giovedì 5 aprile 2018

Stranezze.

L'amore a prima vista fa risparmiare tanto tempo.

L'amore a prima vista è una figata pazzesca.
Meno figo invece è iniziare a provare attrazione per qualcuno dopo anni ed anni che lo conosci.
Un po' come a dire: fino ad ora non ti ho mai considerato un uomo, però poi hai fatto o detto quella cosa ed allora sai, forse, non sei tanto male.

E qui parte l'ossessione.

Perché con qualcuno con il quale non ti frequenti, è facile impostare un rapporto di un certo tipo.
Cambiare un rapporto già stabilito invece, è come cambiare forma contrattuale, cambiare il tasso del mutuo, vendere la macchina.Mica è facile.

Poi sembri anche pazza, perché per due anni non te lo fili minimamente e poi BAM.
COSI. MO SIAMO INTIMI.

Fino all'altro ieri CHI SEI ed oggi PERCHE NON MI HAI ANCORA SCRITTO UN MESSAGGINO PER RACCONTARMI QUELLO CHE FAI CHE TANTO NON MI è INTERESSATO PER DUE ANNI, ANCHE OGGI NON è CHE MI INTERESSI UN GRANCHE MA ADESSO FUNZIONA COSI DEVI MANDARMI IL MESSAGGINO PER DIRMI COSE CHE NON TI INTERESSA CONDIVIDERE E A ME NON INTERESSA ASCOLTARE PERCHE IL RAPPORTO è CAMBIATO E SE NON LO FAI SIGNIFICA CHE INSOMMA FA TUTTO SCHIFO.


Una situazione molto complicata e delicata.

E poi la gente. Vogliamo parlare della gente?

Fino al giorno prima potevi liberamente ridere, scherzare, fare battute che neppure i marinai degli anni 50' dopo sei mesi in mezzo al mare ed andava tutto bene.

Poi, improvvisamente, tu diventi una stronza e lui un poveretto.

Poveretto, insomma poveretto, prima lo schernivo gratuitamente, adesso mi prendo il diritto ed il dovere di farlo insieme ad altri compiti ben più complessi.

Ma il mondo è così:
l'uomo, è sempre un poveretto.
Non importa che a te non interessi se abbia amicizie femminili, se esca, se stia in casa, se stia in casa con le sue amicizie femminili, chi senta, chi si faccia, chi non si sia fatto, no. Non importa.
Perché la donna per modello è una rompi palle e l'uomo è il poveretto.

Tutto questo è atroce.
E le peggiori sono le donne che fanno pesare alle altre donne il fatto di essere donne e di dire delle cose a qualcuno che non è una donna.

Se tu dici 'andiamo all'ikea', tu sei la stronza e lui il poveretto. Non importa se tu odi l'ikea e lui si sente esaltato nel mettere delle vitine, non importa. Perché si dà per scontato che siano le donne a volersi alzare dal divano per avventurarsi in territori che rimarrebbero sconosciuti al mondo maschile, come i supermercati, i grandimagazzini, i musei, i teatri.
Si, perché l'uomo che è poverino, è anche ignorante come una scarpa ed è previsto da copione che debba disdegnare musica classica, balletto, il tuo gruppo preferito, il teatro, i film di autore ed il the.

E se per caso un uomo ama deliberatamente qualcosa di quello scritto sopra, beh, in realtà non lo ama. Crede di amarlo quando invece gli è stato inculcato dalla malefica compagna.

Così l'uomo risulta: poveretto, ignorante e anche scemo, come se non fosse abbastanza.

E quando il rapporto con qualcuno cambia dopo anni, tutti quelli che hai attorno si possono permettere di dirti che tu sei stronza e lui è poverino.

Se poi, dovesse mai accadere che sia lui a comportarsi male con te, tu sei stronza e autolesionista perché lui 'è sempre stato così e tu volevi cambiarlo'.

Certo.

Va bene.

Ho capito che se nasci donna, ti becchi delle botte di stronza tutta la vita.
Se nasci uomo in compenso sei così scemo da lasciarti sottomettere costantemente da una stronza.

E poi, vogliamo parlare di quelle che "io non lo farei mai"?

Quelle che se lui si lamenta dei tuoi pigiamoni rispondono che loro vanno a letto nude, anche in pieno in verno, sempre e comunque,
quelle che rispondono alle battute sul tuo fisico dicendo che loro vanno in palestra e le vere donne non si devono lasciare andare mai,
ma tuttavia quando lui commenta la tua cucina, si rivelano cuoche provette.

Perché le donne sono così, stronze.

Stronze con le altre donne stronze, stronze con i poveretti con cui stanno, ma magnificamente stronze con le donne che stanno con gli uomini con i quali non stanno loro.

lunedì 2 aprile 2018

Riposini.

Tutte queste voci, tutti questi suoni, tutta questa gente.
E poi, io.
Ogni tanto mi sento esclusa da questa grande comune che è diventata casa mia o meglio, da questa mia casa che è diventata una grande comune.
Ne sono molto felice e molto orgogliosa, sicuramente, non soffro la solitudine.
Tuttavia ci sono momenti come questi in cui io sono un po' distante, appoggiata alla madia, con il mio bicchiere in mano, un bicchiere di vino rosato pessimo, che non riesco a bere e quindi sorseggio ogni tanto, per non deludere chi lo ha scelto; non so chi abbia comprato questo vino, ma nel dubbio, fingo, in fin dei conti voglio bene a tutti i presenti nella stanza e poi, soprattutto, non ho voglia di finire in una di quelle lunghe discussioni sull'uva, la spremitura, le botti ed il giusto vino abbinato al giusto cibo.
In fin dei conti non so cosa sia giusto mangiare o giusto bere, mi piacciono da sempre pochissime cose. Poi sperimento, per carità, adoro sperimentare, ma finisco sempre a mangiare e bere le solite cose.
Comunque io sono qui appoggiata al mobile, con questo bicchiere di vino che non berrò, mentre osservo gli altri che parlano e scherzano, giocan, tagliano la frutta, sgocciolano sul mio tappeto lilla.
Mi accendo una sigaretta, tanto ci sono le finestre aperte in tutta la casa e non soffocherò nessun bambino, e poi, comunque, mi sento ancora in diritto di soffocare i miei ospiti con estrema calma e cortesia. Sto fumando una sigaretta arrotolata, tabacco, filtrini, sto cercando di togliermi il vizio, soprattutto nei confronti delle sigarette alla menta e prima o poi mi toglierò dalla testa questa passione per il fumo, che mi uccide.
In fin dei conti mi giustifico dicendo che non è l'unica passione che mi nuoce, ma fumare è troppo stupido, soprattutto alla mia età, soprattutto vedendo ciò che mi accade attorno. Non smettere dimostra quanto io sia sciocca.
Sono sempre qui, appoggiata a questo mobile, il bicchiere ancora pieno di un vino che non berrò appoggiato come me, sul ripiano, una sigaretta appena girata ed accesa, le braccia conserte, guardo gli altri che parlano. Arriva qualcuno e prende un paio di tiri direttamente dalla mia mano, mi si mette accanto, mi passa un braccio attorno alla vita e gioca con la mia mano, dietro alla mia schiena. Mi prende la sigaretta , la riprendo, due tiri e l'appoggio nel posacenere. Per un attimo ho creduto che anche lui stesse vendendo ciò che stessi guardando io, queste relazioni e queste dinamiche che si instaurano quasi come fossero dei fili.
Quasi tutti quelli a cui voglio bene sono in questa stanza ed il loro minimo comunedenominatore sono io, anche se in realtà, si sarebbero probabilmente comunque incontrati anche senza di me. Ma non è successo. Il mondo è così piccolo. Non sarei stata essenziale.
Sono profondamente sicura che lui non abbia assolutamente pensato a ciò che abbia pensato io, succede. Mi allontano, senza far notare che mi stia allontanando, un po' come se avessi realmente qualcosa da  fare nell'altra stanza. Metto su un cd, almeno evito di pensare al mio tappeto. Pianoforte, dai, l'ultimo che mi hanno regalato, poi improvvisamente hanno iniziato a regalarmi il jazz.
Quella sul jazz è una questione controversa. A me non piace, non so come mai, non c'è un motivo, non c'è un perchè, probabilmente non lo capisco. Credo sia un'assenza di simmetria, anche se in realtà mi rendo conto che ciò che adoro e ricerco siano le variazioni.
Attendo la simmetria e ricerco le variazioni, se non fossi bizzarra, lo troverei bizzarro, ma in realtà a questo punto ritengo sia del tutto normale per me.
In ogni modo, in un mondo come questo, puoi mangiare gli animali, puoi rubare, puoi picchiare, puoi fumare scegliendo di ucciderti, ma non puoi dire che non ti piaccia il jazz: a questo punto c'è sempre qualcuno pronto a giudicarti e a dirti che non capisci nulla, che non hai sensibilità, che non lo hai mai davvero ascoltato, che non hai una cultura, che non sei in grado di apprezzare le cose belle, che sei troppo classica, che sei una bacchettona, che non hai un gusto personale, che hai la mente chiusa... insomma, se non ti piace il jazz, sei una merda.
Ed allora ringrazio, accetto il regalo, sorrido, archivio, magari lo espongo anche in salotto, ma so già che non lo ascolterò.
Magicamente torna qualcuno con una sigaretta e mi appoggio alla finestra di sala per fumare, le persiane sono aperte, entra l'aria dell'una della domenica pomeriggio, della primavera che arriva con la Pasqua, del frastuono che proviene da giochini sonori, da un'insalata da tagliare, dalle risate e dai racconti.
Sorrido.
Arriva qualcuno e mi toglie dallo stereo il cd, mettendone su uno suo, mimando due bacchette invisibili, qualcuno si sporge dalla porta dicendo che è bellissimo, le bacchette diventano il corpo di un contrabbasso, con il viso accrucciato.
Arriva questo piccolino camminando con in mano della cioccolata ed io penso che non sia opportuno mangiare cioccolata prima di pranzo, ma rimango in silenzio, perchè tutto sommato non ho voce in capitolo ed allora, per evitare discussioni, va bene anche la cioccolata prima del pranzo di Pasqua nel quale mangeremo kcal non necessarie e dovremmo bere per forza e ridere.
In realtà io ho molta voglia di ridere, davvero, mi sento felice in questo momento, forse anche solo a livello superficiale. O forse sono profondamente felice ed infelice apparentemente, non lo so.
Avrò moltissime lavatrici da fare, per non parlare dei pavimenti e dei lavandini, ma soprattutto, non voglio pensare ai piatti ed alla cucina.
Rimango la regina delle ossessivo- compulsive.
Abbiamo deciso che dopo pranzo andremo tutti a suonare insieme al mare o forse al parco o forse dove capita. Credo che sia una prospettiva molto carina, mi mette gioia l'idea dell'altalena. Forse io rimarrò col bambino in disparte, oppure suoneremo insieme un tamburello. Il bambino non dorme mai al pomeriggio, come mai? Forse sarebbe il caso che dopo pranzo dorma, ma non è obbligatorio. Comunque tutti pretendono che lui sia sveglio e che venga a suonare, quindi verrà. Vorrei rimanere a casa con lui e lasciarlo dormire, ma non sono sua madre, quindi non lo proporrò.
Fin da piccola mi hanno sempre detto che le mie espressioni parlavano per me, per fortuna però al mondo non interessa interpretarle e quindi quasi sempre sono salva. Arriva Lui, mi guarda e a gran voce, ridendo, mi rimprovera del fatto che devo suonare anche io e divertirmi e che il bimbo sarebbe felice di vivere quel momento.
Cazzo, ha capito a cosa stessi pensando, questa volta.
Il pranzo è leggero, non c'è carne, è tutto molto leggero, verdure, frutta, adoro la frutta nell'insalata, insieme alle noci. Molto buono. Mangio e mi chiedo se smetterò di ingrassare così velocemente. Il mio metabolismo è cambiato, come l'elasticità della mia pelle, come i miei occhi ed il mio viso che perde pelle da tutte le parti.
Non bevo, mi verso il succo di mirtillo, mi rende serena rimanere lucida. No, non solo perchè c'è un bambino e neppure perchè mi senta responsabile per tutti gli altri che bevono, ma solo perchè non ho voglia di perdere la lucidità. Ho già mal di testa per conto mio, dormo poco e male.
Faccio molte cose, forse troppe e vivo male il tempo libero, ammesso che si possa definire davvero libero, dato che ultimamente ho davvero preso troppi colpi. Molti dolori, lividi, difficoltà, ansie, paure.
Vorre sentirmi senza amore, senza senso della responsabilità, senza questo continuo bisogno di essere presente per gli altri e l'incapacità di non assolvermi quando non riesco come sento che avrei dovuto.
Sembra un film con Lo Cascio. Solo che LoCascio non c'è e questo è un problema perchè ritengo che sia proprio bello, un po' bassino, ma così bello.
Mentre partorisco questi profondi pensieri squilla il mio telefono, che non prende mai, da nessuna parte, in questo monte, ma improvvisamente resuscita. Ed ecco che cambia tutto.
Un tuo messaggio.
"Che problema hai tu con gli armadi?"
Sorrido e dico che è una mia allieva. Mi scuso, mi alzo, vado un attimo di sopra, devo cercare un libro e non so dove sia. Ed è plausibile dato che tutti conoscono il mio attaccamento ai libri.
Se vai di sopra porta il bambino che altrimenti tenta di fare le scale, va bene, certo, porto il bambino su con me, tanto non potrà dire che quel libro non l'ho cercato, sembra quasi che questo bambino capisca tutto, molto meglio di altri. Lo prendo in braccio e saliamo.
Stamattina ti ho scritto quanto mi senta invecchiata, avrei voluto dirti 'brutta', ma poi ti saresti speso in complimenti che non avrei voluto sentire e non sarei riuscita a gestire, così ti ho solo detto che mi sento invecchiata precocemente e velocemente e che odio il mio armadio, che poi, non è un armadio, ma una grande cassettiera.
"Preferisco le cassettiere, ma è giustificato: negli armadi si nascondono gli scheletri, nei cassetti i sogni."
Ridi e dici che solo io potevo vederla così.
Il piccino mi guarda, ride.
Chissà se tu te la ricorderai mai questa Pasqua, mi auguro di no, o forse si, ma non così proprio come sia stata, perchè non vorrei avere il peso di averti rovinato l'infanzia. Sappi almeno che io, volevo lasciarti dormire il pomeriggio.

Comunque.

Poteva andare peggio, potevamo essere felici.
invece tutto sommato, neppure tu mi sembri particolarmente felice ed allora mi sento meno in colpa nel doverti dire che anche se tu sarebbe potuto essere perfetto e sulla carta tu eri giustissimo, insomma giustissimo magari no, facciamo giusto dai, in ogni caso, mi sento meno in colpa nel dirti che saresti potuto essere più o meno giusto, anche se sulla carta era già evidente che non lo fossi, ma comunque, insomma, giusto o sbagliato che sia, anche se forse era evidente a tutti, noi compresi che di giusto ci sarebbe stato ben poco... vabbè insomma, se anche tu sei infelice non mi sento in colpa a dirti che anche io sono infelice.
non infelice infelice, per carità, una situazione piuttosto piacevole, ma non felice.
va bene che la felicità sia sopravvalutata e se vai a vedere tutti quanti tiriamo a campare verso la serenità e non verso la felicità che non ci tira quasi mai a campare se vai a vedere, ma non mi sembra opportuno continuare a guidare verso questa strada completamente sterrata che inizia ad essere piena di ciottoli, in salita, sempre più ripida e più stretta.
perchè forse entrambi abbiamo creduto che fosse una principale, magari a tratti una super strada ed invece era solo una strada sterrata, piena di ciottoli, in salita, stretta, un sentiero insomma.
a questo punto potremmo decidere di lasciare qui la macchina, perchè tanto la dovremmo tutta fare in retromarcia e non so tu, ma io guido male andando avanti, figuriamoci guardando indietro, ma comunque insomma, o si scende e si prosegue a piedi oppure rimaniamo fermi qui.
sul rimanere fermi ho dei dubbi perchè a nessuno piace stare fermo a lungo in una strada sterrata, stretta, in pendenza, con i ciottoli ed isolata e magari uno dei due decide di scendere e tornarsene indietro senza avvertire.
sulla storia del 'continuiamo a piedi' invece, insomma, non ho mai le scarpe adatte, anche quando indosso scarpe da ginnastica, non sono mai scarpe da ginnastica, sono sempre scarpe sportive che hanno una forma sportiva, ma non sono davvero adatte per lo sport, figuriamoci per la scalata.
e a me personalmente, gli scarponcini, non piacciono proprio. adoro i tacchi. lo so, sono frivoli e scomodi, ma amo i tacchi e non so cosa farci, li indosso poco, ma li adoro.
è lo stesso con lui.
so che non puoi capire fino in fondo, anche io non posso capirlo fino in fondo, non so proprio cosa farci, ma lui è come il mio paio di tacchi fucsia incrociati sul davanti: sembrano esagerati, fuori luogo, immettibili, eppure sono gli unici tacchi con i quali mi senta a mio agio.
e il punto è che lui mi fa sentire cosi accettata e voluta e amata anche senza che lo voglia fare, da farmi sentire davvero accettata, voluta e amata.
e se lo volesse fare, forse non ci riuscirebbe neppure, ma non volendolo fare, ci riesce ed io mi sento così voluta, accettata e amata.
insomma, è complicato.
però tutto sommato sono molto felice che tu non sia innamorato di me almeno quanto io non sia innamorata di te e poi anche questa storia che io ti renda infelice e tu non mi renda felice.
è fantastica, vero?
grazie.

venerdì 16 marzo 2018

Tempi.

"Se voglio fare una cosa oggi, non la faccio, la rimando a tre anni perchè so che non sono pronta."

Davvero, i tempi sono una cosa così complicata per me.

Non sono mai pronta. Cioè, la sono, ma molto dopo rispetto agli altri, è sempre così.

Come mai sono così in ritardo rispetto ai tempi degli altri non lo so, che non sia normale, ne sono consapevole, però, arrivare a questi punti mi sembra esagerato.

giovedì 15 marzo 2018

In giorni come questo.

"In giorni come questo ho bisogno che tu mi passi le dita fra i capelli e parli piano."

E poi che tu faccia finta che sia una giornata normale e non mi faccia rendere conto che in realtà tu mi stia coccolando. Trattami come sempre, ma meglio.
E prendimi in giro e cerca di convincermi che andrà tutto bene anche se non sarà così, anche se io continuerò a non volerci credere e ti porrò mille obiezioni.

E abbracciami. Anche se odio essere toccata. Perché oggi come non mai sento di aver bisogno di lasciarti tutti i miei 45 kg addosso, giusto il tempo di un abbraccio.
Perché oggi più che mai io non so se riuscirò a reggermi su queste gambe che odio e a muovermi attraverso queste braccia o a guardare ciò che accade senza finire a piangere.

E quando piango, perché piangerò, che già lo sappiamo, non consolarmi. Vienimi vicino e ricordami che ho un brutto carattere e che non reagisco alle situazioni deprimendomi. Ricordami quando io possa essere acida e razionale e di quante volte davanti al dolore abbia reagito come il migliore ragioniere modello.

Ricordami che essere preda di ciò che sento non aiuta ciò che sono e soprattutto ciò che faccio.

E fammi sentire amata se puoi. E se non puoi, quantomeno compresa.

Solo tu sei sempre stato in grado di farmi andare oltre i miei limiti, sempre tu mi ha fatta sentire risolta e per quanto non vorrei che tu fossi in grado di farlo, fallo, ancora per una volta. Fallo perché in giorni come questi non c'è nulla che io riesca a fare senza essere convinta di avere appena fatto una cazzata.

E non farmi parlare di ciò che è successo perché se lo facessi non smetterei di piangere.

Fammi sentire come tu mi vedevi e credevi che fossi.

Ho tanto bisogno di vederti stasera e non parlare, non parlare con te, non parlare di me, ho solo bisogno di vederti seduto accanto a me, in silenzio, senza che nessuno alzi la voce, faccia rumare, ponga domande, chieda verità.

Rimaniamo in silenzio ed abbracciami per 80 secondi per rendere la mia vita migliore.


Responsabilità.

Qualcuno ultimamente mi ha detto che quando sei vittima una volta, sei vittima per sempre.
Ho dissentito.

Siamo tutti vittime di qualcosa o di qualcuno, di una situazione, di noi stessi, ma ciò non significa che non esista il riscatto.
Come il Faust credo ancora nel riscatto umano. Possibile?
Utopistica, come sempre.

Sono giorni difficili questi, di settimane difficili, trovare un nuovo equilibrio è complicato ed in ogni fase di assestamento ci sono zolle che si sovrappongono sopra altre, confini che si stabiliscono per la prima volta e prevaricazioni del tutto normali : è difficile che due margini collimino perfettamente.

Marginalità.

Non ho mai ragionato in termini di marginalità, che sia anche questo uno dei miei errori?

Non ho neppure mai ragionato troppo sui numeri, ma questo è del tutto palese.

Ho mai ragionato su qualcosa? Perché a me sembra che io voglia interpretare un ruolo eroico laddove ne stia interpretando uno sciocco, scialbo, disastroso, svilente, avvilente.

Forse ho ragionato troppo poco o forse troppo a lungo, sicuramente non ho centrato nulla.

Ho mai colpito il bersaglio?

Ho mai mirato al bersaglio?

Ho mai davvero anche solo riconosciuto il bersaglio?


Stamattina ho freddo. Non è lo stesso freddo che avevo ieri sera mentre  in tarda serata camminavo al buio nel tornare a casa pensando a come ormai ci siano appuntamenti e persone che scandiscano la mia vita senza lasciarmi pensare a ciò che potrei o vorrei fare.

Sono molto debole.
Vedo attorno a  me persone sempre pronte a fare la guerra, a rispondere difendendosi ed aggredendo, a far valere opinioni ed idee fino al punto di non ritorno. Perché io non lo faccio?

Anche quando mi vengono dette cose che contrastano con i miei pensieri, mi oppongo, ma senza impormi.

"Credo che a questo punto dovreste riconsiderare il mio ruolo e vedere se sono la persona giusta, perché io mi rifiuto."

Un ruolo eroico, dicevo.
La banalità del male.
Fare qualcosa perché qualcuno ti dice di farlo, senza pensare a ciò che stai facendo.
Questo non riesco proprio a farlo.

Ma come mai non riesco ad evolvere ed impormi come fanno tutti gli altri?
Sono così convinti di essere nel giusto da trasgredire.

Io non so farlo: o manifesto la mia contrarietà o mi adeguo.

Ho sempre difeso tutti e continuo a farlo, tutti quelli che pensano che io punti il dito contro di loro.
Io le difendo e loro mi attaccano.
Una facilità nello scaricarmi addosso le colpe dei loro comportamenti da disarmarmi.

Ognuno è responsabile di ciò che fa o di ciò che non fa.
Mi prendo anche queste accuse, queste responsabilità, questo odio.

Ho sempre preferito difendere in pubblico e criticare in privato.
Ho sempre creduto che ciò che ci migliori non sia la pubblica gogna, ma un confronto sereno.
Ma poi mi rendo conto che il confronto non è mai davvero sereno, perché non sono degna di stima, degna di rispetto, la mia opinione è una voce da contrastare perché non ha valenza e allora affermare la propria attraverso l'illecito non è altro che un modo come un altro di operare e condurre la propria vita.

"è una persona intelligente, ha avuto le sue motivazioni, ha sbagliato, ma non significa che..."
"è giovane ed è la prima volta che ha una responsabilità simile, è complicato, non possiamo aspettarci tutto e subito..."
"è una fase di cambiamento, non è facile vivere il cambiamento..."
"tu non sei qui, ci sono loro e ci sono io e posso assicurarti che non è facile..."

Giorni trascorsi a trasmettere un messaggio positivo, a cercare di mediare, a cercare di tenere la barca pari per poi vivere ondate debilitanti dalla prua e dalla poppa.

Forse dovrei urlare?
Se urlassi cambierebbe qualcosa?
Se usassi gli insulti?

Non ne sono in grado.

Ma io ci credo davvero nel fatto che con la calma e la serenità si possano risolvere i problemi e si risolvano le incomprensioni. Sarà vero?

Sono solo in grado di attirare odio e malumore.
Non sono in grado di dare un'impronta positiva.

Ne soffro molto.

Ancora una volta credevo che fosse scontato che non mi potessi comportare come una stronza e sarei stata collaborativa, quantomeno leale. Non è così.


Come mai appaio sempre peggiore di quanto io realmente sia?
è la mia faccia?
è il fatto che non mi metta a parlottare?
è forse che la mia opinione di me stessa sia migliore di quanto realmente io sia?

Sono così frustrata.
Si aspettano sempre il peggio da me e dopo un po' non ho più voglia di continuare a comportarmi bene, se tanto il risultato è sempre il solito.
Però non riesco a fare diversamente, quindi tutte queste lamentele poi non mi conducono ad un vero cambiamento.

Come sono fatta male!


Avrei voglia di alzare il telefono e chiedere perché io sia costantemente giudicata, ma non lo faccio, cambierebbe poco.

Avrei voglia di mandare un po' tutto a fare in culo ed andarmene. Sono davvero convinta di poter cambiare qualcosa e che la mia pazienza faccia la differenza?

Ho un pessimo carattere, come dice mia nonna. Sono antipatica, ma poi ho atti di gentilezza imprevedibili. Lo faccio per autoscusarmi? O perché non posso non farli?

Dopo tutto, in fin dei conti, anche io non avrei una buona opinione di me. Va bene così dai.



domenica 14 gennaio 2018

Incedere che incide.

Sul mio modo di guardare le cose e di pensare a te.
Camminavi con il peso rivolto verso l'esterno, con la gamba sinistra sempre un po' troppo tesa e gli occhi sempre un po' stretti nel fissare qualcosa o qualcuno, sembravi sempre così impegnato e comunque capace di cogliere il momento e viverlo con estrema pacatezza.

Io non so dove sia tu oggi, non lo so e non voglio neppure saperlo in fondo.
So che fra un mese è San Valentino e non mi inviterai a cena fuori e neppure a cena dentro, perché la tua casa in Toscana ormai è vuota ed abitata da altri ed io, non posso più entrarci.

Se penso a quanto non volessi entrarci quella volta in cui sono rimasta ferma, fuori, incapace di muovermi e di scendere dalla mia vecchia auto, attrice muta  - ma neppure troppo - ed inconsapevolmente esposta a un pubblico : non sapevo che quelle fossero le finestre della tua cucina e l'ho capito solo dopo, entrando e fissando la mia pandina parcheggiata male.

La riproduzione casuale si ferma su Adele, "Hello" e questa volta ho proprio la certezza di dover eliminare almeno una trentina di canzoni che non aiutano a superare immagini e momenti.

Adele sulle sue relazioni disastrose ha costruito una carriera, io sono riuscita solo ad imbruttirmi con un taglio di capelli teoricamente perfetto, praticamente orrendo, ma ognuno in fin dei conti ha dalla vita ciò che merita ed evidentemente io merito brutture.

Vorrei camminare ancora nelle tue stanze, con te, che mi segui con le mani in tasca cercando di scrutare le mie espressioni.
"Penelope tu sei un'attrice, ma non riesci proprio a nascondere ciò che pensi, è così evidente, ti si legge in faccia".
Dimmi allora, cosa hai letto nel rossore che mi ha colorata l'ultima volta che siamo stati insieme in una stanza?

Perché io ne sono propriamente consapevole, sono arrossita, tantissimo, l'ho sentito il calore ed ho sentito l'emozione e se sono arrossita, la colpa è stata solo tua : ho sentito ed ho visto perfettamente quello che stavi pensando ed era bellezza e sentimento. Poi, possiamo nasconderci ed allora posso dirti che probabilmente avrò solo avuto caldo, ma lo so io e lo sai tu, che non è così. Così come so io e sai tu, che non hai trattenuto minimamente nulla di ciò che stessi provando, volutamente.

Eddai, continuiamo con "Someone like you" che la notte è giovane, io non dormo e forse Didone e Saffo hanno avuto la loro parte di ragione.

Domani mattina mi devo svegliare presto, devo insegnare la grammatica.
Ancora.
Di nuovo.
Di tutta la grammatica, anzi, le grammatiche, che conosco, mi ritrovo poi a dover sempre spiegare i soliti quattro argomenti che risultano ostici a tutti.
E lo faccio con voglia e passione, ma mi chiedo come sia possibile che tutti i ragazzini inciampino sui soliti gradini. Dimmi, lo hai notato anche tu?
Ogni tanto è strano, trovarsi a guidare qualcuno che è perfettamente in grado di guidarsi da sé, ma farlo, con la consapevolezza che in quel preciso momento, senza di te, non sa come procedere.
Poi prende il via, rimane il ricordo e tu sei l'insegnante della quale parlerà fra dieci anni agli amici, ai nipoti, dicono sempre cose come " Si, tu mi hai spiegato...".
E rimani impresso come il passivo o l'ut o l'uso del congiuntivo in greco.
Mi fa sempre sorridere.

Tu , mi fai sorridere.
Ed io, com'ero?
Difficile probabilmente, in fin dei conti con me non è mai stato facile nulla, vero?

Ottanta km per raggiungerti e poi un'irrefrenabile voglia di tornare indietro ed i capricci per scendere.
Ed oggi vorrei tanto essere lì, con te o senza di te: una delle mie manie è quella di voler vivere i posti prima che mi abbiano accolta, mi piace pensare a come fossero le cose, a cosa venisse detto, a come lo si sia detto, agli sguardi, al cibo, alle cose usate e lasciate in una stanza che non fosse la loro.
Ho sempre pensato che tutto ciò che avvenisse prima del mio arrivo, potesse essere molto più interessante di quello che ho avuto possibilità di vivere io, ho sempre desiderato di poter vivere delle situazioni da esterna, senza esserci.
Credi sia normale? Immagino di no.

Però avrei voluto vederti ridere prima di conoscermi, avrei voluto conoscere il tuo tono di voce prima che lo rivolgessi a me, desidero ancora ardentemente sapere come fosse tutto, prima, di me.

Forse perché ho sempre sentito dentro di me il timore di averle rovinate le situazioni, di averle rese meno poetiche, meno piacevoli, meno affascinante.

Un po' perché ciò che vivi è automaticamente privo dell'alone di prezioso mistero rispetto a ciò che non hai potuto conoscere per esperienza diretta ed allora mantiene un fascino estremo.

Un po' perché fondamentalmente io non mi sento mai davvero, voluta.
Anche quando ci sono, sento che sarebbe meglio che io non ci fossi.

Sono davvero poche le persone che mi abbiano fatta sentire attesa e cercata.
Tu lo hai fatto, sei stato in grado di farmi sentire al posto giusto.

Sono stata io a non riuscire a sentirmici per la maggior parte del tempo.

Mi sento così a disagio, sempre.
E più sembra che io sia padrona della situazione, più significa che mi senta fuori posto.

Sento che sia impossibile per gli altri avere voglia di condividere tempo e spazio con me,
mi sento così insopportabile ed inutile da non meritare lo spazio e il tempo degli altri e quando accade mi sento felice inizialmente, ma poi non reggo la cosa.

Mi chiedo se non sia il caso di andarmene perché temo che chi abbia davanti non abbia più voglia di stare con me.

Sono stata mandata via da casa mia talmente tante di quelle volte da non riuscire a contarle.
E tu invece casa tua me l'hai aperta, spalancata, mi hai dato chiavi ed indirizzo e mi hai fatto promettere di andarci ogni volta in cui mi sarei sentita persa.

Inutile dirti che non l'ho fatto mai.

Sarebbe risultato così sconveniente infilare quelle chiavi in quella toppa, con tutte quelle finestre e la paura di creare qualche danno irreparabile. Oggi che non posso più farlo, lo farei immediatamente.

Vorrei salire in macchina e venire a guardare il mondo dalla tua vista.

Magari immaginarti mentre bevi il caffè appoggiato a terra o mentre cammini cercando un libro, indossando una maglietta viola, oggi vorrei essere lì per dialogare con il tuo fantasma, sai?

"Penelope ma quando hai bisogno alza il telefono, che senso ha dialogare con il mio fantasma, non trovi?".
So che diresti una cosa simile, ma chiamarti adesso per dirti che mi manchi, non sarebbe assolutamente produttivo e poi di qui ci siamo già passati e poi le chiamate nel cuore della notte ed i messaggi al mattino presto, mentre apro gli occhi solo per leggerti, perché so che solo tu mi potresti scrivere a quell'ora e l'intrusione continua nella tua vita... non va bene, non più almeno, ammesso che per qualche strana ragione, per qualche tempo, possa essere andata bene così.

Sono stata pesante per te? Ti ho richiesto troppo?
Non ho saputo quale fosse il momento giusto per andarmene e smettere di scriverti.

Non c'è un punto interrogativo, perché come puoi vedere, eccomi qui, ancora, a scrivere di te, per non scrivere a te. Che poi, sto scrivendo a te, senza scriverti.

Mi si chiudono gli occhi e vorrei che l'ultima immagine che potessi vedere fossi tu.
Anzi no, le tue finestre e la tua cucina bianca.

La mia è rossa, sai, stanca la vista facilmente.

Ho tante nuove lampade, perché la luce delle lampade è molto più bella di quella dei lampadari ed allora vorrei che questa casa ne fosse piena: piena di piccole tante luci sparse, punti luce insomma, senza una luce invasiva e diretta. Insomma, vorrei che si vedesse poco e niente, come se in questo modo potessi nascondere il ragno in alto, nell'angolo, il pelo che nonostante pulisca due volte al giorno, si accumula sui tessuti e gli aloni dei vetri puliti con il panno sbagliato.

Forse vorrei riuscire a non vedermi, forse neppure io riesco a sopportarmi e forse non mi voglio attorno quando divento ossessiva e pesante e alla ricerca continua di conferme che non sono in grado di darmi.

Tu lo hai capito, quanto desiderassi sentirmi dire che fossi brava, e me lo hai detto, anche quando non aveva valore perché sapevo di non esserla, lo sentivo, ma mi sono lasciata convincere.

E stasera invece mi sento così sbagliata da aver voglia di ricercarti.
Anzi no, non di ricercare te, non lo farei mai, anche se mai forse è esagerato.

Ho vogli di rivivere il vissuto perché raramente ho vissuto qualcosa di così bello e anche se le cose belle hanno una fine, ogni tanto nascondercisi dentro è confortevole e mi serve, come una coperta quando hai freddo o il caffè quando hai sonno.

Vorrei accoccolarmi nel ricordo del vissuto piacevole fino a non sentirmi più ed allora smettere di sapermi in un qualsiasi posto.

Tra un mese è San Valentino ed io ho sempre odiato festeggiarlo, ma ancora di più odio sapere che fondamentalmente al mondo, non ci sia più nessuno che mi ami.
Perché con te se ne è andata l'ultima persona che mi abbia voluto bene.

E mi mancano gli abbracci delle mie amiche che mi fanno sentire a casa,
mi mancano le carezze che non ho avuto e che nonostante tutto desidero come aria,
mi mancano i contatti che ho sempre rifiutato per paura del rifiuto.

Io stasera vorrei essere abbracciata forte e vorrei sentirmi amata davvero, invece andrò a letto sapendo che non c'è nessuno che mi possa amare come sei riuscito ad amarmi tu ed ammesso che l'amore possa finire, non mi concedo il dubbio che potesse non essere vero come l'ho saputo sentire.

Ed allora penso che in quella sala vuota, potrei ancora sentirmi amata, nonostante il tempo e tutto ciò che è cambiato e non importa se tu non ci sei, perché sei sempre di fretta e trascorrere del tempo con me non ha più nessun valore, perché penso che se fossi in grado di sentire quell'aria, potrei rivivere un'atmosfera, anche solo per cinque minuti e sentirmi meglio.

Non so quanto risulti patetico leggere queste parole, non so neppure quanto risulti patetico scriverle fondamentalmente, perché non sapevo neppure di sentire quello che sento, prima di averlo buttato nero su schermo.

Guardo le tre sigarette rimaste nel pacchetto e non ho voglia di fumarle.

Non ho voglia neppure di finire quella tazza di tè, perché è inutile che finga, a me il tè non piace.

Mi piacerebbe sentirmi giusta per una volta.
Mi piacerebbe tanto.
Mi piacerebbe più di ogni altra cosa al mondo.

E poi so che domani mattina mi sveglierò, farò una doccia, indosserò il correttore senza pensarti e farò tutto quello che devo, lezioni, grammatica, alzerò la voce come tutte le volte che devo spiegare un concetto cercando di farlo arrivare a chi ho davanti, ci metterò impegno ed entusiasmo, mangerò al volo ed andrò probabilmente in largo anticipo a fare il mio dovere, incanalerò emozioni e le butterò fuori, ridendo un po' troppo e travestendomi da 'tuttifrutti' come dice quello che non è uno psicologo, ma un attento osservatore, ma tutto sommato ha visto in me i segni di tutto quello che ho vissuto e me li ha dati come compito a casa.

In quanto al resto, no, non ci saranno altri grandi amori, non ci saranno passioni e non ci saranno turbamenti d'animo, li ho esauriti.
Sono stata amata tanto e non mi è bastato, sono stata amata follemente e non è servito, sono stata amata fuori da ogni schema e non mi ha inquadrata.

Domani mi sveglierò e mi amerò di nuovo tantissimo come tutti i giorni, quando mi vesto per sentirmi bene ed indosso costumi diversi che mi fanno sentire tranquilla, perché io in jeans e maglietta riesco a starci solo quando sto bene e no, non sto bene nell'affrontare tutta la mia vita da sola, così ho bisogno di un volto e di un costume per interpretare ruoli che possono essere tanti anche nel corso di una sola giornata, anche se forse quello che mi riesce è meglio è quello della persona soddisfatta di sé stessa.

Come se la fossi.

Come se il raggiungimento degli obiettivi bastasse.

Come se la mancanza di condivisione non fosse un limite effettivo.

Ed invece lo è sotto ogni punto di vista.

Mi sento di troppo e sono rifiutata e durante le mie giornate non ho nessuno con il quale condividere lo stress del lavoro o le gioie che ogni tanto provo, non ho nessuno che mi ringrazia per qualcosa che non faccio, non ho abbracci, ma le distanze che vivo e che io ho sempre imposto.

Mi circondo di uomini sbagliati con i quali non riesco a condividere nulla praticamente, perché l'ultimo con il quale sono riuscita a condividere l'ipotesi di una condivisione, in una manciata di giorni si è rivelato una pressa.

Questo sentimento irrequieto, l'alternanza fra il bisogno di una nicchia sicura e la vastità del mare, come se potessi vivere in grotta Byron per sempre: da un lato l'estrema libertà e dall'altra la protezione della roccia.

Non c'è nessuno che di fondo abbia davvero piacere di vivermi ed io lo capisco, lo capisco così bene da non poterne fare una colpa a nessuno. E mi chiedo se quando le cose non mi vengano dette, non vengano dette per proteggermi o per non dover vivere l'angoscia delle mie reazioni. Mi chiedo se le cattiverie che mi fanno soffrire, siano cattiverie o sia io, sia io messa a nudo, senza la capacità di vedermi e rivisitarmi.

Non riuscirò mai a cambiare, ormai ciò che sono è stato e questo cumulo di errori ed orrori, mi appartiene, è il mio vissuto, un fardello inestimabile che mi apparterrà per sempre ed ha toni acidi e scuri e nessuno ha voglia di vivere con acidità ed oscurità, neppure tu in fin dei conti.

Per questo non ti scrivo.
Per questo non ti dirò quanto mi manchi.
Per questo resto sola e non attendo più.

Non c'è più nulla da attendere davanti ad una consapevolezza irrimediabile, quasi quanto me.

Non posso farne una colpa a  nessuno e neppure a me stessa, perché mettermi in croce non aiuterà ad essere diversa da come sono.

Chi mi ha amata ne è uscito distrutto e chi ci ha provato ha mollato la presa quando ha capito che quest'alternanza di prese e rifiuti, è deleteria.

Io così ci vivo, è sempre e solo una questione di ruoli e di alternanze.
Non esiste altro.

Non so vivere altro.

Ed allora è anche giusto che stasera io stia così.
Tutto molto giusto, anche se tutto fa un po' male.

Magari è solo una serata nera, magari sono gli ormoni, magari è la lite che ho appena vissuto, ma sono certa che non torneranno più i vecchi tempi ed i bei momenti.

Non ho più niente a cui pensare, se non al mare.

Buonanotte, mi manchi tanto e mi manca quello che mi hai fatto sentire, mi manca tutto, anche il cuore in gola che sentivo ogni volta che ti sei allontanato, mi manca e mi manchi e sembra di impazzire, ma poi passa e torniamo alla normalità.

Si, torniamo alla normalità, continuiamo ad ignorarci e a darci distinte risposte cortesi che non ci appartengono, sempre meglio delle dolorose parole spese nel farci sentire sbagliati.