Che i rapporti siano strani, non sono la prima a sospettarlo, eppure, ogni volta, me ne stupisco.
I rapporti sono fatti di distanze e di limiti, così come di vicinanze e permessi, un po' come la quotidianità.
Io posso arrivare laddove non vado a tangere il prossimo.
Eppure i rapporti sono molto più strani della quotidianità, non esiste una vera routine, non esistono abitudini costanti, non esistono punti fissi, anche quando dovrebbero forse esserci, non esiste la chiarezza massima e non esiste neppure una vera e propria costante.
Io amo e non sopporto al contempo e sopporto e non tollero e poi quando mi chiedo come ci siamo arrivati qui, scoppio a ridere.
Ci sono giorni in cui mi sento soffocare e giorni in cui mi manchi come mi manca l'aria quando mi fai incazzare.
La costante c'è e la costante è che ti voglio e non me ne vado.
Non vorrei.
Potrei.
E questa è la differenza rispetto ai rapporti serie che ci sono stati prima di te ed hanno coinvolto grandi parole.
Prima, in qualche modo, non c'era via di scampo e quando c'era ho sempre scelto di allontanare la possibilità stessa di allontanarmi.
Con te, questo errore, non voglio che esista.
Io sono libera di andarmene in ogni momento e tu sei libero di non tornare in ogni momento.
L'indipendenza, questa grande amica che mi lascia la libertà di scegliere in ogni momento.
E in ogni momento, ho scelto di averti. Vicino, a distanza, molto vicino, molto a distanza, troppo a distanza, troppo vicino.
Avevi il profumo più buono del mondo, lo hai cambiato, ma il tuo profumo rimane l'odore più buono del mondo.
E non so se è per quel tuo modo di sorridere o per il fatto che sei un po' strano, ma mi piaci.
Mi piaci anche quando non ti sopporto e vorrei tirarti una testata secca in fronte, come quando lavoravamo insieme e sospiravi come risposta ad ogni mio dubbio.
Le parti si sono ribaltate e trovare un equilibrio è stato strano.
Ho lavorato così tanto sulla mia persona e sul mio equilibrio individuale che il tuo arrivo mi ha spiazzata e continuo ad essere terrorizzata perché non so dove sia il limite fra l'essere disponibile e il sacrificio.
Mi chiedo di continuo se quello che faccio lo faccio per te o per me, mi chiedo se sia giusto o sbagliato e poi come sempre mi vengono in mente le tue mani ed allora alzo la voce e continuo ad amarti.
Tu che vivi questo mio bisogno estremo di indipendenza come un distacco dichiarato quando non può essere altro che una vicinanza estrema.
Nelle mie esperienze, quelle poche degne di un nome e di un numero da richiamare, non c'erano uomini come te. Quelli degni di essere ricordati, o quasi, sono pochi e così diversi da te da rendermi chiaro quanto io sia cambiata e quanto in fretta.
Uomini che avevano un estremo bisogno di affermarsi in quanto tali prima ancora di aver fatto i conti con sé stessi, uomini talmente disonesti col mondo da non sapersi raccontare neppure una verità, uomini fragili e nascosti dietro una parvenza di sicurezza che non gli è mai appartenuta.
Uomini che sostanzialmente hanno sempre ricercato in me qualcosa che di fondo annoiava anche me.
Uomini che hai conosciuto e che ancora mi chiedi come mi potessero piacere.
Potevano. Potevano in uno stato confusionale, in mezzo alla fragilità in cui mi hai conosciuta, potevano piacermi, prima, ma non adesso.
E tu, tu hai tutto quello che io trovo bello in un essere umano: la bontà, la l'allegria, il sorriso, la gioia, la fragilità, la forza, la sicurezza, l'amore, la naturalezza, l'intelligenza, lo stupore.
Ecco, magari pecchi in fiducia, ma può succedere.
Tutto sommato ci sta.
Tu, che hai raccolto tutto il coraggio che potevi avere e mi hai messa alle strette dopo anni di rapporti vani.
Tu col tuo modo di farti spazio dove spazio proprio non c'era.
Tu che 'posso baciarti o devo aspettare come al solito almeno tre ore?'.
E allora premiamo questa audacia e baciamoci pure.
Che anche i greci ti avrebbero premiato, figurati io, che dopo il primo bacio non sapevo neppure più dove guardare ed allora ho continuato a parlare di libri, proporzioni e arte greca.
E dopo il secondo ero già a farmi un esame sul fatto che potessi essere fuori luogo o poco etica.
Ma i sensi di colpa son durati giusto il tempo di un chinotto che tanto lo sapevo che sarebbe andata a finire così, lo sapevo fin da quando mi hai rimproverata del ritardo. Mentre io ero già dentro ad aspettarti.
E con te per la prima volta ho davvero messo in dubbio il fatto di poterti piacere perché sembrava che l'estetica non contasse e che ti interessasse davvero cosa dicessi.
Ed ore ad ascoltarmi, come per altro fai ancora per poi sorridermi.
Io non lo so se sia moralmente accettabile quello che sia successo, sicuramente è ancora un po' imbarazzante per me raccontare di come e di quando ci siamo conosciuti.
E poi è sempre pieno di gente che ama giudicare ciò che è successo e quando è successo e di come probabilmente tutto sia precocemente iniziato nonostante. Nonostante tu non mi filassi un granché.
Ora cambi versione perché hai questo dono per il quale devi far sentire gli altri speciali. Me compresa. E ci riesci. Anche troppo.
Mi hai messa su un tale piedistallo da riuscire spesso a non raggiungermi.
Mettimi più in basso che qui nessuno è santo.
E va bene la mia bellezza.
Pure l'intelligenza ammesso che non la veda solo tu.
E anche l'etica e tutto il resto.
Ma essere messi in soggezione da me è proprio folle.
Tranne quando voglio mettere qualcuno in soggezione perché a quel punto sono piuttosto brava, ma non l'ho fatto con te.
Almeno non dopo le prime tre sere trascorse insieme.
I rapporti sono strani.
Io non cercavo te e tu non cercavi me e non era proprio il momento giusto.
E poi ci sono momenti in cui penso che in realtà, non ci fosse momento più giusto.
Non ti aspettavo, non mi aspettavi. E non ci credevo, ma poi ci ho creduto. E pare anche tu, a tratti.
Io tanto un amore facile, non l'ho mai voluto.
Di quelli con un bel finale allegro e senza troppe complicazioni.
Che sembro una banale fidanzata?
No dai. No.
Vuoi mettere l'attesa? E la voglia di vederti? E quegli ultimi dieci metri prima di cercarti con lo sguardo? E quando finalmente ti vedo? E la gioia nel sapere che sei con me per tante ore? E quella sensazione nello stomaco la sera prima di un aereo?
Ecco, per esempio.
La gioia di vederti come se fosse la prima volta, dopo tutto questo tempo.
Beh, forse non proprio la prima volta e neppure la seconda ecco.
Però diciamo, la voglia di vederti come la prima volta che ci siamo rivisti...
...vabbè facciamo prima a riassumere che è un po' come la prima volta che siamo usciti insieme, ecco.
E gli inizi sono strani, sono sempre belli e con te ogni volta, è come ri-iniziare, ma non dal principio, anche perché al principio io avevo dei tacchi troppo alti e tu eri decisamente rigido, ma dal dopo, dall'inizio, ma con un dopo, sempre, di continuo.
E non sai quanto io ringrazi il cosmo per questa sensazione stasera e per la voglia di vederti che mi fa tremare le gambe sotto al tavolo (la gamba che tanto seduta composta non ci sto stare) e per il fatto che tu sia esattamente come sia, diverso, da tutti gli altri uomini.
sabato 8 dicembre 2018
giovedì 6 dicembre 2018
Questione di utero.
"Non sopporto il maschilismo perché siamo tutti nati da una donna."
Ottimo motivo.
Grazie per averlo comunicato proprio a me che di figli non ne ho e non perché non ne desideri ardentemente uno o non possa crescerlo o non abbia un compagno o non desideri averlo con lui.
Ebbene si: ci sono donne che non sono capaci ad avere dei figli.
Svelata una grande, incomprensibile, verità.
Non siamo tutte predisposte geneticamente alla riproduzione.
Che dobbiamo fare?
Che ci dovete fare?
Il rispetto di un essere umano non dipende dallo stato dei suoi ovuli o dalla velocità degli spermatozoi.
In fin dei conti nessuno rispetta un uomo per la sua capacità di fecondare un ovulo, non capisco quindi perché il rispetto di una donna debba dipendere dalla sua capacità di far fuoriuscire un essere umano dalla sua vagina.
Magico.
Assurdo.
Meraviglioso.
Il mistero della vita e la capacità umana di riprodursi, non sembra vero che dall'unione di un uomo ed una donna possa nascere la vita e che nel corso di 39 settimane ci sia un cuore, un cervello, due occhi, delle dita, dentro qualcuno. Un enorme, enorme, enorme miracolo.
Questo per dire che io stessa mi stupisco e mi emoziono pensando alla nascita.
Tuttavia non credo che sia l'unico motivo per il quale essere contrario ad un maschilismo che comunque stai affermando dicendo una frase come quella di cui sopra.
E se una donna non sa farlo? Non può farlo?
Che succede?
Non è degna di rispetto?Può essere discriminata? Non sarà mai una madre?
Nel momento in cui io cresco un figlio, ne sono madre.
Così come quando insegno musica ad un bambino, ne sono l'insegnante.
Succede così. Automaticamente. Non è questione di parto, sono dati di fatto.
Che solo alcuni scorgono e sanno leggere ed altri nonostante tutto, nonostante la mente aperta ed il buonismo, continueranno a vederli come dati corretti, risultati ottenuti per mano di una calcolatrice, senza sforzo alcuno.
Peccato che ad alcuni i figli nascano meglio che ad altri, senza che per forza debbano averli desiderati o voluti o cercati, peccato che capitino e basta. Ma per averlo un figlio, quando non puoi fartelo tu, allora devi dimostrare di meritartelo.
Devi mostrare il tuo reddito, la tua buona persona, la tua dignità di essere umano, l'affidabilità, la serietà, la volontà, devi diventare un ottimo genitore sulla carta, su tante carte, per tanto tempo e poi forse sì, lo puoi diventare un genitore, ma sempre e solo sulla carta finché qualcuno non ti considererà comunque un vero genitore perché quel figlio per il quale hai pianto e lottato come piangono e lottano le partorienti durante il travaglio, non è uscito tu e non ti assomiglia.
Se il tuo corpo si deforma perché è pieno di vita, tu sei una madre, se il tuo corpo si deforma dalla voglia di averlo un figlio, non la sei comunque.
Se riesci a rimanere incinta, nessuno mette in dubbio il tuo diritto di partorire tuo figlio e tenerlo accanto a te, se tu lo cerchi in giro per il mondo, non sei pronta, perché devi pensarci bene ed è un peso troppo grande da affrontare.
Se lo dici poi, che stai cercando un bambino, tutti si aspettano che tu stia avendo un'intensa attività sessuale e nessuno pensa al fatto che la sera non si faccia l'amore perché sei persa nella burocrazia di uno stato che abusa della tua incapacità.
Anche se sai che in giro per il mondo da qualche parte magari tuo figlio è già nato e sta aspettando te e tu non puoi prenderlo per mano dicendogli che va tutto bene e portartelo nel lettone per spostarlo nel lettino ikea che hai da anni ormai e poi pensi che tanto in quel lettino non ce lo metterai mai perché vaffanculo anche l'educazione, dopo tante lotte, te lo terresti nel lettone anche con i suoi piedini impiantati nelle costole.
E la voglia di maternità che non ti levi da dentro. Mentre dentro, continui ad essere vuota.
Ma si, le donne che si rispettano, sanno procreare. Giusto?
martedì 13 novembre 2018
Palline di Natale e distanze.
Non scrivo da tanto, o meglio, scrivo, tanto, ma non qui. Ho ricominciato a tenere regolarmente un diario nel quale annoto sentimenti, stati d'animo, irrazionalità, paure...segreti no, perché ormai ho capito che io ed i segreti saremo sempre inconciliabili.
Mi terrorizzano i segreti.
Quelli degli altri.
Ed i miei.
Mi spaventa avere o pensare qualcosa che non sia esplicito e comprensibile per gli altri, mi fa paura perché ho sempre il terrore di essere fraintesa o interpretata male e allora, proprio da qui, nasce la mia schiettezza.
Meglio dieci parole in più che una in meno.
Meglio mostrarsi per quello che siamo senza troppa volontà di apparire migliore.
Ovviamente anche io tendo spesso ad apparire migliore di ciò che sono, per dovere o per piacere che sia, ma dura poco, perché non è nelle mie corde. O nei miei tasti. Ma in fin dei conti credo di avere più corde che tasti, sono tablabile se si potesse pensare ad un neologismo non consueto.
Eccallà questa sono e questo dimostro.
Eccallà.
Come il mio cane che non si vergogna nel provare rabbia o gelosia e manifesta sentimenti dei quali gli esseri umani si vergognano e tentano di camuffare senza troppe capacità.
Un qualsiasi copione non basta, prima o poi esce la persona dal personaggio e vivere di personaggi è tremendamente difficile. Chiedetelo ai pochi che fanno gli attori e che ad un certo punto, diventano attori e sono attori senza poter tornare indietro.
Dovrei studiare, a proposito di copioni.
Non riesco a farlo, dimentico battute che io stessa ho scritto e mi chiedo come sia possibile scordare qualcosa che si sapeva così bene.
Probabilmente perché ultimamente sono ripartita da zero.
Una tabula rasa.
Una spiaggia appena rastrellata.
Ho ricominciato tutto. Come se non avessi mai avuto un tutto, come se non avessi amato mai.
Perché in fin dei conti solo questo mi sembra davvero rispettoso nel momento in cui scegli e vuoi vivere qualcosa di bello: viverlo come se non avessi mai vissuto prima.
Cancellando il passato che ritorna come insegnamento e non come nostalgia, come paragone per i propri sbagli e non come misura di chi hai adesso, ora, in questo momento, accanto.
Ho paura del paragone,
mi sono sentita paragonata.
mi ha fatto soffrire, molto.
Trovo che sia una mancanza enorme e una forma di sadismo che priva di tranquillità, ma poi, io sono io ed ormai non posso più tornare indietro. Ciò che sono ormai è stato ed allora, poco importa il resto.
Mi sono sentita perfino insicura, ma la presenza delle amiche di sempre e della mia famiglia mi ha aiutata a ricordarmi chi sono e come sono.
Non sarò mai un'altra, neppure volendo, non che io lo voglia.
La mancanza di chiarezza porta all'insicurezza, come i segreti e le cose non dette, come i paragoni e le battute lette su un display che non è il tuo.
Ci sono atti di dolore tremendi che spiegati ad alta voce risultano così banali da non avere importanza e poi c'è chi li capisce fino in fondo e ti sta accanto chiarendoti che se fa male, non è amore.
Il tempo di calibrarsi, sì. Ma ci sono cose che sono cose e ci sono cose che sono pugnalate nel costato.
Succede, l'importante è non perdersi.
Ricordarsi chi siamo, ricordarsi la chiarezza, ricordarsi cosa vogliamo e saper dire ad un certo punto : "Io voglio questo e tu non sai darmelo." nell'eventualità che nonostante tutto, il dolore non passi e ti riduca in uno stato pieghevole, manco fossi una sedia ikea.
Succede e può succedere.
Nessuno sa cosa aspettarsi, nessuno sa davvero chi ha davanti, solo il tempo, la voglia e la percezione perché in fin dei conti le sensazioni sono mezze verità.
E poi di fondo, trovare qualcuno in grado di proteggerti anche da sé stesso, dal passato, dai dolori, dalle mancanze, dai vizi, dalle paure.
Amore è protezione, per me, che mi arrabbio quando sento chi amo soffrire.
Amore sarà altro, per altri.
Amore è cercare un punto comune.
Amore è impazzire per le palline di Natale online.
Amore è anche diversità.
Amore è l'intelligenza di ammettere quando si sbaglia e tentare di rimediare, amore è dirsi come si è, senza storie o bugie o abbellimenti vari, amore è saper ammettere che ci siano degli sbagli che si rifaranno e chiusure preimpostate, amore è voglia di cambiare rimanendo sé stessi, solo un po' più veri, solo meno dolorosi.
O no?
Mi terrorizzano i segreti.
Quelli degli altri.
Ed i miei.
Mi spaventa avere o pensare qualcosa che non sia esplicito e comprensibile per gli altri, mi fa paura perché ho sempre il terrore di essere fraintesa o interpretata male e allora, proprio da qui, nasce la mia schiettezza.
Meglio dieci parole in più che una in meno.
Meglio mostrarsi per quello che siamo senza troppa volontà di apparire migliore.
Ovviamente anche io tendo spesso ad apparire migliore di ciò che sono, per dovere o per piacere che sia, ma dura poco, perché non è nelle mie corde. O nei miei tasti. Ma in fin dei conti credo di avere più corde che tasti, sono tablabile se si potesse pensare ad un neologismo non consueto.
Eccallà questa sono e questo dimostro.
Eccallà.
Come il mio cane che non si vergogna nel provare rabbia o gelosia e manifesta sentimenti dei quali gli esseri umani si vergognano e tentano di camuffare senza troppe capacità.
Un qualsiasi copione non basta, prima o poi esce la persona dal personaggio e vivere di personaggi è tremendamente difficile. Chiedetelo ai pochi che fanno gli attori e che ad un certo punto, diventano attori e sono attori senza poter tornare indietro.
Dovrei studiare, a proposito di copioni.
Non riesco a farlo, dimentico battute che io stessa ho scritto e mi chiedo come sia possibile scordare qualcosa che si sapeva così bene.
Probabilmente perché ultimamente sono ripartita da zero.
Una tabula rasa.
Una spiaggia appena rastrellata.
Ho ricominciato tutto. Come se non avessi mai avuto un tutto, come se non avessi amato mai.
Perché in fin dei conti solo questo mi sembra davvero rispettoso nel momento in cui scegli e vuoi vivere qualcosa di bello: viverlo come se non avessi mai vissuto prima.
Cancellando il passato che ritorna come insegnamento e non come nostalgia, come paragone per i propri sbagli e non come misura di chi hai adesso, ora, in questo momento, accanto.
Ho paura del paragone,
mi sono sentita paragonata.
mi ha fatto soffrire, molto.
Trovo che sia una mancanza enorme e una forma di sadismo che priva di tranquillità, ma poi, io sono io ed ormai non posso più tornare indietro. Ciò che sono ormai è stato ed allora, poco importa il resto.
Mi sono sentita perfino insicura, ma la presenza delle amiche di sempre e della mia famiglia mi ha aiutata a ricordarmi chi sono e come sono.
Non sarò mai un'altra, neppure volendo, non che io lo voglia.
La mancanza di chiarezza porta all'insicurezza, come i segreti e le cose non dette, come i paragoni e le battute lette su un display che non è il tuo.
Ci sono atti di dolore tremendi che spiegati ad alta voce risultano così banali da non avere importanza e poi c'è chi li capisce fino in fondo e ti sta accanto chiarendoti che se fa male, non è amore.
Il tempo di calibrarsi, sì. Ma ci sono cose che sono cose e ci sono cose che sono pugnalate nel costato.
Succede, l'importante è non perdersi.
Ricordarsi chi siamo, ricordarsi la chiarezza, ricordarsi cosa vogliamo e saper dire ad un certo punto : "Io voglio questo e tu non sai darmelo." nell'eventualità che nonostante tutto, il dolore non passi e ti riduca in uno stato pieghevole, manco fossi una sedia ikea.
Succede e può succedere.
Nessuno sa cosa aspettarsi, nessuno sa davvero chi ha davanti, solo il tempo, la voglia e la percezione perché in fin dei conti le sensazioni sono mezze verità.
E poi di fondo, trovare qualcuno in grado di proteggerti anche da sé stesso, dal passato, dai dolori, dalle mancanze, dai vizi, dalle paure.
Amore è protezione, per me, che mi arrabbio quando sento chi amo soffrire.
Amore sarà altro, per altri.
Amore è cercare un punto comune.
Amore è impazzire per le palline di Natale online.
Amore è anche diversità.
Amore è l'intelligenza di ammettere quando si sbaglia e tentare di rimediare, amore è dirsi come si è, senza storie o bugie o abbellimenti vari, amore è saper ammettere che ci siano degli sbagli che si rifaranno e chiusure preimpostate, amore è voglia di cambiare rimanendo sé stessi, solo un po' più veri, solo meno dolorosi.
O no?
venerdì 7 settembre 2018
Stima.
Se perdi la stima di qualcuno, perdi la voglia di quel qualcuno.
Senza stima i rapporti non esistono, sono superficiali e non sono veri rapporti, per me.
Stima e sincerità per me vanno di pari passo.
La sincerità è quella che ti salva dai fraintendimenti, dalle paure, dalle ansie, dalle possibili sofferenze.
Chiarezza.
E quando senti che la chiarezza manca?
Fiducia, va bene, ma fa male dopo un po'.
Vorrei potermi abbandonare come ho fatto, totalmente, e vivere così.
Sarebbe bello.
Senza stima i rapporti non esistono, sono superficiali e non sono veri rapporti, per me.
Stima e sincerità per me vanno di pari passo.
La sincerità è quella che ti salva dai fraintendimenti, dalle paure, dalle ansie, dalle possibili sofferenze.
Chiarezza.
E quando senti che la chiarezza manca?
Fiducia, va bene, ma fa male dopo un po'.
Vorrei potermi abbandonare come ho fatto, totalmente, e vivere così.
Sarebbe bello.
domenica 12 agosto 2018
Fiducia.
Quando nasce naturalmente e quando invece è una scelta.
Speriamo di non farci troppo male.
(La sfiducia è orribile, non riesco a viverla. Speriamo. )
Fiducia & Speranza.
Speriamo di non farci troppo male.
(La sfiducia è orribile, non riesco a viverla. Speriamo. )
Fiducia & Speranza.
sabato 4 agosto 2018
Le cose che succedono e succedono si sà.
Succede poi che tu inizi una nuova relazione, quasi per caso, quasi non volendo,
quasi dopo due anni durante i quali nessun rapporto è mai "valso la pena di".
Insomma, succede, capita, naturalmente si crea un rapporto che và oltre la semplice frequentazione e sorprendentemente scopri di aver trovato qualcuno nel mondo che desta la tua ammirazione, sollecita la tua voglia di fare, ti fa sentire amata ed in qualche modo ti sottrae da quel mondo di solitudine che ti sei creata con gioia, forza e volontà.
Succede tutto questo. Naturalmente, senza sforzi, senza argini da raddrizzare e probabilmente senza neppure volontà che accada.
Accade e basta.
Ti guardi e non ti riconosci, ti chiedi come sia possibile che improvvisamente tu abbia voglia di condividere quando solitamente la condivisione è limitata alle amiche di sempre (e a qualche sconosciuto nei momenti di crisi profonda...).
Accadono cose importanti, scelte ancora più profonde ed il tutto in maniera istintiva, senza troppe, inutili, riflessioni.
E poi succede che un pomeriggio di fine estate (va bene, di metà estate per essere precisi, ma per me ormai l'estate è finita ed anche male, senza riposo alcuno, ma eviterò la mia lunga serie di lamentele al riguardo.), dal nulla, nasce un'enorme incomprensione, di quelle incomprensioni che mi fanno credere di essere profondamente stupida per altro, e di qui in poi, il baratro.
Non essere vista per quella che si è, essere vista per come si è, giochi di percezioni, di conoscenza, di messa alla prova, di tentativi per trovare una nostra via, un nostro modo, un nostro che tutto sommato vada oltre la superficialità che non abbiamo avuto il tempo materiale di attraversare con calma e tranquillità.
I tempi si sono davvero accorciati e tutto ciò che avrei dilazionato accuratamente in anni ed anni, si è smosso nel giro di qualche mese, così, senza volerlo, senza saperlo.
Eri tu, ero io, ma non siamo ancora in grado di saper essere noi, perchè il tempo che sarebbe servito per farlo senza un mare di distanza, lo abbiamo trascorso in condivisioni piene, ma silenziose, in attesa di un buon motivo per non vivere la difficoltà di tutto quello che abbiamo vissuto.
Neppure a dirlo, il buon motivo, non è saltato fuori.
Nè il mio brutto carattere, nè il tuo deficit dell'abbandono,
nulla è stato abbastanza valido da averci impedito di arrivare ad oggi con questa fragilità di fondo e la speranza che tutto possa andare bene.
Se non fossimo stati distanti probabilmente non avrei voluto parlarne, non avrei voluto discuterne, avrei richiesto tempo, silenzio e lontananza.
Ma tu sei lontano e saperti distante, pieno di dubbi e di sofferenza, mi costringe in qualche modo a far passare in secondo piano la discussione, per quanto seria e colma di spunti sgradevoli, per consolarti.
Quante reazioni implica la distanza e quante premure nascono in me, sconvolgendomi.
Saperti sereno è più importante dell'esternare la delusione che provo, un po', relativa a qualcosa, non a tutto.
Avrei voluto dirti che mi sento triste perchè avresti potuto evitare di dirmi cose che in realtà non solo non erano necessarie, ma non erano neppure del tutto vere, avrei voluto dirti che mi sento delusa da uscite brillanti che non ti rappresentano del tutto e che ad inarrivabili narrazioni moralmente perfette, ho sempre preferito verità rappresentanti lo stato delle cose.
In ogni modo non avrebbe influito negativamente su di noi.
Avrei voluto sapere cose, questo si, perchè arrivati ad un certo punto, la censura non ha più senso di esistere se non per creare tensioni ed irrisolti, ma al contempo non credo che sarei dovuto essere io a chiedere nulla.
Avrei voluto delle spiegazioni, ma solo perchè magicamente sei stato in grado di fare tutto tu salvo poi lasciarmi in una condizione sgradevolissima.
Avrei voluto maggiore chiarezza e maggiore fedeltà relativa alla fedeltà dei fatti.
Nulla, in ogni modo, che potessi richiedere perchè il brutto del mio carattere è che o parte da te o da me non partirà mai.
E allora una di quelle notti che nessuno si merita di trascorrere, col silenzio, il malumore, i dubbi e la profonda certezza che tu, nonostante voglia dimostrare il contrario a parole e a narrazione, sia un uomo esattamente come tutti gli altri.
Oddio che brutta frase ho scritto. Me ne rendo conto.
Soprattutto per chi, come me, ha sempre bisogno di idealizzare e trovare qualcosa di speciale un po' in tutti gli altri.
In particolare in te.
E tu sei speciale,
sei talmente speciale da farmi avere voglia di una storia e di aspettarti e di volere con te qualcosa che non avrei mai voluto da sola, o forse sima non in questo momento.
Sei speciale e lo saresti stato anche senza il bisogno di innalzarti ai miei occhi attraverso delle posizioni che avresti potuto evitare in serenità.
Perchè io non ho bisogno di un eroe,
io voglio te.
quasi dopo due anni durante i quali nessun rapporto è mai "valso la pena di".
Insomma, succede, capita, naturalmente si crea un rapporto che và oltre la semplice frequentazione e sorprendentemente scopri di aver trovato qualcuno nel mondo che desta la tua ammirazione, sollecita la tua voglia di fare, ti fa sentire amata ed in qualche modo ti sottrae da quel mondo di solitudine che ti sei creata con gioia, forza e volontà.
Succede tutto questo. Naturalmente, senza sforzi, senza argini da raddrizzare e probabilmente senza neppure volontà che accada.
Accade e basta.
Ti guardi e non ti riconosci, ti chiedi come sia possibile che improvvisamente tu abbia voglia di condividere quando solitamente la condivisione è limitata alle amiche di sempre (e a qualche sconosciuto nei momenti di crisi profonda...).
Accadono cose importanti, scelte ancora più profonde ed il tutto in maniera istintiva, senza troppe, inutili, riflessioni.
E poi succede che un pomeriggio di fine estate (va bene, di metà estate per essere precisi, ma per me ormai l'estate è finita ed anche male, senza riposo alcuno, ma eviterò la mia lunga serie di lamentele al riguardo.), dal nulla, nasce un'enorme incomprensione, di quelle incomprensioni che mi fanno credere di essere profondamente stupida per altro, e di qui in poi, il baratro.
Non essere vista per quella che si è, essere vista per come si è, giochi di percezioni, di conoscenza, di messa alla prova, di tentativi per trovare una nostra via, un nostro modo, un nostro che tutto sommato vada oltre la superficialità che non abbiamo avuto il tempo materiale di attraversare con calma e tranquillità.
I tempi si sono davvero accorciati e tutto ciò che avrei dilazionato accuratamente in anni ed anni, si è smosso nel giro di qualche mese, così, senza volerlo, senza saperlo.
Eri tu, ero io, ma non siamo ancora in grado di saper essere noi, perchè il tempo che sarebbe servito per farlo senza un mare di distanza, lo abbiamo trascorso in condivisioni piene, ma silenziose, in attesa di un buon motivo per non vivere la difficoltà di tutto quello che abbiamo vissuto.
Neppure a dirlo, il buon motivo, non è saltato fuori.
Nè il mio brutto carattere, nè il tuo deficit dell'abbandono,
nulla è stato abbastanza valido da averci impedito di arrivare ad oggi con questa fragilità di fondo e la speranza che tutto possa andare bene.
Se non fossimo stati distanti probabilmente non avrei voluto parlarne, non avrei voluto discuterne, avrei richiesto tempo, silenzio e lontananza.
Ma tu sei lontano e saperti distante, pieno di dubbi e di sofferenza, mi costringe in qualche modo a far passare in secondo piano la discussione, per quanto seria e colma di spunti sgradevoli, per consolarti.
Quante reazioni implica la distanza e quante premure nascono in me, sconvolgendomi.
Saperti sereno è più importante dell'esternare la delusione che provo, un po', relativa a qualcosa, non a tutto.
Avrei voluto dirti che mi sento triste perchè avresti potuto evitare di dirmi cose che in realtà non solo non erano necessarie, ma non erano neppure del tutto vere, avrei voluto dirti che mi sento delusa da uscite brillanti che non ti rappresentano del tutto e che ad inarrivabili narrazioni moralmente perfette, ho sempre preferito verità rappresentanti lo stato delle cose.
In ogni modo non avrebbe influito negativamente su di noi.
Avrei voluto sapere cose, questo si, perchè arrivati ad un certo punto, la censura non ha più senso di esistere se non per creare tensioni ed irrisolti, ma al contempo non credo che sarei dovuto essere io a chiedere nulla.
Avrei voluto delle spiegazioni, ma solo perchè magicamente sei stato in grado di fare tutto tu salvo poi lasciarmi in una condizione sgradevolissima.
Avrei voluto maggiore chiarezza e maggiore fedeltà relativa alla fedeltà dei fatti.
Nulla, in ogni modo, che potessi richiedere perchè il brutto del mio carattere è che o parte da te o da me non partirà mai.
E allora una di quelle notti che nessuno si merita di trascorrere, col silenzio, il malumore, i dubbi e la profonda certezza che tu, nonostante voglia dimostrare il contrario a parole e a narrazione, sia un uomo esattamente come tutti gli altri.
Oddio che brutta frase ho scritto. Me ne rendo conto.
Soprattutto per chi, come me, ha sempre bisogno di idealizzare e trovare qualcosa di speciale un po' in tutti gli altri.
In particolare in te.
E tu sei speciale,
sei talmente speciale da farmi avere voglia di una storia e di aspettarti e di volere con te qualcosa che non avrei mai voluto da sola, o forse sima non in questo momento.
Sei speciale e lo saresti stato anche senza il bisogno di innalzarti ai miei occhi attraverso delle posizioni che avresti potuto evitare in serenità.
Perchè io non ho bisogno di un eroe,
io voglio te.
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