Che tanto quello che ho provato su quel taxi nel traffico, con le luci di Natale e il buio attorno, lo so solo io.
Non credevo sarei stata più in grado di perdere la testa.
L'ho persa.
Per una notte e mezzo, sia chiaro.
Poi l'ho ripresa e sono tornata quella di sempre.
Capisco che la mia indipendenza da te, ti abbia spaventato.
Ogni tanto spaventa anche me.
Ma io una scuola di musica dentro alla pancia l'ho avuta ed è stato proprio bello.
Grazie a te, che mi hai chiamata fin dal primo giorno 'ragazza solitaria' e forse sapevi, prima ancora di poter sapere, che nella mia solitudine, uno spazio per te forse, non ci sarebbe poi magari stato mai.
Paghi il peso di una relazione finita caro mio,
di un uomo che non mi ha lasciata distrutta, ma piena di vita.
E laddove ci sono macerie, è facile ricostruire,
dove ci sono muri portanti, o ti appoggi o te ne vai.
Non ho costruito muri con il tuo nome
e mi dispiace dirlo, ma le tue mani non ne sarebbero in grado.
Però,
grazie,
per quello che ho sentito,
ancora,
di nuovo.
E non sono follie, sono boccate di vita.
Ma uno come te, questo, non lo potrà capire mai.
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