Va tutto bene.
Me lo ripeto in continuazione, ogni volta che tentenno davanti ad una decisione difficile, o quanto meno, davanti ad una decisione che mi appare tale, forse per la mia incapacità di scegliere quale sia la scelta giusta prima di pormi all'incirca 15 mila domande.
Non sono solo le conseguenze a spaventarmi, altrimenti avrei evitato di scegliere di percorrere vie strette, buie e segnalate da cartelli con la scritta 'la scelta peggiore che puoi fare è decidere di entrare qui'.
Sono le conseguenze unite ai miei sentimenti.
Riguardo a tutto.
Riguardo a quello che possa essere una concezione di giustizia universale, quella personale, quella arbitraria: perchè ogni tanto devo ricordarmi che ciò che possa apparire giusto per me, non lo sia per gli altri.
Ma devo anche ricordare che ciò che è giusto per altri e non per me, non sempre sia la soluzione per porre a tacere il dubbio di errare.
Ho sbagliato, sto sbagliando, questo sicuramente, come tutti.
Posso aver sbagliato e posso sbagliare anche adesso, in questo momento, nel quale tutto appare sfuocato.
Sto peccando di egoismo? Penso solo a me stessa?
In quale preciso istante, l'istinto di sopravvivenza personale sconfina nell'egoismo?
Non sono troppo buona, sono consapevole o almeno tento di esserla.
Diamo la colpa al greco? Al teatro? All'immedesimazione di sè negli altri?
Confini, ristabiliamo dei confini.
mercoledì 4 ottobre 2017
martedì 3 ottobre 2017
Egoismi a gogo.
Io lo so che è davvero egoista, ma perchè devo dare spiegazione dei miei comportamenti a chi dovrebbe conoscermi ?
Se mi conosci, sinceramente, come puoi pensare che io voglia derubarti di un tuo possesso?
O affermare qualcosa in cui non credo?
O semplicemente, fare del male?
Io non voglio fare del male a nessuno, anzi, l'idea di provocare dolore ad altri mi destabilizza, mi terrorizza, mi limita spesso.
L'idea di essere nociva, dolorosa, causa di problemi e tensioni, non mi abbandona mai e così, proprio mentre agisco, mi chiedo come possa essere percepita, come possa essere interpretata, come possa affermarmi senza impormi.
Poi c'è vuole vedere qualcosa che non solo non mi appartieme, ma non è, e questo, mi ferisce.
Non vorrei mai dover ferire qualcuno e se mi trovo costretta a farlo, tento di essere lieve e presente, di addolcire il colpo e di essere presente post ictus.
Non sempre ci riesco.
Ma ci provo, questo si, in ogni occasione.
Non voglio dare spiegazione continua dei miei comportamenti perchè mi offende farlo, mi fa sentire giudicata, mi sento in dovere di dire 'ehi, ma io non sono la gran stronza che tu credi!'.
E sono così stanca di tutta questa visione di 'attacco-controattacco', non è una guerra, non stiamo combattendo, stiamo vivendo e condividendo.
Non ne posso più, non si può vivere aspettandoti il peggio dagli altri, non si può sempre pensare al peggio.
Si, è vero, si rimane delusi dando fiducia e comprensione, ma almeno si vive armoniosamente.
Se mi conosci, sinceramente, come puoi pensare che io voglia derubarti di un tuo possesso?
O affermare qualcosa in cui non credo?
O semplicemente, fare del male?
Io non voglio fare del male a nessuno, anzi, l'idea di provocare dolore ad altri mi destabilizza, mi terrorizza, mi limita spesso.
L'idea di essere nociva, dolorosa, causa di problemi e tensioni, non mi abbandona mai e così, proprio mentre agisco, mi chiedo come possa essere percepita, come possa essere interpretata, come possa affermarmi senza impormi.
Poi c'è vuole vedere qualcosa che non solo non mi appartieme, ma non è, e questo, mi ferisce.
Non vorrei mai dover ferire qualcuno e se mi trovo costretta a farlo, tento di essere lieve e presente, di addolcire il colpo e di essere presente post ictus.
Non sempre ci riesco.
Ma ci provo, questo si, in ogni occasione.
Non voglio dare spiegazione continua dei miei comportamenti perchè mi offende farlo, mi fa sentire giudicata, mi sento in dovere di dire 'ehi, ma io non sono la gran stronza che tu credi!'.
E sono così stanca di tutta questa visione di 'attacco-controattacco', non è una guerra, non stiamo combattendo, stiamo vivendo e condividendo.
Non ne posso più, non si può vivere aspettandoti il peggio dagli altri, non si può sempre pensare al peggio.
Si, è vero, si rimane delusi dando fiducia e comprensione, ma almeno si vive armoniosamente.
lunedì 2 ottobre 2017
12 anni.
Ma sembro così cattiva?
Io?
Appaio come una stronza?
Sempre?
Non so.
Nessun vittimismo, solo delusione, mi sento dispiaciuta.
Non voglio più parlare con nessuno al di sopra dei 12 anni perchè forse non sono in grado di comunicare con nessuno, al di sopra dei 12 anni. Probabilmente sbaglio qualcosa, il metodo, la mimica, le parole, il senso di ciò che dico. Ma non ne posso veramente più. Non so. Sono così stanca, così stanca di dover spiegare, giustificare, motivare, di levarmi dal ruolo della cattiva, sempre e comunque. Non sono buona, non sono biancaneve, ma neppure la strega cattiva. E se devono per forza vedermi come una serpeverde, devo iniziare ad accettarlo, anche se mi fa sentire così male l'idea che qualcuno possa partire prevenuto nei miei confronti, convinto che io sia in grado di fare ad altri ciò che non vorrei venisse fatto a me, convinto che porre qualcuno in una situazione difficile non sia solo l'ultima delle cose che vorrei dover fare nella mia vita.
Non so.
Sopra ai dodici anni.
Manca comprensione.
Va bene così.
Tanto sarebbe una counicazione priva di comunicazione stessa.
Io?
Appaio come una stronza?
Sempre?
Non so.
Nessun vittimismo, solo delusione, mi sento dispiaciuta.
Non voglio più parlare con nessuno al di sopra dei 12 anni perchè forse non sono in grado di comunicare con nessuno, al di sopra dei 12 anni. Probabilmente sbaglio qualcosa, il metodo, la mimica, le parole, il senso di ciò che dico. Ma non ne posso veramente più. Non so. Sono così stanca, così stanca di dover spiegare, giustificare, motivare, di levarmi dal ruolo della cattiva, sempre e comunque. Non sono buona, non sono biancaneve, ma neppure la strega cattiva. E se devono per forza vedermi come una serpeverde, devo iniziare ad accettarlo, anche se mi fa sentire così male l'idea che qualcuno possa partire prevenuto nei miei confronti, convinto che io sia in grado di fare ad altri ciò che non vorrei venisse fatto a me, convinto che porre qualcuno in una situazione difficile non sia solo l'ultima delle cose che vorrei dover fare nella mia vita.
Non so.
Sopra ai dodici anni.
Manca comprensione.
Va bene così.
Tanto sarebbe una counicazione priva di comunicazione stessa.
venerdì 15 settembre 2017
Se...
Se...fossimo davvero stati sinceri, io e te, ti avrei detto che con quelle maniche arrotolate sei la fine del mondo.
Ma questa sincerità, sarebbe stata la fine del mio mondo.
Se fossimo davvero stati sinceri, io e te, ti avrei chiesto cosa stia succedendo, perché c'è qualcosa che non và, come dovrebbe, non so cosa e probabilmente neppure lo saprò mai, ma sento che ci sia.
Se fossimo davvero stati sinceri, io e te, non avremmo usato altri nomi, altre voci, altre storie, per parlarci.
Se fossimo davvero stati sinceri, io e te, adesso non sarei qui a scriverti quello che sto scrivendo ormai da anni, su questi fogli immaginari dei quali un bel giorno non rimarrà traccia né ricordo.
Se fossimo davvero stati sinceri, io e te, ma non li siamo stati, mai.
Ed oltre a non essere sinceri, non siamo neppure mai stati io e te.
Ci sono cose che non so, non saprò e non avrò.
Ed è profondamente giusto così.
Posso però chiedermi come stai?
Perché non ci siamo, sento che tu non ci sia più.
Non per me, per il quale sostanzialmente non sei.
Ma per te stesso, per il quale credo fossi tutto.
Chissà.
Magari fra 23 mesi per puro caso mi dirai distrattamente che cosa stai vivendo adesso, ma ne parleresti leggermente, al passato ovviamente ed io non ricorderei già più.
Ammesso che fra 23 mesi sia possibile parlarne.
Io e te , che non solo non siamo, ma non saremo mai.
Ed allora quelle maniche io non le voglio neppure immaginare, figurati vedere.
Ma questa sincerità, sarebbe stata la fine del mio mondo.
Se fossimo davvero stati sinceri, io e te, ti avrei chiesto cosa stia succedendo, perché c'è qualcosa che non và, come dovrebbe, non so cosa e probabilmente neppure lo saprò mai, ma sento che ci sia.
Se fossimo davvero stati sinceri, io e te, non avremmo usato altri nomi, altre voci, altre storie, per parlarci.
Se fossimo davvero stati sinceri, io e te, adesso non sarei qui a scriverti quello che sto scrivendo ormai da anni, su questi fogli immaginari dei quali un bel giorno non rimarrà traccia né ricordo.
Se fossimo davvero stati sinceri, io e te, ma non li siamo stati, mai.
Ed oltre a non essere sinceri, non siamo neppure mai stati io e te.
Ci sono cose che non so, non saprò e non avrò.
Ed è profondamente giusto così.
Posso però chiedermi come stai?
Perché non ci siamo, sento che tu non ci sia più.
Non per me, per il quale sostanzialmente non sei.
Ma per te stesso, per il quale credo fossi tutto.
Chissà.
Magari fra 23 mesi per puro caso mi dirai distrattamente che cosa stai vivendo adesso, ma ne parleresti leggermente, al passato ovviamente ed io non ricorderei già più.
Ammesso che fra 23 mesi sia possibile parlarne.
Io e te , che non solo non siamo, ma non saremo mai.
Ed allora quelle maniche io non le voglio neppure immaginare, figurati vedere.
lunedì 28 agosto 2017
Giravolta sui tasti bianchi.
Tutto aveva avuto inizio per gioco e per sbaglio.
L'errore che mi accompagna da sempre mi ha condotta verso un luogo ed una data che non erano quelli segnati su un foglio, ma solo dopo mi sentii a mio agio, così tanto, da poter affermare che non fu il gioco e non fu lo sbaglio a farmi trovare lì.
Erano le otto ed avevo voglia di cambiare la mia vita: avevo un cane, un gatto, una casa, un compagno di vita e una profonda insicurezza.
Era martedì sera ed il martedì non aveva mai significato nulla, prima di allora.
E poi, poi divennero i martedì alle otto, i miei appuntamenti con me stessa, durante i quali non ero compagna, non ero figlia, non ero libraia né antichista, ma ero solo io, in attesa di trovarmi.
Non avevo velleità né speranze, ma solo tanta voglia di superare i miei blocchi sociali, di ampliare la rete sociale e di avere uno spazio solo mio.
E l'ho avuto, tanto e per molto tempo, anche se oggi, mi sembra troppo breve.
Rimpiango le serate, i sorrisi, l'adrenalina, la voglia di fare e sento di aver concluso un periodo che avrei voluto protrarre per sempre, ma questa volta, mi sono davvero resa conto che i comportamenti degli altri influenzano le nostre scelte, anche se non si vorrebbe.
Sono stati giorni pieni, con il telefono che trillava, la penna in mano, la voce da impostare, gli esercizi e la voglia di fare.
Sono stati giorni lunghi.
Sono stati dei bei giorni.
Non voglio rovinarmene il ricordo, lo voglio tutto, perché mi è servito, mi ha cambiata, mi ha aiutata e salvata.
E poi, poi oggi sono qui, ad esaminare uno ad uno tutti i miei pensieri, i comportamenti, le frasi, le confidenze e a chiedermi se potrei mai tornare indietro.
Vorrei tanto riuscirci.
Ma sono ferita nel profondo e non riuscirei più ad aprirmi, sono offesa e mi sento davvero presa in giro.
Si è appena chiuso un capitolo, senza che io leggessi le ultime pagine, senza che potessi davvero voltare pagina, si è chiuso con il contraccolpo di una spinta troppo forte sullo stipite e l'aria che insieme alla corrente, ha mosso un finale indipendente.
L'errore che mi accompagna da sempre mi ha condotta verso un luogo ed una data che non erano quelli segnati su un foglio, ma solo dopo mi sentii a mio agio, così tanto, da poter affermare che non fu il gioco e non fu lo sbaglio a farmi trovare lì.
Erano le otto ed avevo voglia di cambiare la mia vita: avevo un cane, un gatto, una casa, un compagno di vita e una profonda insicurezza.
Era martedì sera ed il martedì non aveva mai significato nulla, prima di allora.
E poi, poi divennero i martedì alle otto, i miei appuntamenti con me stessa, durante i quali non ero compagna, non ero figlia, non ero libraia né antichista, ma ero solo io, in attesa di trovarmi.
Non avevo velleità né speranze, ma solo tanta voglia di superare i miei blocchi sociali, di ampliare la rete sociale e di avere uno spazio solo mio.
E l'ho avuto, tanto e per molto tempo, anche se oggi, mi sembra troppo breve.
Rimpiango le serate, i sorrisi, l'adrenalina, la voglia di fare e sento di aver concluso un periodo che avrei voluto protrarre per sempre, ma questa volta, mi sono davvero resa conto che i comportamenti degli altri influenzano le nostre scelte, anche se non si vorrebbe.
Sono stati giorni pieni, con il telefono che trillava, la penna in mano, la voce da impostare, gli esercizi e la voglia di fare.
Sono stati giorni lunghi.
Sono stati dei bei giorni.
Non voglio rovinarmene il ricordo, lo voglio tutto, perché mi è servito, mi ha cambiata, mi ha aiutata e salvata.
E poi, poi oggi sono qui, ad esaminare uno ad uno tutti i miei pensieri, i comportamenti, le frasi, le confidenze e a chiedermi se potrei mai tornare indietro.
Vorrei tanto riuscirci.
Ma sono ferita nel profondo e non riuscirei più ad aprirmi, sono offesa e mi sento davvero presa in giro.
Si è appena chiuso un capitolo, senza che io leggessi le ultime pagine, senza che potessi davvero voltare pagina, si è chiuso con il contraccolpo di una spinta troppo forte sullo stipite e l'aria che insieme alla corrente, ha mosso un finale indipendente.
Salute e benessere.
Se potessi, passerei le mie giornate a fumare sigarette alla menta, senza mangiare e senza parlare.
Trascorrerei il mio tempo seduta su un gradino a fumare nell'attesa che tutto questo dolore possa passare.
Passerà?
Perché mi sembra così impossibile.
Quando non ho il controllo sulle cose, sulle sofferenze, sulla gestione del dolore... e mi sembra cretino anche solo scrivere una cosa come ' gestione del dolore'...
Sento che tutto quello che avevo di importante nella mia vita mi sta abbandonando, mi sento così impotente nei confronti dei fatti, degli eventi, della vita e ricado in pessime abitudini.
Non voglio e non posso, non adesso, non ora che i problemi si accumulano, le persone si ammalano ed il mio mondo si sgretola.
Mi sento veramente sola.
Non riesco a far entrare nessuno in una dimensione che vivo egoisticamente, come quasi tutto quello che vivo, insomma.
Vorrei davvero dimenticarmi tutto per dieci minuti e sentirmi leggera e felice.
Mi sentirò mai , felice?
Forse si, ma leggera no, non c'è leggerezza in tutto questo.
E sembra che il mondo lo faccia di proposito:
nessuno sconto, nessuna tutela, anzi.
Continuo a scontrarmi con spigoli che si conficcano nelle mie tempie,
provo un dolore che da emotivo diviene morale e poi fisico.
Ho perso la fiducia nelle persone che credevo, in qualche modo, amiche.
Mi ritrovo a dire addio a qualcosa che credevo mi piacesse e che per lungo tempo è stato sfogo, passione e divertimento.
Continuo a tremare.
E a soffrire.
Vorrei poter rimanere qui, su questo gradino, ferma, immobile ed in silenzio.
Non ho più bisogni, non ho necessità,
ho solo voglia di piangere e comunque, non ci riesco.
Trascorrerei il mio tempo seduta su un gradino a fumare nell'attesa che tutto questo dolore possa passare.
Passerà?
Perché mi sembra così impossibile.
Quando non ho il controllo sulle cose, sulle sofferenze, sulla gestione del dolore... e mi sembra cretino anche solo scrivere una cosa come ' gestione del dolore'...
Sento che tutto quello che avevo di importante nella mia vita mi sta abbandonando, mi sento così impotente nei confronti dei fatti, degli eventi, della vita e ricado in pessime abitudini.
Non voglio e non posso, non adesso, non ora che i problemi si accumulano, le persone si ammalano ed il mio mondo si sgretola.
Mi sento veramente sola.
Non riesco a far entrare nessuno in una dimensione che vivo egoisticamente, come quasi tutto quello che vivo, insomma.
Vorrei davvero dimenticarmi tutto per dieci minuti e sentirmi leggera e felice.
Mi sentirò mai , felice?
Forse si, ma leggera no, non c'è leggerezza in tutto questo.
E sembra che il mondo lo faccia di proposito:
nessuno sconto, nessuna tutela, anzi.
Continuo a scontrarmi con spigoli che si conficcano nelle mie tempie,
provo un dolore che da emotivo diviene morale e poi fisico.
Ho perso la fiducia nelle persone che credevo, in qualche modo, amiche.
Mi ritrovo a dire addio a qualcosa che credevo mi piacesse e che per lungo tempo è stato sfogo, passione e divertimento.
Continuo a tremare.
E a soffrire.
Vorrei poter rimanere qui, su questo gradino, ferma, immobile ed in silenzio.
Non ho più bisogni, non ho necessità,
ho solo voglia di piangere e comunque, non ci riesco.
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