giovedì 28 gennaio 2021

Diario di notti insonni

 In cui penso alla mia vita e sogno ad occhi aperti, svegliandomi stanca di sognare una vita dove tutto vada a posto senza che io debba spaccarmi in quattro più di quel capello che non racchiude in sé risposte o ragioni abbastanza valide per svegliarsi al mattino e non essere felice.

Il 119 di gennaio

 Oggi è una di quelle giornate che non finiscono mai, di quelle in cui non va bene nulla e di quelle , soprattutto, in cui il senso di solitudine ed incomprensione ti prende alla gola, soffocandoti.


Forse mi sono sopravvalutata.

Forse l'idea differisce troppo dalla realtà.

Forse non sono semplicemente in grado.

Eppure io non sento che sia così. Io mi sento in grado, con tutte le mancanze e le fatiche, il tempo speso, le ansie, le preoccupazioni, il poco sonno, l'attività perenne.

Ma scoppio in lacrime proprio oggi che il correttore mi copriva le occhiaie ormai verdi e so contare tutti i motivi per cui sto piangendo e non riesco a smettere di farlo.

Io sono esausta.

Non è questo assurdo lavoro che poi non è neppure un lavoro,ma l'ennesimo progetto in cui mi butto a capofitto nella speranza di riuscire ad arrivare al fondo delle cose, per una volta.

Non riesco mai ad avere tutto, tutto insieme, nella mia vita. Solo sprazzi discontinui.

Ma ora mi sento infelice, da tanto.

Mi manca qualcuno che mi comprenda e mi tuteli, qualcuno che mi protegga dagli spigoli quotidiani ed abbia premura e rispetto.

Il rispetto c'è o non c'è.

E quando manca non si può tornare indietro.

Oggi sono stanca, sfinita, errante, arrabbiata e delusa dal fatto che nonostante tutto,io mi riesca a trovarmi in una situazione senza vie di uscita.

Remo contro corrente all'infinito per salvare qualcosa che invece di lasciarsi salvare, mi picchia e scalcia per naufragare.

Dicono che tutto quello che deve essere è, senza troppe storie, senza intestardirsi.

Tuttavia ho sempre dato valore all'impegno anche quando ,come in questo caso, non ha alcun valore.

Mi sento soffocare da qualcosa che doveva essere piacevole e invece fa male ed è dolorosissimo.

Mi sento tremendamente sola.

Mi sento sola e triste in una giornata che inizia alle nove e finisce alle venti, in cui devo essere sorridente,contenta,affabile e gentile ed invece sono solo pessima, condizionata da un contorno che mi devia e mi plasma e non mi lascia provare nulla che non sia problematico,difficile e ostico.

Faccio fatica,più del solito.

Ognuno ha le sue priorità,ma vorrei che ogni tanto il mio bene venisse prima della lite di turno o del fare valere le proprie ragioni.

Sono stanca di litigare, sfinita.

Pulisco tanto,mangio poco e dormo ancora meno e mi racconto bugie.

Chiunque vivesse la situazione di stress ed agonia che vivo da mesi, non starebbe meglio di me.

Potrebbe essere il periodo più bello della mia vita.

Invece arranco. Fatico. Soffro. Di continuo.

Ho un peso addosso insopportabile.

Avrei bisogno di stare bene, di sentirmi leggera, serena, di concludere tutti quei discorsi che tanto non hanno mai fine e si ripetono, sempre uguali e sempre diversi, ma più dolorosi e sfibranti.

Non so cosa sarà di me.

Se continuo così, nulla di buono.

Ho bisogno di dormire.

Di ridere a crepapelle.

Di non avere continui sensi di colpa che "non volevo farti, probabilmente tu ti senti in colpa perché sai di avere sbagliato".

Di scontri contro porte chiuse.

Di porte chiuse alle spalle, sbattute,accompagnate da invettive di pubblico dominio,regalate agli altri come miglior forma di espressione di noi stessi, di una gara invisibile in cui si ricerca un cattivo ad ogni costo,senza mai pensare,senza mai valutare, senza mai sentire che forse non sarebbe il caso.

Mi sento distrutta come non mai,sfinita, frammentata.

Alterno felicità e soddisfazione ad ansia e soffocamento.

Sono stanca di dover giustificare ogni mia azione a chi non riesce a capirmi.

Stanca di imporre un dialogo a chi tanto non ascolta, ma aspetta solo il turno per parlare.

Sono stanca di indossare i vestiti degli altri per capirli meglio e notare che tutto sommato,agli altri,di cosa vivo io ,di come stia io, non importa proprio nulla.

Mi alterno fra la voglia di fare finta di niente ed aspettare che tutto passi, le delusioni dell'impegno che tanto non serve e la necessità di mettere in chiaro che no,tutto può mancare, ma non il rispetto.

E più cose si accumulano più è difficile scavare.

Si parlano lingue diverse.

Si urlano ragioni diverse.

Che hanno fatto tutto tranne averci fatto avvicinare.

Oggi sono stanca più del solito, è una giornata triste e no, chi mi dovrebbe capire, sceglie di dare espressione solo alla sua rabbia, pensando che meno rispetto mi dimostra, più io sia pacifica.

Posso essere silenziosa,

Posso rimandare il momento a causa della stanchezza

Ma non posso essere io,

Se non sono tranquilla.

Felice.

Serena.











giovedì 27 giugno 2019

Oggi è una di quelle giornate in cui ringrazio il cielo di avere enormi occhiali da sole.

Che coprono occhiaie e lacrime incontenibili.

Inconsolabile.

Sarà la sindrome premestruale, la stanchezza cronica o questo senso di abbandono che sento pesantissimo su di me.

Domani è il mio compleanno ed io sono tristissima.

Sono mesi che tiro le energie allo sfinimento ed esprimo questa stanchezza infinita.

I miei genitori sono partiti, non che avrebbe cambiato qualcosa, ma non ci sono ed io sento questo bisogno infinito di essere abbracciata e accarezzata.

Avrei bisogno di qualcuno che mi ascoltasse davvero, non superficialmente e mi consolasse.

Il mio compagno preso dalle nuove avventure, non riesce neppure a dormire, figuriamoci a starmi vicino.

Ognuno ha una buona scusa per non esserci ed io rispetto le esigenze di tutti.

Ma oggi sto male di quel male accumulato che mi butta giù e non mi ferma gli occhi.

E mi sento sola.

Solissima.

Domani è il mio compleanno ed io non ho niente da festeggiare.

L'ultimo anno è stato difficile, incasinato, stancante.

Avrei bisogno di calma, acqua, capelli bagnati, sale, freddo sulla pelle e suoni ovattati.

E invece avrò quello che ho sempre, incomprensione.

mercoledì 26 giugno 2019

"Ed anche questa è incinta".

Quando trovi il tuo compagno a scorrere Instagram e a pronunciare queste parole.

E ti chiedi se l'espressione significa:

A- voleva rapportarsi a questa donna ma adesso in procinto di diventare mamma non gli pare il caso.

B- fa a gara con gli amici a chi ha figli e chi no.

C- ti fa notare che voi il figliolo non lo avete.

D- ignora il fatto che per te è impossibile.

E - ignora il fatto che ammesso che il figliolo arrivi sia improbabile gestirlo dato che lavoriamo entrambi 40 ore al giorno.

F- libera interpretazione.

G- non ho tempo neppure per farmi le unghie, figuriamoci per crescere un essere vivente.

H- sono stanchissima e non capisco.

giovedì 13 giugno 2019

Serenità.

Ma la serenità delle nottate felici, tranquille, senza litigi, problemi, in cui torni a casa e non ti si spacca la testa e trovi pace, odore d'estate, il tuo compagno che capisce di aver sbagliato e cambia tiro... Ecco, queste serate, chi le vive?!

Ansia ed altri disturbi del sonno.

Ci sono tutta una serie di cose bellissime e poi, poi c'è la mancanza di sonno, di tempo e di spazio.

Se mi avessero detto un anno fa che mi sarei ritrovata all'una del pomeriggio in piena crisi isterica a piangere pulendo il bagno, avrei risposto che la mia vita ormai era cambiata e ben diversa.

Oggi ho pianto, pulito il bagno, mangiato in piedi ed avuto una crisi emotiva.

Sono stata antipatica, piena di paure, sgradevole e senza pazienza.

Sono stata sull'orlo di una crisi di nervi.

Nulla di rotto, ma ho bisogno di un nuovo assemblaggio. Ne necessito profondamente.

E non ne ho tempo.

Vorrei che la mia casa fosse quella di un tempo, pulita ed ordinata.

Vorrei che I vestiti negli armadi fossero più di quelli lasciati in giro.

Vorrei avere il tempo per bermi un aperitivo seduta sul pavimento della sala senza prendere un virus mortale.

E poi vorrei godere di una serie di cose bellissime ed opportunità meravigliose. Che però, sono arrivate nel momento sbagliato.
Cerchiamo di accoglierle al meglio anche se ho solo voglia di piangere.

Tempo.
Ho bisogno di tempo.
Di calma.
Di luci spente.
Di parole dette piano.
Di ragionamenti che non siano assurdi.
Di acqua calda e risvegli lenti.

E invece vivo fra panico, paura e piagnistei.

Non voglio appoggiarmi su altri, anche perché chi ho accanto difficilmente reggerebbe, ma vorrei potermi riposare un attimo, con calma, con pace, con gioia, con amore, con serenità.

Non ce la faccio più.

Più.

Più.

sabato 27 aprile 2019

Schiettezza.

I tentennamenti di uno, erano l'ansia dell'altro.

Le difese di lei, le ferite di lui.

Lo sguardo basso di lui, le mani tormentate di lei.

Forse si dovrebbe dire sempre, tutto, quando è il momento .

Forse, è meglio tacere.

Scaraventare via i dubbi con aneddoti e racconti che non lascino il vuoto a pensieri e fantasia.

Togliere le foglie del passato come se fossero fili d'erba fra i capelli, dopo che ti alzi da terra.

Dormi e ti guardo dormire e sei la la luce più bella del mondo.

Così piccolo e così forte.

Sembra un bambino con le mani sotto al viso e gli occhi chiusi e penso a come vorrei baciare via tutte le ferite ed accarezzare il suo dolore fino a non lasciargli mai il ricordo di un abbandono .

Una volta di me hanno detto che io sono una che resta, una che non se ne va.

Io sono una che resta quando ne vale la pena e per lui, con le sue rughe preoccupate sulla fronte, ne vale sempre la pena.

Vorrei essere la coperta che ti sta addosso mentre sogni e non so cosa vedi.

giovedì 25 aprile 2019

Aperture.

Aprirsi con alcune persone significa necessariamente essere feriti.

A morte.

Una delle mie regole di vita era non aprirsi così nel profondo da potersi lasciare ferire.

E invece dopo molto e molto e molto e sensi di colpa inqualificabili ti apri e allora... Allora non è fattibile.


Chi ti ama, pur avendo tutte le armi per ferirti, non lo fa.

venerdì 5 aprile 2019

Un freddo incontenibile nonostante siamo i primi di aprile.

E questa sensazione di fame e debolezza che non mi abbandona più.

Soffro di una sofferenza che si chiama inadeguatezza e mi coglie ogni volta che chi amo non si sente amato o accolto o voluto da me.

Avrei bisogno di tempo e di pace e di silenzio.

Di serenità.
Di egoismo.
Di senso di famiglia senza senso di oppressione.

Non mi sento in grado di reggere i tempi stretti e recuperare le energie come vorrei.

Ogni tanto vorrei ricevere cura e comprensione senza accuse e continue domande.

Vorrei essere libera dal telefono e dagli orari e godermi una primavera senza questa paura di non condividere abbastanza.

Mi sento messa sotto processo continuamente e so che è una questione di tempo : finirò a torturarmi senza sosta accusandolo di non aver fatto abbastanza nonostante chi ho davanti non si interessi a ch'io sia o a cosa vorrei, ma semplicemente a cosa cerca in me.

Stasera sarà l'ennesima serata trascorsa al lavoro : gioia e sacrificio. Stanchezza e buona volontà.

Ma probabilmente è più facile per gli altri obiettare sul mio modo di comunicare rispetto al soffermarsi sul mio messaggio.

Sono stanchissima, travolta ed avrei bisogno di dormire e riposare. Bisogno di staccare, non dagli affetti, ma da ciò che mi richiedono: a nessuno piace sentirsi poco apprezzato  a nessuno piace sentirsi in difetto e a nessuno piace sentirsi sotto processo .

Che sia per un pin.

Che sia per un momento no.

Che sia per un senso di stanchezza accumulata.

Che sia per il disagio che si prova nel conoscere qualcuno che immediatamente ti etichetta per qualcosa che gli è stato raccontato.

Che sia per il senso di esclusione che ti è stato fatto vivere 

Che sia per il tentativo di sforzarti ad essere diversa da come sei tramite un ricatto emotivo.

Che sia per un bisogno di calma e pace.

Non piace neppure a me.

E tutto questo bisogno di sembrare eroici agli occhi del mondo e di festeggiare giorni si scontra con i comportamenti avuti nei miei confronti. L'ipocrisia di descrivermi come il male del mondo per ricevere comprensione, per avere un cattivo nella storia e la necessità di essere ricordato in quanto buono, giusto, amabile.

Avere accanto qualcuno che non si sente amato a prescindere da te è difficile. È una scelta. È una voglia. È anche una visione della vita: se sei stato sfortunato e non ti hanno amato, non significa che tu non possa essere amato.

Mi sorge naturale aggiungere un pezzo nel quale sottolineo come invece io lo ami, lo voglia e sia pronta a riempirlo di amore.

Anche se poi, francamente, ti rendi conto nella quotidianità che amare qualcuno che non pensa di meritare amore è difficile :non lo riconosce e rifiuta quello che gli dai, capisce dinamiche diverse, quelle del rifiuto.


Non c'è rifiuto nel richiedere spazio e non c'è rifiuto nel richiedere fiducia. Io non abbandono mai nessuno , figuriamoci chi amo!

Ma se metti in dubbio continuamente la mia persona  allora devo per forza abbandonare per non abbandonare me stessa.

Non mi sento apprezzata ed a tratti sento la volontà di essere cambiata, ma ciò che sono ormai è stato e non credo nel cambiamento forzato o dovuto.

Credo nel dare la parte migliore di sé e nel darsi senza riserve.

Ma credo anche che ci sia un freno ed il freno è dato dall'amore verso se stessi.

Ho una fame incredibile ed un sonno indicibile.

E sorrido, parlo, organizzo, lavoro. Ma sento questo enorme vuoto dentro.

Mi chiedo fino a dove i propri bisogni possano arrivare a inchiodare l'altro e mi chiedo se sarò mai davvero capita e curata.

Non è un giorno come un altro e se non fosse andata come è andata oggi avrei voluto festeggiare il quasi traguardo di un rapporto che non pensavo possibile .

Non è andata come speravamo.
Entrambi.
O io.

E difficilmente riesco a lasciarmi andare mentre sento questa sensazione di marginalità.

Non ero importante nelle parole e nei fatti ed ho creduto a qualcosa che forse ora c'è ma non c'era quando io pensavo ci fosse.

Sto male. Sto male ed il mio male viene banalizzato di continuo.

Non importa quanto io manifesti il disagio che ricada su di me, perché quando si tratta di me è sempre dovuto un cambiamento , un miglioramento, un superamento.

Quando si tratta di me, appunto.

Sto male e non posso esprimere il disagio se non ricevendo in cambio accuse e scuse.

Sto male e comunque io non posso dedicare tempo e spazio neppure al mio malessere.

Io, io fin dall'inizio ho dato il meglio e non mi viene riconosciuto. Non importa.

Per me c'è sfiducia e scredito, c'è il dubbio e l'analisi grammaticale di ogni frase detta o pensata prima ancora che ascoltata.

Non c'è un dialogo costruttivo, c'è questa lotta continua nella quale io non sono mai abbastanza e poi c'è chi ha sempre una ragione per.

Per non cambiare ad esempio .
Per non capirmi.
Per non ascoltarmi.
Per non accettarmi.
Per non assolvermi.

Mi assolvo io.
Che da sola devo affrontare tutto quello che mi sento dire, accusare e rinfacciare senza poter parlare perché se il dolore degli altri è dolore a metà è sempre vero che il dolore di chi ami, quando sei come me, te lo puppi tutto tu.

lunedì 1 aprile 2019

Vento fra i capelli.

L'anno inizia a settembre...e a giugno si conclude.

Il problema dei cicli sta nelle somme che si traggono al loro termine.



Sono inevitabili.

E spesso inconsolabili.

Ci sono situazioni così delicate da essere del tutto prive di evoluzione : non importa cosa tu faccia  perché l'intervento esterno non modifica, cambia, altera, la natura delle convinzioni che si vivono come prodotto di una serie di eventi.

È un po' come quando viaggi in auto con il finestrino abbassato ed allora i capelli volano in ogni direzione. Pettinata dal vento. Prodotto di un vissuto.  E troppe volte anche una piastra da borsetta risulta inutile.

Un anno di vita trascorso ad infondere calore vitale e vedere comunque attorno il gelo.


domenica 31 marzo 2019

Nido

In queste ultime settimane sento un bisogno estremo di fare "nido".

Una sensazione di cura e amore, di coccole e vizi.

Sento questa voglia di coccolare chi ho vicino con waffles, carezze e continue attenzioni.

In questo momento mi sto dedicando a questa sfera dell'amore molto tenero, casalingo, protetto.

Come ogni Penelope che si rispetti mi salta in mente l'ansia che i prodotti della mia cura risultino infelici ed incapaci di apprezzare questo modus vivendi che sto applicando alla quotidianità.

Sicuramente fino a fondo non viene compreso, non è concepibile e probabilmente non produrrà quell'atmosfera un po' magica e surreale che così tanto adoro.

Ci sto provando, ci provo con tutta me stessa   anche quando sembra che non basti o non sia opportuno.

Ho voglia di sentirla rifiorire sotto alle mie mani, questa primavera così vicina e al contempo raggiunta con scatti veloci, quasi fossero gli ultimi cento metri di una campestre provinciale.

Faccio fatica.

Ho voglia di mare.

Di giornate piene.

Di fiori.

Di sole.

Di aria fresca e luce di luglio.

Spero di sopperire così alle mancanze che saltano fuori all'improvviso e mi lasciano desolata e sola in mezzo al mare degli eventi che qualche volta ci cullano e spesso ci travolgono.

Non so se sarà abbastanza.
Non so se sarà mai capito.
Ma questo nido per me è amore estremo.

martedì 19 febbraio 2019

Analfabetismo funzionale.

Oggi vomito tutte le parole che ho scritto, pianto e so.

Mi scoppia la testa.

Ho freddo.

Dubbi.
Domande.
Incertezze.

Mi chiedo s

sabato 22 dicembre 2018

op59

Va bene, avevo promesso che oggi avrei fatto la spesa e pulito casa.
Ma poi ho messo su Chopin e si è fermato il mondo.
Non è mica colpa mia, devo farmi una cultura, è lavoro in fin dei conti.

Si, sto mentendo a me stessa: è solo bellissimo.

Ed io fondamentalmente aspetto con ansia le ferie per poi andare in crisi perché mi manca la frenesia ed il sentirmi utile, mi sento sempre così: aspetto le vacanze e poi provo questa sensazione di inutilità che mi destabilizza.

Ho comprato l'ultimo regalo per Lui. Dovevano essere quattordici i regali da scartare, per fargli rivivere gli ultimi quattordici anni sotto una luce diversa e per farlo sentire accolto da amore e da un senso di famiglia nuovo.

Ma da quando mi piace Chopin?

Comunque ti rendi conto di amare qualcuno quando vai a fare la spesa il 22 dicembre affrontando il mondo pur di fargli passare una vigilia di Natale tenera, magica e priva di impegni pesanti e caotici.
Amare qualcuno significa anche proteggerlo dai centri commerciali prima di Natale.

Ho anche comprato un regalo per sua mamma nel caso in cui non avesse voglia di andarci, è un libro, se non sarà gradito potrà sempre dare la colpa a me ed ai miei gusti pesanti e noiosi.

In fin dei conti amo Chopin.

Da oggi.

Vabbè.

Devo incartargli l'ultimo ridicolissimo regalo che ho comprato stamattina pensando a lui e poi giuro che andrò a sistemare casa.

Quanti capricci.

In ogni modo, non sono riuscita a fargli trovare la prima uscita di Julia, il fumetto che probabilmente leggevamo solo noi al mondo perché il mio amico incaricato di portarmelo per ragioni di tempo, lo ha lasciato su una gru.
Questo è il magico mondo di Penelope: da qualche parte su una Gru c'è un regalo che volevo dare a Lui e per il quale ho fatto i salti mortali.

Mi auguro almeno che faccia compagnia ad un gruista nerd.

A raccontarle, certe cose, non ci si crede.

Comunque ho intenzione di cucinare una marea di cose buone in questi giorni, testaroli compresi, ma non al pesto dato che per lui sono quelli meno significativi.
Stasera preparo il sugo di funghi, così domani quando arriva la casa saprà di Natale, con il sugo sul fuoco, l'albero di Natale, i pacchi e probabilmente Chopin che prenderà il posto di Sinatra.

Anche perché mentre ascoltavamo  la playlist di Natale qualche settimana fa, si è ripresentata la ex e quindi adesso ho un leggero fastidio al riguardo.

Nulla a che vedere con la gelosia, piuttosto qualcosa sulle porte lasciate sempre un po' troppo aperte e la mia necessità di chiarezza.

Quella sensazione di essere scelta e voluta e desiderata che tento sempre di trasmettere agli altri senza che però effettivamente...

Oddio sto notturno che roba meravigliosa.

Da brividi.

Per capodanno invece spero almeno di non dover cucinare.
Alla fine penso che non faremo nulla.
Lui non è particolarmente predisposto all'organizzazione e quindi tocca a me.
Meglio così, a me il capodanno non è mai piaciuto.

L'anno inizia a settembre.

Quando guardo la gente festeggiare mi sembra in ritardo di mesi. O in anticipo.

Io comunque se non lavoro, soffro.

venerdì 21 dicembre 2018

Sussurri.

Oggi è una di quelle giornate in cui vorrei solo silenzio e pace.

Un the.
Un libro.
Forse no, meglio il buio.

E qualcuno che mi accarezzi piano i capelli senza muovere il letto o a muovermi il collo.

Oggi avrei bisogno della pace della solitudine condivisa e di permettermi egoisticamente di prendermi cura di me stessa senza ferire nessuno.

Oggi è una giornata di mal di testa e problemi agli occhi.

Oggi sono solidissima e piena di gente attorno.

Non vedo il tempo per riposarmi,
Non ne ho.

La spesa, le corse, la cucina, la casa da riordinare, il lavoro, la scuola, i bambini e via dicendo.

Oggi avrei bisogno di essere nell'acqua calda, immersa, con i capelli leggeri ed il corpo senza peso. I suoni ovattati. Gli occhi chiusi.

A pensare solo a me.

Oggi avrei bisogno di una sala vuota, fredda, sterile, con un pianoforte da studiare senza spartiti da guardare.

Oggi è tutto molto difficile: troppe cose da farei troppe persone di cui occuparmi e la consapevolezza che no, non c'è nessuno ad occuparsi anche di me.

Linea dura la mia, dettata dal bisogno di indipendenza e forza, di linearità e razionalità.

Ma nelle giornate come queste vorrei che ci fosse qualcuno accanto a me a preoccuparsi dei miei bisogni e delle mie voglie ed invece, non c'è nessuno.

"Non farla alzare che oggi sta male" e per un attimo ho ringraziato quest'uomo che si preoccupa con premura di me, poi mi sono alzata e sono andata in aula.

Perché devo farlo ed e giusto che lo faccia.

Sono arrivata a queste vacanze così stanca da non rendermi conto di come ci sono arrivata.
Non mi sembra ancora vero.

Ho bisogno di calma, silenzio, sonno, caldo, pulito e addirittura di noia.

Ho bisogno di non sentire il peso del non fatto se per una mattina mi occupo di me stessa perché non riesco a tenere gli occhi aperti.

giovedì 20 dicembre 2018

Rapporti Umani ed altre fantastiche avventure.

La verità, secondo me, è che i rapporti umani sono un casino pazzesco.
Come fai, sbagli,
come non fai, sbagli.
E allora salutiamo l'ultimo briciolo di razionalità e seguiamo il nostro istinto che tanto, casino per casino, quanto meno non ti ritrovi appesa all'idea che ciò che pensi possa differire da ciò che senti ed allora va bene così.
Senza neppure l'alibi di essere deviata da sovrastrutture mentali.

Ultimamente mi chiedo come sia arrivata a tutto questo e con 'tutto questo' intendo una serie di relazioni umane basate sull'esaltazione del proprio punto di vista e sulla rivisitazione del concetto di rispetto.

Mi è capitato di leggere commenti che mai e poi mai avrei pensato che qualcuno potesse scrivermi, o almeno, che non mi potesse scrivere conoscendo la mia persona, ma, invece, li ho letti.
Pugnalate, secche, dritte, dolorose.

E domande, tante.

Il problema non sono quattro frasi sgradevoli che fuoriescono in un momento di rabbia, io la rabbia la conosco e la capisco e so che è un'ottima condottiera nella scelta di parole sbagliate che rimangeresti il secondo dopo averle pronunciate o scritte o gridate o lasciate intendere.

Quello che mi spaventa è il principio di fondo dal quale si parte: io mi permetto di comportarmi così perché tu mi permetti di comportarmi così.

E non ci si ferma più, perché quando alla base del rapporto reputi naturale criticare l'altro per il suo modo di essere e richiedere qualcosa che non ha semplicemente perché tu lo desideri, nascono problemi, ma quando alla base del rapporto c'è l'idea di poter andare oltre i limiti del rispetto umano, nascono enormi problemi, un vortice che ti porta a fare sempre peggio, a dire sempre più per poi concludersi in mera e pura violenza.

E di lì, ci siamo già ampiamente passati e vorrei evitare.

Ci sono dei grossi limiti invalicabili e quando tu fai notare a qualcuno la questione sembri una bacchettona pesante ed intransigente. In realtà, sei lungimirante.

Il rispetto di una persona viene ancora prima dell'amore che provi o del senso di possesso che ti nasce quando inizi a sentirla Tua.

Forse è proprio a causa del senso di possesso che non volevo legami. Mi spaventa. Degenera in un attimo e si esprime in modi brutali e spiacevoli.

Se ben incanalato produce ottimi effetti, ma se vissuto male, crea il disastro e fa emergere la bruttezza umana.

In uno spettacolo visto a teatro il mese scorso su Alda Merini c'è stata una frase che mi ha colpita e non mi ha più lasciata andare : "Pensa a come è lei, a chi è lei, non pensare alle tue paure, ricordati prima di tutto di chi ha conosciuto e di chi ti sei innamorato.".

Ecco, da qui, non mi smuovo.

Se mi hai davvero conosciuta, sai quanto io fugga dalla possibilità di ferire gli altri e quanta paura ho di diffondere malessere nel mondo. E sai anche quanta necessità ho di essere me stessa senza che qualcuno mi trovi sbagliata o si aspetti da me qualcosa che io non sia o non possa dare o non voglia essere.

Per tutta la vita ho sentito le aspettative mordermi il collo e pesarmi al punto tale da soffrire di un dolore al fianco che non aveva nomi, ma frasi.
Allora, perché farmi questo?

Se mi hai conosciuta e mi hai amata per quella che sono, ricordati chi sono quando hai paura, ricordati che sono un'enorme bacchettona piena di etica e morale e sensi di colpa che nascono come nei. Ed io, di nei, ne ho tantissimi.

Ricordati chi sono anche quando hai paura di perdermi o non mi riconosci o ti aspetti da me qualcosa che non so trasmettere. Perché io ho sempre regalato fiducia e tempo e spazio, con amore e per amore, convinta che solo dando spazio e tempo si possa conoscere qualcuno e coltivare qualcosa, ma se mi togli il modo di esprimermi nel mondo, io non esisto più.

E nessuno deve pagare le colpe di chi mi ha fatto male, ma il rischio è quello.

Non so come io sia stata capace di non andarmene, ma l'ho fatto, sono rimasta. Perché io non me ne vado e resto tutte le volte che sento e percepisco la paura dell'abbandono e la sofferenza e la necessità di non sentirsi soli. Ma è anche vero che per rispetto a me stessa, non concedo più la possibilità di ferirmi o di farmi scrivere sul volto parole che nel quotidiano mi istigano alla depressione o al senso di inadeguatezza.

L'amore è bellissimo. Il possesso ne è conseguenza.

E può essere bellissimo.

Ho sempre pensato che il mio modo di esserci potesse trasmettere sicurezza.

Che qualcuno, lontano o vicino, potesse essere sereno di essere nel mondo, sapendo quanto io lo ami, lo voglia o lo aspetti.

Non è così.

Il possesso di poter dire 'ho una donna che mi aspetta' e nel mentre ? Nel mentre vive, perché la mia donna non è solo mia, prima di tutto è di sé stessa e poi dopo, può essere mia.

Se sento la mancanza di libertà di scelta, soffoco.
Se sento la mancanza di fiducia, soffro.
Se sento la mancanza di accettazione, non duro tanto.

Io scelgo di amare, scelgo di aspettare e scelgo di comportarmi al meglio, per me stessa e per gli altri. Ma senza obblighi, senza pesi, senza accuse.

Altrimenti mi comporto bene, ma poi mi allontano perché così neppure una santa...

...spero di chiarire presto questa situazione, spero che diventi ovvia, spero di poter vivere la mia vita, spero che gli altri vivano la loro vita, nella consapevolezza che ci sia amore e attesa, senza aspettative.

Amiamoci per come siamo e anche per come non siamo, amiamoci con rispetto e con possesso, se il possesso non è distruttivo.

Ce la faremo?
Ce la faremo.

Rapporti umani, come fai, sbagli.

lunedì 17 dicembre 2018

Respirare

Respirare.
Impariamo da subito fin da quando l'aria ci apre i polmoni con prepotenza esaltando il primo vagito.
Eppure in giornate come queste , nonostante siano anni che mi alleni, non respirare.

Poco tempo, poche sigarette, poche certezze e questa sensazione di inadeguatezza che mi coglie e mi pone contro a me stessa in un angolo.

Vorrei sapermi difendere dalle aspettative degli altri, dalle mie su me stessa.

Vorrei cancellare questa sensazione di tristezza che mi coglie quando mi rendo conto della lontananza e della distanza di pensiero.

Di essere inconsolabile come l'Euridice di Pavese.

Di non saper chiedere aiuto e di ricevere in cambio sensi di colpa e impossibilità di difendermi.

Davanti allamoallnon so essere obiettiva né sicura.

Mi sento incapace e poco comprensiva.

Quasi come con questa caldaia che non parte proprio oggi lasciandomi sconsolata.

Potrò mai guarire dalla paura di non fare ed essere abbastanza?

Dalla voglia di controllarmi fino al punto di non mangiare?

Saprò essere giusta per una volta?

Saprò comunicare calma e amore?

Sapro colmare le lacune lasciate dagli altri?

Oggi penso alle parole di altri, alle mancanze sottolineate, alle paure, alle insoddisfazioni.

E se avesse ragione la mia pseudosuocera?

Se avesse ragione nel dire che sono una fra le tante, che il piedistallo su cui mi siedo è inappropriato e che i miei problemi sono solo miei?

Non ho mai chiesto a nessuno di risolverli.

E non centra di certo suo figlio se non riesco a mangiare perché mi si chiude lo stomaco quando mi sento come oggi. E glielo assicurerei.

Avrei bisogno di essere trattata con premura. Senza essere data per scontato, da nessuno.
Avrei bisogno che ogni tanto fossi io quella da ascoltare senza batter ciglio.
Avrei bisogno di spazio per i miei pensieri senza che questo tolga spazio ad altri.

Non sono mai stata capace di sottrarmi alle responsabilità o di allontanarmi da chi mi richiedesse.

In questi giorni sento l'abbandono.
Sento di essere messa di lato, in disparte e sento il peso di ogni pezzettino di me regalato a chi poteva farne benissimo a meno o poteva evitare di stressarmi così a lungo.

Oggi ho bisogno di cure e di sucurezze e nessuno si aspetta mai che anche io abbia bisogno di essere fragile ogni tanto.
Ma è cosi.

Vorrei che oggi fossero gli altri a darmi sicurezza.
A darmi modo di essere fragile senza farmene una colpa.

Mi occupo degli altri fin da quando sono nata.

Ci sarà mai qualcuno che penserà a me come ad un essere umano normale che ha necessità di essere accolto ogni tanto, senza accogliere.

Il problema di fondo nasce quando sono io ad aver bisogno di altri. Perché improvvisamente sono vista fragile ed incapace.

Basterebbe un po'più di premura.

Di attenzione.

Oggi e una giornata difficile.

Passerà.

Come ogni altra.

Attendo domenica.



domenica 16 dicembre 2018

Debolezze.

Come si convive con la debolezza?
E come è giusto, se è giusto, proteggere gli altri dalle nostre debolezze?

Oggi mi sento fragile, così fragile da non riuscire a reggere la normalità delle cose, delle situazioni e delle persone che mi accompagnano da sempre. O da un po' meno di sempre.

Non mi sento all'altezza delle cose, delle situazioni e grazie al cielo almeno lavorativamente oggi sembra essere stata una giornata positiva, nonostante di fondo senta sempre un'incapacità enorme e l'impossibilità di risollevare le cose come vorrei.

Mi sento una pessima lavoratrice, una pessima figlia, una pessima amica ed una pessima compagna.

Non riesco assolutamente ad assolvermi e non sono in grado di evolvere. Sono ferma.
E insoddisfatta, di tutto.

Vorrei essere più presente in famiglia, cosa che non sono, ma anche diversamente presente: vorrei che le mie necessità fossero prese sul serio e non vorrei vivere il senso di colpa che vivo ogni volta che non riesco ad essere (o non voglio) all'altezza delle situazioni. Vorrei dei rapporti diversi con tutti che mi permettessero di ritagliare spazi non solo dovuti, ma anche voluti. Non si vive di solo lavoro, non si vive di soli doveri. Vorrei essere in grado di affermarmi senza sentirmi così in colpa o sbagliata e per quanto io abbia affrontato l'argomento tanto e a lungo, non è mai servito, mai abbastanza. Le cose non cambieranno e come consiglio sempre si deve imparare ad accettare anche ciò che non cambia. Ma non ci riesco. Bei consigli di merda che do alla gente!

Come amica sono distante e presa da me stessa ed oggi ho risposto malissimo alla mia migliore amica solo perché non supportava il mio vittimismo di fondo. Poi abbiamo fatto subito pace, ma intanto l'ho fatto. E non è giusto. Perché nonostante il brutto carattere sono sempre stata in grado di accettare la sua opinione e farne un ottimo uso, crescendo ed usando la sua visione come costruttiva. Invece oggi sono stata antipatica e nervosa e mi chiedo come faccia a volermi ancora bene dopo tutti questi anni.

Come compagna sono un casino pazzesco. Non c'è molto da aggiungere.

Non è una giornata facile, ma una giornata difficile di una settimana difficile di un mese difficile e non so, sto male, mi sento così debole da non sapere dove trovare le forze di affrontare questa settimana impegnativa e difficile. E poi, poi stasera vorrei qualcuno che cucinasse per me. E parlasse piano e mi accarezzasse i capelli. Stasera avrei bisogno di essere fragile e di essere accudita.
E invece non c'è nessuno ed io non riesco a mangiare perché la mia testa ancora una volta batte il mio stomaco ed allora, tutti a letto senza cena, che tanto, va bene così.

Debolezze ed altre pessime abitudini.

Come diventare egoisti. Vol 1

Vivi ogni giorno applicando i tuoi principi alla quotidianità.

Poi, inizia una relazione a distanza e diventa una super mega egoista che gioisce davanti alla possibilità che qualcuno stravolga la sua vita per tornare.

E allora tu ti metti lì a scegliere con cura le parole e le parole sono sempre difficili da trovare, soprattutto in momenti in cui anche tu non sai cosa vuoi.

Vuoi che torni, questo si, ma quanto è corretto dirlo?
Si può chiedere a qualcuno di tornare?
Si può chiedere alla persona che ami di rinunciare a qualcosa di sé, per te?

Me lo sto chiedendo da circa setti mesi e da circa sette mesi mi rendo conto di essere naturalmente egoista.

Io vorrei proprio prenderlo per la collottola e dirgli guardandolo negli occhi che deve tornare, prima di subito, perché ho voglia di averlo vicino, perché sarebbe tutto più facile, perché mi piace condividere le cose con lui (benché lo ritenessi improbabile, non perché lui sia lui, ma perché ormai la mia dimensione era prettamente individualistica) e perché ho voglia di potergli passare un dito su quelle fossette ai lati del sorriso ogni volta che mi vada.

Ma non lo faccio.

Perché non sarebbe giusto.
Per lui.
E per me.


Allora quando mi parla dell'eventualità di tornare io rimango vaga. Sorrido. Due battute. Scherzo.

E mi autoimpongo di rispettare le scelte di vita precedenti a me, perché questo si fa, questo è giusto: accettare, anche la distanza.

Ed io questa distanza l'accetto e la rispetto anche se la odio, anche se non ne posso più, anche se scherzare sulla distanza è divertente, ma mi ha stufata ed io sento questa enorme e profonda voglia di averlo vicino. Qui. Lì.

Se non volesse affrettare i tempi e non venire a vivere qui, lo capirei, lo accetterei, sarebbe bello provare le gioie di qualsiasi relazione con tempi e spazi propri.
Lo capirei anche se volesse venire subito qui e non andarsene più.

E lo capirei anche se non scegliesse di tornare.
Purtroppo.

Perché non posso dirgli chiaramente quanto lo vorrei qui perché improvvisamente sarebbe colto dalla paura che io non regga questa distanza quando invece l'accetto, la rispetto e la odio con tutta me stessa.

E allora anche oggi, mangiamoci un po' di fegato. Perché se ami qualcuno lo accetti. Ed accetti anche le sue scelte. Ed accetti anche i progetti di vita che non ti contemplano. Ed accetti le paure. Ed accetti le titubanze. Ed accetti che si macchi di continuo ed abbia una preferenza per le bottiglie di vino rosso costosissimo e di cotone ceruleo sbiadito.

Però, nonostante tutto, io vorrei che fosse qui. Anche se sarebbe sbagliato chiederglielo e forse è sbagliato pensarlo. Eppure sono naturalmente così, egoista.

sabato 8 dicembre 2018

Solitudini e compagnia.

 " Ne avevi proprio bisogno."

O comunque i peggiori rimangono quei commenti su come prima di avere il compagno fossi in cerca di chissà cosa. Come se prima fossi una folle in cerca di qualcuno che le desse ossigeno e motivo di vivere.

Ragà l'amore è tanto bello e fa tanto bene.

Ma non è che prima fossi una disadattata sociale eh. Ritmi e tempi diversi per carità, ma stai bene con qualcuno solo se sai stare bene da sola e sinceramente io da sola ci sono stata proprio bene.

Diverso, va bene, ma la libertà di decidere minuto per minuto che cosa fare dove la mettiamo?
Va bene che io in qualche modo continuo a conservare questo privilegio a discapito di una lontananza che ogni giorno pesa un po' di più, però non è che senza il 'moroso' sei la tristezza di vivere eh.

Partiamo dal presupposto che se vuoi bene a qualcuno vuoi vederlo felice secondo me, felice da solo o felice con qualcuno non cambia molto.
Per gli altri. Intendo.

Poi, personalmente, credo siano due felicità diverse ma di fondo uguali.

Ho avuto la fortuna di poter stare da sola, cosa che per chi saltella da una storia seria ad un'altra è difficile da capire, ma nello stare da sola e gestirsi la propria vita, si impara anche gradualmente a conoscere sé stessi, a capire i propri limiti, a capire cosa possa mancare e cosa si possa volere da qualcuno.

Se per tutta la vita hai qualcuno accanto, non saprai mai cosa ti possa rendere felice la domenica alle quattro del pomeriggio, magari tante volte lo vivi, ma non sai di cosa si stia parlando.

Per me e per quelli fatti come me, che di verità in tasca tanto non ne ho mai avute e mai ne avrò, il fatto di conoscersi è di per sé la possibilità di condividersi con altri. Nella solitudine impari cosa piace a te, non alla coppia, ma a te.

Nella solitudine ti comprendi e comprendi chi siano i tuoi amici, quali ritmi facciano per te, quali cose tu preferisca fare e quali attività invece siano solo facoltative.
Impari.

Impari così tanto che diventi selettivo probabilmente ed anche un po' rompicoglioni effettivamente, ma quantomeno sai chi sei e che cosa vuoi.

Poi si evolve.

Poi incontri quello che ti fa perdere la testa e proprio non credevi e allora le dinamiche evolvono come evolvi tu, ma quantomeno ti conosci per come sei stata quando non dovevi essere niente per nessuno.

Vuoi mettere?

L'inizio.

Che i rapporti siano strani, non sono la prima a sospettarlo, eppure, ogni volta, me ne stupisco.

I rapporti sono fatti di distanze e di limiti, così come di vicinanze e permessi, un po' come la quotidianità.

Io posso arrivare laddove non vado a tangere il prossimo.

Eppure i rapporti sono molto più strani della quotidianità, non esiste una vera routine, non esistono abitudini costanti, non esistono punti fissi, anche quando dovrebbero forse esserci, non esiste la chiarezza massima e non esiste neppure una vera e propria costante.

Io amo e non sopporto al contempo e sopporto e non tollero e poi quando mi chiedo come ci siamo arrivati qui, scoppio a ridere.

Ci sono giorni in cui mi sento soffocare e giorni in cui mi manchi come mi manca l'aria quando mi fai incazzare.

La costante c'è e la costante è che ti voglio e non me ne vado.

Non vorrei.

Potrei.

E questa è la differenza rispetto ai rapporti serie che ci sono stati prima di te ed hanno coinvolto grandi parole.

Prima, in qualche modo, non c'era via di scampo e quando c'era ho sempre scelto di allontanare la possibilità stessa di allontanarmi.

Con te, questo errore, non voglio che esista.

Io sono libera di andarmene in ogni momento e tu sei libero di non tornare in ogni momento.

L'indipendenza, questa grande amica che mi lascia la libertà di scegliere in ogni momento.
E in ogni momento, ho scelto di averti. Vicino,  a distanza, molto vicino, molto a distanza, troppo a distanza, troppo vicino.

Avevi il profumo più buono del mondo, lo hai cambiato, ma il tuo profumo rimane l'odore più buono del mondo.

E non so se è per quel tuo modo di sorridere o per il fatto che sei un po' strano, ma mi piaci.
Mi piaci anche quando non ti sopporto e vorrei tirarti una testata secca in fronte, come quando lavoravamo insieme e sospiravi come risposta ad ogni mio dubbio.

Le parti si sono ribaltate e trovare un equilibrio è stato strano.

Ho lavorato così tanto sulla mia persona e sul mio equilibrio individuale che il tuo arrivo mi ha spiazzata e continuo ad essere terrorizzata perché non so dove sia il limite fra l'essere disponibile e il sacrificio.

Mi chiedo di continuo se quello che faccio lo faccio per te o per me, mi chiedo se sia giusto o sbagliato e poi come sempre mi vengono in mente le tue mani ed allora alzo la voce e continuo ad amarti.

Tu che vivi questo mio bisogno estremo di indipendenza come un distacco dichiarato quando non può essere altro che una vicinanza estrema.

Nelle mie esperienze, quelle poche degne di un nome e di un numero da richiamare, non c'erano uomini come te. Quelli degni di essere ricordati, o quasi, sono pochi e così diversi da te da rendermi chiaro quanto io sia cambiata e quanto in fretta.

Uomini che avevano un estremo bisogno di affermarsi in quanto tali prima ancora di aver fatto i conti con sé stessi, uomini talmente disonesti col mondo da non sapersi raccontare neppure una verità, uomini fragili e nascosti dietro una parvenza di sicurezza che non gli è mai appartenuta.

Uomini che sostanzialmente hanno sempre ricercato in me qualcosa che di fondo annoiava anche me.

Uomini che hai conosciuto e che ancora mi chiedi come mi potessero piacere.

Potevano. Potevano in uno stato confusionale, in mezzo alla fragilità in cui mi hai conosciuta, potevano piacermi, prima, ma non adesso.

E tu, tu hai tutto quello che io trovo bello in un essere umano: la bontà, la l'allegria, il sorriso, la gioia, la fragilità, la forza, la sicurezza, l'amore, la naturalezza, l'intelligenza, lo stupore.

Ecco, magari pecchi in fiducia, ma può succedere.
Tutto sommato ci sta.

Tu, che hai raccolto tutto il coraggio che potevi avere e mi hai messa alle strette dopo anni di rapporti vani.

Tu col tuo modo di farti spazio dove spazio proprio non c'era.

Tu che 'posso baciarti o devo aspettare come al solito almeno tre ore?'.

E allora premiamo questa audacia e baciamoci pure.
Che anche i greci ti avrebbero premiato, figurati io, che dopo il primo bacio non sapevo neppure più dove guardare ed allora ho continuato a parlare di libri, proporzioni e arte greca.
E dopo il secondo ero già a farmi un esame sul fatto che potessi essere fuori luogo o poco etica.
Ma i sensi di colpa son durati giusto il tempo di un chinotto che tanto lo sapevo che sarebbe andata a finire così, lo sapevo fin da quando mi hai rimproverata del ritardo. Mentre io ero già dentro ad aspettarti.

E con te per la prima volta ho davvero messo in dubbio il fatto di poterti piacere perché sembrava che l'estetica non contasse e che ti interessasse davvero cosa dicessi.
Ed ore ad ascoltarmi, come per altro fai ancora per poi sorridermi.

Io non lo so se sia moralmente accettabile quello che sia successo, sicuramente è ancora un po' imbarazzante per me raccontare di come e di quando ci siamo conosciuti.

E poi è sempre pieno di gente che ama giudicare ciò che è successo e quando è successo e di come probabilmente tutto sia precocemente iniziato nonostante. Nonostante tu non mi filassi un granché.

Ora cambi versione perché hai questo dono per il quale devi far sentire gli altri speciali. Me compresa. E ci riesci. Anche troppo.
Mi hai messa su un tale piedistallo da riuscire spesso a non raggiungermi.

Mettimi più in basso che qui nessuno è santo.
E va bene la mia bellezza.
Pure l'intelligenza ammesso che non la veda solo tu.
E anche l'etica e tutto il resto.

Ma essere messi in soggezione da me è proprio folle.
Tranne quando voglio mettere qualcuno in soggezione perché a quel punto sono piuttosto brava, ma non l'ho fatto con te.

Almeno non dopo le prime tre sere trascorse insieme.

I rapporti sono strani.

Io non cercavo te e tu non cercavi me e non era proprio il momento giusto.

E poi ci sono momenti in cui penso che in realtà, non ci fosse momento più giusto.
Non ti aspettavo, non mi aspettavi. E non ci credevo, ma poi ci ho creduto. E pare anche tu, a tratti.

Io tanto un amore facile, non l'ho mai voluto.
Di quelli con un bel finale allegro e senza troppe complicazioni.
Che sembro una banale fidanzata?
No dai. No.

Vuoi mettere l'attesa? E la voglia di vederti? E quegli ultimi dieci metri prima di cercarti con lo sguardo? E quando finalmente ti vedo? E la gioia nel sapere che sei con me per tante ore? E quella sensazione nello stomaco la sera prima di un aereo?
Ecco, per esempio.

La gioia di vederti come se fosse la prima volta, dopo tutto questo tempo.
Beh, forse non proprio la prima volta e neppure la seconda ecco.

Però diciamo, la voglia di vederti come la prima volta che ci siamo rivisti...
...vabbè facciamo prima a riassumere che è un po' come la prima volta che siamo usciti insieme, ecco.

E gli inizi sono strani, sono sempre belli e con te ogni volta, è come ri-iniziare, ma non dal principio, anche perché al principio io avevo dei tacchi troppo alti e tu eri decisamente rigido, ma dal dopo, dall'inizio, ma con un dopo, sempre, di continuo.

E non sai quanto io ringrazi il cosmo per questa sensazione stasera e per la voglia di vederti che mi fa tremare le gambe sotto al tavolo (la gamba che tanto seduta composta non ci sto stare) e per il fatto che tu sia esattamente come sia, diverso, da tutti gli altri uomini.