lunedì 28 agosto 2017

Salute e benessere.

Se potessi, passerei le mie giornate a fumare sigarette alla menta, senza mangiare e senza parlare.
Trascorrerei il mio tempo seduta su un gradino a fumare nell'attesa che tutto questo dolore possa passare.
Passerà?
Perché mi sembra così impossibile.

Quando non ho il controllo sulle cose, sulle sofferenze, sulla gestione del dolore... e mi sembra cretino anche solo scrivere una cosa come ' gestione del dolore'...

Sento che tutto quello che avevo di importante nella mia vita mi sta abbandonando, mi sento così impotente nei confronti dei fatti, degli eventi, della vita e ricado in pessime abitudini.

Non voglio e non posso, non adesso, non ora che i problemi si accumulano, le persone si ammalano ed il mio mondo si sgretola.

Mi sento veramente sola.
Non riesco a far entrare nessuno in una dimensione che vivo egoisticamente, come quasi tutto quello che vivo, insomma.

Vorrei davvero dimenticarmi tutto per dieci minuti e sentirmi leggera e felice.

Mi sentirò mai , felice?
Forse si, ma leggera no, non c'è leggerezza in tutto questo.

E sembra che il mondo lo faccia di proposito:

nessuno sconto, nessuna tutela, anzi.

Continuo a scontrarmi con spigoli che si conficcano nelle mie tempie,
provo un dolore che da emotivo diviene morale e poi fisico.

Ho perso la fiducia nelle persone che credevo, in qualche modo, amiche.

Mi ritrovo a dire addio a qualcosa che credevo mi piacesse e che per lungo tempo è stato sfogo, passione e divertimento.

Continuo a tremare.

E a soffrire.

Vorrei poter rimanere qui, su questo gradino, ferma, immobile ed in silenzio.

Non ho più bisogni, non ho necessità,
ho solo voglia di piangere e comunque, non ci riesco.

venerdì 25 agosto 2017

Silenzi assordanti.

Ossimorico.

Io avevo un bel cervello.

O almeno, così dicevano.

Mi sento così stupida ed incompleta.

Non colgo, non colgo quasi mai

e soffro.

Come soffro
in un silenzio
cosi assordante.

Stanchezza.

Sono così stanca e tu,
tu non mi culli neppure un po'.

Ed io vorrei qualcuno che mi sollevasse la testa quel tanto che basta da lasciarmi respirare,
mentre il resto del mio corpo fluttua nell'acqua caldissima.

Vorrei questo,
che mi tenessi questa testa così pesante
giusto il tempo che io riesca a sentirmi leggera.

Vorrei tanto dormire.
Ho tanto sonno, ma non è sonno, è una stanchezza irrimediabile
alla quale non puoi provvedere neppure tu.

Non che lo faresti,
ma sarebbe più semplice.

Ed invece, no, qui è tutto così complicato ed io faccio fatica a muovere le dita e a ricordarmi tre cose,
tre cose,
tre
cose.

Sono così stanca da non riuscire a ridere neppure con te,
perché non riesco
e soffro
.

Ma tu non ci sei ed io, semplicemente, non ci sono.

Ho così sonno, ma non è sonno...è stanchezza...va bene, lo avevamo già detto.

mercoledì 23 agosto 2017

Pretesti dell'ultimo minuto.

Perché un pretesto per tornare bisogna sempre seminarselo dietro, quando si parte.




Senza Risposta.

Il solo gesto in grado di salvarmi
sarebbe l'abbraccio
che non ti ho mai permesso di darmi,

la sola presenza in grado di contenermi
sarebbe quella delle tue mani
pronte a raccogliermi.

Perché se mi dovesse cadere
una sola lacrima, io,
qui, mi sgretolo.

venerdì 18 agosto 2017

A piedi.

"Non dire una parola che non sia d'amore."

Ci sono verbi declinabili al riflessivo, verbi riflessivi e poi c'è questa forma verbale che mi lascia interdetta sull'azione del verbo:

-deridersi.

Perché esiste 'deridere', ma non mi appartiene.

'Deridersi', si.

Le uniche parole che ti abbia mai scritto, non sono d'amore.

Mi derido - riflessivo improprio-.

E chissà quante volte sia stato tu, a deridermi e quante volte lo avresti fatto, se solo sapessi, se solo pensassi, se solo capissi.

Anche se non si tratta di comprensione, dovresti folleggiare, che è diverso.

*se solo folleggiassi cazzo.

Io con te, in quarta, non ci sono mai partita.
Perché non me lo hai mai permesso.
Avrei voluto, eccome se lo avrei voluto (!).

Se fossi partita in bicicletta, ad esempio, avrei subito capito di aver commesso uno degli errori più grandi che posso immaginare di commettere.
O forse no.

Non è il mezzo, sono io.
Sono io a dover trovarmi al limite per potermi dire che ciò che faccio non mi appartiene e ciò che sono è ben diverso.

Con te, sarebbe stato diverso.

Molto.

Tutto sarebbe stato diverso.


Sai perché?

Perché tu, non mi avresti dato modo e spazio.

Avrei preferito che tu fossi più coglione, lo vorrei tantissimo, vorrei che tu fossi abbastanza coglione da volermi.
Ma sai, se lo fossi, forse, non ti vorrei io, così tanto.

O forse è solo una storia che mi racconto per comodità.
Perché non mi vuoi.
Perché non ti vuoi confondere in me.
Perché è tanto brutto provare tutto quello che provo, per qualcuno che si scorda che esisti.

Peccato però.

Perché per te, mi sarei fatta 1200 km a piedi, senza partire in quarta e sai, quanto io ami farlo.

Ed eccoti qui, eccezione delle mie eccezioni da giudizio.
Terapista d'urto.

Ed eccomi qui, a pensare a te.
Per il quale attraverserei la morale, sorridendo ed andando oltre.

Parto in quarta.
Devo smetterla.
Ho già bruciato troppe auto.




Il circolo del non detto.

Che se non ti annovero fra cazzate è solo perché tu,
non la saresti
mai.

Confonditi, con me.