venerdì 5 aprile 2019

Un freddo incontenibile nonostante siamo i primi di aprile.

E questa sensazione di fame e debolezza che non mi abbandona più.

Soffro di una sofferenza che si chiama inadeguatezza e mi coglie ogni volta che chi amo non si sente amato o accolto o voluto da me.

Avrei bisogno di tempo e di pace e di silenzio.

Di serenità.
Di egoismo.
Di senso di famiglia senza senso di oppressione.

Non mi sento in grado di reggere i tempi stretti e recuperare le energie come vorrei.

Ogni tanto vorrei ricevere cura e comprensione senza accuse e continue domande.

Vorrei essere libera dal telefono e dagli orari e godermi una primavera senza questa paura di non condividere abbastanza.

Mi sento messa sotto processo continuamente e so che è una questione di tempo : finirò a torturarmi senza sosta accusandolo di non aver fatto abbastanza nonostante chi ho davanti non si interessi a ch'io sia o a cosa vorrei, ma semplicemente a cosa cerca in me.

Stasera sarà l'ennesima serata trascorsa al lavoro : gioia e sacrificio. Stanchezza e buona volontà.

Ma probabilmente è più facile per gli altri obiettare sul mio modo di comunicare rispetto al soffermarsi sul mio messaggio.

Sono stanchissima, travolta ed avrei bisogno di dormire e riposare. Bisogno di staccare, non dagli affetti, ma da ciò che mi richiedono: a nessuno piace sentirsi poco apprezzato  a nessuno piace sentirsi in difetto e a nessuno piace sentirsi sotto processo .

Che sia per un pin.

Che sia per un momento no.

Che sia per un senso di stanchezza accumulata.

Che sia per il disagio che si prova nel conoscere qualcuno che immediatamente ti etichetta per qualcosa che gli è stato raccontato.

Che sia per il senso di esclusione che ti è stato fatto vivere 

Che sia per il tentativo di sforzarti ad essere diversa da come sei tramite un ricatto emotivo.

Che sia per un bisogno di calma e pace.

Non piace neppure a me.

E tutto questo bisogno di sembrare eroici agli occhi del mondo e di festeggiare giorni si scontra con i comportamenti avuti nei miei confronti. L'ipocrisia di descrivermi come il male del mondo per ricevere comprensione, per avere un cattivo nella storia e la necessità di essere ricordato in quanto buono, giusto, amabile.

Avere accanto qualcuno che non si sente amato a prescindere da te è difficile. È una scelta. È una voglia. È anche una visione della vita: se sei stato sfortunato e non ti hanno amato, non significa che tu non possa essere amato.

Mi sorge naturale aggiungere un pezzo nel quale sottolineo come invece io lo ami, lo voglia e sia pronta a riempirlo di amore.

Anche se poi, francamente, ti rendi conto nella quotidianità che amare qualcuno che non pensa di meritare amore è difficile :non lo riconosce e rifiuta quello che gli dai, capisce dinamiche diverse, quelle del rifiuto.


Non c'è rifiuto nel richiedere spazio e non c'è rifiuto nel richiedere fiducia. Io non abbandono mai nessuno , figuriamoci chi amo!

Ma se metti in dubbio continuamente la mia persona  allora devo per forza abbandonare per non abbandonare me stessa.

Non mi sento apprezzata ed a tratti sento la volontà di essere cambiata, ma ciò che sono ormai è stato e non credo nel cambiamento forzato o dovuto.

Credo nel dare la parte migliore di sé e nel darsi senza riserve.

Ma credo anche che ci sia un freno ed il freno è dato dall'amore verso se stessi.

Ho una fame incredibile ed un sonno indicibile.

E sorrido, parlo, organizzo, lavoro. Ma sento questo enorme vuoto dentro.

Mi chiedo fino a dove i propri bisogni possano arrivare a inchiodare l'altro e mi chiedo se sarò mai davvero capita e curata.

Non è un giorno come un altro e se non fosse andata come è andata oggi avrei voluto festeggiare il quasi traguardo di un rapporto che non pensavo possibile .

Non è andata come speravamo.
Entrambi.
O io.

E difficilmente riesco a lasciarmi andare mentre sento questa sensazione di marginalità.

Non ero importante nelle parole e nei fatti ed ho creduto a qualcosa che forse ora c'è ma non c'era quando io pensavo ci fosse.

Sto male. Sto male ed il mio male viene banalizzato di continuo.

Non importa quanto io manifesti il disagio che ricada su di me, perché quando si tratta di me è sempre dovuto un cambiamento , un miglioramento, un superamento.

Quando si tratta di me, appunto.

Sto male e non posso esprimere il disagio se non ricevendo in cambio accuse e scuse.

Sto male e comunque io non posso dedicare tempo e spazio neppure al mio malessere.

Io, io fin dall'inizio ho dato il meglio e non mi viene riconosciuto. Non importa.

Per me c'è sfiducia e scredito, c'è il dubbio e l'analisi grammaticale di ogni frase detta o pensata prima ancora che ascoltata.

Non c'è un dialogo costruttivo, c'è questa lotta continua nella quale io non sono mai abbastanza e poi c'è chi ha sempre una ragione per.

Per non cambiare ad esempio .
Per non capirmi.
Per non ascoltarmi.
Per non accettarmi.
Per non assolvermi.

Mi assolvo io.
Che da sola devo affrontare tutto quello che mi sento dire, accusare e rinfacciare senza poter parlare perché se il dolore degli altri è dolore a metà è sempre vero che il dolore di chi ami, quando sei come me, te lo puppi tutto tu.

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