mercoledì 8 marzo 2017

L'otterremo?

8 marzo, ricorrenza ipocrita? esaltazione dei ruoli? rivendicazione personale?
Punto di partenza.

Per non cadere nel disfattismo più bieco, voglio pensare a questa giornata come a un punto di partenza per un percorso di rivalutazione di noi stessi, a prescindere dal nostro sesso.
Una grande linea gialla che segna l'inizio di un percorso che non termina alle 00:00, ma prosegue lungo i mesi, gli anni e termina in un cambiamento tangibile e reale.

Non sopporto questa giornata, non perché sia priva di significato, ma perché non sopporto la maggior parte dei significati che le si vogliono attribuire.

Non saranno gli auguri di oggi a rendermi la vita più semplice, domani.
Non sarà la mimosa lasciata seccare in un bicchiere a ricordarmi la gioia di un pensiero gentile che da simbolo è divenuto prodotto.

La scorsa settimana un tipo ( rinominato "non-so-bene-chi-siamo-cosa-facciamo-ma-stiamo-bene-cosi") si è presentato a casa mia con un mazzolino di fiori appena raccolti e mi ha detto:
"Ecco, volevo portarti un po' di primavera".
Non amo i fiori recisi, li amo piantati a terra, anche per questo ho sempre preferito regalare piante, ma quello è stato un regalo gradito. Povero, improvvisato, infantile forse, ma davvero innocente.

Ha proseguito, poi: " Sai mentre passeggiavo oggi ho visto le prime viole della stagione, piccole, nascoste, fragili, ma con uno stelo così forte. Ti assomigliavano davvero, piccole, con un colore così intenso da non poterle ignorare. Non le ho raccolte perché mi sembrava di ferirti, così te le descrivo."

Ecco. Esattamente in quel momento - anche se non sappiamo chi siamo, cosa facciamo, se durerà, se ci vedremo, se riusciremo ad avere degli incontri normali, magari non di notte, magari non in mezzo ai monti, o nel reparto bio della coop, senza aeroporti, possibilmente nella regione in cui viviamo, anche se dovremmo affrontare circa quattromila difficoltà, fra le quali la mia incapacità profonda di tradurre emozioni in suoni, o il suo concetto di costanza e puntualità - ho capito che ci siamo capiti.

Quelli sono i fiori che mi piacciono, i gesti che mi servono, gli atteggiamenti che mi fanno sentire bene, senza pretese e non pretesi.

I fiori di oggi, oltre a crearmi un fastidioso prurito ed una sorta di asma, mi innervosiscono.

Non devi regalarmi dei fiori perché tu sei un uomo ed io sono una donna.
Siamo nel 2017!
Non devi regalarmi dei fiori perché una festa ti impone di farlo.
Siamo nel 2017!
Non devi regalarmi fiori, non devi regalarmi niente.
Siamo nel 2017!

Se vuoi, puoi farlo, ma non devi, non sei strettamente tenuto a farlo.

Nell'ultimo anno la mia vita si è rivoluzionata, molto, ho abbandonato quella che era la mia 'normalità', ho vissuto un profondo cambiamento al termine del quale non riesco più ad avere una visione borghese della coppia e dei ruoli.
In una società patriarcale sono radicati ruoli che coincidono con il proprio sesso, riesco a comprenderlo, sia dal punto di vista storico che dal punto di vista sociale.
Non riesco a condividerlo.
La realtà dei fatti, una realtà che dovrebbe comprendere la figura femminile in tutte le sue manifestazioni al pari di quella maschile, dovrebbe influire sulla società, prodotto di questa influenza un cambiamento totale che può manifestare, non solo, ma anche, nella libera scelta dei ruoli.

Non mi sono svegliata questa mattina con la convinzione di essere una sociologa - anzi, questa mattina mi sono svegliata con lo stordimento tipico di chi ha dormito poco e con un cane di 35 kg sopra alle gambe-, ma sono davvero stanca di dover interpretare un ruolo che non mi appartiene per appagare l'orgoglio di 'maschi alpha' o per non sentirmi criticare o per quieto vivere.

Quieto vivere, poi...
...quando lavori con un uomo ed automaticamente sei la sua segretaria, perché puoi lavorare 'per', ma non lavorare 'con', (cosa che per altro mi suscita ilarità, ci mancherebbe, che oltre a sociologa e femminista improvvisata, sono anche autoironica)
...quando vai a una riunione, ma 'preferirei parlare con un uomo',
...quando vai  a una riunione, ma non ti guardano in faccia,
...quando la banca, il notaio, enel, acam, il vicino, il cugino del vicino, il parente del nipote di quello che ti vende la porta, ti chiedono il tuo stato sentimentale, come se avere accanto un uomo potesse essere una garanzia,
...quando hai due gatti(quasi tre) e un cane e iniziano le battute sul fatto che l'età avanza, gli animali aumentano e diventare una 'zitella' è facile,
...quando devi fare tre viaggi in ascensore per portare la spesa a casa e ti viene ricordato che 'eh sono cose che dovresti far fare a tuo marito',
...quando prenoti una vacanza da sola e in agenzia ti chiedono chi vai a trovare, ma in realtà tu vuoi solo andare in vacanza, scoprire nuovi musei, nuovi cibi, camminare in mezzo agli scavi - cose che per altro ho sempre dovuto far da sola-,
...quando esci tardi dal lavoro, non hai voglia di cucinare e mangi fuori, in silenzio, in pace e sistematicamente sei 'ohhh poverina'
...quando vai al cinema all'orario che ti pare, a vedere film che ti interessano e 'solo un biglietto?' - anche questa cosa in realtà mi è sempre capitata-
...quando compri una caldaia e il tecnico vuole parlare con tuo padre/il tuo fidanzato,
...quando compri una cucina e 'suo marito non sarà felice del conto'.
...quando hai un'idea politica piuttosto forte e 'sono cose da uomini'.
...quando sei troppo truccata e allora sei stupida,
...quando sei troppo struccata e allora sei sciatta,
...quando paghi tu la cena,
...quando scegli il vino,
...quando sei tu a guidare,
...quando non ti fai venire a prendere a casa,
...quando esci con una compagnia di uomini,
...quando bevi più della tua compagnia di uomini,
...quando sei a cena con una coppia di amici,
...quando scegli le piastrelle da sola,
...quando ti compri un trapano,
...quando ti compri un anello da sola perché ti piace,
...quando ti tagli i capelli solo perché lo vuoi fare,
...quando non ti poni il problema di parlare con gli uomini,

...questo è quieto vivere?

Ognuno sceglie di assumere il ruolo che vuole, quando vuole, SE vuole.
Gli auguri di oggi, rendiamoli concreti, rendiamoli cambiamento.

Siamo persone, non siamo stereotipi.
Siamo persone, non siamo necessariamente ciò che il nostro sesso impone o prevede.
Siamo persone e ci meritiamo la libertà.

Basta con gli auguri che esaltano la procreazione o una forza interiore che deriva dalle nostre ovaie.

Basta con un modello nel quale dovremmo rientrare.

Lo dico per me, lo dico per le persone a cui tengo, ma anche a quelle alle quali non tengo particolarmente.

Nel 2017 dover essere catalogabili è un disagio.

Quindi il mio augurio di oggi è un augurio profondo, di cambiamento, per tutti.

Per le donne che si sono stancate di dover essere giudicate se scelgono di affrontare la quotidianità senza un uomo, ma vogliono comprarsi casa, girare un pezzettino di mondo, guardare film, conoscere cose, in totale indipendenza. (E l'indipendenza si può avere anche con un compagno accanto.)

Per gli uomini che si sono stancati di dover essere eroi a tutti costi, bancomat, accompagnatori costanti, per quelli che si rifiutano di dover essere come non si sentono di essere.

E anche per me, per tutte le definizioni che scelgo, di non scegliere.





mercoledì 22 febbraio 2017

Aspirina.

Credo di aver sviluppato una dipendenza da aspirina.
Mi piace un sacco, quasi quanto quel Chianti che ho aperto tre sere fa e non ho mai richiuso.
Finito in quattro bicchieri, anzi, in un bicchiere e tre rabbocchi.

Sola, la porta finestra spalancata, il buio, la notte, quella tiepida luce esterna come unica fonte.

Tre sigarette al limone.

Un ragno appeso fra la terza e la quarta sbarra della ringhiera, l'ho fissato, ma poi l'ho scordato.

I vicini che portano la spazzatura sulla strada, mano nella mano.

La mia auto parcheggiata male.

Sono solo cose che immagino, non le vedo, posso guardare solo questo monte verde e scuro.

Ci sono le campane che ogni tanto infastidiscono e la scala è troppo ripida per farmi salire tranquilla.

Mi manca il profumo di ambra che inebriava i nostri mercoledì.

Ma non troppo.


lunedì 20 febbraio 2017

Sorrisi.

Ci sono delle cose inspiegabili.
Il calzino che scopare,
la casualità degli incontri,
le chiavi che si perdono nelle borse.

E poi c'è questo sorriso idiota che mi compare sulla faccia ogni volta che ti vedo.

venerdì 17 febbraio 2017

Mittenti.

"Il contenuto non è semplicemente veicolato dal mittente, il contenuto riflette pienamente il mittente, ciò che scrivi è ciò che sei."
Questo pensavo e scrivevo alla mia migliore amica e questo è ciò che penso ancora.
Quindi, questo insieme di pagine nostalgiche e lagnosette, sarei io.
Lo accetto di buon grado.

Sai, non sono stata così inopportuna, eroe che a distanza di tempo, continua a lasciare poco spazio e poco tempo ad altri.
Ci sei stato, quando non c'erano altri, ci sei stato, nonostante ci fossero altri, ci sei stato, perché quelli come noi, ci sono. E basta.

Ed ancora oggi, ci sei. E basta.

Quelle chiavi, non le ho mai usate.
Le ho guardate, spesso.
Mi ci sono aggrappata, quando tutto andava per il verso sbagliato.
Le ho strette nelle mie mani immaginando le porte che avrebbero aperto, quelle che ho rinchiuso dietro a me, velocemente, ogni volta che mi salivano le lacrime agli occhi da non poterle nascondere.
Ma mentre le stringevo, avevo bisogno di un luogo, non sarebbe stata la scelta che avrebbe dovuto essere.
Quando la scelta non è libera, non è scelta e la scelta per me, è l'unica via che rende questa vita dignitosa.

Non sono mai andata davvero contro, lo sai anche tu.
Mi sono sempre fermata prima che la protesta divenisse scontro,  che la polemica si fermasse a sé stessa, che la razionalità lasciasse spazio all'irrefrenabile irrazionalità che mi contraddistingue.

Mi manca la necessità di farmi partecipare ad ogni circostanza della tua vita, anche quelle che mai mi avrebbero previsto, con apparente noncuranza nei confronti di ciò che avrei dovuto subire ed una profonda attenzione al mio sentire. Inadeguata, io mi sento sempre inadeguata e tu, mai una volta, mi hai lasciata affogare nel mio dolore.

Mi seguivi, mentre stringevo mani che scrivevano libri e stampavano giornali e nella mia totale ignoranza mi hai lasciato credere di essere in grado di sentirmi al di sopra di quello che sarei mai

Riassunti.

Testate contro al muro, riassunto.

martedì 14 febbraio 2017

Destintatari.

Giusto così.
Ho ricominciato a mangiarmi le unghie ed ho delle mani orribili.

Queste giornate sono così pesanti, lavoro tanto e produco poco,
mi sento un vero disastro.

E poi tu, che torni nella mia vita, periodo di pessime abitudini.

Mi mangio le unghie, ho ripreso a fumare e sei tornato anche tu.

Oggi abbiamo riso del fatto che io abbia potuto provare gelosia e fastidio a causa di una persona così lontana da me da non potermi assomigliare in nulla.
Provare gelosia nei confronti di qualcuno che non stimi è un crimine.

Quanta fragilità è stata racchiusa in me?
Quanta ancora mi appartiene?

Vetro di murano. Sottilissimo. Però bello eh?

Sei una pessima abitudine.
Come la sigaretta che fra poco fumerò, magari scrivendoti.

Sono circoli viziosi dai quali non riesco ad uscire e tu ne fai parte.

Mi fai ridere.
Tanto.
Mi fai ridere di me e mi fai ridere di te.

Oggi mi serviva sentirmi così.

Domani me ne pentirò, lo so già.

Ma oggi è oggi, sono triste, è San Valentino, sono sola, nessuno è entrato da quella porta per me e allora vai bene anche tu, che sei la scelta sbagliata.

sabato 11 febbraio 2017

Mare.

Mi nutro di parole e di raggi di sole, di lettere non spedite e frasi taciute tacendo di un silenzio rumoroso e tormentoso.
Sono nata su un'isola e il mare che mi ha circondata è stata culla e svezzamento, ninna nanna e buongiorno, insegnante e balia.
"La mia casa è il mare e con un fiume non la posso cambiare".
Quanto avrei voluto sapermi accontentare di quel fiume che allagò Firenze, di quei ponti percorsi con le tue mani in tasca e le mie protese verso un continuo svolazzare, incupita e malcontenta nel non poterle intrecciare con le tue, con la naturalezza che sboccia nei momenti meno appropriati e difficilmente riesco a frenare senza che il lato sinistro delle labbra si inarchi verso il basso.
Non mi è bastato e non mi sarebbe mai potuto bastare, lo sapevo io, lo sapevi tu, abbiamo fatto bene a frenarci prima che le mie mani si sentissero a loro agio dentro una stoffa scura.

"Fermati qui. Queste sono le chiavi di casa mia, non voglio sapere quando verrai e quanto ti fermerai.  Sposta la scrivania accanto alla finestra, spalanca i vetri, riordina i libri come meglio desideri. E Scrivi. Anzi. Ma, Scrivi.".

E mi guardavi, di lato, per non voltare il volto, seguendo con il tuo sguardo, il mio, che non riuscivo a smettere di rivolgerti, costante e probabilmente pedante.
Bevevi alla bottiglia ed io spostavo la mia birra da una mano all'altra, come faccio con la tazzina del caffè, godendo dell'amaro e del tepore. Caffè macchiato, meglio con soya.
Dicono che un uomo che ti ama, ricorda come prendi il caffè.
Amaro.
Lo hai sempre ricordato.
Quando in piedi appoggiata al mobile di cucina mi chiedevano "Zucchero?" e tu rispondevi:
"Lei lo prende amaro", sorridendo per quella volta che parlando ti dissi che bevo così tanto caffè da non tollerare lo zucchero.
"Diventerei diabetica nel giro di una settimana".

I nostri caffè, le scale percorse con il bicchiere rovente in mano, per poterlo bere insieme, ma da soli, vivendo l'ossimoro che siamo stati e forse continuiamo ad essere, pur cambiando prospettiva.
Il tuo bicchiere, gettato di corsa, quando dovevi scappare o volevi farlo, per evitare risate inopportune.
Inopportuni. Li siamo stati?

Tante volte mi sono chiesta quanto sia risultata inopportuna io e quanto ti ci sia sentito tu.

A distanza di tempo, mi chiedo se mi leggi ancora. Sento di si.
Non sempre, certo, ma so che lo fai, magari di notte, magari velocemente, incostante come sempre, ma presente. Come sempre