Sai, il vero problema?
Il problema sono le mani.
Quelle che non tocco e non tocchi, mai.
Sono le mie mani, quelle che fissi mentre fumo e gesticolo e forse trovi esagerate.
Sono le tue mani, nascoste nelle tasche di un abito scuro e che per me, è troppo scuro.
Sono le mie mani, che stringono più forte del dovuto, per insicurezza e non per un'attitudine tennistica.
Sono le tue mani, che ho visto scrivere velocemente e distrattamente su fogli di carta volanti.
Sono le tue mani sulla maniglia della porta
e
le mie mani immerse nella mia borsa.
Le tue mani e le mie mani.
E quel muro, accanto alla porta, dove tu credevi che il mio sguardo non ti scovasse,
con la testa inclinata verso il buio e tutto il corpo sospinto verso di me.
Verso di me.
Perché se ho imparato una cosa, una sola, è che tutto parte dal baricentro ed il tuo baricentro era fra la schiena e il torace, verso il basso, leggermente a sinistra.
Lo sguardo assente.
Quelle maniche arricciate.
La testa inclinata.
E la voce, che ogni tanto ti corre via dalla gola, senza che tu te ne renda conto, senza che io, possa ignorarla.
Troppo scuro, troppo.
Avresti bisogno di un completo leggermente più chiaro, che non ti sottolinei il giallo del volto.
L'avambraccio, bianchissimo.
Il sottotesto.
Il mio ed il tuo.
Peccato.
Che.
Siano.
Diversi.
-Non posso.
Dicevi.
E nel mentre parlavi di film.
-Ma vuoi.
E nel mentre ridevo.
-Non voglio volerlo.
Ed allora, la porta.
Quella.
Porta.
Lì.
Che hai scelto di chiudere troppe volte, senza averla mai, davvero, aperta.
Mai.
E allora direi che è giunto il momento di cancellare un sottotesto che non può influire su ogni azione compiuta o incompiuta.
Di spostare il nostro baricentro e lasciare che i protagonisti di questa storia siano altri.
Hai voluto vedere in me ciò che tu sei e non osi essere ed io, io la sono stata, davvero.
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