Sono nata a giugno, col caldo, il sole, il mare e una pessima luna.
Sono nata a giugno e sono nata del cancro.
Sono anni che mi sento ripetere quanto questo segno mi caratterizzi e quanto io sia lunatica, sensibile, attaccata ai sentimenti, agli affetti, sognatrice, amante ed illusa.
Sono anni che provo a ribattere, ma non mi è possibile perché nonostante la mia voglia di contrastare, le stelle dicono il vero, sono un'illusa, piagnucolona e volubile.
Che palle essere come sono!
Ormai ci ho fatto l'abitudine, ma in certi giorni, vorrei prendere le distanze da me stessa e non sentire tutte le cose che sento e non soffrire tutto quello che soffro, vorrei poter non stare con me stessa e invece, ci devo stare.
Oggi ho ricevuto una pessima notizia sul lavoro che mi ha fatto fare i conti con il fatto che la morte sia morte, esista, ci sia e tocca tutti, prima o poi.
Non so come potrei reagire.
La sofferenza nel non poter più toccare, vedere, sentire, una persona che amo.
Di tutti i sensi, il tatto è quello che detesto di più, tatto e gusto, forse.
Non tocco spesso le persone, neppure quelle che amo di più, non sono stata educata al contatto e per me ha sempre avuto un ruolo strano: io consolo con il contatto, mi concedo con il contatto, ma non sono portata al contatto.
Forse la sarei potuta essere e forse di natura...ma poi non è più stato così.
Ora mi manca il contatto, non sempre, ma spesso.
Nulla che abbia a che vedere con il sesso, no, ma ci sono una decina di persone con le quali il contatto non è dolore, ma piacere, provo gioia nell'abbracciare la mia migliore amica, provo tenerezza nel coccolare il mio bimbo, provo amore e calore e lo trasmetto con le mani e con il corpo.
Una cosa così naturale, ma non per me.
Mi mancherebbe il contatto, mi mancherebbe abbracciarti forte.
giovedì 30 marzo 2017
mercoledì 8 marzo 2017
Frastuono.
Momenti come questi mi ricordano quanto sia importante tacere quando si ha ancora la possibilità di parlare. Ovviamente, adesso, questa possibilità non ce l'ho più, il clima di chiusura e senso di colpa vincolano ogni gesto.
Tutta questa chiusura, questa pesantezza, mi tartassano.
Qualche volta le parole diventano sfogo.
Quando non riesco a capire cosa stia sbagliando, quando nessuno è disposto a spiegarmelo e rimane sospesa nell'aria un'accusa non tradotta, allora, mi arrabbio e le parole divengono sfogo, appunto.
Sono un cumulo di errori.
Mi sembra di non riuscire mai davvero ad essere all'altezza delle aspettative degli altri.
I bisogni, le necessità, le richieste. Non adempio mai abbastanza ai miei compiti, a quelli che gli altri vorrebbero che fossero, a quelli che altri hanno scelto che io avessi.
Sono un insieme di mancanze.
E mi arrabbio così tanto quando ci sono momenti come questi in cui ho un casino nelle orecchie e la testa mi scoppia.
Spesso vorrei poter ricominciare tutto, un foglio bianco,
molto spesso vorrei poter comunque cambiare in corso d'opera i metodi sbagliati,
ma ancora più spesso, questa possibilità mi è reclusa e allora penso a come sarebbero potute essere le cose e a come non sono.
Un libretto d'istruzioni, ecco, vorrei un libretto con le precise istruzioni da dover seguire giorno per giorno, momento per momento, perché evidentemente non riesco a capirlo, da sola.
Sarebbe bello avere un dialogo, invece c'è solo un gran frastuono.
Tutta questa chiusura, questa pesantezza, mi tartassano.
Qualche volta le parole diventano sfogo.
Quando non riesco a capire cosa stia sbagliando, quando nessuno è disposto a spiegarmelo e rimane sospesa nell'aria un'accusa non tradotta, allora, mi arrabbio e le parole divengono sfogo, appunto.
Sono un cumulo di errori.
Mi sembra di non riuscire mai davvero ad essere all'altezza delle aspettative degli altri.
I bisogni, le necessità, le richieste. Non adempio mai abbastanza ai miei compiti, a quelli che gli altri vorrebbero che fossero, a quelli che altri hanno scelto che io avessi.
Sono un insieme di mancanze.
E mi arrabbio così tanto quando ci sono momenti come questi in cui ho un casino nelle orecchie e la testa mi scoppia.
Spesso vorrei poter ricominciare tutto, un foglio bianco,
molto spesso vorrei poter comunque cambiare in corso d'opera i metodi sbagliati,
ma ancora più spesso, questa possibilità mi è reclusa e allora penso a come sarebbero potute essere le cose e a come non sono.
Un libretto d'istruzioni, ecco, vorrei un libretto con le precise istruzioni da dover seguire giorno per giorno, momento per momento, perché evidentemente non riesco a capirlo, da sola.
Sarebbe bello avere un dialogo, invece c'è solo un gran frastuono.
L'otterremo?
8 marzo, ricorrenza ipocrita? esaltazione dei ruoli? rivendicazione personale?
Punto di partenza.
Per non cadere nel disfattismo più bieco, voglio pensare a questa giornata come a un punto di partenza per un percorso di rivalutazione di noi stessi, a prescindere dal nostro sesso.
Una grande linea gialla che segna l'inizio di un percorso che non termina alle 00:00, ma prosegue lungo i mesi, gli anni e termina in un cambiamento tangibile e reale.
Non sopporto questa giornata, non perché sia priva di significato, ma perché non sopporto la maggior parte dei significati che le si vogliono attribuire.
Non saranno gli auguri di oggi a rendermi la vita più semplice, domani.
Non sarà la mimosa lasciata seccare in un bicchiere a ricordarmi la gioia di un pensiero gentile che da simbolo è divenuto prodotto.
La scorsa settimana un tipo ( rinominato "non-so-bene-chi-siamo-cosa-facciamo-ma-stiamo-bene-cosi") si è presentato a casa mia con un mazzolino di fiori appena raccolti e mi ha detto:
"Ecco, volevo portarti un po' di primavera".
Non amo i fiori recisi, li amo piantati a terra, anche per questo ho sempre preferito regalare piante, ma quello è stato un regalo gradito. Povero, improvvisato, infantile forse, ma davvero innocente.
Ha proseguito, poi: " Sai mentre passeggiavo oggi ho visto le prime viole della stagione, piccole, nascoste, fragili, ma con uno stelo così forte. Ti assomigliavano davvero, piccole, con un colore così intenso da non poterle ignorare. Non le ho raccolte perché mi sembrava di ferirti, così te le descrivo."
Ecco. Esattamente in quel momento - anche se non sappiamo chi siamo, cosa facciamo, se durerà, se ci vedremo, se riusciremo ad avere degli incontri normali, magari non di notte, magari non in mezzo ai monti, o nel reparto bio della coop, senza aeroporti, possibilmente nella regione in cui viviamo, anche se dovremmo affrontare circa quattromila difficoltà, fra le quali la mia incapacità profonda di tradurre emozioni in suoni, o il suo concetto di costanza e puntualità - ho capito che ci siamo capiti.
Quelli sono i fiori che mi piacciono, i gesti che mi servono, gli atteggiamenti che mi fanno sentire bene, senza pretese e non pretesi.
I fiori di oggi, oltre a crearmi un fastidioso prurito ed una sorta di asma, mi innervosiscono.
Non devi regalarmi dei fiori perché tu sei un uomo ed io sono una donna.
Siamo nel 2017!
Non devi regalarmi dei fiori perché una festa ti impone di farlo.
Siamo nel 2017!
Non devi regalarmi fiori, non devi regalarmi niente.
Siamo nel 2017!
Se vuoi, puoi farlo, ma non devi, non sei strettamente tenuto a farlo.
Nell'ultimo anno la mia vita si è rivoluzionata, molto, ho abbandonato quella che era la mia 'normalità', ho vissuto un profondo cambiamento al termine del quale non riesco più ad avere una visione borghese della coppia e dei ruoli.
In una società patriarcale sono radicati ruoli che coincidono con il proprio sesso, riesco a comprenderlo, sia dal punto di vista storico che dal punto di vista sociale.
Non riesco a condividerlo.
La realtà dei fatti, una realtà che dovrebbe comprendere la figura femminile in tutte le sue manifestazioni al pari di quella maschile, dovrebbe influire sulla società, prodotto di questa influenza un cambiamento totale che può manifestare, non solo, ma anche, nella libera scelta dei ruoli.
Non mi sono svegliata questa mattina con la convinzione di essere una sociologa - anzi, questa mattina mi sono svegliata con lo stordimento tipico di chi ha dormito poco e con un cane di 35 kg sopra alle gambe-, ma sono davvero stanca di dover interpretare un ruolo che non mi appartiene per appagare l'orgoglio di 'maschi alpha' o per non sentirmi criticare o per quieto vivere.
Quieto vivere, poi...
...quando lavori con un uomo ed automaticamente sei la sua segretaria, perché puoi lavorare 'per', ma non lavorare 'con', (cosa che per altro mi suscita ilarità, ci mancherebbe, che oltre a sociologa e femminista improvvisata, sono anche autoironica)
...quando vai a una riunione, ma 'preferirei parlare con un uomo',
...quando vai a una riunione, ma non ti guardano in faccia,
...quando la banca, il notaio, enel, acam, il vicino, il cugino del vicino, il parente del nipote di quello che ti vende la porta, ti chiedono il tuo stato sentimentale, come se avere accanto un uomo potesse essere una garanzia,
...quando hai due gatti(quasi tre) e un cane e iniziano le battute sul fatto che l'età avanza, gli animali aumentano e diventare una 'zitella' è facile,
...quando devi fare tre viaggi in ascensore per portare la spesa a casa e ti viene ricordato che 'eh sono cose che dovresti far fare a tuo marito',
...quando prenoti una vacanza da sola e in agenzia ti chiedono chi vai a trovare, ma in realtà tu vuoi solo andare in vacanza, scoprire nuovi musei, nuovi cibi, camminare in mezzo agli scavi - cose che per altro ho sempre dovuto far da sola-,
...quando esci tardi dal lavoro, non hai voglia di cucinare e mangi fuori, in silenzio, in pace e sistematicamente sei 'ohhh poverina'
...quando vai al cinema all'orario che ti pare, a vedere film che ti interessano e 'solo un biglietto?' - anche questa cosa in realtà mi è sempre capitata-
...quando compri una caldaia e il tecnico vuole parlare con tuo padre/il tuo fidanzato,
...quando compri una cucina e 'suo marito non sarà felice del conto'.
...quando hai un'idea politica piuttosto forte e 'sono cose da uomini'.
...quando sei troppo truccata e allora sei stupida,
...quando sei troppo struccata e allora sei sciatta,
...quando paghi tu la cena,
...quando scegli il vino,
...quando sei tu a guidare,
...quando non ti fai venire a prendere a casa,
...quando esci con una compagnia di uomini,
...quando bevi più della tua compagnia di uomini,
...quando sei a cena con una coppia di amici,
...quando scegli le piastrelle da sola,
...quando ti compri un trapano,
...quando ti compri un anello da sola perché ti piace,
...quando ti tagli i capelli solo perché lo vuoi fare,
...quando non ti poni il problema di parlare con gli uomini,
...questo è quieto vivere?
Ognuno sceglie di assumere il ruolo che vuole, quando vuole, SE vuole.
Gli auguri di oggi, rendiamoli concreti, rendiamoli cambiamento.
Siamo persone, non siamo stereotipi.
Siamo persone, non siamo necessariamente ciò che il nostro sesso impone o prevede.
Siamo persone e ci meritiamo la libertà.
Basta con gli auguri che esaltano la procreazione o una forza interiore che deriva dalle nostre ovaie.
Basta con un modello nel quale dovremmo rientrare.
Lo dico per me, lo dico per le persone a cui tengo, ma anche a quelle alle quali non tengo particolarmente.
Nel 2017 dover essere catalogabili è un disagio.
Quindi il mio augurio di oggi è un augurio profondo, di cambiamento, per tutti.
Per le donne che si sono stancate di dover essere giudicate se scelgono di affrontare la quotidianità senza un uomo, ma vogliono comprarsi casa, girare un pezzettino di mondo, guardare film, conoscere cose, in totale indipendenza. (E l'indipendenza si può avere anche con un compagno accanto.)
Per gli uomini che si sono stancati di dover essere eroi a tutti costi, bancomat, accompagnatori costanti, per quelli che si rifiutano di dover essere come non si sentono di essere.
E anche per me, per tutte le definizioni che scelgo, di non scegliere.
Punto di partenza.
Per non cadere nel disfattismo più bieco, voglio pensare a questa giornata come a un punto di partenza per un percorso di rivalutazione di noi stessi, a prescindere dal nostro sesso.
Una grande linea gialla che segna l'inizio di un percorso che non termina alle 00:00, ma prosegue lungo i mesi, gli anni e termina in un cambiamento tangibile e reale.
Non sopporto questa giornata, non perché sia priva di significato, ma perché non sopporto la maggior parte dei significati che le si vogliono attribuire.
Non saranno gli auguri di oggi a rendermi la vita più semplice, domani.
Non sarà la mimosa lasciata seccare in un bicchiere a ricordarmi la gioia di un pensiero gentile che da simbolo è divenuto prodotto.
La scorsa settimana un tipo ( rinominato "non-so-bene-chi-siamo-cosa-facciamo-ma-stiamo-bene-cosi") si è presentato a casa mia con un mazzolino di fiori appena raccolti e mi ha detto:
"Ecco, volevo portarti un po' di primavera".
Non amo i fiori recisi, li amo piantati a terra, anche per questo ho sempre preferito regalare piante, ma quello è stato un regalo gradito. Povero, improvvisato, infantile forse, ma davvero innocente.
Ha proseguito, poi: " Sai mentre passeggiavo oggi ho visto le prime viole della stagione, piccole, nascoste, fragili, ma con uno stelo così forte. Ti assomigliavano davvero, piccole, con un colore così intenso da non poterle ignorare. Non le ho raccolte perché mi sembrava di ferirti, così te le descrivo."
Ecco. Esattamente in quel momento - anche se non sappiamo chi siamo, cosa facciamo, se durerà, se ci vedremo, se riusciremo ad avere degli incontri normali, magari non di notte, magari non in mezzo ai monti, o nel reparto bio della coop, senza aeroporti, possibilmente nella regione in cui viviamo, anche se dovremmo affrontare circa quattromila difficoltà, fra le quali la mia incapacità profonda di tradurre emozioni in suoni, o il suo concetto di costanza e puntualità - ho capito che ci siamo capiti.
Quelli sono i fiori che mi piacciono, i gesti che mi servono, gli atteggiamenti che mi fanno sentire bene, senza pretese e non pretesi.
I fiori di oggi, oltre a crearmi un fastidioso prurito ed una sorta di asma, mi innervosiscono.
Non devi regalarmi dei fiori perché tu sei un uomo ed io sono una donna.
Siamo nel 2017!
Non devi regalarmi dei fiori perché una festa ti impone di farlo.
Siamo nel 2017!
Non devi regalarmi fiori, non devi regalarmi niente.
Siamo nel 2017!
Se vuoi, puoi farlo, ma non devi, non sei strettamente tenuto a farlo.
Nell'ultimo anno la mia vita si è rivoluzionata, molto, ho abbandonato quella che era la mia 'normalità', ho vissuto un profondo cambiamento al termine del quale non riesco più ad avere una visione borghese della coppia e dei ruoli.
In una società patriarcale sono radicati ruoli che coincidono con il proprio sesso, riesco a comprenderlo, sia dal punto di vista storico che dal punto di vista sociale.
Non riesco a condividerlo.
La realtà dei fatti, una realtà che dovrebbe comprendere la figura femminile in tutte le sue manifestazioni al pari di quella maschile, dovrebbe influire sulla società, prodotto di questa influenza un cambiamento totale che può manifestare, non solo, ma anche, nella libera scelta dei ruoli.
Non mi sono svegliata questa mattina con la convinzione di essere una sociologa - anzi, questa mattina mi sono svegliata con lo stordimento tipico di chi ha dormito poco e con un cane di 35 kg sopra alle gambe-, ma sono davvero stanca di dover interpretare un ruolo che non mi appartiene per appagare l'orgoglio di 'maschi alpha' o per non sentirmi criticare o per quieto vivere.
Quieto vivere, poi...
...quando lavori con un uomo ed automaticamente sei la sua segretaria, perché puoi lavorare 'per', ma non lavorare 'con', (cosa che per altro mi suscita ilarità, ci mancherebbe, che oltre a sociologa e femminista improvvisata, sono anche autoironica)
...quando vai a una riunione, ma 'preferirei parlare con un uomo',
...quando vai a una riunione, ma non ti guardano in faccia,
...quando la banca, il notaio, enel, acam, il vicino, il cugino del vicino, il parente del nipote di quello che ti vende la porta, ti chiedono il tuo stato sentimentale, come se avere accanto un uomo potesse essere una garanzia,
...quando hai due gatti(quasi tre) e un cane e iniziano le battute sul fatto che l'età avanza, gli animali aumentano e diventare una 'zitella' è facile,
...quando devi fare tre viaggi in ascensore per portare la spesa a casa e ti viene ricordato che 'eh sono cose che dovresti far fare a tuo marito',
...quando prenoti una vacanza da sola e in agenzia ti chiedono chi vai a trovare, ma in realtà tu vuoi solo andare in vacanza, scoprire nuovi musei, nuovi cibi, camminare in mezzo agli scavi - cose che per altro ho sempre dovuto far da sola-,
...quando esci tardi dal lavoro, non hai voglia di cucinare e mangi fuori, in silenzio, in pace e sistematicamente sei 'ohhh poverina'
...quando vai al cinema all'orario che ti pare, a vedere film che ti interessano e 'solo un biglietto?' - anche questa cosa in realtà mi è sempre capitata-
...quando compri una caldaia e il tecnico vuole parlare con tuo padre/il tuo fidanzato,
...quando compri una cucina e 'suo marito non sarà felice del conto'.
...quando hai un'idea politica piuttosto forte e 'sono cose da uomini'.
...quando sei troppo truccata e allora sei stupida,
...quando sei troppo struccata e allora sei sciatta,
...quando paghi tu la cena,
...quando scegli il vino,
...quando sei tu a guidare,
...quando non ti fai venire a prendere a casa,
...quando esci con una compagnia di uomini,
...quando bevi più della tua compagnia di uomini,
...quando sei a cena con una coppia di amici,
...quando scegli le piastrelle da sola,
...quando ti compri un trapano,
...quando ti compri un anello da sola perché ti piace,
...quando ti tagli i capelli solo perché lo vuoi fare,
...quando non ti poni il problema di parlare con gli uomini,
...questo è quieto vivere?
Ognuno sceglie di assumere il ruolo che vuole, quando vuole, SE vuole.
Gli auguri di oggi, rendiamoli concreti, rendiamoli cambiamento.
Siamo persone, non siamo stereotipi.
Siamo persone, non siamo necessariamente ciò che il nostro sesso impone o prevede.
Siamo persone e ci meritiamo la libertà.
Basta con gli auguri che esaltano la procreazione o una forza interiore che deriva dalle nostre ovaie.
Basta con un modello nel quale dovremmo rientrare.
Lo dico per me, lo dico per le persone a cui tengo, ma anche a quelle alle quali non tengo particolarmente.
Nel 2017 dover essere catalogabili è un disagio.
Quindi il mio augurio di oggi è un augurio profondo, di cambiamento, per tutti.
Per le donne che si sono stancate di dover essere giudicate se scelgono di affrontare la quotidianità senza un uomo, ma vogliono comprarsi casa, girare un pezzettino di mondo, guardare film, conoscere cose, in totale indipendenza. (E l'indipendenza si può avere anche con un compagno accanto.)
Per gli uomini che si sono stancati di dover essere eroi a tutti costi, bancomat, accompagnatori costanti, per quelli che si rifiutano di dover essere come non si sentono di essere.
E anche per me, per tutte le definizioni che scelgo, di non scegliere.
mercoledì 22 febbraio 2017
Aspirina.
Credo di aver sviluppato una dipendenza da aspirina.
Mi piace un sacco, quasi quanto quel Chianti che ho aperto tre sere fa e non ho mai richiuso.
Finito in quattro bicchieri, anzi, in un bicchiere e tre rabbocchi.
Mi piace un sacco, quasi quanto quel Chianti che ho aperto tre sere fa e non ho mai richiuso.
Finito in quattro bicchieri, anzi, in un bicchiere e tre rabbocchi.
Sola, la porta finestra spalancata, il buio, la notte, quella tiepida luce esterna come unica fonte.
Tre sigarette al limone.
Un ragno appeso fra la terza e la quarta sbarra della ringhiera, l'ho fissato, ma poi l'ho scordato.
I vicini che portano la spazzatura sulla strada, mano nella mano.
La mia auto parcheggiata male.
Sono solo cose che immagino, non le vedo, posso guardare solo questo monte verde e scuro.
Ci sono le campane che ogni tanto infastidiscono e la scala è troppo ripida per farmi salire tranquilla.
Mi manca il profumo di ambra che inebriava i nostri mercoledì.
Ma non troppo.
lunedì 20 febbraio 2017
Sorrisi.
Ci sono delle cose inspiegabili.
Il calzino che scopare,
la casualità degli incontri,
le chiavi che si perdono nelle borse.
E poi c'è questo sorriso idiota che mi compare sulla faccia ogni volta che ti vedo.
Il calzino che scopare,
la casualità degli incontri,
le chiavi che si perdono nelle borse.
E poi c'è questo sorriso idiota che mi compare sulla faccia ogni volta che ti vedo.
venerdì 17 febbraio 2017
Mittenti.
"Il contenuto non è semplicemente veicolato dal mittente, il contenuto riflette pienamente il mittente, ciò che scrivi è ciò che sei."
Questo pensavo e scrivevo alla mia migliore amica e questo è ciò che penso ancora.
Quindi, questo insieme di pagine nostalgiche e lagnosette, sarei io.
Lo accetto di buon grado.
Sai, non sono stata così inopportuna, eroe che a distanza di tempo, continua a lasciare poco spazio e poco tempo ad altri.
Ci sei stato, quando non c'erano altri, ci sei stato, nonostante ci fossero altri, ci sei stato, perché quelli come noi, ci sono. E basta.
Ed ancora oggi, ci sei. E basta.
Quelle chiavi, non le ho mai usate.
Le ho guardate, spesso.
Mi ci sono aggrappata, quando tutto andava per il verso sbagliato.
Le ho strette nelle mie mani immaginando le porte che avrebbero aperto, quelle che ho rinchiuso dietro a me, velocemente, ogni volta che mi salivano le lacrime agli occhi da non poterle nascondere.
Ma mentre le stringevo, avevo bisogno di un luogo, non sarebbe stata la scelta che avrebbe dovuto essere.
Quando la scelta non è libera, non è scelta e la scelta per me, è l'unica via che rende questa vita dignitosa.
Non sono mai andata davvero contro, lo sai anche tu.
Mi sono sempre fermata prima che la protesta divenisse scontro, che la polemica si fermasse a sé stessa, che la razionalità lasciasse spazio all'irrefrenabile irrazionalità che mi contraddistingue.
Mi manca la necessità di farmi partecipare ad ogni circostanza della tua vita, anche quelle che mai mi avrebbero previsto, con apparente noncuranza nei confronti di ciò che avrei dovuto subire ed una profonda attenzione al mio sentire. Inadeguata, io mi sento sempre inadeguata e tu, mai una volta, mi hai lasciata affogare nel mio dolore.
Mi seguivi, mentre stringevo mani che scrivevano libri e stampavano giornali e nella mia totale ignoranza mi hai lasciato credere di essere in grado di sentirmi al di sopra di quello che sarei mai
Questo pensavo e scrivevo alla mia migliore amica e questo è ciò che penso ancora.
Quindi, questo insieme di pagine nostalgiche e lagnosette, sarei io.
Lo accetto di buon grado.
Sai, non sono stata così inopportuna, eroe che a distanza di tempo, continua a lasciare poco spazio e poco tempo ad altri.
Ci sei stato, quando non c'erano altri, ci sei stato, nonostante ci fossero altri, ci sei stato, perché quelli come noi, ci sono. E basta.
Ed ancora oggi, ci sei. E basta.
Quelle chiavi, non le ho mai usate.
Le ho guardate, spesso.
Mi ci sono aggrappata, quando tutto andava per il verso sbagliato.
Le ho strette nelle mie mani immaginando le porte che avrebbero aperto, quelle che ho rinchiuso dietro a me, velocemente, ogni volta che mi salivano le lacrime agli occhi da non poterle nascondere.
Ma mentre le stringevo, avevo bisogno di un luogo, non sarebbe stata la scelta che avrebbe dovuto essere.
Quando la scelta non è libera, non è scelta e la scelta per me, è l'unica via che rende questa vita dignitosa.
Non sono mai andata davvero contro, lo sai anche tu.
Mi sono sempre fermata prima che la protesta divenisse scontro, che la polemica si fermasse a sé stessa, che la razionalità lasciasse spazio all'irrefrenabile irrazionalità che mi contraddistingue.
Mi manca la necessità di farmi partecipare ad ogni circostanza della tua vita, anche quelle che mai mi avrebbero previsto, con apparente noncuranza nei confronti di ciò che avrei dovuto subire ed una profonda attenzione al mio sentire. Inadeguata, io mi sento sempre inadeguata e tu, mai una volta, mi hai lasciata affogare nel mio dolore.
Mi seguivi, mentre stringevo mani che scrivevano libri e stampavano giornali e nella mia totale ignoranza mi hai lasciato credere di essere in grado di sentirmi al di sopra di quello che sarei mai
Iscriviti a:
Commenti (Atom)