Oggi ho cercato il tuo nome in queste pagine che scrivo da ancor prima di averti conosciuto
e non ti ho trovato.
Strano, per una che è in grado di poter scrivere anche sul figlio del cugino del nipote del verduraio.
Eppure tu mi hai colpita,
mi hai colpita come poche persone al mondo mi hanno colpita,
senza volerlo,
era una questione di odore, di parole non dette, di sguardi.
Non avrei mai potuto fare con te, due anni fa, ma anche tre, ma anche quattro, quello che ho scelto di fare oggi.
Vite legate ad altri, storie legate ad altri, scelte, legate ad altri.
Ed è inutile che tu mi prenda in giro chiedendomi come potessi scegliere di sposare un uomo tanto brutto quanto quello che stavo per sposare.
Perché fondamentalmente, io, la bruttezza, la vedo sempre a posteriori.
Se realmente mi avessi voluta, davvero, mi avresti scelta quando ancora non ero un'opzione.
Penso e ripenso a questa cosa, senza fartene una colpa, sia chiaro.
Non che tu sia quel tipo d'uomo.
Ma tutto sommato, quando penso che ogni cosa abbia il suo tempo, penso anche a come, simpatia a parte, non ci fosse null'altro.
Poi possiamo idealizzare e ricamare, ma di fondo, io trovavo anche un po' squallido il machismo con il quale tendevi a relazionarti con il tuo simpaticissimo collega.
Che in realtà non sopporto e non ho mai sopportato.
E non sopportavo neppure i tuoi sospiri e il tuo modo di farmi volutamente sentire sciocca, per quanto, potesse essere adeguato ed opportuno.
E adesso, dopo tutto questo, vieni e dormi nelle mie mani.
Si, ero attratta da te.
La sono stata per un po'.
Forse non ho mai smesso.
E probabilmente, il mio quasi sposo brutto, ha sempre capito chi mi potesse interessare prima ancora che lo sapessi io.
Che fra noi ci fosse qualcosa di strano, lo sentivamo.
Ma tutto lì.
Non ho mai scritto di te e mi conforto.
L'altra sera con un amico, che poi non è un mio amico, con un collega, che poi non è un collega, con un...insomma, l'altra sera, con una persona alla quale voglio davvero bene e con la quale non sono in grado di avere una definizione perché tutto sommato, non mi vuole come amica, ma neppure come conoscente e probabilmente ultimamente pensa solo che io sia profondamente stupida... insomma, mi è uscita questa frase sul fatto che chi è traditore una volta, lo sarà per sempre.
Ed è vero, è tremendamente vero.
Non che non si possa mettere un punto e ricominciare, anzi, credo sia dovuto.
Se hai tradito, chiedi venia, poni un punto e aspetti di essere pronto per ricominciare senza fare del male a nessuno.
Io non lo so, non tradisco.
Non solo non tradisco, ma non ne sono proprio in grado.
Piuttosto evito una relazione.
Se so di non essere in grado di comportarmi bene.
Quando lo dico, le persone ridono.
Forse ne rideresti anche tu.
Non lo so.
Dovevi essere una fase di passaggio,
la conclusione di qualcosa che è iniziato anni e anni fa,
una serata, un momento, un incontro.
Mi sono innamorata di te.
Senza volerlo
e
senza saperlo.
No, non avrei voluto e non so come sia potuto accadere.
Non dopo tutto quello che è trascorso negli ultimi due anni, gli uomini, quelli voluti, quelli non voluti, quelli rifiutati, quelli cacciati, quelli evitati, quelli mal sopportati.
Non dopo la mia pace dei sensi e la tranquillità nello stare da sola.
Non dopo le mie vane simpatie.
Non dopo che, finalmente, avevo pensato che stare da sola per me sia perfetto, con brevi tratti di compagnia.
Non dovevi essere tu.
Avevo puntato tutto su un altro.
Che non eri tu.
Non dovevi essere tu perché sapevamo fin dall'inizio, entrambi, che non poteva essere e se fosse stato, sarebbe stato un enorme casino.
Non dovevi essere tu perché entrambi non volevamo essere noi.
Ed ora io ti voglio.
Ma non ti voglio come ho voluto altri, ti voglio perché è l'unica cosa che sono in grado di saper fare.
Ti voglio perché ci sei anche quando non ci sei.
Ti voglio perché il tuo non esserci mi da lo spazio di essere presente a me stessa e di volerti come si vuole qualcosa della quale si può fare tranquillamente a meno, ma che si sceglie di avere accanto.
Tu non sei costrizione,
ma scelta.
E sei la scelta che continuo a fare, nonostante tutto e nonostante tutti.
Mi hai detto che ero la donna giusta al momento sbagliato.
Sul divano, una sera, mentre fingevamo che la tua partenza non fosse imminente e speravamo di annoiarci e non volerci e litigare e non sopportarci.
E più parlavi e più mi innamoravo e non c'è nulla di quello che dici e di quello che pensi che io non abbia pensato o detto.
E poi il Bruciato, capisci, il Bruciato?
E tutte le tue fragilità che da fuori non si notano e nascondi e con me invece mostri, continuamente, specialmente.
E le parole, i silenzi, i tuoi modi di esserci.
Il tuo cazzo di modo di saperci essere.
Non eri tu, non ero io, ma siamo tremendamente noi.
Sei tu.
Lo sei sempre stato.
Ed io ho corso da una parte all'altra, ho cercato, guardato, creduto
e tu eri lì.
Dove per un po' sono stata anche io.
Dove avrei voluto essere adesso.
Dove non sono, ma credimi, a breve, saremo.
Perché nulla di quello che vogliamo non è fattibile, se lo facciamo.
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