatto che di nome, ho incrociato qualcuno che improvvisamente sembrava valerne la pena ed ho avuto voglia di conoscerlo.

Uno che mentre parla se ne esce serenamente con "...sarebbe facile, ma non sarebbe giusto..."
ignorando il fatto che attorno a questo concetto io ci abbia scritto un monologo.

Forse mi piace.
Forse no.
Non avrei avuto voglia di espormi e quasi sicuramente penserà che io sia una sciocca bionda fuoriluogo- tanto ci vivo sentendomi così- magari non ha tutti i torti.

In ogni caso tutta la magia di questo momento viene smorzata dal dover scegliere ciò che io ritengo giusto e ciò che vorrei:
va bene, mi comporterò come una brava amica che si fa da parte ed evita ogni contatto, ogni discorso, ogni occasione per poter esprimere intenzioni che potrebbero ferire un terzo.

Ciò detto, io sarei anche stanca.
Sono stanca di una competizione assurda che io non ho intenzione di vivere nell'ambito dell'amicizia, mi conosco, ad un certo punto penso:
"Ti senti migliore di me?" Bene, sentitici.
"Vuoi fare anche questo al mio posto ? " Bene , fallo.
"Devi per forza primeggiare nei confronti del tipo che io trovo interessante e che tanto non mi filerà mai?" Bene, è tuo.

Però poi mi passa la voglia di condividere ed includere,
in fin dei conti è il principio della libertà:
comportati come meglio credi, ma ad ogni azione corrisponde una reazione uguale o contraria.
Io non riuscirei ad avere una reazione uguale, evito la competizione, affermo una reazione contraria: lentamente mi allontano, ti lascio tutto il palco, sentiti una prima donna, ma fallo quando io non ci sono già più.

In fin dei conti Bridget Jones rispetto a me risulta una Lady:
io saltello, cado, mi bagno, mi si sfilano le calze, dico parolacce, fumo, ogni tanto bevo, non ho una tonicità insita in me, mi dedico al mio cane, alla mia casa, ma non sarò mai una donnina delicata, con la voce soave, il fisico asciutto e la capacità di rendere sensuale anche la lista della spesa.

Io mi sento una rana.
Non sono particolarmente bella,
non sono particolarmente intelligente,
non sono particolarmente simpatica,
non sono particolarmente.

Ecco allora, facciamo che ti lascio vincere tutto e che in cambio eviti di sovrastarmi?



venerdì 20 gennaio 2017

David Foster Wallace

“È molto più facile avere dei cani.
Non fai sesso, certo;
ma non hai nemmeno l'impressione di urtare continuamente i loro sentimenti.”


D.F.W

giovedì 19 gennaio 2017

Senza renderlo prigioniero.

Io cerco la persona che sia capace di amare l’altro senza per questo punirlo, senza renderlo prigioniero o dissuaderlo;
cerco questa persona del futuro che sappia realizzare un amore indipendente dai vantaggi o svantaggi sociali,
affinché
l’amore sia sempre fine a se stesso
e non solo il mezzo in vista di uno scopo.



(Carl Gustav Jung a Sabina Spielrein )

mercoledì 18 gennaio 2017

Nome non ha.

Nome non ha,
amore non voglio chiamarlo
questo che provo per te,
non voglio che tu irrida al cuor mio
com’altri a’ miei canti,
...
ma, guarda,
se amore non è
pur vero è
che di tutto quanto al mondo vive
nulla m’importa come di te,
de’ tuoi occhi de’ tuoi occhi
donde sì rado mi sorridi,
della tua sorte che non m’affidi,
del bene che mi vuoi e non dici,
oh poco e povero, sia,
ma nulla al mondo più caro m’è,
e anch’esso,
e anch’esso quel tuo bene
nome non ha…
Sibilla Aleramo

martedì 17 gennaio 2017

Mattino.

La mia storia d'amore con le finestre non avrà mai fine, soprattutto con questa.
Una portafinestra, doppio battente, in legno, forse noce.
Una finestra, una portafinestra.

L'ho vista spalancata sul giardino che da tanta parte lo sguardo esclude ed include.
Due battenti aperti sul mio destino e sulle infinite possibilità che la vita poteva riservare, a me, per me.
Ancora una volta ancorata ad una finestra.

I vetri sporchi, pieni di ditate di mani piccine, una retina arancione presto sostituita da veli con foglie e ricami, veli vecchi, che avevo comprato per quella casa che un tempo sentivo così mia e che proprio il tempo ha dimostrato non essere mia.

Mi manca il sole.
Mi manca la mattina.
Mi mancano le mattinate assolate e l'una del pomeriggio, il caldo che entra nei riflessi e negli occhi, sulla pelle, sulle mani, fra i capelli, sui vestiti.
Il sole che si impossessa di tutto, senza appropriarsi di nulla.

Mi piacciono le luci del mattino che attraversano i vetri, mi fanno sentire serena.

Niente stelle al neon, niente universo, ma le luci del mattino hanno sempre quel suono che mi fanno sentire un eroe a tempo perso e gli ombrelli possono rimanere agli ombrellai, tanto, anche quando piove, non riesco a credere negli ombrelli.

Pochi mesi e tutto questo sarà finito, davvero finito. Non nutro buone sensazioni, ne ho di pessime, mi sento abbandonata a un destino che non volevo prendesse questa piega, speravo di poter aprire questi battenti per molto tempo ancora, pensavo di sentire serenità oltre al tempo delle luci del mattino.

Ho paura che tutto questo finisca ed ho timore di avere ragione. Mi sento un pesce fuor d'acqua. Non mi sento più a mio agio ed vorrei godere del momento, ma non ne sono capace, forse.

Soffro del distacco da un posto che ho sentito casa proprio mentre avevo abbandonato l'ultimo luogo che ho sentito mio.

Le chiavi, la porta, la luce, quell'aula grande sempre illuminata, che adesso mi manca, pur potendoci entrare in qualsiasi momento.

Io i posti li sento quando mi abbandonano, li sento salutarmi, sento il loro addio, sento che mi mancheranno prima ancora di perderli e non vorrei perdere questo.

Quella stanzina così piccola dove ho chiamato così tante voci per sapere se sarebbero mai diventate mani, volti, nomi, per me.

La panca dove ho fatto le cinque del mattino più di una volta.

I tasto che ho suonato per la prima volta, di nascosto e poi ho tentato di suonare svariate volte.

Le sedie che chiudo e quella che non riesco a far star su, quasi il mio peso fosse troppo, troppo a lungo.

Il pc che parte quando vuole lui.

Il bagno che ho lavato, i pavimenti che ho pulito ed i panchetti che tendo ad impilare per una qualche mia strana mania.

Mi manca questo posto, perchè non lo sento già più come lo sentivo tre mesi fa e se fra poco tutto finisce, io che faccio?
Lo saluto.

Ma rimarrà sempre nel mio cuore.

Un'esperienza bellissima.

Devo imparare a vivere tutto come un'esperienza senza cercare stabilità e serenità.

Devo imparare a vivere senza aspettative, con leggerezza.

Devo imparare.

E dove si può imparare, se non in una scuola?

domenica 15 gennaio 2017

Mancanze interrotte.

Mi mancano le mie foto, i miei ricordi, le immagini, mi mancano le raccolte di scontrini, biglietti, i segni sui muri, mi manca la vista da quella finestra così bassa da poter essere scavalcata, mi manca appoggiarmi allo stipite e fumare con l'aria che circola veloce dalla sala, mi manca il freddo leggero, quello estivo che sentivo alle due di notte quando a luglio guardavo le stelle seduta su quello scalino che mi piaceva tanto.
Mi manca il tavolo sul quale studiavo, vicino al fuoco, affianco alla vista sulla strada, mi manca la porta che non si chiudeva, il rumore del metallo sbattuto, mi manca il gelo che entrava dalla finestra del bagno mentre ero immersa nell'acqua bollente, il respiro trattenuto e gli occhi aperti.
Mi manca l'odore di muffa e mughetto che avevano le pareti sempre umide, mi manca la mensola dove ho preso due testate secche e il legno che sentivo liscio, mi manca la sensazione di un luogo da condividere, mi mancano gli interruttori.

Ma non mi sei mai mancato tu.



sabato 14 gennaio 2017

Punizioni.

L'uomo ragionevole adatta se stesso al mondo, quello irragionevole insiste nel cercare di adattare il mondo a se stesso. Così il progresso dipende dagli uomini irragionevoli.
George Bernard Shaw


Ho timore di non riuscire a fare le cose che amo fare,
ho timore di non essere abbastanza brava, abbastanza pronta, abbastanza intelligente.

Forse Penelope doveva stare in casa a filare una tela aspettando che gli altri tornassero,
mi sembrava di perdere tempo e vita, ma forse per me, per quelle come me, quella era l'unica vita possibile.

Scontrarmi ogni giorno con la realtà dei fatti, con le difficoltà, la rinuncia.

Mio padre oggi è venuto a prendermi a scuola, mi ha abbracciata, mi ha proposto di iscriversi, lo avrebbe fatto solo per me, come se potesse bastare la sua sola presenza a risollevare tutto.

Mi ha accompagnata per negozi, cercava un regalo per me.

Non compro una borsa da giugno, indosso sempre i soliti abiti, ho rinunciato alle cene fuori, ad avere mani curate, alla parrucchiera, alle serate per locali. Non ho rinunciato ai libri, ma sicuramente ho diminuito le spese.

La Feltrinelli potrebbe chiamarmi a casa per vedere se mi è successo qualcosa di grave, probabilmente dal loro bilancio , la mia nuova condizione economica appare evidente.

Ho rinunciato e sto rinunciando, per paura di perdere il lavoro e non sapere dove sbattere la testa.

Guardo mio padre e so che senza di lui non potrei mai vivere la parvenza della donna indipendente, lui che mi aiuta, mi aiutava e mi ha aiutata tante volte ad arrivare alla fine del mese.

Non sono così indipendente, non la sarò mai.
Davanti ad un'agenzia di viaggi ho lasciato il cuore su una settimana bianca in offerta.

Non vado in palestra, mi rifiuto di farmi pagare il corso da mio padre.

Non ho comprato la borsa bellissima color carta da zucchero firmata da P.C.

Vivo tutto in maniera così precaria, senza una stabilità mia, senza la possibilità di sentirmi libera di permettermi qualcosa, con l'ansia di rimpiangerlo in futuro.

Ora come ora rimpiango molto l'aver comprato mobili, vestiti, cene, viaggi, terme...
...aver creduto di poter comprare la serenità perché tutto sarebbe sempre andato bene, non curante del fatto che le cose potessero andare come siano andate.

Forse non rimpiango così tanto, tutto.
Era bello poter entrare in libreria e scegliere qualsiasi cosa volessi leggere, partire al mattino, visitare musei, città, conoscere nuove cose, fare mille corsi, imparare.

Ma è giusto, il senso di responsabilità.
Il pensiero per il futuro.
L'ansia di non riuscire a farcela.
La paura per le conseguenze.
Il senso di difetto che vivo al pensiero di dover chiedere a mio padre.

Non è giusto, non doveva andare così.
Le mie scelte personali hanno avuto serie ripercussioni sulla vita di altri e non doveva essere così.
Dovevo essere in grado di prendermi le mie responsabilità, di esigere tempo e modo, di trovare una soluzione senza che qualcuno la trovasse per me.

Questa condizione mi fa soffrire, il pensiero e l'ansia mi addolorano, non riesco a godermi nulla.

Rinuncio, semplicemente, in fin dei conti va bene così, no?
Di cosa potrei lamentarmi.

In fin dei conti tutto questo l'ho voluto io.

In fin dei conti ad ogni azione corrisponde una reazione uguale o contraria.

Non posso lamentarmi di nulla, ma tutto questo mi fa soffrire: non è la rinuncia materiale, ma l'idea di non poter decidere autonomamente.

Mi sento così in difetto, perché la sono.

Avrei bisogno di una stabilità che non riesco ad avere,
mi sembra di fare il massimo, ma non è mai abbastanza,
non riesco ad ottenere le cose alle quali aspiro,
a veder concretizzato tutto quello che vorrei, davvero.

Sono così stanca, così priva di motivi ormai, tutto quello che tento non va bene, dove faccio sbaglio, sono completamente assente da tutto quello che ho amato e mi faceva stare bene, ma queste privazioni che mi autoinfliggo non servono a nulla, mi punisco perché non sono riuscita ad arrivare dove avrei voluto, ma la punizione non mi fa sentire meglio, meno in colpa, meno sbagliata.

Mi punisco e non serve.

Vorrei provare la gioia che ho provato il 14 settembre, una sera meravigliosa, mi sentivo tanto viva, gioiosa, felice, è stata una bella sera ed io ci ho creduto.