Sofocle, i valori caldi ed i valori freddi.
Le leggi non scritte degli dei, Creonte.
La lotta fra il valore personale e quello universale,
la contrapposizione fra l'Io ed il Noi.
Individuo e collettività : ogni volta che i valori dell'individuo si scontrano con quelli della collettività, nasce un'Antigone.
Etica della responsabilità ed etica della convenzione.
La stessa contrapposizione che farà poi Dostoevskij: Cristo e il Grande Inquisitore.
Una tragedia nella quale non è possibile non stare dalla parte di Antigone che segue i suoi valori, le leggi alle quali non può rinunciare come essere umano, ma al contempo, una tragedia nella quale non è possibile non comprendere Creonte, che sofferente tenta di far applicare le leggi della città, applicando il bene comune.
Ma chi decide cosa sia giusto e quando sia giusto applicare le leggi della città senza lasciar prevalere le leggi della persona?
L'Antigone è oggi, l'Antigone è proprio attuale e vivo da Antigone e da Creonte ogni scelta che devo intraprendere, costretta.
Il mese scorso sono stata Antigone ed ho sacrificato molto per aver scelto le leggi della mia persona, per aver commesso un costosissimo errore.
Oggi, ho scelto le leggi della città, ma come Creonte, mi tormento.
...mi sono tormentata, come Creonte, davanti a chi avrebbe scelto di essere Antigone al mio posto.
...ma poi mi sono resa conto che sono tutti bravissimi a fare l'Antigone quando si tratta degli altri, che è facile giudicare costantemente il lavoro di un altro, le scelte di un altro, senza essere l'altro.
...non ho voglia di sacrificarmi per il bene di un innocente, se questo significa rimetterci tempo, soldi e prendere una lunghissima serie di insulti. Vorrei farlo, vorrei averlo fatto, ma non posso più, economicamente, moralmente, psicologicamente.
Sono un'anomala Antigone, che davanti agli insulti si lascia scivolare tutto sulla pelle, ma la sera, si interroga per ore cercando il motivo per il quale in pochi siano davvero gentili.
Tento ogni giorno di essere estremamente socievole, gentile, ben disposta, tento di non rispondere alle scortesie, di non offendere mai il prossimo, sono mesi e mesi e mesi che non offendo qualcuno, non utilizzo titoli malevoli, non alzo la voce, non commento con ironia: rimango calma e ferma, come sempre.
Una delle reazioni che più ho capito di me stessa facendo teatro è la mia espressione della rabbia: la rabbia mi attraversa il corpo lasciandomi rigida e fredda, i nervi tirano e si accavallano, i muscoli tendono, il viso si irrigidisce, i tendini diventano visibili attraverso la pelle ed io, non ho più parole.
Quando mi arrabbio rimango ferma e silenziosa, non reagisco, non ho il classico urletto isterico che pronuncio quando qualcosa non va come dovrebbe, senza crearmi una vera arrabbiatura.
Dopo, però, il marmo del mio corpo si frantuma, frammento dopo frammento si sgretola in infiniti pezzettini che non riescono a rimanere su, ma cadono, infrangendosi su pavimenti freddi, frammenti che non accettano tutte le mancanze di rispetto, di gentilezza, di educazione, di buon senso e solidarietà.
Sono stanchissima, ogni tanto vorrei qualcuno che mi passasse una mano sul viso e mi dicesse che vado bene e che sono amata ' perché', non 'nonostante'. Al contempo, se qualcuno provasse anche solo a toccarmi la testa, impazzirei, mi allontanerei, soffrirei ed avrei timore.
Sono stanchissima e vorrei che nessuno mi trattasse più con freddezza, risolutezza, senso di superiorità e l'idea che voglia far loro degli sgarbi.
Sono stanchissima, io voglio fare del bene e dare bene, comportandomi bene, ricevendo bene. O almeno, non il male.
E in questi giorni, ne ho ricevuto molto, sono molto stanca.
Non vorrei avere bisogno di conferme, ne ho bisogno.
Non vorrei avere voglia di un sostegno, ne ho voglia.
Quante cose desidero e quante cose mi lacerano per la loro assenza così ricorrente.
Antigone e Creonte.
Rosso e Blu.
Giusto così: nel mezzo.
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