Mia suocera, o meglio, la donna che Ulisse aveva scelto per madre ed io avevo scelto come surrogato, mi copriva, con il suo ombrello ed una dose infinita di protezione.
Tornammo a casa, in silenzio.
Il mio unico ricordo, i jeans attaccati alle gambe, pesanti, freddi, ingombranti ed irritanti.
Un anno fa, sarei dovuta essere in piazza anche io, a leggere parole di ricordo ed onore davanti al mare.
Saltò tutto all'ultimo momento e fino al mese scorso, avevo ancora un tessuto rosso fra gli scatoloni, ricordo di un'incompiutezza.
Chissà se Ulisse sarebbe venuto ad ascoltarmi, chissà se tu, saresti venuto. Io andai ad ascoltare lui, che non parlò, e parlai di te.
Ricordo perfettamente cosa dissi di te,
ma non ricordo il resto della mia serata.
Assurdo, eh?
Anche il cotone bagnato ti si appiccica al corpo e crea un fastidio leggero e perpetuo.
Solo la seta non mi disturba.
Non vedo l'ora che arrivi giugno per chiudere questo cerchio di cattive circostanze che si ripropongono tramite 'l'accadde oggi' o 'le amicizie in comune'.
Basta.
Ulisse, io gli abiti addosso li tollero solo se asciutti, nessuna onda, nessuna lacrima, nessuno schizzo.
Ci vuole poco a cambiarmi.
Sono solo abiti, è solo pelle.
Nessun commento:
Posta un commento