giovedì 30 aprile 2026
Ciclotimia
venerdì 24 aprile 2026
Non sai niente di me
Stamattina ho finito un libro molto bello che mi ha fatta riflettere molto su tante cose.
Innanzitutto l'idea di identità digitale e lascito digitale, perché forse dentro a queste realtà virtuali nascondiamo la nostra vera personalità, la nostra storia, i nostri desideri, tutto quello che vorremmo essere e poi fondamentalmente nel quotidiano reale non sappiamo essere e non siamo.
Per esempio io vorrei essere tanto una di quelle ragazze con la frangetta che vanno in giro per casa con lunghe magliette e gambe magrissime, appoggiate a materiali gelidi, come il pavimento, la ceramica, il marmo, intente a bere tazze di bevande casuali, capaci di non mostrare nessun tipo di emozione, nemmeno quel 'sticazzi' che ti compare brevemente sul viso , proprio fra gli occhi e il naso, mentre appoggi le cosce su materiali duri e non adeguati. Sui pavimenti ci devono passare le scarpe, non i culi.
E invece non sono affatto così.
Tanto per iniziare non ho la frangetta, le mie unghie non sono corte e rosse e le mie gambe hanno la circonferenza di tronchi di baobab ben invecchiati. Se le seghi puoi contare i cerchi e vedere quanti kg ho.
Detto tutto questo, giusto per puntualizzare come la superficialità e la vanità mi appartengano intrinsecamente, ci terrei a parlare di questo libro, molto bello.
Molto bello nella misura in cui si possa trovare bello il tormento di chi scopre qualcosa a lei o a lui celato e finge di non saperne nulla.
Io so bene cosa voglia dire perchè per un periodo della mia vita la quotidianità era questa: fingere di non sapere cose che sapevo benissimo, salvo finire in mezzo ad altre ancora che non avrei dovuto sapere, il tutto, calcolato al millesimo con continui sbalzi e ricadute.
Quindi in realtà da qualche anno ormai, ho deciso di non voler sapere più nulla e soprattutto, di parlare di ciò che so quando lo so e tacere davanti a ciò che ignoro. Molto importante si è rivelato, chiudere un sacco di frequentazioni e pregare il prossimo di non raccontarmi nulla, che sono ancora satura dei segreti che forse non avrei dovuto voluto e potuto sapere con cognizione.
Ma la vita è beffarda, ti prende alla larga e poi finisce per metterti alla prova, esattamente come oggi, quando pulendo, sono incappata in un oggetto che non pensavo di avere in casa e che non appartiene a me. So chi l'ha comprato e so che gli appartiene. Quello che non so è quando, come e perchè, questo perchè non mi è stato detto, non ho avuto comunicazione nè condivisione e di conseguenza qualcosa di piccolo, di sciocco, di irrisorio, come un oggettino, assume le sembianze di una montagna di irrisolti.
Perché il problema dei segreti è che qualche volta segreti non li dovrebbero nemmeno essere, potrebbero essere frasi buttate li un sabato mattina a colazione o un messaggio accompagnato da una faccina ammiccante, ma diventano segreti perché qualcuno li rende tali e li tutto cambia.
Cambia perché se tu nascondi qualcosa è perché sai che per quella cosa io potrei arrabbiarmi, rimanerci male, incazzarmi, romperti le scatole, rimproverarti, assillarti, sentirmi a disagio, sentirmi in imbarazzo, sentirmi messa in dubbio. E siccome non hai assolutamente voglia di gestire tutto ciò che un oggetto potrebbe, attenzione- potrebbe-, scaturire in me, me lo celi.
Perché è semplice.
Un segreto sembra sempre qualcosa di estremamente facile e veloce.
E invece, cari bugiardi miei, imparate fin da subito che un segreto è un debito che contrai con il destino che ti porterà mille volte a scontrarti con la decisione che hai preso, quella che ti rende un falso, un uomo o una donna a metà, un qualcuno che fa, salvo poi non voler le conseguenze di ciò che si dice e si fa e si pensa.
Cari bugiardi miei, voi ancora non lo potete sapere, ma mentre state ancora solo pensando di nascondere qualcosa agli altri, una parte di voi è già pronta a rimpiangere il momento del concepimento dell'idea stessa, quella subdola idea che vi porterà a diventare bugiardi a vita, perché non importa ciò che farete, se mentire una volta, mentirete sempre.
E questo ve lo dico io, che conosco bene il prezzo del silenzio, molto più caro di tanti altri prezzi.
Non tutti, questo lo assicuro, ma è un'altra storia.
mercoledì 22 aprile 2026
Intensificare
intensificare
intensificare v. tr. [comp. di intenso e -ficare, sul modello del fr. intensifier] (io intensìfico, tu intensìfichi, ecc.). – Rendere più intenso, e per estens. rafforzare, qualitativamente o quantitativamente: [...] i. i nostri sforzi; i. il lavoro, la preparazione, lo studio, l’azione, la propaganda, la vigilanza. Come intr. pron. (spesso con valore passivo), farsi, essere reso più intenso: il ritmo della produzione si è intensificato in questi ultimi tempi.
domenica 19 aprile 2026
Ingiustizie
Comunque penso sia profondamente ingiusto trascorrere le proprie ferie fra emorragie ed auto da riparare e poi sentirsi meglio giusto in tempo per dover fare qualcosa che non hai voglia di fare.
Questa mattina ho sostenuto il mio esame ed è stato un momento bellissimo, mi ha riempita di voglia nel fare l'esame di 2 livello il prima possibile ( fra un anno vabbè, però vorrei prepararmi con largo anticipo ed arrivare preparatissima) e di praticare in presenza il più possibile.
Poi, subito dopo, il mio karma mi ha bussato forte sulla spalla ed eccomi qui, ad acquistare i biglietti del treno senza dover pensare a ciò che devo fare perchè altrimenti mi sale l'ansia e mi vene il mal di vivere.
Sono anni che non prendo un treno e preferirei non farlo, soprattutto in solitudine, però vabbè, lo devo fare e lo farò nonostante l'ansia e questa sensazione di disagio nel dover incontrare qualcuno che vorrei profondamente non dover incontrare. Perchè il problema non sarà alzarsi presto, tornare tardi, gestire questo problema di salute che mi sta un po' stufando e dover andare a lavorare il giorno dopo, no, per me il disagio è provocato dal dover incontrare qualcuno che mi fa sentire sempre molto sbagliata, incapace ed inadeguata. Anche se so di avere dentro di me tutte le capacità per affrontare qualsiasi situazione, vorrei non doverle affrontare.
Qualche mese fa ho vissuto un episodio molto brutto che mi ha spinta a volermi allontanare dal percorso che ho scelto di intraprendere e poco tempo fa, legato alla solita persona, si è creato un ricordo sgradevole che mi rende ancora nervosa e mi fa salire la voglia di gridare cose orribili, anche se poi non so se lo farei davvero. Comunque la sensazione è sgradevole. E la persona oltre ad essere molto indelicata, pare sia perennemente presente nel mio percorso. Come vorrei non dover avere a che fare con lei! E invece...
Insomma, voglio fare dei profondi capricci per dover fare qualcosa che preferirei non fare, ma sarò obbligata a fare con enormi sorrisi falsi ed ipocriti.
Questo è il mio ultimo pomeriggio libero e non voglio sprecarlo così, a soffrire per qualcosa che non è ancora successo.
La luce del sole entra obliqua dalla finestra e mi scalda tantissimo, il cielo è ancora azzurro e queste 16:53 della mia ultima domenica libera (almeno per i prossimi mesi) profumano di gioia e rimpianto. Mi sarei voluta riposare di piu, ma avrei anche voluto fare piu cose, ma anche leggere più libri forse.
Ma questo momento è così perfetto che non voglio rovinarlo.
Forse dormirò, perchè poter dormire il pomeriggio ha qualcosa di estremamente magico in sè.
Ingiustizie, si, ma anche fortune non da poco.
sabato 18 aprile 2026
Novità
Comunque ho smesso di fumare.
E di bere.
E di fare tutte quelle cose che mi facevano malissimo mentre io pensavo fossero bellissime ed incluse nel fascino della vita.
Non le erano.
Forse per un periodo le sono state anche, però fondamentalmente non mi appartenevano più.
Vorrei dire che la vita è comunque divertente, ma frequentare gente che beve quando tu non lo fai è un po' come fare la maestra all'asilo, sei circondata da gente della quale devi prenderti cura che è totalmente incapace di prendersi cura di sé, stare dritto, mangiare e non cadere.
Non è così divertente.
Nemmeno per gli altri lo è, perché ti vedono sempre seria e sulle tue. E in effetti è così.
Però ho comunque riso tanto, anche se con meno persone.
Credo sia una delle controindicazioni della disintossicazione.
venerdì 17 aprile 2026
5 anni dopo l'ultimo post
Sono più di 4 anni che non entro in questo spazio e stasera ci sono capitata quasi per sbaglio.
Mi ero scordata del mio blog, forse perchè Penelope torna subito, ma qualche volta ci mette un po' di più, diciamo giusto il tempo per poter sistemare tutti quegli aspetti della vita che non le tornano (ah i giochi di parole!).
Ed eccoci qui, dopo più di 4 anni, pronta a recuperare password e vecchie abitudini.
La mia è diversa.
E per fortuna, oserei aggiungere.
La mia vita è diversa, non per magia o caso.
La mia è diversa perché io l'ho cambiata, con fatica, devozione, lacrime, sudore, preghiere ed anche una buona dose di fortuna, che quella - si sa - aiuta gli audaci.
Chissà se ancora so scrivere, forse penso di no, ma d'altronde sono famosa per essere certa di non sapere fare tutta una serie di cose che, in seguito a lamentele e capricci, finisco per fare, spesso egregiamente.
Spero fra queste possa rientrare la dieta perché il 22 aprile ho la prima seduta dalla nutrizionista e non credo di essere uno di quei soggetti che con facilità vive le restrizioni alimentari, se non sulla quantità, che tutto sommato non è necessaria, quantomeno sulla qualità e varietà, mia grande problematica, fin da sempre.
Ricorderanno i posteri i miei piattoni di brodo vegetale il 16 d'agosto, perché il periodo brodo, si sa, quando arriva, arriva, esattamente come il ciclone, tuttavia, ha la tendenza ad andarsene non appena frigo e dispensa siano colmi degli alimenti a lui destinati quasi in modo esclusivo.
Ossessiva, ma preda dei venti.
Cinque anni ed io credevo che questo mio spazio fosse spento, chiuso, destinato all'oblio, che forse poi, leggendone piccoli frammenti qua e là, devo dire che così male non sarebbe stato.
Amici, se voi che mi seguite, se ancora mi seguite, riceverete una notifica, spero almeno non sia accompagnata da un segnale acustico.
Comunque, nel corso di questi 5 anni ho completamente rivoluzionato la mia vita e sono passata da ciò che pensavo di volere, a ciò che volevo ed ho voluto. Sarà così a lungo? Questo non lo possiamo sapere, non lo posso sapere nemmeno io nel mio intimo, dato che per anni mi sono convinta di avere un sogno che poi ho rivoluzionato nel momento in cui sola, davanti al Gohonzon mi sono resa conto di non desiderare.
Sono ufficialmente diventata buddista, dopo una lunga serie di cattivi sentieri e demoni.
Ho cambiato lavoro, anzi, lavori, ma non ho abbandonato la musica e nemmeno i bambini.
Ho cambiato taglio di capelli e rapporti con gli altri.
Ma soprattutto, ho riscoperto la felicità, attraverso gli amici, la stabilità, l'amore me stessa. Perché di fondo ho smesso di vergognarmi per ciò che sono stata e sono stata capace di essere e sono andata avanti.
Aver scoperto di avere dentro di me la Buddità ha cambiato tutta la mia vita, il rapporto con me stessa, con gli altri, le dinamiche col mondo.
Mi sono perdonata perché ciò che è stato mi è servito per arrivare qui.
Rimboccarmi le maniche e cambiare totalmente vita non è stato facile, ma sapevo fosse la cosa giusta perché ero arrivata al limite, il mio corpo non reggeva più ed è diventato il quadruplo per riuscire a reggere il peso delle responsabilità e la mia mente è diventata cosi stressata da essere annebbiata, in quanto alla mia anima... solo disperazione e lacrime.
Ho vissuto un brutto periodo e gli ultimi post lasciati qui, lo hanno dimostrato. Sono stati anni difficilissimi in cui mi sono sentita molto sola e molto ferita, non ho ricevuto tutto l'aiuto che pensavo avrei dovuto ricevere, non ho sentito vicinanza, senso di gruppo e collaborazione ed ho visto legami che credevo indissolubili, cadere a pezzi. Ho creduto amici dei collaboratori ed ho collaborato con persone che mi hanno profondamente delusa. Ed è stata la mia fortuna.
Se non avessi ricevuto così tanto dolore da spezzarmi e ricucirmi, non avrei saputo rivolzionarmi.
In mezzo, fra ieri ed oggi, una serie inqualificabile di lavori, alcuni dei quali mi sono piaciuti nonostante le espressioni deluse di chi avevo attorno, ma d'altronde sono gli stessi sguardi che ricevo oggi, da parte di chi non mi frequenta spesso.
Proprio qualche giorno fa mi sono sentita dire 'Vabbè l'importante è lavorare dai', come a dire 'va bene anche questo dai, che peccato.'
In realtà io ho smesso di identificarmi col mio lavoro, fosse anche solo per gli innumerevoli cambiati nell'arco di qualche anno, nella ricerca di soldi, equilibrio, tempo e me stessa.
Ed io sono sempre io, in ogni ambiente, in ogni luogo, in ogni mansione, perché fondamentalmente l'importante è portare valore, se poi significa insegnare, ascoltare, vendere, accudire o servire, poco importa.
Io non vivo per il mio lavoro, nonostante quello nuovo mi piaccia tanto, io vivo per me stessa, per le persone che amo, per poterci essere, per poter vivere e portare valore. Sembra scontato, ma ci ho messo anni a disabituarmi nel percorso del profitto ad ogni costo, del lavoro ad ogni ora e del successo come scala valoriale.
Non pensavo di essere così cinica, ma la sono stata, vittima della superproduttività, del perfezionismo e del performante come metro d'esistenza.
Non è stato facile uscirne, ma in questi cinque anni ho imparato a stare sul divano nonostante tutto, compresa la polvere a terra.
In questi 5 anni ho ampliato il mio amore con un nuovo arrivo incredibile, talmente bello da non saperlo raccontare in tutta la sua sfrontatezza e dolcezza, so che in un agosto di qualche anno fa ho ricevuto tutto l'amore di cui avevo ed avevamo bisogno senza nemmeno saperlo.
Ho avuto qualche perdita, alcune difficilissime da sopportarne e di una porto i segni freschi sul braccio destro, quello che uso per scrivere ed asciugarmi le lacrime. Segni neri e viola che insieme colorano il ricordo di un amore che mi ha stravolto la vita.
Fra poche ore le mie ferie finiranno ed io vorrei durassero ancora a lungo.
Mi fa sorridere chi mi ha detto, pochi mesi fa, che ho un pensiero discontinuo. Ma sapessi quanto! - avrei voluto urlare per poi ridere ed alzarmi ed andarmene via, perché certi commenti mi hanno stancata, certi comportamenti anche e tutto sommato, si, sono discontinua, ma stai tranquilla che se mi segui, da a arriviamo a z, ad e, poi r ed infine b. Se per giudicarmi degna devi vedermi fare da a - b, credo che il metro di giudizio non debba essere considerato valido.
Siamo come pesci nell'acqua, dice ciò che ascolto ed io mi ci vedo, piccola, colorata, a blaterale ondine silenziose, senza essere ascoltata, ma solo guardata da lontano.
Avrei sempre voluto avere un acquario. Quando ero piccola c'era un negozio di fiori e di piante che aveva tutto, comprese le decorazioni di natale ed i pesci. Passavo ore a guardarli e sentirmi in colpa perché li desideravo. Un'infanzia assurda, costantemente segnata da sensi di colpa e vergogna.
Eppure ho un ricordo stupendo di quel negozio di fiori e piante che vendeva tutto, compresa una candela bellissima, tonda, con uno stelo dritto che formava un nodo su se stesso. Me l'aveva regalata un natale mio padre e poi è rimasta a mia madre, come succedeva spesso, con le mie cose, confuse con le sue, che non ho mai portato via perché in fin dei conti non sono mai stata brava a discutere sul possesso di una candela africana.
Di questa nuova dinamica di vita mi piacciono i ritmi, meno l'impossibilità di prendermi degli impegni, ma questa è un'altra storia. Mi piace il tempo libero, mi piacciono le ferie, mi piace poter staccare, non mi piacciono tanti atteggiamenti e probabilmente dipendere da chi non stimo, perché mi tiene sempre in allerta, pronta ad essere biasimata ed incriminata, tuttavia non sarà per sempre. Qui lo dico e qui lo nego. Non vorrei, ma se poi, chi lo sà.
In questi anni ho vissuto molta solitudine, interiore ed esteriore. E forse è stata la mia fortuna. Poter rimanere sola mi ha insegnato a ricominciare da sola tantissime volte. La domenica pomeriggio di ritorno dal lavoro quando pranzavo/cenavo mangiando dolcetti davanti alla tv con i capelli lavati e l'odore dello stracchino nel naso. Le mattinate in solitudine quando ogni voce sembrava uguale e mi veniva raccomandato di sorridere. I pomeriggi infiniti nel mettere pezze su pezze davanti a tutte le mancanze degli altri.
Ho saputo ricominciare ogni volta, sentendomi profondamente sola e piangendo tutte le assenze ed i posti vuoti.
Ho capito che è meglio un letto vuoto che una serata infelice e che rincorrere le persone che vogliono essere rincorse non fa nemmeno bruciare calorie. Non ho voglia di ricordare la delusione degli ultimi anni perchè voglio concentrarmi su un grande cambiamento e vederne gli effetti, ma soprattutto sentirli.
Vediamo cosa succede.
Se chi si perde, sa ritrovarsi e se ritrovarsi significa ancora volersi.
Per troppo tempo ho soffocato quel grido al cuore che mi urlava di inchiodare e non ripartire se non a condizioni precise.
Sono anni che mi scontro con gli stessi archetipi, solo che da poco ormai, ho imparato a mandarli a fa*****.
E devo dire che così si vive meglio.
giovedì 28 gennaio 2021
Diario di notti insonni
In cui penso alla mia vita e sogno ad occhi aperti, svegliandomi stanca di sognare una vita dove tutto vada a posto senza che io debba spaccarmi in quattro più di quel capello che non racchiude in sé risposte o ragioni abbastanza valide per svegliarsi al mattino e non essere felice.
Il 119 di gennaio
Oggi è una di quelle giornate che non finiscono mai, di quelle in cui non va bene nulla e di quelle , soprattutto, in cui il senso di solitudine ed incomprensione ti prende alla gola, soffocandoti.
Forse mi sono sopravvalutata.
Forse l'idea differisce troppo dalla realtà.
Forse non sono semplicemente in grado.
Eppure io non sento che sia così. Io mi sento in grado, con tutte le mancanze e le fatiche, il tempo speso, le ansie, le preoccupazioni, il poco sonno, l'attività perenne.
Ma scoppio in lacrime proprio oggi che il correttore mi copriva le occhiaie ormai verdi e so contare tutti i motivi per cui sto piangendo e non riesco a smettere di farlo.
Io sono esausta.
Non è questo assurdo lavoro che poi non è neppure un lavoro,ma l'ennesimo progetto in cui mi butto a capofitto nella speranza di riuscire ad arrivare al fondo delle cose, per una volta.
Non riesco mai ad avere tutto, tutto insieme, nella mia vita. Solo sprazzi discontinui.
Ma ora mi sento infelice, da tanto.
Mi manca qualcuno che mi comprenda e mi tuteli, qualcuno che mi protegga dagli spigoli quotidiani ed abbia premura e rispetto.
Il rispetto c'è o non c'è.
E quando manca non si può tornare indietro.
Oggi sono stanca, sfinita, errante, arrabbiata e delusa dal fatto che nonostante tutto,io mi riesca a trovarmi in una situazione senza vie di uscita.
Remo contro corrente all'infinito per salvare qualcosa che invece di lasciarsi salvare, mi picchia e scalcia per naufragare.
Dicono che tutto quello che deve essere è, senza troppe storie, senza intestardirsi.
Tuttavia ho sempre dato valore all'impegno anche quando ,come in questo caso, non ha alcun valore.
Mi sento soffocare da qualcosa che doveva essere piacevole e invece fa male ed è dolorosissimo.
Mi sento tremendamente sola.
Mi sento sola e triste in una giornata che inizia alle nove e finisce alle venti, in cui devo essere sorridente,contenta,affabile e gentile ed invece sono solo pessima, condizionata da un contorno che mi devia e mi plasma e non mi lascia provare nulla che non sia problematico,difficile e ostico.
Faccio fatica,più del solito.
Ognuno ha le sue priorità,ma vorrei che ogni tanto il mio bene venisse prima della lite di turno o del fare valere le proprie ragioni.
Sono stanca di litigare, sfinita.
Pulisco tanto,mangio poco e dormo ancora meno e mi racconto bugie.
Chiunque vivesse la situazione di stress ed agonia che vivo da mesi, non starebbe meglio di me.
Potrebbe essere il periodo più bello della mia vita.
Invece arranco. Fatico. Soffro. Di continuo.
Ho un peso addosso insopportabile.
Avrei bisogno di stare bene, di sentirmi leggera, serena, di concludere tutti quei discorsi che tanto non hanno mai fine e si ripetono, sempre uguali e sempre diversi, ma più dolorosi e sfibranti.
Non so cosa sarà di me.
Se continuo così, nulla di buono.
Ho bisogno di dormire.
Di ridere a crepapelle.
Di non avere continui sensi di colpa che "non volevo farti, probabilmente tu ti senti in colpa perché sai di avere sbagliato".
Di scontri contro porte chiuse.
Di porte chiuse alle spalle, sbattute,accompagnate da invettive di pubblico dominio,regalate agli altri come miglior forma di espressione di noi stessi, di una gara invisibile in cui si ricerca un cattivo ad ogni costo,senza mai pensare,senza mai valutare, senza mai sentire che forse non sarebbe il caso.
Mi sento distrutta come non mai,sfinita, frammentata.
Alterno felicità e soddisfazione ad ansia e soffocamento.
Sono stanca di dover giustificare ogni mia azione a chi non riesce a capirmi.
Stanca di imporre un dialogo a chi tanto non ascolta, ma aspetta solo il turno per parlare.
Sono stanca di indossare i vestiti degli altri per capirli meglio e notare che tutto sommato,agli altri,di cosa vivo io ,di come stia io, non importa proprio nulla.
Mi alterno fra la voglia di fare finta di niente ed aspettare che tutto passi, le delusioni dell'impegno che tanto non serve e la necessità di mettere in chiaro che no,tutto può mancare, ma non il rispetto.
E più cose si accumulano più è difficile scavare.
Si parlano lingue diverse.
Si urlano ragioni diverse.
Che hanno fatto tutto tranne averci fatto avvicinare.
Oggi sono stanca più del solito, è una giornata triste e no, chi mi dovrebbe capire, sceglie di dare espressione solo alla sua rabbia, pensando che meno rispetto mi dimostra, più io sia pacifica.
Posso essere silenziosa,
Posso rimandare il momento a causa della stanchezza
Ma non posso essere io,
Se non sono tranquilla.
Felice.
Serena.
giovedì 27 giugno 2019
Che coprono occhiaie e lacrime incontenibili.
Inconsolabile.
Sarà la sindrome premestruale, la stanchezza cronica o questo senso di abbandono che sento pesantissimo su di me.
Domani è il mio compleanno ed io sono tristissima.
Sono mesi che tiro le energie allo sfinimento ed esprimo questa stanchezza infinita.
I miei genitori sono partiti, non che avrebbe cambiato qualcosa, ma non ci sono ed io sento questo bisogno infinito di essere abbracciata e accarezzata.
Avrei bisogno di qualcuno che mi ascoltasse davvero, non superficialmente e mi consolasse.
Il mio compagno preso dalle nuove avventure, non riesce neppure a dormire, figuriamoci a starmi vicino.
Ognuno ha una buona scusa per non esserci ed io rispetto le esigenze di tutti.
Ma oggi sto male di quel male accumulato che mi butta giù e non mi ferma gli occhi.
E mi sento sola.
Solissima.
Domani è il mio compleanno ed io non ho niente da festeggiare.
L'ultimo anno è stato difficile, incasinato, stancante.
Avrei bisogno di calma, acqua, capelli bagnati, sale, freddo sulla pelle e suoni ovattati.
E invece avrò quello che ho sempre, incomprensione.
mercoledì 26 giugno 2019
Quando trovi il tuo compagno a scorrere Instagram e a pronunciare queste parole.
E ti chiedi se l'espressione significa:
A- voleva rapportarsi a questa donna ma adesso in procinto di diventare mamma non gli pare il caso.
B- fa a gara con gli amici a chi ha figli e chi no.
C- ti fa notare che voi il figliolo non lo avete.
D- ignora il fatto che per te è impossibile.
E - ignora il fatto che ammesso che il figliolo arrivi sia improbabile gestirlo dato che lavoriamo entrambi 40 ore al giorno.
F- libera interpretazione.
G- non ho tempo neppure per farmi le unghie, figuriamoci per crescere un essere vivente.
H- sono stanchissima e non capisco.
giovedì 13 giugno 2019
Serenità.
Ansia ed altri disturbi del sonno.
Se mi avessero detto un anno fa che mi sarei ritrovata all'una del pomeriggio in piena crisi isterica a piangere pulendo il bagno, avrei risposto che la mia vita ormai era cambiata e ben diversa.
Oggi ho pianto, pulito il bagno, mangiato in piedi ed avuto una crisi emotiva.
Sono stata antipatica, piena di paure, sgradevole e senza pazienza.
Sono stata sull'orlo di una crisi di nervi.
Nulla di rotto, ma ho bisogno di un nuovo assemblaggio. Ne necessito profondamente.
E non ne ho tempo.
Vorrei che la mia casa fosse quella di un tempo, pulita ed ordinata.
Vorrei che I vestiti negli armadi fossero più di quelli lasciati in giro.
Vorrei avere il tempo per bermi un aperitivo seduta sul pavimento della sala senza prendere un virus mortale.
E poi vorrei godere di una serie di cose bellissime ed opportunità meravigliose. Che però, sono arrivate nel momento sbagliato.
Cerchiamo di accoglierle al meglio anche se ho solo voglia di piangere.
Tempo.
Ho bisogno di tempo.
Di calma.
Di luci spente.
Di parole dette piano.
Di ragionamenti che non siano assurdi.
Di acqua calda e risvegli lenti.
E invece vivo fra panico, paura e piagnistei.
Non voglio appoggiarmi su altri, anche perché chi ho accanto difficilmente reggerebbe, ma vorrei potermi riposare un attimo, con calma, con pace, con gioia, con amore, con serenità.
Non ce la faccio più.
Più.
Più.
sabato 27 aprile 2019
Schiettezza.
Le difese di lei, le ferite di lui.
Lo sguardo basso di lui, le mani tormentate di lei.
Forse si dovrebbe dire sempre, tutto, quando è il momento .
Forse, è meglio tacere.
Scaraventare via i dubbi con aneddoti e racconti che non lascino il vuoto a pensieri e fantasia.
Togliere le foglie del passato come se fossero fili d'erba fra i capelli, dopo che ti alzi da terra.
Dormi e ti guardo dormire e sei la la luce più bella del mondo.
Così piccolo e così forte.
Sembra un bambino con le mani sotto al viso e gli occhi chiusi e penso a come vorrei baciare via tutte le ferite ed accarezzare il suo dolore fino a non lasciargli mai il ricordo di un abbandono .
Una volta di me hanno detto che io sono una che resta, una che non se ne va.
Io sono una che resta quando ne vale la pena e per lui, con le sue rughe preoccupate sulla fronte, ne vale sempre la pena.
Vorrei essere la coperta che ti sta addosso mentre sogni e non so cosa vedi.
giovedì 25 aprile 2019
Aperture.
A morte.
Una delle mie regole di vita era non aprirsi così nel profondo da potersi lasciare ferire.
E invece dopo molto e molto e molto e sensi di colpa inqualificabili ti apri e allora... Allora non è fattibile.
Chi ti ama, pur avendo tutte le armi per ferirti, non lo fa.
venerdì 5 aprile 2019
E questa sensazione di fame e debolezza che non mi abbandona più.
Soffro di una sofferenza che si chiama inadeguatezza e mi coglie ogni volta che chi amo non si sente amato o accolto o voluto da me.
Avrei bisogno di tempo e di pace e di silenzio.
Di serenità.
Di egoismo.
Di senso di famiglia senza senso di oppressione.
Non mi sento in grado di reggere i tempi stretti e recuperare le energie come vorrei.
Ogni tanto vorrei ricevere cura e comprensione senza accuse e continue domande.
Vorrei essere libera dal telefono e dagli orari e godermi una primavera senza questa paura di non condividere abbastanza.
Mi sento messa sotto processo continuamente e so che è una questione di tempo : finirò a torturarmi senza sosta accusandolo di non aver fatto abbastanza nonostante chi ho davanti non si interessi a ch'io sia o a cosa vorrei, ma semplicemente a cosa cerca in me.
Stasera sarà l'ennesima serata trascorsa al lavoro : gioia e sacrificio. Stanchezza e buona volontà.
Ma probabilmente è più facile per gli altri obiettare sul mio modo di comunicare rispetto al soffermarsi sul mio messaggio.
Sono stanchissima, travolta ed avrei bisogno di dormire e riposare. Bisogno di staccare, non dagli affetti, ma da ciò che mi richiedono: a nessuno piace sentirsi poco apprezzato a nessuno piace sentirsi in difetto e a nessuno piace sentirsi sotto processo .
Che sia per un pin.
Che sia per un momento no.
Che sia per un senso di stanchezza accumulata.
Che sia per il disagio che si prova nel conoscere qualcuno che immediatamente ti etichetta per qualcosa che gli è stato raccontato.
Che sia per il senso di esclusione che ti è stato fatto vivere
Che sia per il tentativo di sforzarti ad essere diversa da come sei tramite un ricatto emotivo.
Che sia per un bisogno di calma e pace.
Non piace neppure a me.
E tutto questo bisogno di sembrare eroici agli occhi del mondo e di festeggiare giorni si scontra con i comportamenti avuti nei miei confronti. L'ipocrisia di descrivermi come il male del mondo per ricevere comprensione, per avere un cattivo nella storia e la necessità di essere ricordato in quanto buono, giusto, amabile.
Avere accanto qualcuno che non si sente amato a prescindere da te è difficile. È una scelta. È una voglia. È anche una visione della vita: se sei stato sfortunato e non ti hanno amato, non significa che tu non possa essere amato.
Mi sorge naturale aggiungere un pezzo nel quale sottolineo come invece io lo ami, lo voglia e sia pronta a riempirlo di amore.
Anche se poi, francamente, ti rendi conto nella quotidianità che amare qualcuno che non pensa di meritare amore è difficile :non lo riconosce e rifiuta quello che gli dai, capisce dinamiche diverse, quelle del rifiuto.
Non c'è rifiuto nel richiedere spazio e non c'è rifiuto nel richiedere fiducia. Io non abbandono mai nessuno , figuriamoci chi amo!
Ma se metti in dubbio continuamente la mia persona allora devo per forza abbandonare per non abbandonare me stessa.
Non mi sento apprezzata ed a tratti sento la volontà di essere cambiata, ma ciò che sono ormai è stato e non credo nel cambiamento forzato o dovuto.
Credo nel dare la parte migliore di sé e nel darsi senza riserve.
Ma credo anche che ci sia un freno ed il freno è dato dall'amore verso se stessi.
Ho una fame incredibile ed un sonno indicibile.
E sorrido, parlo, organizzo, lavoro. Ma sento questo enorme vuoto dentro.
Mi chiedo fino a dove i propri bisogni possano arrivare a inchiodare l'altro e mi chiedo se sarò mai davvero capita e curata.
Non è un giorno come un altro e se non fosse andata come è andata oggi avrei voluto festeggiare il quasi traguardo di un rapporto che non pensavo possibile .
Non è andata come speravamo.
Entrambi.
O io.
E difficilmente riesco a lasciarmi andare mentre sento questa sensazione di marginalità.
Non ero importante nelle parole e nei fatti ed ho creduto a qualcosa che forse ora c'è ma non c'era quando io pensavo ci fosse.
Sto male. Sto male ed il mio male viene banalizzato di continuo.
Non importa quanto io manifesti il disagio che ricada su di me, perché quando si tratta di me è sempre dovuto un cambiamento , un miglioramento, un superamento.
Quando si tratta di me, appunto.
Sto male e non posso esprimere il disagio se non ricevendo in cambio accuse e scuse.
Sto male e comunque io non posso dedicare tempo e spazio neppure al mio malessere.
Io, io fin dall'inizio ho dato il meglio e non mi viene riconosciuto. Non importa.
Per me c'è sfiducia e scredito, c'è il dubbio e l'analisi grammaticale di ogni frase detta o pensata prima ancora che ascoltata.
Non c'è un dialogo costruttivo, c'è questa lotta continua nella quale io non sono mai abbastanza e poi c'è chi ha sempre una ragione per.
Per non cambiare ad esempio .
Per non capirmi.
Per non ascoltarmi.
Per non accettarmi.
Per non assolvermi.
Mi assolvo io.
Che da sola devo affrontare tutto quello che mi sento dire, accusare e rinfacciare senza poter parlare perché se il dolore degli altri è dolore a metà è sempre vero che il dolore di chi ami, quando sei come me, te lo puppi tutto tu.
lunedì 1 aprile 2019
Vento fra i capelli.
Il problema dei cicli sta nelle somme che si traggono al loro termine.
Sono inevitabili.
E spesso inconsolabili.
Ci sono situazioni così delicate da essere del tutto prive di evoluzione : non importa cosa tu faccia perché l'intervento esterno non modifica, cambia, altera, la natura delle convinzioni che si vivono come prodotto di una serie di eventi.
È un po' come quando viaggi in auto con il finestrino abbassato ed allora i capelli volano in ogni direzione. Pettinata dal vento. Prodotto di un vissuto. E troppe volte anche una piastra da borsetta risulta inutile.
Un anno di vita trascorso ad infondere calore vitale e vedere comunque attorno il gelo.
domenica 31 marzo 2019
Nido
Una sensazione di cura e amore, di coccole e vizi.
Sento questa voglia di coccolare chi ho vicino con waffles, carezze e continue attenzioni.
In questo momento mi sto dedicando a questa sfera dell'amore molto tenero, casalingo, protetto.
Come ogni Penelope che si rispetti mi salta in mente l'ansia che i prodotti della mia cura risultino infelici ed incapaci di apprezzare questo modus vivendi che sto applicando alla quotidianità.
Sicuramente fino a fondo non viene compreso, non è concepibile e probabilmente non produrrà quell'atmosfera un po' magica e surreale che così tanto adoro.
Ci sto provando, ci provo con tutta me stessa anche quando sembra che non basti o non sia opportuno.
Ho voglia di sentirla rifiorire sotto alle mie mani, questa primavera così vicina e al contempo raggiunta con scatti veloci, quasi fossero gli ultimi cento metri di una campestre provinciale.
Faccio fatica.
Ho voglia di mare.
Di giornate piene.
Di fiori.
Di sole.
Di aria fresca e luce di luglio.
Spero di sopperire così alle mancanze che saltano fuori all'improvviso e mi lasciano desolata e sola in mezzo al mare degli eventi che qualche volta ci cullano e spesso ci travolgono.
Non so se sarà abbastanza.
Non so se sarà mai capito.
Ma questo nido per me è amore estremo.
martedì 19 febbraio 2019
Analfabetismo funzionale.
Mi scoppia la testa.
Ho freddo.
Dubbi.
Domande.
Incertezze.
Mi chiedo s
sabato 22 dicembre 2018
op59
Ma poi ho messo su Chopin e si è fermato il mondo.
Non è mica colpa mia, devo farmi una cultura, è lavoro in fin dei conti.
Si, sto mentendo a me stessa: è solo bellissimo.
Ed io fondamentalmente aspetto con ansia le ferie per poi andare in crisi perché mi manca la frenesia ed il sentirmi utile, mi sento sempre così: aspetto le vacanze e poi provo questa sensazione di inutilità che mi destabilizza.
Ho comprato l'ultimo regalo per Lui. Dovevano essere quattordici i regali da scartare, per fargli rivivere gli ultimi quattordici anni sotto una luce diversa e per farlo sentire accolto da amore e da un senso di famiglia nuovo.
Ma da quando mi piace Chopin?
Comunque ti rendi conto di amare qualcuno quando vai a fare la spesa il 22 dicembre affrontando il mondo pur di fargli passare una vigilia di Natale tenera, magica e priva di impegni pesanti e caotici.
Amare qualcuno significa anche proteggerlo dai centri commerciali prima di Natale.
Ho anche comprato un regalo per sua mamma nel caso in cui non avesse voglia di andarci, è un libro, se non sarà gradito potrà sempre dare la colpa a me ed ai miei gusti pesanti e noiosi.
In fin dei conti amo Chopin.
Da oggi.
Vabbè.
Devo incartargli l'ultimo ridicolissimo regalo che ho comprato stamattina pensando a lui e poi giuro che andrò a sistemare casa.
Quanti capricci.
In ogni modo, non sono riuscita a fargli trovare la prima uscita di Julia, il fumetto che probabilmente leggevamo solo noi al mondo perché il mio amico incaricato di portarmelo per ragioni di tempo, lo ha lasciato su una gru.
Questo è il magico mondo di Penelope: da qualche parte su una Gru c'è un regalo che volevo dare a Lui e per il quale ho fatto i salti mortali.
Mi auguro almeno che faccia compagnia ad un gruista nerd.
A raccontarle, certe cose, non ci si crede.
Comunque ho intenzione di cucinare una marea di cose buone in questi giorni, testaroli compresi, ma non al pesto dato che per lui sono quelli meno significativi.
Stasera preparo il sugo di funghi, così domani quando arriva la casa saprà di Natale, con il sugo sul fuoco, l'albero di Natale, i pacchi e probabilmente Chopin che prenderà il posto di Sinatra.
Anche perché mentre ascoltavamo la playlist di Natale qualche settimana fa, si è ripresentata la ex e quindi adesso ho un leggero fastidio al riguardo.
Nulla a che vedere con la gelosia, piuttosto qualcosa sulle porte lasciate sempre un po' troppo aperte e la mia necessità di chiarezza.
Quella sensazione di essere scelta e voluta e desiderata che tento sempre di trasmettere agli altri senza che però effettivamente...
Oddio sto notturno che roba meravigliosa.
Da brividi.
Per capodanno invece spero almeno di non dover cucinare.
Alla fine penso che non faremo nulla.
Lui non è particolarmente predisposto all'organizzazione e quindi tocca a me.
Meglio così, a me il capodanno non è mai piaciuto.
L'anno inizia a settembre.
Quando guardo la gente festeggiare mi sembra in ritardo di mesi. O in anticipo.
Io comunque se non lavoro, soffro.
venerdì 21 dicembre 2018
Sussurri.
Un the.
Un libro.
Forse no, meglio il buio.
E qualcuno che mi accarezzi piano i capelli senza muovere il letto o a muovermi il collo.
Oggi avrei bisogno della pace della solitudine condivisa e di permettermi egoisticamente di prendermi cura di me stessa senza ferire nessuno.
Oggi è una giornata di mal di testa e problemi agli occhi.
Oggi sono solidissima e piena di gente attorno.
Non vedo il tempo per riposarmi,
Non ne ho.
La spesa, le corse, la cucina, la casa da riordinare, il lavoro, la scuola, i bambini e via dicendo.
Oggi avrei bisogno di essere nell'acqua calda, immersa, con i capelli leggeri ed il corpo senza peso. I suoni ovattati. Gli occhi chiusi.
A pensare solo a me.
Oggi avrei bisogno di una sala vuota, fredda, sterile, con un pianoforte da studiare senza spartiti da guardare.
Oggi è tutto molto difficile: troppe cose da farei troppe persone di cui occuparmi e la consapevolezza che no, non c'è nessuno ad occuparsi anche di me.
Linea dura la mia, dettata dal bisogno di indipendenza e forza, di linearità e razionalità.
Ma nelle giornate come queste vorrei che ci fosse qualcuno accanto a me a preoccuparsi dei miei bisogni e delle mie voglie ed invece, non c'è nessuno.
"Non farla alzare che oggi sta male" e per un attimo ho ringraziato quest'uomo che si preoccupa con premura di me, poi mi sono alzata e sono andata in aula.
Perché devo farlo ed e giusto che lo faccia.
Sono arrivata a queste vacanze così stanca da non rendermi conto di come ci sono arrivata.
Non mi sembra ancora vero.
Ho bisogno di calma, silenzio, sonno, caldo, pulito e addirittura di noia.
Ho bisogno di non sentire il peso del non fatto se per una mattina mi occupo di me stessa perché non riesco a tenere gli occhi aperti.