mercoledì 31 maggio 2017

Bruciature.

Ieri sera qualcuno mi parlava dell'ansia da pagina bianca.

Ovvio dire che io non l'abbia mai vissuto.

Forse accade solo a chi sa scrivere o abbia qualcosa da dire e allora, è normale che io non la conosca.

Conosco però, l'impotenza letteraria:
quella che subisco ogni volta che non riesco a mettere blu su rosso l'emozione che ho vissuto.
Non so scrivere e neppure trasmettere.

Ed eccomi qui a dare in pasto ai leoni il mio cuore ancora pulsante e rosso e blu e viola e viscido e scivoloso. E scavato.
Da
te.

Non è l'incavo lasciato dal vuoto, no, ma è l'incavo preventivato che non ho saputo colmare per timore, riverenza e arroganza, propria o impropria che sia.

La distanza di apparenza fra la mia sedia e la tua, l'attenzione nel cambiare marcia per non sfiorarti, il tintinnio dei miei braccialetti e la mia gonna bianca di lino che si apre sempre, mi hai guardato le gambe ed io ho visto che le fissavi, un istante, veloce, quasi a ricordarti quanto fosse inappropriato.
Immagino lo stupore, io, che tendenzialmente nascondo la pelle, non ho fatto nulla per ricompormi.

Sfrontatamente e dichiaratamente interessata al tuo sguardo su di me.

Parlavamo di testi, i tuoi, quelli che scrivi e di libri, i  miei, quelli che leggo.

Passione e dolore ed impotenza e frustrazione.
La tua mano appoggiata al finestrino, lungo la linea di gomma sottile che lascia scomparire il vetro.
Non sul sedile, non sul freno a mano, ma sulla linea di vita del finestrino.

Solo una volta hai toccato il volume della radio, non mi sentivi, mentre divagavo nel non saperti rispondere.

Qualche volta ho creduto che prendermi in giro fosse il tuo sport preferito, solo dopo ho capito che potevi prendermi in giro, perché non avrebbe mai costituito un limite fra noi.
Noi, che ci siamo sempre detti le cose più brutte, pessimiste, nere, tendenti all'autolesionismo.

Hai sempre saputo che con me lo avresti potuto fare,
ho sempre sentito di poterlo fare con te.

Qualche volta avrei dovuto ascoltarti di più, ma amo lasciarmi ascoltare da te.

Mi sembra sia passato un secolo, avrei voluto prenderti la testa ed accarezzartela mentre mi domandavi senza banalità, mentre guardavi fuori, per non guardare me.

Avrei voluto stringerti le mani, di più, più a lungo.

'Quando qualcuno mi tocca è come se mi spegnessero delle sigarette sulla pelle'.

Ho ripetuto questa ieri sera ad alta voce, ad altri.

'è un male concreto?'- mi hanno chiesto-
'si,si,si'.

Quando tu lo facevi, non bruciavo.



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