Col culo per terra e il morale alle stelle,
come l'altro giorno, sdraiata su un tappeto con tanto sonno negli occhi a ridere a crepapelle.
Un momento di cuore da tenermi stretto nei momenti bui.
Quando mi impanico e la mia amica che si è scoperta figlia quando era già madre litiga con i clienti in tre lingue e nel mentre mi consola.
Seduta a terra, con le gambe incrociate sulle sedie e l'incapacità di mantenere un'apparenza che davvero non mi appartiene neppure quando io appartengo a lei.
Mentre ero sdraiata a ridere, mi è venuto in mente un ricordo.
Arezzo 2014, una giornata di dicembre, molto triste per una delle mie più care amiche.
Inverno, di De Andrè.
Ed io che ero immersa dentro quegli affreschi così belli e il Vasari ed il museo archeologico.
Ed il mio cappotto viola, il vino, i muri.
Pensavo a te, in ogni angolo di vita e pensavo a quando e come tu fossi passato di lì.
Senza conoscermi.
Dopo avermi conosciuta.
Magari pensandomi.
Un messaggio, l'unico che mi sia mai concessa.
Ero lì, senza te, per te.
E mi bastava.
Ho sempre preteso tantissimo dalle persone con le quali ho condiviso una storia, esageratamente troppo.
Senza essere mai riuscita a pretendere rispetto e sincerità.
E poi, poi tu.
Che con te io non ho mai condiviso nulla che non fosse al di fuori di ogni definizione, eppure, non ho mai vissuto una sola volta una tua mancanza. Assenze, continue e ripetute, ma non mancanze.
Il modo in cui mi guardi mentre parli, quello in cui mi guardi mentre entrambi parliamo con altri, la ricerca di un contatto visivo, non mi hanno mai fatto vivere un distacco anche nel momento dell'addio.
Continuerai a cercare i miei occhi?
Continuerò a cercare i tuoi.
Smetterò di cercarci dentro sentimento e risposte.
Inizierò a guardarli vedendo solo te.
Sarà comunque un bell'incontro, come sempre.
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