venerdì 6 ottobre 2017

Confini 3.

Anche stasera ho finito troppo tardi.
Non vedo i risultati che vorrei, com'è possibile?
Io vorrei che tutto andasse bene o almeno, al meglio.
Per me, per quei visi felici, per chi ha pensato che ne potessi essere in grado, per sentirmi in grado di fare e di essere. P. dice che devo lavorare sui confini, ritagliarmi spazi tutti miei, lasciare perdere questi continui pensieri che mi ossessionano o forse, semplicemente, accompagnano ogni lavoro, alcuni, più di altri.
Non lo so, devo trovare il tasto giusto, qualcosa che scatti al momento più opportuno, ci deve essere. Ci sarà?
Forse riuscire a vivermi i miei spazi personali, che al momento dovrebbero divenire più sereni, più intimi, più tranquilli, dovrebbe rendermi in grado di pensare a ciò che devo, solo quando devo. Ciò che voglio è diverso, io vorrei avere mille allievi, mille gioie, mille progetti, mille soddisfazioni condivise o almeno condivisibili.
E vorrei sentirmi sempre come oggi, quando, tornando a casa, ho ancora la forza di leggere, imparare, pulire, mangiare, stendere, cucinare, spazzare, abbellirmi.
Non tutti i giorni sono uguali.
Ma le notizie dello scorso venerdi, la speranza che tutto possa migliorare, la sensazione di poter tirare, dopo mesi, un sospiro di sollievo, mi rasserena: forse è la mancanza di serenità che mi frena sotto tutti i punti di vista e non mi lascia il tempo di pensare alle gioie o alla loro accettazione.
Sono molto stanca, tantissimo: mi stanca non riuscire a fare tutto ciò che vorrei, mi stanca non essere in grado di suddividere i miei tempi in scomparti, mi frustra vedere tante piccole realtà che si uniscono e si confondono quando non dovrebbero.
Fino a poco tempo fa, credevo davvero che l'unione delle singole dimensioni mi potesse soddisfare, ma sbagliavo, solo l'esperienza te lo insegna. Ed ora lo so.
Confini, energie dosate e separazioni: mattinate a pulire casa, pomeriggi finalmente a studiare e serate trascorse con chi, pur non essendo il mio futuro, è il mio presente e mi fa ridere, bastandomi.

giovedì 5 ottobre 2017

Confini 2.

Se avessi saputo, o quanto meno sospettato, di sentire ciò che sento, cosa avrei scelto di fare?
Ho paura di rovinare ciò che tocco, ciò che mi è vicino.
Ogni tanto mi sento come una nota sbagliata:
c'è chi la ignora, chi la coglie, chi colpevolizza quella nota e chi tenta quasi di esaltarla.
Ma quella nota, come si sente? Come la vive? Si accetta?
Qualche volta si, altre no, tante altre invece non lo sa.
E gli altri, come si sentono?
Tutto quello che percepisco io, come è percepibile da fuori?
Confini, riconoscerli e come definirli.

mercoledì 4 ottobre 2017

Confini 1.

Va tutto bene.
Me lo ripeto in continuazione, ogni volta che tentenno davanti ad una decisione difficile, o quanto meno, davanti ad una decisione che mi appare tale, forse per la mia incapacità di scegliere quale sia la scelta giusta prima di pormi all'incirca 15 mila domande.
Non sono solo le conseguenze a spaventarmi, altrimenti avrei evitato di scegliere di percorrere vie strette, buie e segnalate da cartelli con la scritta 'la scelta peggiore che puoi fare è decidere di entrare qui'.
Sono le conseguenze unite ai miei sentimenti.
Riguardo a tutto.
Riguardo a quello che possa essere una concezione di giustizia universale, quella personale, quella arbitraria: perchè ogni tanto devo ricordarmi che ciò che possa apparire giusto per me, non lo sia per gli altri.
Ma devo anche ricordare che ciò che è giusto per altri e non per me, non sempre sia la soluzione per porre a tacere il dubbio di errare.
Ho sbagliato, sto sbagliando, questo sicuramente, come tutti.
Posso aver sbagliato e posso sbagliare anche adesso, in questo momento, nel quale tutto appare sfuocato.
Sto peccando di egoismo? Penso solo a me stessa?
In quale preciso istante, l'istinto di sopravvivenza personale sconfina nell'egoismo?
Non sono troppo buona, sono consapevole o almeno tento di esserla.
Diamo la colpa al greco? Al teatro? All'immedesimazione di sè negli altri?
Confini, ristabiliamo dei confini.

martedì 3 ottobre 2017

Egoismi a gogo.

Io lo so che è davvero egoista, ma perchè devo dare spiegazione dei miei comportamenti a chi dovrebbe conoscermi ?
Se mi conosci, sinceramente, come puoi pensare che io voglia derubarti di un tuo possesso?
O affermare qualcosa in cui non credo?
O semplicemente, fare del male?
Io non voglio fare del male a  nessuno, anzi, l'idea di provocare dolore ad altri mi destabilizza, mi terrorizza, mi limita spesso.
L'idea di essere nociva, dolorosa, causa di problemi e tensioni, non mi abbandona mai e così, proprio mentre agisco, mi chiedo come possa essere percepita, come possa essere interpretata, come possa affermarmi senza impormi.
Poi c'è vuole vedere qualcosa che non solo non mi appartieme, ma non è, e questo, mi ferisce.
Non vorrei mai dover ferire qualcuno e se mi trovo costretta a farlo, tento di essere lieve e presente, di addolcire il colpo e di essere presente post ictus.
Non sempre ci riesco.
Ma ci provo, questo si, in ogni occasione.
Non voglio dare spiegazione continua dei miei comportamenti perchè mi offende farlo, mi fa sentire giudicata, mi sento in dovere di dire 'ehi, ma io non sono la gran stronza che tu credi!'.
E sono così stanca di tutta questa visione di 'attacco-controattacco', non è una guerra, non stiamo combattendo, stiamo vivendo e condividendo.
Non ne posso più, non si può vivere aspettandoti il peggio dagli altri, non si può sempre pensare al peggio.
Si, è vero, si rimane delusi dando fiducia e comprensione, ma almeno si vive armoniosamente.

lunedì 2 ottobre 2017

12 anni.

Ma sembro così cattiva?
Io?
Appaio come una stronza?
Sempre?
Non so.
Nessun vittimismo, solo delusione, mi sento dispiaciuta.
Non voglio più parlare con nessuno al di sopra dei 12 anni perchè forse non sono in grado di comunicare con nessuno, al di sopra dei 12 anni. Probabilmente sbaglio qualcosa, il metodo, la mimica, le parole, il senso di ciò che dico. Ma non ne posso veramente più. Non so. Sono così stanca, così stanca di dover spiegare, giustificare, motivare, di levarmi dal ruolo della cattiva, sempre e comunque. Non sono buona, non sono biancaneve, ma neppure la strega cattiva. E se devono per forza vedermi come una serpeverde, devo iniziare ad accettarlo, anche se mi fa sentire così male l'idea che qualcuno possa partire prevenuto nei miei confronti, convinto che io sia in grado di fare ad altri ciò che non vorrei venisse fatto a me, convinto che porre qualcuno in una situazione difficile non sia solo l'ultima delle cose che vorrei dover fare nella mia vita.
Non so.
Sopra ai dodici anni.
Manca comprensione.
Va bene così.
Tanto sarebbe una counicazione priva di comunicazione stessa.

venerdì 15 settembre 2017

Se...

Se...fossimo davvero stati sinceri, io e te, ti avrei detto che con quelle maniche arrotolate sei la fine del mondo.
Ma questa sincerità, sarebbe stata la fine del mio mondo.

Se fossimo davvero stati sinceri, io e te, ti avrei chiesto cosa stia succedendo, perché c'è qualcosa che non và, come dovrebbe, non so cosa e probabilmente neppure lo saprò mai, ma sento che ci sia.

Se fossimo davvero stati sinceri, io e te, non avremmo usato altri nomi, altre voci, altre storie, per parlarci.

Se fossimo davvero stati sinceri, io e te, adesso non sarei qui a scriverti quello che sto scrivendo ormai da anni, su questi fogli immaginari dei quali un bel giorno non rimarrà traccia né ricordo.

Se fossimo davvero stati sinceri, io e te, ma non li siamo stati, mai.

Ed oltre a non essere sinceri, non siamo neppure mai stati io e te.



Ci sono cose che non so, non saprò e non avrò.
Ed è profondamente giusto così.

Posso però chiedermi come stai?
Perché non ci siamo, sento che tu non ci sia più.
Non per me, per il quale sostanzialmente non sei.
Ma per te stesso, per il quale credo fossi tutto.

Chissà.

Magari fra 23 mesi per puro caso mi dirai distrattamente che cosa stai vivendo adesso, ma ne parleresti leggermente, al passato ovviamente ed io non ricorderei già più.
Ammesso che fra 23 mesi sia possibile parlarne.
Io e te , che non solo non siamo, ma non saremo mai.

Ed allora quelle maniche io non le voglio neppure immaginare, figurati vedere.


lunedì 28 agosto 2017

Giravolta sui tasti bianchi.

Tutto aveva avuto inizio per gioco e per sbaglio.
L'errore che mi accompagna da sempre mi ha condotta verso un luogo ed una data che non erano quelli segnati su un foglio, ma solo dopo mi sentii a mio agio, così tanto, da poter affermare che non fu il gioco e non fu lo sbaglio a farmi trovare lì.

Erano le otto ed avevo voglia di cambiare la mia vita: avevo un cane, un gatto, una casa, un compagno di vita e una profonda insicurezza.

Era martedì sera ed il martedì non aveva mai significato nulla, prima di allora.

E poi, poi divennero i martedì alle otto, i miei appuntamenti con me stessa, durante i quali non ero compagna, non ero figlia, non ero libraia né antichista, ma ero solo io, in attesa di trovarmi.

Non avevo velleità né speranze, ma solo tanta voglia di superare i miei blocchi sociali, di ampliare la rete sociale e di avere uno spazio solo mio.

E l'ho avuto, tanto e per molto tempo, anche se oggi, mi sembra troppo breve.

Rimpiango le serate, i sorrisi, l'adrenalina, la voglia di fare e sento di aver concluso un periodo che avrei voluto protrarre per sempre, ma questa volta, mi sono davvero resa conto che i comportamenti degli altri influenzano le nostre scelte, anche se non si vorrebbe.

Sono stati giorni pieni, con il telefono che trillava, la penna in mano, la voce da impostare, gli esercizi e la voglia di fare.

Sono stati giorni lunghi.

Sono stati dei bei giorni.

Non voglio rovinarmene il ricordo, lo voglio tutto, perché mi è servito, mi ha cambiata, mi ha aiutata e salvata.

E poi, poi oggi sono qui, ad esaminare uno ad uno tutti i miei pensieri, i comportamenti, le frasi, le confidenze e a chiedermi se potrei mai tornare indietro.

Vorrei tanto riuscirci.

Ma sono ferita nel profondo e non riuscirei più ad aprirmi, sono offesa e mi sento davvero presa in giro.

Si è appena chiuso un capitolo, senza che io leggessi le ultime pagine, senza che potessi davvero voltare pagina, si è chiuso con il contraccolpo di una spinta troppo forte sullo stipite e l'aria che insieme alla corrente, ha mosso un finale indipendente.